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CARLO CROSA
Ultima modifica : 2008-11-27 15:08:24 (30162 leggi)
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Nasce a Milano da genitori originari dalla Liguria. Studia nella nostra città, dove si laurea in Giurisprudenza all'Università Statale. La passione per la montagna gli fa incontrare sui campi di sci colei che diventerà sua moglie, madre e nonna di alpini.
Alla chiamata alle armi, sul finire del 1933, frequenta la Scuola Ufficiali di complemento di Milano. Viene nominato sottotenente nel giugno 1934, e assegnato al 1° Reggimento Alpini, da cui si congeda nel gennaio 1935.
Nel settembre 1935 viene richiamato e sino al febbraio 1936 presta servizio nel Btg."Ceva". Col grado di tenente viene richiamato nel settembre 1939 e presta servizio al 4° Alpini di Aosta sino al marzo 1940.

Allo scoppio della 2a guerra mondiale, nel giugno1940, viene di nuovo mobilitato dapprima al Btg. "Val Baltea" e "Aosta" e successivamente, nel dicembre 1940, al Btg. sciatori "Monte Cervino" partecipando alle operazioni sul fronte occidentale. Il 16 gennaio 1941 parte col suo Btg. per il fronte greco-albanese, dove si metterà in evidenza per le sue doti di comando e per l' audacia mostrata in combattimento. Viene ferito e decorato di Croce di Guerra al valore militare.
Rimpatriato, dopo una degenza all'Ospedale Militare di Bergamo, riprende servizio nell'agosto 1941 al 4° Reggimento Alpini dove, nel gennaio 1942 assume il comando di una compagnia del Btg. "Aosta", inviato in Croazia con funzione di presidio e antiguerriglia.
Nel giugno 1942 rientra in Italia perchè trasferito al Btg. "Cividale" dell'8° Alpini in partenza per la Russia.
Nell'agosto dello stesso anno1'8° Alpini entra in territorio sovietico e prende posizione sul Don dando il cambio ai reparti tedeschi. Il "Cividale", come le altre unità alpine, impiega gli ultimi mesi del 1942 per migliorare i ricoveri e le postazioni prese in consegna.
A metà dicembre del 1942 il Btg. viene inviato con altri reparti della "Julia" nel settore di Nowo Kalitwa per tamponare una falla creata nello schieramento alleato da una violenta offensiva sovietica.
La 16a compagnia, comandata da Crosa si distinguerà per la determinazione dimostrata nella conquista e difesa della vitale quota 176 detta "Signal" dai tedeschi per la presenza di un punto trigonometrico. Per l'eroismo profuso dagli Alpini, il comando tedesco dispose che la contesa quota fosse in seguito denominata "Cividale".
Il 4 gennaio 1943, nel corso di questi aspri combattimenti, Crosa viene ferito ma abbandona il comando solo due giorni dopo, a situazione ristabilita. Per il suo comportamento gli viene conferita sul campo la Medaglia d'Argento al v.m. e, da parte del comandante tedesco del settore, una Croce di Ferro.
A metà gennaio viene rimpatriato per le ferite riportate e ricoverato all'Ospedale Militare di Chiavari e successivamente congedato.
Il suo modo di agire in guerra viene ben sintetizzato, oltre che dalle eloquenti motivazioni delle medaglie al valore, da queste frasi dedicategli da un suo Alpino: "Tra quella furia bellica, le tue parole di incitarnento e di coraggio per noi costituivano veramente quel sereno e salutare stimolo che alleviava le nostre fatiche ed il nostro sconforto. Tu ci assistevi, dividevi con noi quel magrissimo rancio (una pagnottella di farina di riso divisa in quattro razioni); con il tuo esempio ci esortavi alla resistenza, con vero stoicismo ci guidavi tra la battaglia, con la tua parola ci risollevavi lo spirito in un confortevole miraggio della Patria lontana..."

Tornato alla vita civile si distinse per l'intelligente attività lavorativa, collaborando per anni, nel settore commerciale, con una importante ferriera della Valle Canonica.
Sin dall'immediato dopoguerra divise, con altri grandi spiriti alpini, l'appassionato impegno ideale volto alla rifondazione della nostra Associazione ritenendo forse, con questo agire, di ripagare il debito di riconoscenza che avvertiva nei confronti dei suoi Alpini che non erano tornati a baita.
Il suo impegno associativo fu carismatico, costante e notevole. Ricoprì le cariche di Vice-presidente e Consigliere sia a livello nazionale che sezionale; fu redattore del nostro periodico "Veci e Bocia", appassionato oratore e scrittore nonchè speaker di numerose adunate. Concreto uomo d'azione profuse la sua fertile attività in occasione del terremoto del Friuli del '76, coordinando i lavori di ricostruzione e gli aiuti; fu tra i promotori del tempietto alpino di Cervinia eretto a ricordo dei Caduti del leggendario Btg. "Monte Cervino".

Mentre era ancora intento in questa inesauribile attività veniva colpito da una subdola quanto inesorabile malattia ed è andato avanti il 4 gennaio 1985.
Così lo ricordava un altro grande Alpino, Arturo Vita: “Di lui ricordiamo soprattutto i valori umani, l'onestà e la generosità, la dirittura morale, il suo attaccamento alla famiglia, il suo grande amore per l'Italia, lo spiccato senso del dovere”.
Il suo cappotto militare, che porta le impronte delle ferite riportate sul Don‚ è conservato in Friuli nella chiesetta museale di Cargnacco.

Riportiamo le motivazioni delle decorazioni che gli sono state conferite:

Croce al Valor Militare
"Assunto il comando di una compagnia di Alpini già duramente provata e sensibilmente ridotta per le perdite subite, l'impiegava con calma e fermezza nell'occupazione di una importante posizione. Attaccato, teneva testa all'avversario e, prodigandosi con audacia e sprezzo del pericolo, riusciva, dopo strenua resistenza, a respingere l'attacco ed a consolidarsi sulla posizione."
Quota 1806 dei Monti Trebescini (fronte greco), 11-12 febbraio 1941

Medaglia d'Argento al valor militare "sul campo"
"Comandante di compagnia, già distintosi per valore sui fronti di Albania e di Croazia, portava più volte la sua compagnia al contrassalto su una quota di vitale importanza. Nonostante l'accanita, feroce resistenza avversaria, sotto il fuoco delle artiglierie nemiche, alla testa dei suoi Alpini che aveva saputo magnificamente addestrare e preparare, anche spiritualmente, alla prova, riuscì ad avere ragione di un nemico superiore di numero e di mezzi, deciso ad ottenere un successo a qualsiasi costo.
Ferito da schegge alla testa. tornava alla linea di combattimento, appena medicato, animando i suoi Alpini con l'esempio del suo valore, della sua serenità, del suo sprezzo del pericolo.
Invitato dal medico e dai suoi superiori a farsi ricoverare, abbandonava la linea solo due giorrni dopo il fatto d'arme, quando la situazione era ristabilita. Il suo comportamento eroico destava l'ammirazione dei germanici che lo decoravano sul campo.
Quota 176 Nowo Kalitwa (fronte russo), 4-6 gennaio 1943

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