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VECI E BOCIA 2-2009
Ultima modifica : 2009-07-08 15:16:00 (26363 leggi)
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Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: giugno 2009

IL NUMERO 2 DEL 2009 E' IN STAMPA!


Il numero è stato mandato alla stampa l'1 luglio, dopo aver ricevuto gli ultimi articoli preventivati.
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SEGUONO DUE ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

Inaugurato il monumento agli Alpini in Arese

Sembra il titolo di un giornale di tempi trascorsi, di momenti e ricordi più lontani nel tempo. Invece è una realtà di oggi.
Il Gruppo Alpini di Arese “Peppino Prisco” ha voluto celebrare il decimo anno della sua fondazione con un monumento in concomitanza con i 90 anni dalla fondazione dell’ANA.
L’idea risale a 2 anni fa ed è stata del capogruppo Alessandro Orlandini, che dalla proposta è passato ai fatti con la collaborazione di tutto il Gruppo. Non pochi sono stati gli ostacoli da superare. Sono stati ben vagliati anche aspetti importanti quali il suo significato, l’impatto con la comunità aresina, il consenso delle autorità, le caratteristiche del monumento, il luogo dove collocarlo, la logistica richiesta ed ovviamente i costi. Eravamo decisi ad affrontare tutto a nostre spese. E questa era già una buona base di partenza, che, sommata alla nostra determinazione, ci ha permesso di realizzare il nostro progetto.

Superato il vaglio delle autorità ed acquisito il permesso per proseguire con il progetto, si è individuato un masso di dolomite di 7 tonnellate nella zona della Marmolada.
L’origine della pietra ha un significato simbolico perché provenie da una parte d’Italia dove gli Alpini sostennero sanguinosi scontri nel corso della prima guerra mondiale.
L’aquila di bronzo, che “artiglia” il masso, ci è stata donata dalla nostra sezione di Milano, alla quale era stata elargita dal socio Riccardo De Muti, collezionista e cultore della tradizione alpina. Mancava la targa commemorativa in bronzo o meglio mancavano le parole, e tutto il gruppo ha concorso con varie proposte che sono state poi sottoposte al consiglio.
Non è stata una scelta facile; volevamo evitare la retorica per agganciarci alla realtà di oggi in modo semplice e conciso: “Agli Alpini, ieri caduti per la Patria, oggi impegnati per la pace e la solidarietà fra i popoli”, una frase condivisa da tutti.

In seguito ad indagini eseguite negli archivi storici, abbiamo rilevato che la città di Arese ha avuto due Alpini caduti nel corso della prima guerra mondiale: l’Artigliere Alpino Luigi Eusebio deceduto sul Monte Cristallo e l’Alpino Mario Galli deceduto in prigionia. Il Gruppo ha voluto onorarli con una targa ricordo posta alla base del monumento.
Gianni Longo


Una luce nella notte


Due fari incollati all’altro furgone; schiviamo i rari camions, sgusciamo tra i lavori in corso dell’Autostrada Adriatica: chissà se finiranno per quest’estate?
Siamo partiti dopo cena, per qualcuno senza cena! Arriveremo all’alba, non c’è fretta, c’è tutto il tempo per pensare … da dedicare a te stesso. Il rotolare del motore ti assopisce ma non ti addormenta.
Rimetti il terremoto in fila: la notizia al mattino, i primi inutili commenti giornalistici, le prime scene ripetute alla TV… la percezione del dramma.
Di nuovo, ancora … un'altra disgrazia.
Ma quanto grande, dove, di cosa ci sarà bisogno. Cerchi di capire da solo l’entità.
L’autostrada è chiusa … allora è un disastro.
Nessuno può entrare … è proprio incasinata.

È da qui che ti senti della Protezione Civile. Non pensi a te, pensi al plurale. Ti proietti là, da Alpino con gli Alpini. Un giro di telefonate: chi è pronto? Praticamente tutti. Ti senti orgoglioso di essere come loro, “forte” insieme ad altri forti.
Contatti il responsabile: non sappiamo - ci siamo messi a disposizione - non hanno ancora chiamato - teniamoci pronti a partire in h24 (praticamente nelle 24 ore, ma detto così fa più colpo). Ma siamo già pronti! Gli altri spingono, li calmi, li tieni reattivi…
È un bel dire: ti accorgi che l’entusiasmo scema. Intanto alla TV il dramma prende forma, dimensioni.
Vediamo partire altri volontari, i nostri Amici della Croce Azzurra, quelli del Comune, li abbracci e gli dici “Forza siamo con Voi” e ti rimane il senso di essere in un reparto di seconda scelta.
Ma poi viene anche il nostro turno. Prima questo, poi quello… intanto vieni a sapere che altri Alpini sono già stati… Bah, la solita naja. Poi tocca proprio a te. Dirlo in famiglia, sul lavoro, preparare lo zaino… la cosa più difficile. L’Aquila è in alto, fa umido, di notte freddo, di giorno caldo. Niente di nuovo. Camicia di flanella, due paia di scarponi, tre calze, qualche felpa … e che Dio ci aiuti.
Gia perché a 50 e rotti anni non è facile passare dall’aria condizionata computerizzata ad una tenda in cui appendi le grucce della lavanderia con i tuoi vestiti alle strutture della tenda. Beh, speriamo che non piova.

Uno scroscio d’acqua ironicamente mi riporta al presente: i tergicristalli annaspano e poi riprendono il controllo. Avanti nella notte con i fari che bucano l’impassibilità della notte.
Passiamo Pesaro, Ancona poi Grottammare, usciamo. Il casellante ci chiede di annotare il nostro numero di targa e passiamo senza pagare… un bel sollievo.
Pioviggina, passiamo in mezzo a montagne buie e piccoli paesi scarsamente illuminati con i vasti luminosi spazi della costa ormai lontani.
Poi il traforo; all’uscita un chiarore ci fa capire che la notte è andata. Ci fermiamo un istante in una piazzola disadorna; tutti in riga davanti la recinzione … a guardare lontano.
Le cinque e mezzo. Arriviamo a L’Aquila: sembra tutto in ordine.

Cerchiamo un bar che troviamo subito dopo e due Carabinieri in tuta anti sommossa ti fanno capire che tutto in ordine non è.
E le prime luci dell’alba scoprono le ferite di L’Aquila. Le case sotto cui avevamo posteggiato presentano delle fessure larghe, lunghe, ostinate e quel buco non è un terrazzo… manca solo una parete. No il buio rimarrà in queste case, non si accenderà per la colazione di quella famiglia.
Le sei e mezzo… ancora presto… facciamo un giro per L’Aquila deserta. Dietro una curva un posto di blocco degli Alpini del 9°: esitiamo ci vengono incontro.
Sono pronti a spiegarci: “Non si può proprio passare”.
Nessun problema: “Se è così d’accordo, ciao Bocia; adesso ci siamo anche noi”.
Giriamo intorno a L’Aquila, davanti alla caserma del 9°, transennata anche lei, con le tende piantate nei giardini davanti: ci ho dormito tre notti in quella caserma… ciao sono tornato.
La Città è immobile, vuota, ferita, fiduciosa che tutti quei mezzi, gli unici in giro, delle Forze dell’Ordine, sono li per lei, per aiutarla. Arriviamo al Campo, denominato “Il Globo” dal nome dell’ipermercato nel cui piazzale è ospitato il campo. Un lungo brivido freddo: tende in riga, la recinzione, quell’ordine cercato: mi ricorda un brutto luogo….. in Polonia. Mi scrollo questo pensiero.
Facciamo colazione, la gente comincia a muoversi intorno a noi e …. Ti salutano tutti!
Bellissimo.
Gli Alpini “smontanti” passano frettolosi, uno sguardo d’intesa: “Ciao da dove venite?”, ”Qua tutto bene”. Vanno via veloci, fluidi, senza parlare molto.
I Caposquadra, i magazzinieri, gli “imboscati” della Segreteria, loro parlano con il Capo Campo: li vedi presi dal ruolo….. la solita naja. L’alza bandiera tutti assieme cantando l’inno d’Italia. Bellissimo. Senza formalità, ma con sacralità, importanza, rispetto per la propria persona e per i tuoi fratelli: bellissimo, l’ho già detto.
E quando lo fai tutti si fermano e tutti partecipano con lo sguardo. Si alza la bandiera della Marina Militare: è il Battaglione “San Marco” che cucina per il campo… e questo dà dei diritti. Li vedi muoversi bene, un passo franco, un atteggiamento … operativo, quasi …. come ai nostri tempi.
Poi ci sistemiamo in tenda, frenetici, pronti a scegliere la branda migliore: alla fine tutti hanno scelto la migliore …. perché non ce n’è una libera.
Quel campo quella mattina lo avrò fatto 10 volte!
Era lungo poco meno di un chilometro; ospita due cucine, due refettori, due magazzini, un centro medico, delle scuole, una chiesa…. tutto in tenda, tranne le docce in container e i bagni chimici in gusci di plastica. In tenda erano ospitate circa 1.400 persone. Le tende erano tutte eguali; solo pochi avevano applicato delle varianti: chi un gazebo, chi un mobiletto, ma erano pochi….le tende erano tutte uguali! Al mangiare ci pensava il “San Marco” e la Scuola di Maddaloni: eravamo in ottime mani.
C’era anche un reparto del Genio con ruspe, camion enormi e ragazzi miti.
C’era anche una tenda della Folgore, ma poi i Parà dov’erano?
C’erano i baschi verdi della Guardia di Finanza, imponenti e massicci, intimorivano e garantivano l’ordine pubblico….. per tutto il resto…c’erano gli Alpini!

Generici abbiamo scritto nella nostra tessera. Mai affermazione è più ingiusta. Diciamo meglio polivalenti: sufficientemente umili per qualsiasi lavoro, assolutamente ingegnosi per tutti i lavori.
Formidabili nei lavori di carpenteria, superlativi falegnami, idraulici risolutori, elettricisti provetti. I professionisti najoni si facevano da parte perché qualcuno degli Alpini c’è sempre. Un tombino è sprofondato … chiamo questo, un cavo da interrare… dai forza, un riparo per i container che fanno da magazzino…. chiama quelli.
In un attimo tutto veniva affrontato e risolto: vorrei portarli a casa quei quaranta alpini quant’eravamo: mai un commento, mai una schivata, una risposta elusiva…..perchè eravamo lì per quello. I giorni passano e il campo viene costantemente migliorato, mai inerzia, mai adattamento, sempre migliorie, ricerca, ottimizzazione…. A pensarci bene avevamo creato la vita che vorremmo!
Tutto ideale? Non lo so, forse non avevamo tempo per cercare le cose che non andavano ma in effetti non le vedevamo.
La gente…. Gente schiva, di montagna, sta’ sulle sue, dignitosa, decorosa, attiva.
Inconsciamente non vogliamo entrare nelle loro vite, non vogliamo fare i missionari. Siamo qui per loro ma lo facciamo senza guardargli negli occhi, almeno finché lavoriamo.
Ma loro ti salutano tutti: è bellissimo, l’ho già detto. Un sorriso breve e uno sguardo che è d’intesa. Grazie per essere qua, grazie perché avete voluto dividere con noi tutto questo: il terremoto passerà ma quando serviva non eravamo soli.
La nostra squadra “Chei de Milan” si muove all’unisono, sempre assieme, sempre in armonia, mai uno screzio, una risposta secca, un’incomprensione… è proprio bello.
Esportiamo armonia: inventiamo l’ “Happy hour” delle 19.30 con aperitivo sulla strada della mensa. E mentre siamo lì, aspettando verso la fine dell’ora di cena, drappello d’onore all’ammaina bandiera gestita dal “San Marco” con onori alla preghiera del Marinaio (tanto la preghiera dell’Alpino l’abbiamo detta alla S.S. Messa cantando il “Signore delle Cime”!) e infine cori serali davanti il Magazzino dell’Alpino, con tutti gli ospiti che passavano di lì.
Siamo partiti dalle nostre bottiglie per arrivare alle bottiglie autoctone che parlano di genziana e di centerbe. Momenti normali che lì diventano sfida, urlo di vita per rompere l’assedio della situazione. I giorni passano: il tempo si è messo al bello, di camicie di flanella non se ne parla, di maglioni neanche, si è passati dal termosifone ai condizionatori (uno in ogni tenda degli ospiti - ai volontari niente) con delle giornate molto calde; di notte in compenso si dorme con due coperte e la mattina alle sei e mezza, quando ti lavi al lavabo con un acqua che sembra sia uscita dalla neve che circonda L’Aquila, ogni tanto ti devi fermare a guardarti le mani che fanno male, mentre il tuo corpo fuma.

Di scosse ne abbiamo sentita una. La gente però è provata lo capisci dagli occhi. Gli manca il loro spazio per l’anima, la loro casa.
Vivono in tende da dieci posti che li costringe alla promiscuità: un mese è tanto, due sono troppi, non sapere quanti ce ne saranno….Dio Santo!
Viviamo chiusi nel nostro campo con qualche fuga in un vicino modernissimo Centro Commerciale “Leclerc”. Ci andiamo per il caffè, ci andiamo per andare in un bagno normale dove si tira l’acqua. Riusciamo, di nascosto, a farci accompagnare da un pompiere ospite del Campo in centro a L’Aquila. Non è facile da descrivere. Passi dai posti di blocco. Ti inerpichi sull’altura su cui L’Aquila è stata costruita. Vedi palazzi moderni, belli, più belli di casa tua, segnati, attraversati da quelle fessure che sembrano averli corrosi. Tutto disabitato, tutto immobile, nessuno in giro, solo i gatti…. Sembra di vivere in uno di quei film di fantascienza in cui vai in giro nella città vuota… L’Aquila è così!

Dicono che i gatti si affezionino ai posti, alla casa e dopo 4 o 5 giorni si inselvatichiscono e non c’è verso di portarli in tenda. Antiche case nobiliari schiantate, legate con dei tiranti, in attesa di chissà cosa, cornicioni ovunque, macerie, tegole, strade transennate, case puntellate, vetrine sfondate, saracinesche abbassate su bar abbandonati e fissati nel momento del disastro e chiese scoperchiate. Vigili del Fuoco ovunque, su per le scale o sui cestelli con delle pertiche fanno precipitare i cornicioni pericolanti o le tegole che escono dal tetto, cercando di aprire una strada sicura nel disastro.
Un mare di rovine e non si sa da dove si potrà mai cominciare. E bisogna fare presto.

Già perché in quelle case ci piove, una città profanata, un popolo privo di riferimenti, aggrappato al terremoto: “Com’è la tua casa? Che ne è stato del vicino? Hai sentito l’ultima scossa?”.
Un tarlo maledetto il terremoto, che ti avviluppa nella sua ragnatela e li tu che aspetti che passi, che finisca … per ricominciare a vivere….. Domani ripartiamo: abbiamo fatto tutto quello che potevamo?
Speriamo di si. Il Pompiere mi regala la scritta che hanno sulla divisa, del reparto “L’Aquila”, accidenti, mi toglie il fiato cosa posso dargli in cambio…. sono talmente emozionato che non trovo che di meglio di un “grazie”. Speriamo mi abbia capito.
Stasera Sangria. Dopo quella preparata ieri sera all’Esercito anche il “San Marco” la vuole: grande successo della Sangria, grandi cori con il “San Marco”!
Ultimo giorno e parlo con le maestre, organizzo un incontro con gli studenti… bellissimo.
Il Capo Campo, quando glielo dico, mi rimprovera con gli occhi che gli ridono: tanto è così che funziona. I bimbi entrano nella tenda della chiesa perché lì ci stiamo tutti.
Bellissimo, l’ho gia detto: parlo emozionato, di Alpini, di valori, di amicizia, cerco di essere semplice e puro come loro. Qualcuno ha delle domande? “Sai che la mia casa è inagibile?” Gia questa è la realtà: non possiamo far miracoli. Una maestra sdrammatizza. Vogliono l’alzabandiera degli Alpini. Parliamo con il “San Marco” (quelli che fanno da mangiare, Voi mi capite vero?) e in 5 minuti organizziamo un’alzabandiera (finta) con il picchetto che canta l’Inno d’Italia.
Poi la foto tutti assieme: il “San Marco”, la Guardia di Finanza, il Maresciallo dell’Esercito, i parasanitari di Intra e della Sardegna, alcuni ospiti che passano di lì, le maestre e i bambini… bellissimo….
Ciao Abruzzo ti porterò nel cuore!

È l’ultimo giorno; li vediamo arrivare i nostri fratelli. La tenda è già vuota, pulita, in ordine, siamo gente per bene noi! Non abbiamo nulla da dirgli, accenniamo qualcosa, ma ci capiamo con uno sguardo. Alle dieci cerchiamo già l’ombra; il caldo è insopportabile. Partiamo senza girarci indietro. Prendiamo l’Autostrada e dopo il buco del Gran Sasso ritroviamo l’Adriatico, la vita normale, che scorre nonostante le sofferenze d’Abruzzo. E ti chiedi: ma perché noi, noi da 500 Km con tutta quella gente a portata di mano?
Perché noi eravamo lì per quello. Abituati a renderci utili, pronti a “servire”, sconosciuti al nostro arrivo, sostituiti da altri nostri fratelli, noi eravamo degli uomini che aiutano altri uomini senza chiedere ragione. Abbiamo portato umanità e calore, cercando di essere normali e “dei loro”, cercando di raggiungere l’ideale che il Cristianesimo ha posto a base della sua Cultura: “Ama il prossimo tuo come te stesso” offrendosi senza ricompensa, senza premi, lasciando indietro i propri interessi per dedicarsi una settimana agli altri, rendendo quella luce che dagli altri abbiamo ricevuto, la nostra luce nella notte!
E credetemi è stato bellissimo……ma questo l’ho già detto.

Renzo De Candia
Sulle emozioni suscitate dall’intervento nel maggio 2009 in aiuto alle popolazioni d’Abruzzo colpite dal Terremoto.

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