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VECI E BOCIA 3-2009
Ultima modifica : 2009-10-09 11:10:52 (30925 leggi)
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Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2009

IL NUMERO 3 DEL 2009 E' IN STAMPA!


Il numero è stato mandato alla stampa il 9 ottobre, dopo essere stato chiuso pur senza aver ancora ricevuto gli ultimi articoli preventivati.
Contiamo che le Poste lo consegnino rapidamente a casa vostra, in tempo per non far diventare obsoleto la parte del contenuto riguardante il programma delle manifestazioni d'ottobre.
Nell'attesa potete scaricarne la versione on-line.

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Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

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SEGUONO SEI ARTICOLI DI DARIO BIGNAMI, ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

PELLEGRINAGGIO AL MONTE ORTIGARA IN OCCASIONE DEL 90° DELL’ANA

Mercoledì 8 luglio l’Associazione Nazionale Alpini ha compiuto 90 anni. I festeggiamenti da parte di tutti i Gruppi e di tutte le Sezioni anniversario sono stati degnamente celebrati in ogni singola sede col programma contenuto nella lettera inviata dal Presidente Perona. Alzabandiera e lettura del messaggio inviato però non potevano essere i soli modi per festeggiare questo importante traguardo raggiunto. Sarebbe stato riduttivo. Mancava ancora qualcosa. Mancava il Pellegrinaggio al Monte Ortigara dove nel lontano 1920 si tenne il primo “Convegno degli Alpini”, battesimo ufficiale della neo-nata Associazione avvenuto un anno prima l’8 luglio 1919. Si stimò che sarebbero salite almeno 400 persone; ne salirono molte di più, che ascoltarono con grande attenzione il celeberrimo discorso di Arturo Andreoletti, primo Presidente dell’ANA.
A distanza di tanti anni gli alpini sono saliti ancora una volta sulla “montagna sacra” per rendere omaggio ai Caduti, per tener vivo il loro ricordo e “renderli partecipi” di quest’anniversario. E quale occasione migliore per me di salire su questa montagna che trasuda sangue e Storia (sì, con la S maiuscola) dove non ero mai stato, se non questa? Il viaggio verso il Monte Ortigara per me e per il Vice Presidente sezionale Valerio Fusar Imperatore, parte dalla stazione di Milano Lambrate, ma niente treni: ci impiegheremmo una vita ad arrivare. Dopo poco più tre ore di viaggio in auto arriviamo a Fontanelle, frazione di Conco (uno dei sette comuni dell’Altopiano di Asiago), dove siamo ospiti di una coppia di simpatici e arzilli pensionati amici di Valerio.
L’ospitalità è ottima e calorosa. Dopo un buon pranzo consumato in valle presso una malga a conduzione familiare ed un po’ di riposo per riprendersi dal viaggio, nel pomeriggio c’è il primo importante appuntamento di questa due-giorni alpina. Dopo l’adunata del 2006 siamo di nuovo ad Asiago e i ricordi si rincorrono.
La cittadina, anche se piena di penne nere, questa volta è più vivibile e si possono vedere cose che allora, per la fretta e la calca, erano sfuggite. L’ammassamento è al Municipio presso la Loggia dei Caduti. Qui troviamo anche altri soci della nostra Sezione: i capigruppo Franco Maggioni di San Vittore Olona (che ci fa sapere che i suoi soci sono accampati in zona dal giorno prima) e Tullio Bonetti e amici di Vaprio d’Adda; Elco Volpi, Gianluca Marchesi e Luca Geronutti a far fotografie, per Milano Centro. Tanti sono i vessilli ed i gagliardetti presenti. Il Labaro Nazionale col Presidente Perona e il Consiglio Direttivo Nazionale, i gonfaloni della Città di Asiago, delle cittadine circostanti e della Regione Veneto completano lo schieramento. È di nuovo adunata ad Asiago, ma un po’ più in piccolo.
Dopo aver reso gli onori ai Caduti, ai gonfaloni ed al Labaro Nazionale, il corteo ha raggiunto in sfilata il Sacrario del Leiten e dopo l’omaggio reso ai Caduti qui sepolti, la S. Messa viene celebrata all’interno dello stesso Sacrario perché le nuvole nere sopra di noi indicano un alto rischio di pioggia. Altri umidi ricordi si aggiungono a quelli precedenti.
Al termine della S. Messa al Teatro Millepini, dall’altra parte della città, ci aspetta la presentazione del nuovo libro dell’Associazione Alpini “1993-2008, In marcia nel nuovo millennio”. All’ingresso del teatro io e Valerio troviamo un altro socio della nostra Sezione: Michele Tresoldi del Gruppo di Gessate. Anche se alcuni senza gagliardetto, alla fine sono ben 6 i Gruppi della nostra Sezione presenti con almeno un rappresentante ad Asiago: Gessate, Lodi, Melzo, Milano-Centro, San Vittore Olona e Vaprio d’Adda. La sala è abbastanza piena e a condurre la serata è Carlo Gobbi, giornalista (in pensione) della Gazzetta dello Sport specializzato nella pallavolo, collaboratore della rivista mensile Pallavolo SuperVolley e, ovviamente, alpino doc. ex allievo della SMALP. I suoi faccia-a-faccia ed i suoi dibattiti alpini sono col Presidente emerito Giuseppe Parazzini (una bellissima battaglia persa il suo commento dopo la manifestazione del 17 ottobre 2000 a Roma presso il Senato della Repubblica a riguardo dell’abolizione (sospensione) del servizio di leva, nel chiedere che non venissero soppressi dei doveri), col generale Cesare di Dato (sui giovani d’oggi e sulla prossima beatificazione di don Carlo Gnocchi), con la responsabile per le Edizioni Mursia signora Lorenza Sala, accompagnata ad Asiago dal nostro Presidente Giorgio Urbinati, che si è domandata in maniera retorica come faccia ancora oggi il libro Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi a vendere migliaia di copie. Per ultimo è intervenuto il Presidente Perona. L’incontro è stato inframezzato dalla lettura da parte di Gianluca Marchesi di scritti appositamente scelti per l’occasione e dalle melodie del Davide Calvi Trio che ha reinterpretato in chiave jazz alcune delle più note cante degli alpini raccogliendo i favori del pubblico presente.
Al termine di questa conferenza-presentazione finalmente abbiamo potuto goderci del meritato riposo. L’indomani mattina la sveglia è alle 4.30: il sonno abbonda ma la strada è lunga da percorrere. Ci mettiamo in auto alle 5 e un’ora dopo siamo al parcheggio di piazzale Lozze. Durante il percorso incontriamo poche auto ma tutte dirette verso la stessa meta. Dal piazzale comincia la salita che porta in cima al Monte Ortigara. Dopo i primi passi mi rendo subito conto che per me sarà faticoso arrivar su essendo un “alpino di pianura” non troppo abituato a camminare in montagna.
Il fiato mi manca ed ogni tanto devo fermarmi obbligando Valerio, che invece viaggia spedito, a fermarsi per aspettarmi. Mi domando quanta strada ho fatto, quanta ne manca, quanto tempo ci vuole ancora, ma non voglio arrendermi. Sono lì per salire in cima al monte. Alla fine i miei sforzi vengono ampiamente ripagati. Finalmente io e Valerio raggiungiamo quota 2105 e la Colonna Mozza è lì davanti a noi. Guardo l’orologio e vedo che sono “soltanto” le 7.15; siamo in anticipo di ben tre quarti d’ora sulla celebrazione della S. Messa. Abbiamo tutto il tempo per asciugarci, cambiarci le magliette e le camicie ampiamente sudate con qualcosa di più asciutto, riposarci e di rifocillarci (grazie fratelli Morlacchi!); queste operazioni le compiamo “in trincea” perché l’aria quassù è veramente fredda. Vicino a noi c’è il Consigliere Nazionale Michele Casini, addetto alla nostra Sezione, accompagnato da un ragazzo ed una ragazza (i figli?). Gli proponiamo di fare una foto insieme, vicino alla Colonna Mozza, col Vessillo sezionale e lui accetta senza problemi. Le 8 si avvicinano in men che non si dica e i vessilli ed i gagliardetti nel frattempo aumentano a vista d’occhio, come pure le persone che sono salite fin quassù. Come sempre accade, quando ci sono manifestazioni alpine importanti nel Veneto è presente anche l’Assessore Regionale Elena Donazzan, grande amica degli alpini.
La S. Messa comincia con un poco di ritardo, ma non importa. A celebrare è, come ogni anno, il Cappellano Alpino della Sezione di Verona don Rino Massella. Non siamo soli, anche i nostri Caduti ed i nostri Padri stanno partecipando alla funzione religiosa. Nell’omelia don Rino dice una frase importante: <>. La S. Messa finisce presto ma non la cerimonia; al Cippo Austriaco viene deposta infatti una corona d’alloro a ricordo dei Caduti austriaci davanti ai rappresentanti della loro associazione d’arma, che gratificano questo importante gesto con un sorriso. I Caduti vanno sempre ricordati, tutti indistintamente.

Scendiamo a valle verso la chiesetta del Lozze per prendere la seconda, ma non meno importante, S. Messa della mattinata. Tutt’intorno alla chiesetta è un brulicare di gente ed alpini. Molti infatti hanno preferito fermarsi qui ad aspettare che scendessero i più temerari mattinieri. Il rombo delle pale di un elicottero indica che sta per atterrare qualcuno di importante. Infatti è così: dalla scaletta scende, accompagnato dai suoi collaboratori e subalterni, il Generale di Divisione Alberto Primicerj, comandante delle Truppe Alpine. La Madonnina del Lozze, alle spalle della chiesetta, vigila benevola sui partecipanti mentre il Tricolore, alto sul pennone, sventola fiero nel vento. I gonfaloni dei comuni dell’Altopiano, i vessilli ed i gagliardetti sono aumentati in maniera esponenziale. Molti anche i sindaci alpini. Prima della celebrazione eucaristica ci sono gli importanti discorsi del Generale Primicerj e del nostro Presidente Perona (che si emoziona molto nel rendere il deferente saluto ed omaggio al Labaro Nazionale) sugli avvenimenti bellici accaduti su questa montagna e sui 90 anni che l’ANA sta festeggiando. A celebrare la S. Messa è ancora don Rino Massella insieme a due religiosi, fratelli (nel vero senso del termine) nonché alpini, ma celebra una S. Messa diversa da quella celebrata soltanto tre ore prima. Con gli onori finali al Labaro Nazionale, scortato da tutto il Consiglio Direttivo Nazionale, termina ufficialmente il Pellegrinaggio Nazionale in Ortigara. Un pellegrinaggio molto sentito da tutti gli alpini presenti, forse molto di più rispetto agli anni scorsi, a cui ha fatto molto piacere partecipare sia a me che a Valerio, in quest’occasione così importante e speciale.
Dario Bignami


WEEKEND PER DON CARLO GNOCCHI

Sulla scia della manifestazione organizzata tre anni fa in questo stesso periodo dal Comune di S. Colombano al Lambro per ricordare i cinquant’anni dalla morte di don Carlo Gnocchi, la scorso sabato 20/6 è stata riproposta una serata molto simile a quella di allora ma con la sola differenza che questa in pratica ha dato il via ai festeggiamenti per la prossima elevazione a beato (e raggiungerà così il già beato don Secondo Pollo a cui è intitolata la Sezione ANA di Vercelli) del prossimo 25/10 in Piazza Duomo a Milano del sacerdote banino.
Sul palco allestito nella piazza a lui dedicata si sono alternati i “conduttori” Carla Galletti e Gianni Ravazzani nel portare testimonianze, leggere lettere e racconti ed introdurre filmati della vita di don Gnocchi, dalla partenza per il fronte Greco-Albanese alla Ritirata di Russia fino alla sua opera più grande a favore degli orfani e dei mutilatini con la creazione della Fondazione Pro Juventute. Il tutto inframezzato dalle cante del Coro Monte Alben.
Nonostante il rischio pioggia, il numeroso pubblico accorso tra cui anche alpini dei Gruppi di San Giuliano Milanese e Villa Raverio (Sezione ANA di Monza) oltre a quelli di Lodi, ha seguito con attenzione ed interesse tutto il procedere della serata; che si è poi conclusa con i discorsi di monsignor Angelo Bazzari e del vescovo di Lodi S. E. Giuseppe Merisi, e con alcune cante da parte del Coro all’interno della chiesa. Nell’ambito di questa serata sono stati benedetti anche i resti mortali di Enrico Gnocchi, padre di don Carlo.
Questi resti sono stati poi benedetti una seconda volta la domenica mattina durante la S. Messa (qui erano presenti anche i nostri amici del Gruppo di Melzo), officiata anche questa a S. Colombano, prima del viaggio che nel pomeriggio li avrebbe portati al cimitero di Montesiro di Besana Brianza per il ricongiungimento con quelli della moglie Clementina Pasta e degli altri due figli Andrea e Mario.
Nel pomeriggio della domenica, prima della partenza per Montesiro, monsignor Angelo Bazzari ha trovato anche il tempo per parlare ancora una volta della figura di don Carlo Gnocchi al Santuario della Madonna della Costa di Cavenago d’Adda.
Un weekend molto interessante culturalmente, su un sacerdote che noi alpini, ma non solo, amiamo molto per tutte le opere piene di umanità e di misericordia che ha compiuto in vita sua.
Dario Bignami


LA RICORRENZA DEL 25 APRILE CON GLI ALPINI DI MAGGIORA E BORGOMANERO

Come già accaduto l’anno scorso, anche quest’anno ho accettato di buon grado l’invito da parte di Paolo Jean, capogruppo degli alpini di Maggiora (sez. Cusio-Omegna), di partecipare alla ricorrenza del 25 aprile, Festa di Liberazione, dalle sue parti in Piemonte.
Era dalla Messa in Duomo a Milano dello scorso dicembre che non ci vedevamo per cui l’occasione era propizia per passare anche un pò di tempo assieme. Come ogni organizzazione che si rispetti c’è sempre un cambio di programma dell’ultimo minuto. Infatti avevo saputo da Paolo che oltre a me ed al mio amico e socio Ernesto Livraghi con cui ho condiviso la giornata, sarebbe arrivata in Piemonte anche una delegazione dell’ANPI di Lodi.
Fin qui ho pensato che comunque saremmo andati via separati, invece la sorpresa è stata nel fatto i responsabili della delegazione lodigiana hanno voluto che fossimo anche noi ospiti su uno dei due pullman che erano stati organizzati per la gita nel novarese, visto che il luogo di partenza era, molto casualmente, lo stesso per tutti.
C’è da dire che del centinaio di persone partecipanti, non tutti erano dell’ANPI; c’era l’Assessore alla Cultura del Comune di Lodi Andrea Ferrari a rappresentare la nostra città ed anche due associazioni di volontariato, Associazione Pierre e Associazione Mondo Libero, che hanno colto l’occasione di quest’uscita un pò per far divertire i bambini a cui rivolgono gratuitamente tempo ed attenzioni ed un pò per far conoscere la Storia e gli avvenimenti accaduti prima del 25 aprile di sessantaquattro anni fa. Purtroppo per me ed Ernesto non c’è stata la possibilità, una volta arrivati in zona, di raggiungere Maggiora per partecipare alla cerimonia presso il Palazzo Comunale come era successo l’anno precedente perché i pullman, come da programma, avevano raggiunto il paese di Cureggio.
Qui, come lo scorso anno, il gruppo di partecipanti alla commemorazione ha sfilato nel piccolo bosco del paese per raggiungere il cippo inaugurato l’anno scorso e dedicato a tre partigiani uccisi, di cui uno, Ceresoli Luigi, di Lodi.
La cerimonia di quest’anno è stata molto più sentita e la gente presente è stata molto più partecipe, segno che nessuno vuole dimenticare la Storia, e tutto ciò che è successo in questa zona a metà anni ’40. Subito dopo la commemorazione nel bosco con i vari discorsi da parte di Paolo Jean, del presidente della sezione ANPI locale e la benedizione del cippo da parte di don Fausto mentre il Coro Alpe Pianello cantava Stelutis Alpinis, il gruppo di persone si è spostato al cimitero di Cureggio dove un’altra importante cerimonia stava per incominciare.
Qui infatti c’è la lapide che ricorda i Caduti delle due cittadine piemontesi, e vicino a questa lapide ne è stata collocata un’altra più piccola coi nomi dei Caduti già presenti su quella collocata nel bosco. La presenza delle molte autorità ha dato alla cerimonia un’importanza elevata. Erano presenti infatti oltre al nostro Assessore Andrea Ferrari per conto del sindaco di Lodi, i sindaci di Cureggio dott.ssa Giuseppina Zaninetti, di Maggiora dott. Giuseppe Fasola, di Borgomanero dott.ssa Anna Maria Tinivella , di Cammarata dott. Vito Mangiapane, giunto appositamente dalla Sicilia per ricordare questo suo concittadino, il Presidente della Provincia di Novara Senatore Sergio Vedovato e, come l’anno scorso, l’Onorevole Paolo Cattaneo, Consigliere Regionale nonché nipote dell’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
La cosa più bella di questa commemorazione è stata vedere, come hanno sottolineato i sindaci nei loro discorsi, la stretta collaborazione tra le tre amministrazioni comunali per la buona riuscita della giornata, indipendentemente dal colore politico di ognuna; e, sempre come è stato detto dagli oratori, il 25 Aprile è la festa di tutti, a nessuno spetta il diritto di accappararsela per festeggiarla. Lo scoprimento e la benedizione del piccolo cippo hanno quindi concluso definitivamente tutta la parte celebrativa della ricorrenza.
Ma la giornata non era ancora terminata. Successivamente i partecipanti a questa gita fuori porta si sono spostati presso la bella sede del Gruppo ANA di Borgomanero per pranzare e concludere nel migliore dei modi la ricorrenza. Qui vi sono stati, a metà del pranzo, i classici scambi di doni tra le varie amministrazioni comunali ed associazioni ed è stata letta una commovente lettera scritta dalle tre sorelle ancora in vita del partigiano Salvatore Narcisi, di cui erano presenti i suoi parenti giunti da Prato dove abitano, tra cui il nipote che porta il suo stesso nome e la signora Curto, anch’essa nipote di Narcisi Salvatore; come era già accaduto l’anno scorso.
Al termine della giornata e prima del ritorno a casa c’è stata la volontà da parte delle amministrazioni comunali in causa e delle associazioni di ritrovarsi e di ripetere quanto accaduto anche il prossimo 25 aprile 2010.

Dario Bignami


L’80° ANNIVERSARIO DELLA SEZIONE “ALPI APUANE”

Le Alpi non sono soltanto a ridosso degli italici confini con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia. Si trovano anche “al mare”.
Eufemismo? Paradosso? Può darsi. Ma le Alpi Apuane, concretamente locate in Toscana ed a pochi chilometri dalle soleggiate spiagge versiliesi del Mar Tirreno, hanno contribuito pure esse a formare e fornire alpini alla causa dei due conflitti mondiali (ma non solo), facendo loro pagare un enorme tributo di sangue soprattutto in terra di Russia.
Ben 537 furono infatti questi alpini apuani ma anche della Lunigiana, inquadrati nella Divisione Cuneense, che si sacrificarono nel gelo delle steppe russe. E nel perenne ricordo di questi soldati Caduti, la Sezione ANA di Massa Carrara, denominata per l’appunto “Alpi Apuane” e guidata dall’infaticabile Presidente Alessandro Rolla, sabato 18 e domenica 19 luglio ha organizzato l’undicesimo raduno alpino dei Gruppi della Lunigiana ed apuani a Carrara per ricordarli e nel contempo per festeggiare l’80° anno di vita. Un anniversario molto sentito che ha richiamato tanti alpini non solo della zona ma anche dalle regioni e Sezioni vicine. Infatti, dopo la cerimonia di commemorazione al cimitero carrarese nel pomeriggio ed il concerto tenuto dall’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Carrara in Piazza Gramsci nella serata del sabato, la domenica ha visto la stessa piazza riempirsi di penne nere arrivate da diverse parti d’Italia.
Erano presenti, oltre ai gagliardetti ed al vessillo locale ovviamente, quello di Milano, di Pisa-Lucca-Livorno, Parma, Piacenza, Molise, La Spezia, Valdostana e Uruguay e qualche gagliardetto “sciolto” come quello dei Gruppi di Formigine (Sez. Modena), Paspardo (Sez. Valle Camonica) e Borgo San Dalmazzo (Sez. Cuneo).
Con quest’ultimo Gruppo (numerosa la sua presenza a Carrara), poi, esiste un forte legame in quanto a Borgo San Dalmazzo c’era la sede del Reggimento Alpini Cuneense dov’erano arruolati i Caduti ed una via cittadina cuneese è stata intitolata ai “Caduti delle Alpi Apuane”. La prima parte della sfilata ha portato il corteo al duomo cittadino, tutto fatto in marmo di Carrara, dove S. E. Monsignor Eugenio Binini, vescovo della Diocesi, ha celebrato la S. Messa riscuotendo molti consensi per la sua omelia da parte degli alpini e dove la Preghiera dell’Alpino è stata letta dal Caporale VFP Beatrice Miceli; quindi la seconda parte della sfilata con le deposizioni delle corone d’alloro, con i discorsi di rito da parte delle autorità preposte (bello quello del Presidente Rolla quando ha detto che la sua Sezione è piccola nei numeri ma non nello spirito alpino di solidarietà ed altruismo) tra cui il Consigliere Nazionale Balleri, e la consegna a tutte le autorità, Gruppi e Sezioni presenti di una targa a rilievo e del libro che ripercorre la storia e la vita della Sezione, ha concluso questo undicesimo raduno degli alpini apuani e questo 80° anniversario di costituzione della Sezione ANA “Alpi Apuane” di Massa Carrara.

Dario Bignami


L’80° DEL GRUPPO ANA DI COSTA VALLE IMAGNA

E’ sempre difficile parlare dell’anniversario di un qualsiasi Gruppo ANA. La formalità ed il cerimoniale sono sempre gli stessi: ammassamento, sfilata, deposizione delle corone d’alloro, S. Messa, discorsi e congratulazioni di rito; una ripetitività che ormai è nel nostro DNA da quando ci siamo iscritti all’Associazione.
Ma c’è qualche volta un qualcosa di inaspettato che rende la manifestazione, già di per sé importante, ancor più importante. E ancor più bella.
E così è stato sabato 25 e domenica 26 luglio per il Gruppo bergamasco di Costa Valle Imagna.
Incastonato in questa splendida valle verdeggiante, questo paesino di quasi 700 abitanti ha vissuto due delle sue più belle giornate per merito del locale Gruppo ANA che si è prodigato al meglio per la realizzazione della manifestazione a festeggiamento dei suoi 80 anni di vita. Festeggiamenti che sono cominciati il sabato nel tardo pomeriggio con l’inaugurazione della splendida mostra alpina, piena di foto e tanta oggettistica militare alpina, presso le scuole elementari e sono proseguiti in serata all’anfiteatro della parrocchia col concerto del Coro ANA Val S. Martino riscuotendo un notevole successo. La domenica è stato quindi il giorno tanto atteso.
L’arrivo dei partecipanti è abbastanza sostenuto, nonostante il paesino sia un po’ “imboscato”. Il primo colpo d’occhio, appena giunti alle porte del paese, è per l’enorme drappo tricolore che scende dal campanile della chiesa, mentre appena dentro il paese si respira aria di festa.
Le penne nere continuano ad arrivare ed a farsi registrare al tavolo apposito presso l’ammassamento alle scuole elementari. Il conto parla di 6 vessilli sezionali (Bergamo, Milano, Brescia, Luino, Cividale e Brasile), un centinaio di gagliardetti di Gruppo tra cui spicca, per la notevole distanza, quello di Borgata Parella della Sezione di Torino, e per finire il vessillo dell’IFMS. Anche un piccolo picchetto di ufficiali alpini è presente alla cerimonia.
In attesa di cominciare molti fanno un giro a vedere la mostra alpina, quindi alle 9.30 precise parte il corteo, con i tempi dettati dalla Fanfara dei Congedati dell’Orobica. La sorpresa della giornata è che a presenziare a questo anniversario di Gruppo ci sono anche il Presidente Nazionale Corrado Perona ed il vice Presidente Nazionale Cesare Lavizzari, oltre naturalmente al Presidente sezionale Antonio Sarti.
La prima tappa è al piccolo cimitero del paese per la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti. Riformato lo schieramento, la successiva sfilata per la via principale di Costa porta il corteo a tre autobus già predisposti per portare le penne nere al Pertüs, località in cima al paese dove si svolgerà la S. Messa. Al Pertüs c’è clima di festa. In attesa di partecipare alla S. Messa gli occhi di quasi tutti sono rivolti allo splendido panorama del versante lecchese coi suoi laghetti, mentre altri riempiono lo stomaco con pane, salumi e formaggi del chioschetto ambulante lì in zona.
Prima della S. Messa, che poi scivolerà via veloce e concluderà la cerimonia dell’80°, ci sono i discorsi ufficiali. Quelli del neo-sindaco di Costa Valle Imagna e del capogruppo locale Matteo Brumana (che ha evidenziato il miracolo di questa giornata dove gli abitanti di Costa si sono raddoppiati, comprendendo oltre agli alpini anche i turisti) sono diretti e semplici, quelli successivi dei Presidenti Sarti e Perona [che rivolgendosi a Matteo Brumana gli ha detto che se lui si trovava lì a Costa di ritorno da Vezza d’Oglio dov’era in programma il Pellegrinaggio in Adamello, doveva ringraziare sant’Anna (la moglie di Corrado Perona, n.d.r.)] sono più accalorati nell’esaltare le virtù e l’operato del locale Gruppo ANA, ma anche di tutti gli alpini bergamaschi.
Non senza ricordare che anche se mancano ancora poco più di nove mesi all’Adunata di Bergamo, tutto ormai è già pronto e che, come hanno detto entrambi: “giocheremo ancora una volta in casa”.

Dario Bignami


L’INNO DI MAMELI? NO GRAZIE. MEGLIO IL ”VA' PENSIERO” DI VERDI

Una sera d’inizio settembre, comodamente seduto sul divano di casa, mi metto ad ascoltare un telegiornale. La presentatrice lancia i vari servizi e passano le immagini. Ad un certo punto, parte un servizio di politica italiana. Il servizio racconta del più noto politico “verde” (non nel senso di ecologico, però) d’Italia.
Lo stesso politico che cinque anni fa si sdegnò per una frase detta in romanesco (…semo romani, demose da fa…) detta dall’allora pontefice Giovanni Paolo II, beccandosi subito dopo un ictus (non troppo casualmente, credo io. Credo ci abbia pensato qualcuno là in alto) che lo ha tenuto in ospedale per qualche mese.
Lo stesso politico che a casa sua a Gemonio, durante una festa degli alpini del locale Gruppo, alla vista delle bandiere tricolori (di cui una sventolata da un’anziana signora alla finestra alla quale questo politico si rivolse, insieme ai suoi seguaci, in maniera sgarbata ed arrogante dicendole di usarla come carta igienica) si sentì indignato perché secondo lui quei tre colori per cui tanti ragazzi poco più che ventenni morirono durante le due guerre mondiali non rappresentano l’Italia.
Ora, in questo servizio telegiornalistico, secondo questo politico gli italiani non conoscerebbero l’inno italiano, per cui sarebbe meglio sostituirlo con la più nota aria de “Nabucco” di Giuseppe Verdi, quella del “Và pensiero” perché molto più conosciuta (sich!). Senza dimenticare anche l’altra boutade estiva di questo politico secondo cui, con un vilipendio in piena regola, sarebbe meglio sostituire la bandiera tricolore con 20 bandiere regionali.
Siamo ai limiti della follia.
Aver depenalizzato il reato di “vilipendio alla bandiera” ad una “semplice” sanzione pecuniaria non basta più, adesso bisogna cambiare addirittura inno e bandiera.
Come se l’amor di Patria fosse ormai un qualcosa di effimero, vecchio, stantio.
Da accantonare o rinchiudere in una scatola e metterla in soffitta.
E tutto questo alla vigilia dei 150 anni dell’Unità d’Italia che verranno festeggiati nel 2011.
Per mio conto, questo politico si sta coprendo di ridicolo ogni volta che apre bocca e le spara così grosse.
Applaudo di più all’iniziativa del Ministro della Difesa per questo progetto di “mini-naja”. Magari finirà in una bolla di sapone ma perlomeno avrà invogliato qualche ragazzo in più, per chi ci crederà veramente e seriamente, ad amare il tricolore e l’inno nazionale, piuttosto che la playstation.
Lei cosa ne pensa, direttore?

Dario Bignami
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