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VECI E BOCIA 4-2009
Ultima modifica : 2009-12-03 10:55:25 (28181 leggi)
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Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: dicembre 2009

IL NUMERO 4 DEL 2009 E' IN DISTRIBUZIONE!


Il numero è stato mandato alla stampa il 27 novembre, ed è già stato mandato alle Poste.
Nell'attesa potete scaricarne la versione on-line.

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Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

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SEGUONO DUE ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

L’Aquila, 3 – 10 ottobre 2009
Faccio parte della Protezione Civile sezionale dalla fondazione del nostro Gruppo Alpini “Peppino Prisco” di Arese. La mia attività nella PC si è limitata unicamente ad esercitazioni fuori sede e a sabati di lavoro presso la nostra sede 3P di Cesano Maderno.
In poche parole, non sono mai stato operativo sul campo.
Appena ho avuto notizia del terremoto in Abruzzo, la gravità della situazione è apparsa subito evidente. Ho telefonato a Espero Carraro per dare la mia disponibilità. La mia qualifica di “generico” ha probabilmente favorito “gli specialisti”, selezionati per i primi interventi.
Il mio gran giorno è arrivato il 27 settembre quando, in occasione della celebrazione del 75 ° di fondazione del Gruppo di Cernusco sul Naviglio, Espero mi punta il dito e mi dice: “Ma tu non avevi dato la disponibilità per andare a L’Aquila? Se vuoi partire trovati venerdì sera alle ore 22.00 presso il 3P”.
Ho aderito con piacere; sentivo concretizzata la possibilità di dare anche il mio contributo a chi ne aveva bisogno. Avevo solo qualche giorno di tempo per prepararmi, ma questo non è stato un problema; noi Alpini sappiamo cosa va messo nello zaino per operare in piena autonomia. Mi è venuto solo qualche dubbio su sacco a pelo e materassino; interpellato Espero, mi sono reso conto che il mio sarebbe stato un campo con letto, materasso, lenzuola, coperte e cuscino. L’ho così definito un “campo a 5 stelle” e non mi sono sbagliato di molto.

Il venerdì alle 22.00, accompagnato da mia moglie, mi ritrovo al 3P con altri dieci partenti, ossia due squadre, ciascuna con un proprio automezzo (il mio è il 4x4 furgonato con 7 posti a sedere). Una squadra è formata da Alpini milanesi o delle immediate vicinanze, l’altra dagli Alpini di Vigevano.
Si viaggia di notte alternandoci alla guida. Si dormicchia, ma soprattutto si ha l’occasione di parlare, di conoscere più da vicino quelli che saranno i tuoi compagni nei giorni a venire e nello stesso tempo farti un quadro di quello che ti aspetta. Apprendo così, che andremo a sostituire altre due squadre che rientreranno dopo una settimana di permanenza in loco. Funziona così, al sabato arriva il cambio.
Lungo l’autostrada troviamo varie colonne della Protezione Civile, tutte dirette in Abruzzo.
Arriviamo al “Campo Globo” alle 7.00, giusto in tempo per la prima colazione, per le consegne e per scambiare quattro convenevoli con coloro che rientrano. Si tratta di un campo situato nella immediata periferia de L’Aquila che, al tempo della prima emergenza, ha ospitato nelle tende ministeriali circa 1.500 persone rifocillati da 2 mense da campo organizzate dai Lagunari della Marina Militare e dalla Scuola di Amministrazione e Commissariato dall’Esercito. Giuseppe D. è destinato ad assumere la responsabilità della conduzione di questo campo, unitamente ad Alberto quale vice capo e Angelo, Fabrice e Francesco ai servizi di manutenzione.

Il container “Reception/Ufficio” situato all’ingresso del campo sarà la loro base operativa. Una scritta ben evidenziata all’ingresso mi ha fatto capire subito quale è lo spirito con cui si affronta il lavoro: “Entrando, o porti almeno una soluzione o anche tu fai parte del problema”.
L’altra squadra di cui faccio parte con a capo il Mario assieme a Giorgio, Giuseppe S. e Riccardo è destinata al “Campo Stazione” che raggiungiamo con il nostro mezzo.
Questo campo, unico nel suo genere, è gestito dalla Protezione Aziendale delle Ferrovie che ha messo a disposizione una ventina di vagoni ferroviari con le cuccette collocandoli sui binari morti della stazione ferroviaria de L’Aquila.
Appena arrivati ci sistemiamo in due scompartimenti a cuccette, una situazione di comodo, in quanto il campo, che al tempo della prima emergenza ha ospitato fino a 550 persone (6 per ogni scompartimento) ora ne ospita 150. La mensa è una costruzione in muratura che non è stata lesionata dal sisma, ed è stata riattivata e resa funzionale dai volontari di Lega Ambiente. I servizi con docce sono collocati in vari container. Nel campo è stata allestita una tenda per socializzare fornita di giochi bimbi, Tv e computer. Non poteva mancare una tenda pronto soccorso ed una postazione sotto porticato adibita a lavanderia con relativi stenditoi. Come in tutti campi, anche qui è stata montata una tenda adibita a cappella per gli uffici religiosi ed il conforto spirituale.
Alla nostra squadra erano riservati compiti di presidio e controllo delle persone entranti al campo, debitamente provviste di cartellino di riconoscimento. Anche gli approvvigionamenti quotidiani rientravano nei nostri compiti. Mi sono così inserito in una routine quotidiana che mi ha anche dato, tra interventi di vario genere anche non programmati, la possibilità di godere di un certo tempo libero. Non senza crisi di coscienza, in quanto il mio pensiero andava ai soccorritori delle prima ora, che appena arrivati hanno trovato uno scenario tragico e hanno dovuto affrontare la vera emergenza, organizzare i soccorsi provvedendo nel contempo alla propria autonomia con l’allestimento dei campi e dei servizi in condizioni meteorologiche non sempre favorevoli. Mangiare e dormire non era allora una cosa scontata perché le priorità erano altre.

Ora, a distanza di sei mesi dalla notte tra il 5 e 6 aprile, lo scenario è cambiato. I mass media hanno documentato in modo piuttosto esauriente la distruzione de L’Aquila e di altri villaggi forse ancora più duramente colpiti, anche se le immagini viste dal vivo trasmettono una sensazione molto più angosciante. La macchina della solidarietà ha lavorato e lavora incessante. Nel comune di Fossa sta per essere ultimato il villaggio ANA: 33 case costruite con il contributo degli Alpini che saranno consegnate ad altrettante famiglie. Questo è solo un esempio delle numerosissime iniziative atte a dare un tetto sicuro a chi da sei mesi vive con la propria famiglia sotto la tenda, spesso con la convivenza di altri nuclei famigliari. Il tempo incalza e tutti si augurano di poter proseguire nell’opera di smantellamento dei campi prima della stagione invernale.
I Vigili del Fuoco, provenienti da varie parti dell’Italia, sono incessantemente coinvolti nella verifica e nel puntellamento degli edifici. Quelli agibili non sempre offrono una soluzione immediata e i risvolti psicologici in una popolazione così duramente colpita sono piuttosto complessi. Ho avuto contatti con una famiglia sistemata in una tenda del campo Globo. La loro casa era stata dichiarata agibile, ma il loro bambino di 10 anni non ne voleva sapere di rientrare. Camilla, la figlia di un mio amico e volontaria psicologa della Croce Rossa che ho casualmente incontrato a L’Aquila, mi ha raccontato che traumi di questo tipo sono molto frequenti e riscontrabili non solo nei bambini, ma anche negli adulti.
Un’altra famiglia ospitata nel campo di “Monticchio 2”, contattata tramite Giorgio che aveva prestato servizio presso questo campo in turni precedenti, ha avuto un figlio poco prima del sisma. La loro casa è andata distrutta. Loro si sono salvati. Da sei mesi hanno cresciuto il loro bambino sotto una tenda con un futuro di incertezze. Una visita inaspettata, la nostra, ma siamo stati accolti con calore, come se ci conoscessimo da sempre. Forse sono queste le gratificazioni per cui Giorgio è ritornato per la terza volta. Questi sono solo alcuni degli episodi e delle esperienze vissute.
Tra volontari e “residenti” spesso e volentieri si è instaurato un dialogo che ci ha lasciato ricordi indelebili. Personalmente ho un ricordo di Fra Gaspare, un Cappuccino di anni 35, che assieme ad altri frati dimorava nel convento di Santa Chiara. Questo convento, la cui costruzione risale al 1300 è stato distrutto e la chiesa annessa è stata seriamente lesionata. Ospite anche lui assieme ai suoi confratelli nel campo “Stazione”, lui continua il suo apostolato come parroco e non sa quando potrà rientrare nel suo convento. Ho avuto modo di conversare a lungo con questo “ragazzo”, insegnante di liceo che potrebbe essere mio figlio, teologicamente molto ben preparato. Lui non possiede niente, solo il saio che indossa ma è però ricchissimo di bontà e di sentimenti. L’ultima sera ha avuto luogo una simpatica manifestazione di ringraziamento nei riguardi dei volontari, ragazzi e ragazze di “Lega Ambiente” che hanno gestito la nostra mensa, con l’omaggio di una rosa a tutte le fanciulle da parte di Giuseppe S.
Con l’assegnamento di un tetto sicuro finirà la prima emergenza per la popolazione. La ricostruzione delle case irrimediabilmente lesionate richiederà tempo e diversi anni saranno necessari per il recupero dei beni architettonici, prima che la città ed i villaggi colpiti riacquistino il loro smalto originale. Il nostro pensiero va però alla popolazione abruzzese, a quelle persone e famiglie che abbiamo avuto modo di conoscere. Dalla loro fierezza trapelava uno sguardo di riconoscenza e di approvazione per tutto quello che i volontari e gli Alpini in particolare hanno fatto e stanno facendo.
Lasciamo L’Aquila sabato 10 ottobre. Mi sento bene, ci sentiamo bene. È difficile trasmettere la pienezza dell’esperienza vissuta.
Arrivati nel tardo pomeriggio alla 3P, Giuseppe D. mi ha dato la copia di una poesia che riporto integralmente:

Per gli Alpini

Con l’andare intrepido e con la penna in testa
l’Alpino è arrivato per portare aiuto e festa.
E’ quello che davanti al sole, neve, pioggia e vento, non si spaventa mai !
E… fra un grappin ed una sangria con i suoi canti ci fa tanta compagnia.
Non pensavo, che ci potesse essere tanta umanità e ringrazio Iddio, che me lo ha fatto constatar.
Un grazie…io di cuore ve lo dico e voi e le vostre famiglie benedico!

Anna Maria e famiglia – Campo Globo – L’Aquila – Terremoto 6 aprile 2009


Grazie Anna Maria, con le tue parole hai sintetizzato il senso della solidarietà.

Gianni Longo



I 100 ANNI DELL’8° REGGIMENTO ALPINI
Quest’anno l’Associazione Nazionale Alpini festeggia i suoi “primi” 90 anni, ma c’è un Reggimento che taglia il traguardo dei 100.
È l’8° Reggimento Alpini di stanza a Cividale del Friuli, che dall’1 al 4 ottobre ha festeggiato in maniera grandiosa il secolo di vita.
Una festa, la terza che nel 2009 si è svolta a Cividale del Friuli, che è stata il seguito di quella di inizio gennaio col ritrovo di migliaia di alpini per il raduno degli ex appartenenti al Battaglione Cividale (vedi L’Alpino di febbraio) e di quella di metà aprile per il rientro dall’Afghanistan della Brigata Julia e quindi anche dell’8° Reggimento Alpini, coincidente col cambio del comando della Brigata dal generale Paolo Serra al generale Gianfranco Rossi (vedi L’Alpino di maggio). Un compleanno importante e quindi per me un’occasione da non perdere.
Grazie all’amicizia nata durante l’anniversario del Gruppo di Costa Valle Imagna di fine luglio col consigliere sezionale nonché capogruppo degli alpini di Povoletto (sez. Cividale) Giancarlo Ballico (vedi L’Alpino di settembre) ho potuto partecipare a questa manifestazione senza particolari problemi logistici.
Diverse sono state le manifestazioni a corollario del centenario del Reggimento. Si va da due mostre storiche che hanno ripercorso tutti gli anni dell’8° Alpini a fine settembre, all’intitolazione del piazzale della stazione ferroviaria proprio al Reggimento di giovedì 1 ottobre, mentre venerdì 2 è stata la volta della mostra sui mezzi ed equipaggiamenti in dotazione all’8° e, in serata, della rappresentazione teatrale: “La tragedia del Galilea”.
Sabato 3 ottobre è stato il giorno della mia trasferta in Friuli. I 400 chilometri che separano Lodi da Cividale non mi hanno per nulla spaventato e così dopo cinque ore e mezza d’auto sono giunto a Povoletto a casa di Ballico. Assente giustificato perché stava partecipando alla riunione dei presidenti di Sezione del Triveneto a Castelgomberto, vicino a Valdagno.
Nel tardo pomeriggio mi sono spostato a Cividale e dopo aver assistito al concerto del Coro Monte Gramolon di Montebello Vicentino, alle 18 finalmente io e Giancarlo ci siamo incontrati davanti alla caserma Francescatto con un caloroso saluto.
Insieme cominciamo il tour della città per ammirare le bellezze architettoniche e storiche (il Ponte del Diavolo) e scopro che Cividale è stata fondata da Giulio Cesare (il primo nome della città è stato Forum Julii in suo onore) ed è stata nel corso degli anni “terra di conquista” per Longobardi, Franchi e Celtici, e mentre continuiamo a chiacchierare presso il “Foro Giulio Cesare”, la banda alpina di Orzano dà spettacolo facendo uno splendido carosello con le melodie alpine.
In serata al teatro Ristori va in scena lo spettacolo: “A baita”, versione appositamente preparata per quest’occasione dal noto attore Marco Paolini, sulle orme dello spettacolo: “Il sergente” andato in onda un po’ di tempo fa in televisione, ovviamente dedicato a Mario Rigoni Stern. Mi sarebbe piaciuto andarlo a vedere ma i biglietti erano esauriti da tempo, Giancarlo però ce l’ha. Sono un po’ invidioso.
Ci ritroviamo dopo le 23 fuori dal teatro e parlando un po’ con uno ed un po’ con l’altro, facciamo il giro dei locali di Cividale.
I bicchieri di vino si sommano uno dopo l’altro e per fortuna che non devo guidare, almeno per quella sera.
Al ristorante “Monastero” c’è il rinfresco post-spettacolo dove incontro di sfuggita Paolini e conosco l’ex comandante dell’8° Massimo Panizzi, ora dislocato a Bruxelles dopo aver frequentato la Scuola Militare di Parigi.
L’indomani mattina io e Ballico raggiungiamo una Cividale vestita a festa e piena di bandiere tricolori. Le vie e le varie piazze della città ducale sono piene di penne nere ed abitanti locali.
Con mio immenso piacere incontro di nuovo dopo diverso tempo Giuseppe Galvanin, presidente della Sezione ANA di Vicenza ed un amico del Gruppo di Bogno di Besozzo (Sez. Varese) conosciuto durante la manifestazione per il loro anniversario un paio d’anni fa.
Alle 10 in punto viene dato il via alla cerimonia più importante in Piazza Duomo dove viene issato il tricolore sull’altissimo pennone per l’alzabandiera. La S. Messa richiama in Duomo un gran numero di fedeli e il sacerdote celebrante nella sua omelia esalta e ricorda lo spirito alpino ma anche umano del Reggimento.
L’ammassamento al di là del Ponte del Diavolo sembra ancora un raduno del Triveneto ma un po’ più in piccolo. Si contano almeno una ventina di vessilli e più di un centinaio di gagliardetti. Il Labaro Nazionale è in testa a tutti scortato dal Vice Presidente Vicario Marco Valditara e da altri quattro consiglieri nazionali.
La sfilata è un tripudio di gioia per tutti. L’arrivo al campo sportivo “Martiri della Libertà” vede schierati sul campo i plotoni in armi mentre poco alla volta fanno il loro ingresso sul prato tutti gli ex appartenenti al Battaglione ed anche tutti i restanti alpini convenuti. Qui i discorsi ufficiali del comandante di Brigata Gianfranco Rossi e del colonnello Andrea Piovera attuale comandante dell’8° Reggimento Alpini hanno ricordato il primo comandante dell’8° il generale Antonio Cantore mentre quelli del sindaco di Cividale dott. Attilio Vuga, del vicepresidente della Provincia e del presidente di Sezione Rino Petrigh hanno concluso la cerimonia, non prima di aver premiato però tutti i comandanti del Reggimento che si sono succeduti, per i 100 anni dell’8° Reggimento Alpini col celebre motto “O là… o rompi”.
Dario Bignami

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