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VECI E BOCIA 5-2010
Ultima modifica : 2010-11-30 14:10:06 (27091 leggi)
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Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: novembre 2010

IL NUMERO 5 DEL 2010 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 26 OTTOBRE

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SEGUONO ALCUNI ARTICOLI CHE NON HANNO TROVATO POSTO NELL'EDIZIONE SU CARTA...


Domenica 22 Agosto è partita da Missaglia una delegazione composta da 13 soci (4 Alpini e 9 Amici dei Alpini) in direzione Vallumbrina in occasione del 36° Pellegrinaggio al Sacrario San Matteo.


da sinistra: Danilo, Livio, il Capogruppo di Santa Caterina Valfurva con il nostro gagliardetto, il Capogruppo di Missaglia Gilberto Sala, Camillo con il Vessillo della Sezione di Milano e il segretario Roberto.


da sinistra: Il Capogruppo di Missaglia Gilberto Sala, Antonio Fenini, Camillo, Cesare Lavizzari e Livio.



ANCORA SU PINO BORELLA
Non è mai troppo tardi (tanto per usare un motto del 5° Alpini del Tirano, se non sbaglio) per ricordare un amico prima ancora che un “collega di lavoro” in Sezione.
Io ho avuto modo di conoscerlo da “vicino” lavorandoci “gomito a gomito” (nel vero senso dei termini visto che eravamo sempre seduti ai tavoli uno a fianco all’altro) per sedici mesi, da marzo 2009 quando sono stato eletto in Consiglio fino a luglio 2010, durante tutte le riunioni del CDS. Prima di questo periodo ricordo che lo conoscevo “da lontano”, nel senso che quando partecipavo alle riunioni dei capigruppo prima della mia elezione a consigliere, me ne stavo seduto vicino alla porta ad assistere alla seduta e da lì notavo le sue arrabbiature quando i conti delle fatture non tornavano, quando riportava il resoconto delle Feste d’Autunno e di Primavera o sui soci sezionali che crescevano, mancavano o diminuivano, quando questo o quel Gruppo era presente o assente alla tal manifestazione.
Nell’ultimo periodo a cavallo tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 si sprecavano le battute tra lui e Michele Casini su quanto doveva la Sezione alla Sede Nazionale e viceversa. E quanto mi faceva penare per ritirare le tessere dei soci nuovi iscritti…
Sono stato presente quando è stato inaugurato il Gruppo di Arese dieci anni fa, quando successivamente è stata inaugurata la loro bella sede e lo scorso anno quando hanno inaugurato quel meraviglioso monumento Agli Alpini con una cerimonia stupenda e posso dire di aver visto in tutti e tre i casi sul suo volto la felicità per quanto si era riuscito a fare, anzi, quanto erano riusciti a fare degli alpini ad Arese in così poco tempo.
Quest’anno per il decimo anniversario di fondazione del Gruppo purtroppo non ho potuto essere presente nella città dell’Alfa Romeo perché “di servizio” da un’altra parte; avrei tanto voluto esserci, avrei voluto sentire le tante parole belle che da più persone sicuramente sono state spese per Pino, uno degli storici fondatori del Gruppo aresino; ma in cuor mio sono sicuro che lui da lassù ha guidato Orlandini, Mucci e tutti gli altri soci del Gruppo per mano nell’organizzazione di questa manifestazione come solo lui sapeva fare.
Ho un ricordo ancora vivo nella mia memoria: dopo aver partecipato lo scorso 11 aprile all’inaugurazione del nuovo Gruppo di Urago d’Oglio della Sezione di Brescia ed aver portato in sede sezionale il loro guidoncino, il buon Pino dopo averlo visto mi disse «Sei stato a Urago d’Oglio? Cosa c’era?», io gli risposi che ero andato là per l’inaugurazione del Gruppo e lui mi disse di essere nato a Calcio, poco distante da Urago d’Oglio. E io che ero convinto che fosse un aresino d.o.c. …
Invece era un “burbero” bergamasco nel senso buono del termine, ma in fin dei conti Pino Borella era un galantuomo prima ancora che un alpino.
Ciao Pino, ci (e mi) mancherai in Sezione…
Dario Bignami


IL 13° RADUNO DEL 1° RAGGRUPPAMENTO AD ASTI

Un piacevole ritorno al passato. Un ritorno alle “origini” là dove tutto è iniziato, almeno per quanto mi riguarda. A distanza di quindici anni sono tornato gli scorsi 2-3 ottobre ad Asti, dove partecipai alla mia prima Adunata Nazionale nel 1995, per partecipare al tredicesimo Raduno del 1° Raggruppamento comprendente le Sezioni piemontesi, liguri, Valdostana e Francia.
È stato come fare un tuffo nei ricordi, sempre piacevoli quando di mezzo ci sono gli alpini, anche se un po’ affievoliti dal lungo passare del tempo. Infatti il ricordo più nitido che avevo di quella mia prima adunata (la mia prima trasferta in assoluto da socio ANA), al di là dell’entusiasmo degli astigiani, era la particolare forma triangolare di Piazza Vittorio Alfieri. Rivederla mi ha fatto tornare alla mente diversi flash-back dell’epoca.
In una città ancora adornata a festa per il suo famoso Palio tenutosi soltanto due settimane prima, con ancora gli stemmi dei vari rioni appesi in ogni via e con l’aggiunta di moltissime bandiere tricolori, a tutte le penne nere convenute è sembrato di vivere un’altra adunata. Tanti, tantissimi sono stati gli alpini che in questi due giorni hanno invaso la città piemontese, le cifre parlano di ventimila alpini presenti, ma forse sono stati di più. E tantissima era anche la gente che ha voluto fare festa con le penne nere. Gli abitanti astigiani infatti non hanno dimenticato quello che gli alpini hanno fatto dopo la tremenda alluvione che violentò pesantemente il Piemonte nel 1994 e non hanno dimenticato quella grande esplosione di gioia l’anno successivo in occasione della 68ª Adunata Nazionale.
Già al sabato, all’arrivo ad Asti, si percepiva nella cittadinanza come la manifestazione fosse più che sentita. A partire dalle 15.30 infatti moltissima gente era già posizionata sul percorso, tralasciando per un po’ di tempo le proprie attività pur di non perdere nulla.

Nel cortile dell’ex Opera Pia Michelerio (un ex orfanotrofio) alle 16 è stato dato il via ufficiale al Raduno con l’arrivo del Labaro Nazionale scortato dal presidente Corrado Perona e da buona parte del CDN. Tantissimi i gonfaloni dei Comuni, i vessilli ed i gagliardetti presenti, ed a scandire i tempi ci ha pensato la Fanfara in armi della Brigata Alpina Taurinense. La sfilata tra due ali gente festante ha portato il corteo fino in Piazza Libertà davanti al Monumento all’Alpino dove vi è stato l’alzabandiera ufficiale ed è stata deposta una corona d’alloro per i Caduti. La sfilata è quindi proseguita fino in Piazza San Secondo dove le tante autorità convenute hanno portato il loro saluto ed il loro apprezzamento nei confronti degli alpini durante i discorsi ufficiali.
Qui vi sono anche stati due simpatici “fuori-programma” col sindaco di Asti che nell’impeto del suo discorso ha rotto il microfono con lo speaker ufficiale della manifestazione che lo aveva detto in precedenza che il sindaco astigiano dott. Giorgio Galvagno era una persona molto “irruenta”, nel senso positivo del termine, nel fare le cose; e “l’ammutinamento” dei microfoni (ne ha cambiati due perché funzionavano male) durante l’appassionato discorso del presidente Perona sugli alpini piemontesi, sul raduno appena iniziato e sulla prossima adunata di Torino, tant’è che alla fine ha parlato senza microfoni sgolandosi pur di farsi sentire e raccogliendo un mare di applausi.
La S. Messa officiata dal vescovo di Asti S.E. Mons. Francesco Ravinale [presentatosi sul palco dei discorsi con in testa un cappello alpino da Generale e che nella sua omelia ha ricordato ai presenti che lo ha avuto in dono dal Generale Armando Novelli, salito coi suoi ragazzi al Santuario di Oropa (dove, all’epoca, Mons. Ravinale faceva il Rettore) dopo esser tornato da una missione in Bosnia alcuni anni fa, dopo aver fatto un voto fatto alla Madonna Nera di Oropa prima di partire per la missione] ha chiuso questa prima parte ufficiale del raduno.
Ma la festa non era ancora finita ed infatti è stata data vita alla “Notte Bianca delle Penne Nere” con negozi e locali aperti fino a notte fonda nel centro cittadino, con le classiche “vasche” fatte nel centralissimo Corso Vittorio Alfieri e con le spettacolari esibizioni della Fanfara della Brigata Alpina Taurinense (reduce il giorno prima da una tournée ad Udine), della Fanfara La Tenentina di Tigliole d’Asti, della Fanfara ANA della Val Susa e della Banda dei Cusi di Serravalle d’Asti in Piazza San Secondo; mentre nella gremitissima (tant’è che moltissima gente è rimasta fuori) chiesa di San Paolo vi sono state le magistrali interpretazioni canore del Coro ANA Vallebelbo, del Coro ANA Cesen di Valdobbiadene e del Coro La Bissòca di Villanova d’Asti.
L’indomani mattina lo scenario è stato ancora più bello. Agli alpini già presenti si sono aggiunti quelli provenienti da altre Sezioni degli altri tre raggruppamenti (oltre alle 25 Sezioni che compongono il 1° Raggruppamento erano presenti anche le Sezioni di Milano, Lecco, Luino, Pavia, Piacenza e Reggio Emilia per il secondo, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Bassano del Grappa, Conegliano e Padova per il terzo, Roma e Abruzzi per il quarto, le estere Brasile, Uruguay, Svizzera e l’australiana Melbourne per un totale di 42 vessilli sezionali e centinaia di gagliardetti). In questo contesto la nostra Sezione ha fatto ancora la sua bella figura perché oltre al vessillo erano presenti anche i gagliardetti di Arconate e Lacchiarella.
La sfilata, svoltasi tutta tra Corso Vittorio Alfieri e Piazza Vittorio Alfieri, ha suscitato tantissimo entusiasmo nella cittadinanza astigiana e, un po’ com’è capitato a Bergamo, nessuno si è spostato dai propri posti ed al passaggio della Sezione di casa vi è stata una vera e propria esplosione di felicità, soprattutto negli occhi del giovane presidente Giorgio Carrer.
Volendo prendere in prestito la più nota frase del cittadino più illustre a cui la città di Asti ha dato i natali e cioè il poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, si potrebbe pensare che Giorgio Carrer ed i suoi collaboratori abbiano detto: “Volli, sempre volli, fortissimamente volli… il 13° Raduno del 1° Raggruppamento ad Asti”; col risultato finale di un successo oltre ogni più rosea previsione. Il prossimo anno questo importante appuntamento nazionale si terrà in riva al mare ad Imperia.
Ancora una volta, dopo il Mombarone, il 13 mi ha portato bene…
Dario Bignami


IL RADUNO DELLA SEZIONE ANA DI PAVIA

9-10 ottobre, Varzi, alta Valle Staffora, annuale raduno della Sezione ANA di Pavia. Quella che doveva essere una festa totale per gli alpini pavesi e quelli ospiti (presenti i vessilli, oltre a quello di Pavia, anche di Milano, Parma, Piacenza, Acqui Terme, Alessandria, Vercelli e qualche gagliardetto da Alessandria e Savona) è stata, purtroppo, e doverosamente direi, fatta in maniera più dimessa (nonostante le classiche formalità della manifestazione siano state tutte eseguite) per via della morte causata dall’esplosione che ha investito il blindato Lince su cui viaggiavano in Afghanistan il giorno prima, del 1° caporalmaggiore Gianmarco Manca, il 1° caporal maggiore Francesco Vannozzi, del 1° caporal maggiore Sebastiano Ville ed il caporal maggiore Marco Pedone, quattro alpini del 7° Reggimento Alpini di stanza a Belluno della Brigata Julia, ed il ferimento del caporal maggiore scelto Luca Cornacchia, anch’esso alpino dello stesso reggimento e contingente ISAF.
Una manifestazione fatta quasi in un clima surreale dove è stato molto difficile cercare di essere felici e gioiosi come spesso accade ai nostri raduni.

Questo raduno iniziato la sera del sabato con un concerto dei cori Italo Timallo di Voghera e sezionale di Pavia, Monte Cervino di Gessate e Comolpa della Comunità Montana della Valle Staffora, ha avuto il suo apice domenica 10 poco distante da Piazza della Fiera, luogo preposto all’ammassamento ed all’inquadramento delle penne nere partecipanti al raduno.
Dopo l’alzabandiera intonato dalla Fanfara Valle Bormida della Sezione di Acqui Terme e le varie allocuzioni del sindaco di Varzi dott. Gianfranco Alberti, del presidente sezionale Antonio Casarini, del direttore de L’Alpino Vittorio Brunello e del capogruppo Maurizio Toso c’è stato lo scoprimento, l’inaugurazione e la benedizione del nuovo Monumento agli Alpini, monumento fortemente voluto dal locale Gruppo di Varzi Alta Valle Staffora al quale è stata apposta, prima ancora che accadesse la tragedia accaduta in Afghanistan, una piccola targa con la dicitura “Agli Alpini Caduti”; quasi un presagio.
La successiva sfilata per le vie imbandierate del paese con la gente ben contenta di avere le penne nere tra loro, con sosta per la deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti e la S. Messa celebrata dal vicario generale della diocesi di Pavia, che ha rivolto parole di elogio agli alpini per le loro attività nei confronti delle popolazioni in difficoltà, parole di merito nei confronti dei nostri quattro alpini morti nell’adempimento del loro dovere ed un piccolo ricordo del Beato don Carlo Gnocchi, hanno di fatto concluso questo raduno della Sezione di Pavia.
Prima di fare ritorno a casa però ho fatto una visita al Tempio della Fraternità di Cella di Varzi, luogo dov’ero stato alcuni anni fa con altri soci del mio Gruppo, per rivolgere una preghiera a Marco, Gianmarco, Francesco e Sebastiano.
Dario Bignami

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