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VECI E BOCIA 1-2011
Ultima modifica : 2011-03-28 18:46:32 (31000 leggi)
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Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: marzo 2011

IL NUMERO 1 DEL 2011 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 21 MARZO

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Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

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SEGUONO ALCUNI ARTICOLI CHE NON HANNO TROVATO POSTO NELL'EDIZIONE SU CARTA...

Lettera di Matteo Miotto

Noi alpini piangiamo ancora tre giovani vite spezzate mentre stavano compiendo il loro dovere in una terra lontana: Matteo Miotto, Luca Sanna e Massimo Ranzani. E il nostro pensiero va anche a Luca Barisonzi, ricoverato al Niguarda con l’augurio di una buona e pronta guarigione.
Abbiamo già scritto che questi giovani e tutti coloro che servono la Patria in quelle difficili missioni sono degni della storia e della tradizione degli alpini. La lettera che Matteo Miotto scrisse poche settimane prima di cadere in Afghanistan ce lo fa capire bene. Leggete questa testimonianza.


Voglio ringraziare a nome mio, ma soprattutto a nome di tutti noi militari in missione, chi ci vuole ascoltare e non ci degna del suo pensiero solo in tristi occasioni come quando il tricolore avvolge quattro alpini morti facendo il loro dovere. Corrono giorni in cui identità e valori sembrano superati, soffocati da una realtà che ci nega il tempo per pensare a cosa siamo, da dove veniamo, a cosa apparteniamo...
Questi popoli di terre sventurate, dove spadroneggia la corruzione, dove a comandare non sono solo i governanti ma anche ancora i capi clan, questi popoli hanno saputo conservare le loro radici dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case: invano. L’essenza del popolo afghano è viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora riesci a capire che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi.
Come ogni giorno partiamo per una pattuglia. Avvicinandoci ai nostri mezzi Lince, prima di uscire, sguardi bassi, qualche gesto di rito scaramantico, segni della croce... Nel mezzo blindato, all’interno non una parola. Solo la radio che ci aggiorna su possibili insurgents avvistati, su possibili zone per imboscate, nient’altro nell’aria... Consapevoli che il suolo afghano è cosparso di ordigni artigianali pronti ad esplodere al passaggio delle sei tonnellate del nostro Lince.
Siamo il primo mezzo della colonna, ogni metro potrebbe essere l’ultimo, ma non ci pensi. La testa è troppo impegnata a scorgere nel terreno qualcosa di anomalo, finalmente siamo alle porte del villaggio... Veniamo accolti dai bambini che da dieci diventano venti, trenta, siamo circondati, si portano una mano alla bocca ormai sappiamo cosa vogliono: hanno fame... Li guardi: sono scalzi, con addosso qualche straccio che a occhio ha già vestito più di qualche fratello o sorella... Dei loro padri e delle loro madri neanche l’ombra, il villaggio, il nostro villaggio, è un via vai di bambini che hanno tutta l’aria di non essere lì per giocare...
Non sono lì a caso, hanno quattro, cinque anni, i più grandi massimo dieci e con loro un mucchio di sterpaglie. Poi guardi bene, sotto le sterpaglie c’è un asinello, stracarico, porta con sé il raccolto, stanno lavorando... e i fratelli maggiori , si intenda non più che quattordicenni, con un gregge che lascia sbigottiti anche i nostri alpini sardi, gente che di capre e pecore ne sa qualcosa...
Dietro le finestre delle capanne di fango e fieno un adulto ci guarda, dalla barba gli daresti sessanta settanta anni poi scopri che ne ha massimo trenta... Delle donne neanche l’ombra, quelle poche che tardano a rientrare al nostro arrivo al villaggio indossano il burqa integrale: ci saranno quaranta gradi all'ombra...
Quel poco che abbiamo con noi lo lasciamo qui. Ognuno prima di uscire per una pattuglia sa che deve riempire bene le proprie tasche e il mezzo con acqua e viveri: non serviranno certo a noi... Che dicano poi che noi alpini siamo cambiati...
Mi ricordo quando mio nonno mi parlava della guerra: “Brutta cosa bocia, beato ti che non te la vedarè mai...” Ed eccomi qua, valle del Gulistan, Afghanistan centrale, in testa quello strano copricapo con la penna che per noi alpini è sacro. Se potessi ascoltarmi, ti direi: “Visto, nonno, che te te si sbaià...”

Caporal Maggiore Matteo Miotto
Thiene (Vicenza) - Valle del Gulistan, novembre 2010

Matteo Miotto è caduto il 31 dicembre 2010 nella Valle del Gulistan, in Afghanistan

Dal sito: http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=132752&sez=NORDEST


L’inaugurazione del 25° Presepe degli Alpini a Luino

La famiglia è sicuramente una delle cose più importanti della nostra vita se non la più importante, a partire da quella di Nazareth. E a Luino questa famiglia così importante per la nostra umanità ogni anno, da 25 anni a oggi, viene esposta in un Presepe alla cittadinanza luinese dalla locale Sezione Alpini. Sia chiaro: ciò che fanno gli Alpini luinesi nel periodo natalizio non è un gesto eclatante teso ad evidenziare i tanti meriti che le penne nere possono avere, ma soltanto quello di portare avanti “la nostra millenaria civiltà cristiana” in modo semplice in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, quando da più parti si cerca di cancellare, annullare, togliere tutti i sacri simboli del Natale pur di non offendere le sensibilità altrui. Lo ha evidenziato il presidente della Sezione di Luino Lorenzo Cordiglia nel suo discorso, parlando di quel dirigente scolastico che, nel mese di dicembre, ha impedito al parroco di Cardano al Campo (Varese) di entrare nella scuola elementare per dare agli insegnanti ed agli alunni la benedizione natalizia perché, secondo questo dirigente scolastico, “la scuola è un’istituzione laica”. Chiudendo il suo discorso Cordiglia ha poi avvertito che “non ci dovrà essere nessuno che potrà chiedere un impedimento di questo genere a noi Alpini” visto che, al contrario, noi Alpini i simboli sacri li costruiamo, vedi le varie cappellette votive sparse su tutto l’arco alpino e, giusto per ricordarlo, la chiesetta al Pian delle Betulle per i reduci del Battaglione Morbegno del 5° Alpini e non ultima la chiesa del Borgo San Lorenzo a Fossa.
Nel concreto, come sempre, questa a cui ho partecipato è stata una cerimonia semplice di cui ho scoperto l’esistenza da qualche anno e alla quale finalmente ho potuto prendere parte lo scorso 18 dicembre e che ora vi descrivo. Vista la bella giornata di sole, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di partire con meta il Lago Maggiore, per partecipare a queste “nozze d’argento”. Il tratto di strada più incantevole e suggestivo è stato sicuramente quello parallelo alla costa del Verbano, col sole che lo azzurrava ancor di più di quanto lo fossero già le sue acque, e che illuminava di un bianco splendido le innevate cime lì intorno.
All’arrivo a Luino con un ampio margine di tempo prima dell’inizio della cerimonia come di consueto, mi faccio un giro per questa bella città. Alle 17 puntuali inizia la cerimonia con l’alzabandiera e l’inno nazionale e al termine di queste formalità lo speaker evidenzia e ringrazia a più riprese la mia presenza col gagliardetto del Gruppo di Lodi mettendomi un poco in imbarazzo. Il mio amico Sergio Bottinelli (conosciuto durante il mini-CISA di Abbiategrasso in occasione del Raduno del 2° Raggruppamento a Vigevano del 2008 e poi reincontrato al CISA di Conegliano Veneto), redattore del giornale “5 Valli” della Sezione luinese, bonariamente mi dà del pazzo per questa mia follia di aver voluto raggiungere Luino dopo la nevicata del giorno precedente. Gli rispondo di prendere questo termine come un complimento e che l’ho fatto perché l’anniversario è di quelli importanti. Sono presenti alla cerimonia i Vessilli delle Sezioni di Luino e Varese, lo scudo dell’IFMS, tanti gagliardetti e tanti Alpini. I discorsi del vicesindaco di Luino Franco Compagnoni, del presidente della Comunità Montana Valli del Verbano, l’Alpino Marco Magrini, del presidente della Sezione luinese e del consigliere nazionale ANA Adriano Crugnola, anticipano la posa del Bambinello nella capanna da parte di Stefano Passera, Alpino reduce di Russia per il quale questo tempo freddo “è una passeggiata rispetto ai meno 30 della ritirata”, e la benedizione del Presepe da parte di don Giorgio. La successiva sfilata per le vie di Luino ha quindi portato il corteo alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo per la S. Messa, con la partecipazione del Coro “Città di Luino” che annovera tra le sue fila alcuni Alpini, che ha concluso la cerimonia. Al di fuori della chiesa, mentre imperversano la distribuzione di vin brulé e fette di panettone per riscaldarsi e lo scambio d’auguri, tanti Alpini mi hanno ancora ringraziato per la presenza che nessuno si aspettava e mi hanno detto che, quando sarà possibile, ricambieranno la visita. Io rispondo loro che, se vorranno venire, il prossimo anno il Gruppo di Lodi festeggerà il 90°, e mi avvio verso la mia auto per riprendere il viaggio verso casa consapevole di aver passato un piacevole pomeriggio diverso dal solito e di aver fatto ancora una volta il mio dovere.
Dario Bignami






Il ricordo del beato alpino don Secondo Pollo nel 69° della sua morte

Memore dell’esperienza vissuta lo scorso anno, quando partecipai a questa celebrazione a partire solo dal pomeriggio dopo che ne lessi l’articolo sull’alpino dello scorso dicembre 2009, il 26 dicembre ancora in compagnia del fidato Luca Geronutti siamo partiti alla volta di Vercelli al mattino presto per poter partecipare a tutta la manifestazione. Le festività natalizie ci imporrebbero il giusto e meritato riposo dopo un anno di ricco di soddisfazioni alpine a diversi livelli, ma noi abbiamo preferito “lavorare” anche in quest’occasione. La comodità del viaggio in treno fin nella patria del riso e le chiacchiere su quello che ci attende ci fanno pesare di meno la levataccia mattutina. Sappiamo entrambi che questa è per noi l’ultima manifestazione del 2010 a cui partecipiamo e, visto che riguarda il primo Beato alpino nella storia dell’ANA nel ricordo dell’anniversario della sua morte a Dragali in Montenegro avvenuta il 26 dicembre 1941, non ci siamo tirati indietro. Ad attenderci all’arrivo in stazione c’è Gian Domenico Ciocchetti, presidente della Sezione di Vercelli, che ci fa da tassista. Il tempo di un caloroso saluto e poi via verso Caresanablot, paese natale del Beato, per la prima delle due S. Messe che ci aspettano. Arriviamo in Piazza don Pollo e dopo le presentazioni di rito subito gli Alpini vercellesi ci stringono le mani e si congratulano con noi per la nostra presenza e la cosa ovviamente ci fa un gran piacere; sembra quasi una sorta di “gemellaggio” tra le Sezioni ANA che possono vantare di avere gli unici due Beati Alpini. Non siamo in tanti, si e no una cinquantina, ma il Vessillo sezionale ed i Gagliardetti locali ci sono tutti. Qui la manifestazione prevede solamente l’alzabandiera ed il “silenzio” nel ricordo di tutti i Caduti vercellesi. Subito dopo ci spostiamo nei pressi della chiesa di Caresanablot da dove il futuro Beato iniziò il suo cammino sacerdotale, formiamo il corteo e sfiliamo fino al monumento dedicato alla memoria di don Secondo Pollo per depositare ai suoi piedi una corona d’alloro sulle note del “silenzio”. Al termine, dopo la benedizione della corona da parte di don Gianpaolo, Gian Domenico Ciocchetti nel suo breve discorso ha ricordato la figura del sacerdote anche se, parole sue, è difficile trovare ancora delle parole per poterlo descrivere come uomo e come prelato. La successiva S. Messa presieduta da don Gianpaolo ha chiuso la parte mattutina della manifestazione. Nel frattempo, durante la celebrazione eucaristica, ci ha raggiunto Padre Dino Cadonà (conosciuto lo scorso anno proprio in quest’occasione), ex cappellano militare della “Julia” con un passato di naja diviso tra l’Abruzzo ed il Friuli, col quale mi ero messo d’accordo già da qualche giorno. A mezzogiorno Padre Dino ospita me e Luca a pranzo. La compagnia è bella e i discorsi su vari argomenti si sprecano.
Dopo aver avuto anche il tempo di poter fare una buona oretta di sonno rilassante per riprendersi e ritemprarsi dalle fatiche della giornata, alle 17 partecipiamo alla seconda S. Messa in programma per don Pollo questa giornata nel duomo di Vercelli. Come lo scorso anno a presiederla è l’Arcivescovo S. E. Mons. Enrico Masseroni. L’omelia è però officiata da don Giovanni Musazza che porta a conoscenza dei presenti la sua esperienza di vita vissuta accanto a don Secondo Pollo nell’anno in cui erano in seminario assieme. Terminata la S. Messa siamo ancora ospiti di Padre Cadonà che ci offre un ultimo bicchiere di buon vino prima del ritorno a casa e nel frattempo gli promettiamo che, se non ci saranno particolari intoppi, io e Luca saremo presenti anche il prossimo anno in occasione del 70° anniversario dalla sua morte. Anche questa volta io e Luca siamo riusciti a far fare bella figura sia ai nostri Gruppi di Lodi e Milano Centro, sia alla Sezione di Milano.
Dario Bignami





L’inaugurazione del Gruppo di Lallio (Bergamo)

La famiglia alpina si allarga e accoglie tra le sue braccia, in attesa delle prossime inaugurazioni, il nuovo Gruppo di Lallio, il 270° della Sezione di Bergamo. L’ennesimo “fiocco verde” in terra orobica è stato appeso domenica 20 febbraio. Una manifestazione cui abbiamo partecipato Alessandro Pisoni e io col vessillo sezionale, mettendo un po’ in crisi l’organizzazione locale, visto che non si aspettavano la presenza di una Sezione amica. Nel paese di Lallio completamente imbandierato di tricolori si sono si sono dati appuntamento almeno quattrocento penne nere della zona con, oltre ai vessilli di Bergamo e Milano, settanta gagliardetti di cui tre giunti da altre Sezioni: i Gruppi di Pianezza (Torino), Borgounito (Brescia) e Tavernaro (Trento). Un’autentica “invasione”, poiché nessuno a Lallio si aspettava così tanti alpini, tanto meno i soci del neonato Gruppo. Un Gruppo, quello di Lallio, nato dalla geniale intuizione del sindaco Massimo Mastromattei che ha preso contatto con l’attuale capogruppo Stefano Lavè chiedendogli se la sentisse di portare avanti l’idea di avere nel proprio paese un Gruppo Alpini; cercando, insieme, altre penne nere del paese e della zona, e, una volta avvicinate, invitandole ad entrare nel Gruppo. Risultato finale: un Gruppo nuovo di zecca formato da una quarantina di soci. La mattinata, uggiosa quanto bastava per non rovinare del tutto questa festa, è cominciata con l’inaugurazione della sede del Gruppo che si trova in alcuni locali sotto il Municipio. La successiva sfilata per le vie cittadine ha portato il lungo corteo presso il monumento ai Caduti per l’alzabandiera.
Contrariamente a quanto si fa di solito in questi casi, si è subito ripartiti per raggiungere la chiesa parrocchiale dove il sacerdote ha quindi officiato la S. Messa coadiuvato da due ministranti alpini, ha benedetto il nuovo gagliardetto del Gruppo e nella sua omelia ha parlato del gran bene che fanno gli alpini nelle missioni di pace dove portano speranze a chi le ha perse. All’uscita di chiesa, sotto una pioggerellina fastidiosa, il corteo ha di nuovo sfilato per le vie di Lallio tornando al monumento ai Caduti dove questa volta è stata deposta una corona d’alloro sulle note del “silenzio”, suonato dal trombettiere della Fanfara Alpina di Trescore Balneario. Qui si sono tenuti infine i discorsi del sindaco Mastromattei che ha dato la sua disponibilità nell’aiutare il Gruppo nelle loro iniziative, del sindaco dei ragazzi Esposito, del capogruppo Lavè che si è dimostrato abbastanza timido e impacciato nella sua prima uscita nel fare discorsi ufficiali, ringraziando tutti i convenuti. Il consigliere nazionale Arnoldi, bergamasco doc, ha portato il saluto del presidente Perona e ha donato al capogruppo la medaglia dell’adunata di Bergamo, alla quale gli Alpini del nuovo Gruppo vi hanno partecipato come Alpini ma non come Gruppo e che a Torino potranno finalmente viverla come tale, e per ultimo il presidente sezionale Sarti che nel suo caloroso discorso ha elogiato la nascita di questo Gruppo perché ciò sta a significare che l’Associazione Nazionale Alpini avrà vita ancora per altri anni, che è quindi ben lontana dalla “estinzione”.
La pioggia è stata coma un “battesimo” per la nascita del nuovo Gruppo ANA di Lallio e poi il sole, che gradatamente stava uscendo durante tutti i discorsi, ha illuminato la strada che d’ora in avanti le penne nere di Lallio dovranno percorrere nella nostra grande famiglia alpina.
Dario Bignami


Il saluto al Generale di C. A. Armando Novelli

Leggo “L’Alpino” di dicembre 2010 e nel sommario l’occhio mi cade sull’intervista al Generale di C.A. Armando Novelli, comandante del COMFOTER, ormai a fine mandato.
Tra me e me mi chiedo: “Cos’avrà da dire?. Forse qualche novità riguardante le Forze Armate e le Truppe Alpine in particolare?”. Tutto e niente di tutto questo. Vado alla pagina indicata e dopo le prime righe scopro che il Generale Novelli lascia l’incarico per andare, giustamente, “in pensione” dopo 44 anni di servizio e 27 da comandante degli Alpini.
L’intervista è una sorta di consuntivo a 360° di tutto il suo operato, di come sono “cambiati” gli Alpini che prestavano servizio di leva obbligatorio a quelli attuali volontari e impiegati nelle varie missioni di pace e ricostruzione all’estero, i suoi ricordi dai primi momenti: da quando ha indossato la divisa grigioverde a oggi, i suoi ringraziamenti; il tutto concentrato in 4 pagine. Il lettore adesso potrebbe benissimo domandarsi il perché ho scritto questo articolo. La risposta è presto data. Perché il Generale Armando Novelli nell’anno del mio servizio di leva (1993-1994, l’anno della missione in Mozambico, la prima con Alpini di leva se non ricordo male) è stato mio comandante al 3° Reggimento Alpini del Battaglione “Susa” presso la caserma “Berardi” di Pinerolo, e in un passo dell’intervista lo dice. Lì a Pinerolo ho avuto modo di conoscere e apprezzare anche tanti altri ufficiali che all’epoca avevano qualche grado in meno ma che ora sono tutti Generali: Claudio Graziano (reincontrato ad Asti quest’anno), Fausto Macor, Stefano Mega, Ivan Caruso, Dario Ranieri, Antonio di Gregorio detto “Il tigre” (reincontrato lo scorso anno al 60° Pellegrinaggio al Colle di Nava), Marcello Bellacicco attuale comandante della Brigata “Julia” in Afghanistan. Anche se non tutti erano comandanti della mia Compagnia, erano comunque tutti comandanti “con le palle” che mi hanno formato il carattere. Ma il comandante Novelli aveva, pur nella severità del suo ruolo, quella carica umana che forse ad alcuni è un po’ mancata. Nel numero di marzo 2008 di “Veci e Bocia”, ebbi modo di scrivere un articolo riguardante il nostro incontro a Brescia in occasione del 65° di Nikolajewka e di un singolare episodio che coinvolse, in maniera del tutto casuale ed ignara, sua figlia Valentina.
La sua disponibilità ad ascoltarmi e il tempo dedicatomi, mi hanno fatto capire che l’uomo non era cambiato. L’Alpino, con la professionalizzazione del servizio e con tutto quello che ne è conseguito probabilmente sì, ma l’uomo no.
Grazie Generale Armando Novelli di essere stato mio comandante, adesso si goda il meritato riposo e tutto l’affetto della sua famiglia.
Dario Bignami


Un Esercito di …operatori ecologici?

Gentile direttore, è risaputo da diverso tempo ormai che in Campania l’emergenza-spazzatura è all’ordine del giorno. Già due anni fa giornali e telegiornali ci propinavano ogni giorno le stesse identiche scene che vediamo ancora oggi; quello che cambiava era solo il nome delle località. Mucchi di sacchetti ai lati delle strade che impediscono il normale camminamento sui marciapiedi, che tolgono la visuale a chi esce da un parcheggio o da un cortile. E tutto questo condito da un odore nauseabondo che con l’avvicinarsi dell’estate 2008 e del gran caldo, avrebbe portato ad un sicuro peggioramento dell’aria respirabile. Alcune scuole erano state addirittura chiuse per tutelare la salute dei bambini. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi risolse questo annoso problema e la situazione si normalizzò. Da qualche tempo a questa parte questa situazione è di nuovo precipitata, e i cittadini campani che cosa hanno fatto nel frattempo per cercare di fermare tutto questo? Niente. Non si rimboccano le maniche ma protestano. Protestano perché i camion-compattatori non passano a ritirare i rifiuti anzi danno fuoco pure a questi mezzi operativi, protestano ribaltando i cassonetti pieni di sacchetti col solo svantaggio di ributtare per strada la loro stessa spazzatura, protestano incendiando i cassonetti e la spazzatura e protestano se viene detto loro che in Campania dovranno sorgere delle nuove discariche atte a contenere i rifiuti da loro stessi generati. E di termovalorizzatori, primo fra tutti quello di Acerra, così come delle discariche di Terzigno e di Chiaiano, non ne vogliono sapere. In compenso la raccolta differenziata non sanno proprio cosa sia, ma fanno aspre battaglie contro le forze di Polizia per difendere il territorio. Un noto giornalista televisivo pochi giorni fa ha detto ad un programma radiofonico che “…la regione Campania sta diventando il paese dei NO”, tanto per restare in tema di rifiuti… Per usare un detto popolare sembra che i campani vogliano “la botte piena e la moglie ubriaca”, ma al contrario. Non vogliono che vengano aperte nuove discariche sul territorio ed al tempo stesso non vogliono più avere tonnellate di rifiuti per le strade e sotto casa. Come fare per risolvere tutto questo? All’epoca questo gravoso problema se lo accollarono altre regioni italiane nonché direttamente lo Stato facendo partire treni speciali verso la Germania con dei costi che noi contribuenti possiamo ben immaginare, oggi le stesse altre regioni italiane, prima fra tutte la Lombardia, hanno impedito l’arrivo sul proprio territorio dei rifiuti campani. Come ciliegina sulla torta è stato messo in campo anche l’Esercito Italiano che oltre a difendere i confini dell’Italia ora deve difendere anche la Campania (!) dall’incolumità fisica delle persone che rischiano di inciampare nei sacchetti, dal rischio delle malattie che possono essere generate dai rifiuti e da un olezzo insopportabile. Si sono visti in azione militari con ruspe, pale meccaniche e camion nell’atto di ripulire il più possibile tutte le strade. Se vi fosse un altro terremoto in Irpinia loro, i militari, sarebbero già lì a dare una mano…Battute a parte, credo che manchi un po’ di cultura, senso civico e di buon senso in generale (ma questo non sta a me dirlo) agli abitanti campani per quanto riguarda la questione-rifiuti.
L’Esercito Italiano, secondo me, non può essere impiegato in una situazione, anche se negativa, che è stata generata dagli abitanti stessi della Campania. Se mai dovessero ripetersi sciagure e/o catastrofi naturali com’è successo per la diga del Vajont, per il terremoto in Friuli, in Armenia, in Umbria, in Abruzzo o le esondazioni come quelle in Val di Sambro, di Sarno, quelle in Valtellina o del Piemonte nel 1994, gli alpini ma più in generale i militari ci sarebbero sicuramente a dare una mano in tutto quello che è necessario fare. Ma gli abitanti campani? Probabilmente starebbero soltanto a guardare perché non è cosa che riguarda loro. L’Esercito Italiano sta già facendo tanto con le missioni umanitarie e di pace in giro per il mondo, impiegarlo anche per una “missione umanitaria ecologica” in casa nostra creata da noi stessi mi sembra ridicolo. In Italia abbiamo già un esercito di… operatori ecologici, spazzini o netturbini (usate il termine che preferite) per tenere pulite le strade di tutte le nostre città e di tutti i nostri paesi, ora dobbiamo usare anche le Forze Armate?
Armate di cosa poi? Bidone e ramazza come la cara corveé-caserma che tutti abbiamo fatto almeno una volta nel nostro periodo di naja?
Dario Bignami

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