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VECI E BOCIA 1-2012
Ultima modifica : 2012-03-24 16:22:24 (31975 leggi)
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Notiziario della Sezione ANA di Milano - - edizione: marzo 2012

IL NUMERO 1 DEL 2012 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 19 MARZO

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Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

Cliccate qui per aprire la pagina "Lo scaffale di Veci e Bocia", da cui si accede a tutti i numeri presenti on-line.


Nonostante questa edizione sia uscita su 28 pagine, il maggior numero nella storia di "Veci e Bocia", lo spazio non è stato sufficiente per inserirvi tutto il materiale disponibile. Pubblichiamo pertanto nell'edizione on-line quanto, a malincuore, non abbiamo inserito nella versione su carta.

Un logo per i 60 anni di “Veci e Bocia”

Avevamo chiesto collaborazione per trovare il logo identificativo per i 60 anni del nostro giornale e abbiamo ricevuto alcune proposte.
Ringraziamo Mario Brioschi, Federica Papa, Gigi Rodeghiero e Roberto Tanzi per l’attenzione alla nostra richiesta e per l’impegno profuso nel preparare alcuni interessanti spunti.
Tra tutte le idee ricevute abbiamo deciso di scegliere una delle proposte di Gigi Rodeghiero per la semplicità e per l’immediatezza nel ricordare la testata del nostro giornale.
Per ringraziare coloro che hanno contribuito a questo lavoro, abbiamo deciso di dare evidenza a tutte le loro proposte nella versione On-line di “Veci e Bocia”.
Cliccate qui per scaricare il file con le proposte per il logo del 60° di "Veci e Bocia".

Cliccate qui per scaricare il programma del raduno del Gruppo Agordo.
Cliccate qui per scaricare il programma dell'inaugurazione della sede della Sezione di Cremona.

Seguono cinque articoli...

L’incontro con Luca Barisonzi a Vigevano il 23 febbraio 2012.
Ho una Storia da raccontarvi

Quando noi Alpini ricordiamo quelli andati avanti, mi ha sempre fatto piacere pensare che ricordiamo soprattutto quegli oscuri soldati morti lontano, pensando alla propria casa, alla propria “morosa”.
Agli eroi ci pensavano già tutti, noi Alpini dovevamo pensare agli altri, ai tanti “Ninetto” sotto una croce sulla strada di San Donà o ai fratelli di quella ragazza Russa di nome Joska ….
Un pensiero sommesso e taciuto, quasi dissacrante nei confronti degli Eroi, ma che poi con Kennedy prende forma e autorevolezza nella famosa frase “la storia non la fanno gli eroi, ma la facciamo tutta noi”: che forza questi Americani, hanno sempre la battuta pronta!
Ma adesso devo ricredermi e lo devo a Luca Barisonzi, o meglio a quello che ho visto grazie a Luca.

Ho visto mille ragazzi delle scuole, seduti tutti assieme, partiti con gioia per le tre ore di scuola perse, ma poi attratti da quei discorsi grandi, importanti. Attenti, curiosi, affascinati che qualcuno gli parlasse della loro vita, del loro futuro. Erano discorsi che parlavano di impegno, di Patria, di senso del dovere, di spirito di squadra, di responsabilità, di rispetto e di lealtà, ma anche di fiducia, di speranza, e di voglia di vivere.
Tutti quei concetti, tutti insieme, glieli hanno detti gli Alpini, dei giornalisti e le Autorità, ma soprattutto Luca, perché per la prima volta ha raccontato la sua storia a dei ragazzi delle scuole superiori qui a Vigevano.
E noi Alpini c’eravamo e c’eravate tutti Voi della Sezione di Milano, perché … per quei ragazzi c’erano tutti gli Alpini d’Italia e questo è stato reso possibile perché Luca aveva una storia da raccontare.
Ed è una regola: noi per essere ascoltati dobbiamo avere una storia da raccontare. Può essere il nostro impegno nel migliorare il nostro Territorio, la nostra Collettività, può essere per quello che facciamo nei paesi lontani, può essere per la nostra sensibilità nei confronti della gente che soffre e che ha bisogno di aiuto e che guarda agli Alpini come a persone su cui contare.
Noi ne abbiamo raccontate tante di storie, ma quella di Luca è una bella storia, è la storia di un ragazzo che vuole avere un suo futuro, una sua dignità, vuole essere il più indipendente possibile… che vuole vivere.
L’importante è quello che questa storia genera in noi e in tutti gli Italiani e il progetto “Una casa per Luca” è eloquente. Questa storia vuole anche confermare che per noi Alpini nulla è impossibile, basta volerlo.
Grazie Luca, probabilmente questi tempi hanno bisogno di eroi, e noi come te non possiamo e non vogliamo rinunciare al nostro destino.
Renzo De Candia


Milano ha celebrato il “Giorno del ricordo”

Avendo ricevuto l’invito speditomi dall’ex capogruppo Giancarlo Bianchi - che a sua volta lo aveva dal presidente del Consiglio di zona - mi sono recato in largo Martiri delle foibe di questa città, per presenziare alla cerimonia relativa al “Giorno del ricordo” ivi in programma: era un solo alpino presente: io (e senza cappello)! Su internet sono riprodotte foto della cerimonia: il Sindaco mentre tiene il [polemico] discorso, davanti a vessilli degli esuli istriani e dalmati. Allego il testo sulla manifestazione.
Anche il Comune di Milano, in ottemperanza alla legge n° 92 del 30 marzo 2004 che ha istituito per il 10 febbraio il “Giorno del ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre degli istriani, dei fiumani e dalmati, lo ha celebrato nel luogo più appropriato, denominato, per l’appunto, dalla toponomastica cittadina dal 1998, “Largo Martiri delle foibe”. In merito alle inaudite vicissitudini patite negli anni 1943-47 dagli Italiani dell’Istria e della Dalmazia, Giorgio Napolitano, un lustro addietro nella sua prima partecipazione ufficiale a Roma quale presidente della Repubblica, le aveva definite “una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica”.
A mezzodì del brumoso venerdì 10 febbraio scorso, il sindaco Giuliano Pisapia, dotato di fascia tricolore prevista per le cerimonie ufficiali, affiancato da un ammutolito amministratore provinciale munito di fascia azzurra quale sostituto del presidente Guido Podestà, alla presenza di più di cento cittadini, fra cui taluni esuli istriani e dalmati, nonché militari in servizio delle Forze armate dello Stato e della polizia locale, rappresentanti di associazioni d’Arma e combattentistiche, ha commemorato il “Giorno del ricordo”, scatenando polemiche e contestazioni. Egli, servendosi di un microfono installato su un piedistallo adagiato sull’ampio marciapiede, ha esordito dichiarando: “Il giorno del ricordo - che viene ricordato in data odierna poiché il trattato di pace che previde la cessione di nostri territori nord-orientali alla Jugoslavia fu firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 - è un’occasione per meditare su un argomento del nefasto passato su cui, per troppi anni, perdurò un silenzio ingiustificabile. Per le migliaia di Italiani che dovettero lasciare le loro case e i loro affetti fu un triste evento, reso ancor più intollerabile dall’indifferenza e dalla mancanza di solidarietà che accompagnò il destino di questi connazionali. Le divisioni su un pezzo di storia dolorosa non sono più ammissibili in una nazione nata dalla Resistenza, in una città fregiata di medaglia d’oro, che ha fatto della solidarietà e della pace il suo punto di riferimento per il presente e per il futuro. L’Italia pagò duramente per le sciagurate guerre di aggressione scatenate dalla dittatura fascista, che aprirono la strada all’odio e alla violenza; è nostro dovere ricordare perché quel passato terribile non si ripeta più ...”.
Gli esuli presenti, ancor prima che iniziasse a parlare Pisapia, allorquando il responsabile del civico ufficio di gabinetto faceva presente che l’odierno protocollo prevedeva solamente l’intervento del primo cittadino, unico oratore ufficiale ammesso a parlare, avevano iniziato a protestare sommessamente, con discrezione.
Profondamente amareggiato, il segretario del “Movimento Nazionale Istria, Fiume, Dalmazia”, Romano Cramer, portatosi vicino al microfono, anticipando il discorso del Sindaco, si è limitato ad affermare: “Nonostante non mi sia consentito intervenire, reputo comunque sia mio dovere ringraziare i presenti, in particolar modo i rappresentanti dei sindaci in esilio delle libere città di Pola, Fiume, Zara, nonché i parenti delle vittime, gli esuli e i profughi intervenuti in questo posto con le bandiere e i vessilli della terra che ci ha dato i natali, per ricordare la nostra tragedia”.
Il sindaco Pisapia, poco dopo il termine del discorso - unitamente al personale del Cerimoniale, uno dei quali, al microfono, aveva precisato: “Cittadini, la cerimonia è conclusa” - se ne andava, lasciando delusi parecchi astanti, che esprimevano giudizi negativi sullo svolgimento della celebrazione. Uno di essi, dimostrando di conoscere i trascorsi politici di Pisapia, ha tentato di “spiegare” il suo discutibile comportamento rammentando che alla Camera l’11 febbraio 2004, quale parlamentare del Prc, unitamente ad altri quattordici deputati, aveva votato contro l’istituzione di tale “Giorno”. Allora - soggiungeva, perplesso - adesso sorge spontanea una legittima domanda: ironia della sorte, con quale spirito di opportunità politica e coerenza operativa egli, in veste di primo cittadino, si è sentito, suo malgrado, “obbligato” a presentarsi qui, per adempiere un dovere istituzionale che probabilmente non condivideva?”
Mentre Romano Cramer, ribatteva: “In Italia è la prima volta che ai diretti interessati veiene impedito di rammentare il loro sventurato passato in una cerimonia commemorativa; ci sentiamo umiliati. I nostri non sono morti di serie B. Se l’avessimo saputo, non saremmo neanche venuti. Il Sindaco, arrivato in tutta fretta e con i minuti contati, nella lettura degli appunti che aveva preparato, ha riconosciuto il nostro dramma, ma ha preferito mettere in risalto l’occupazione della Jugoslavia da parte dell’Italia fascista e, pur non negando le foibe, ha quasi giustificando la reazione con le atrocità dei comunisti titini. Pisapia, anziché pacificare, ha riaperto ferite non ancora del tutto rimarginate; con la sua mezza cerimonia, ci ha offesi. Dovrebbe chiederci scusa! ...”.
Roberto Scloza


Il 70° della morte di don Secondo Pollo

Per il terzo anno consecutivo la chiusura delle trasferte alpine l’ho svolta partecipando alla S. Messa in ricordo del Beato don Secondo Pollo a Vercelli; questa poi è stata un’occasione speciale in quanto ricorreva il 70° della sua morte avvenuta a Dragali in Montenegro proprio il 26-12-1941 nel tentativo di salvare un suo commilitone colpito a morte.
Questa piacevole tradizione l’ho ancora una volta condivisa con l’amico Luca Geronutti del Gruppo di Milano Centro.
Come al solito, dopo accordi telefonici presi nei giorni precedenti, a Milano ci troviamo sullo stesso treno per Vercelli.
La levataccia ha il suo peso il giorno dopo Natale ma il desiderio di essere presenti a questa manifestazione ha avuto il sopravvento. Dopo un’ora dalla partenza da Milano eccoci a Vercelli. Ad attenderci in stazione non c’è come lo scorso anno Gian Domenico Ciocchetti (partito in mattinata alla volta di Torino per andare a prendere un “giovane” sacerdote di 99 anni che ha conosciuto don Secondo Pollo) ma il consigliere sezionale Maurizio Mattiuzzo. Sorrisi e strette di mano sono il benvenuto nella città piemontese. Dopo un buon caffè ristoratore offertoci da Mattiuzzo partiamo per Caresanablot, paese natale del futuro Beato. Qui, come lo scorso anno, in molti si ricordano di noi due e ci ringraziano anche questa volta per essere presenti.
Ci viene incontro anche il nuovo Presidente della Sezione vercellese Piero Medri (che quest’anno è stato eletto al posto di Ciocchetti) e ci ringrazia anch’esso mentre un socio del Gruppo Vercelli “Don Secondo Pollo” ci racconta della bella esperienza e del successo della mostra fatta a San Giuliano Milanese qualche mese fa. Ormai dopo queste dimostrazioni d’affetto io e Luca sappiamo di essere tra amici. In piazzale Don Pollo comincia la cerimonia ufficiale con l’alzabandiera, l’inno italiano, la deposizione di un vaso di Stelle di Natale con la canta del “Piave” ed il “Silenzio” ai piedi del monumento ai Caduti Vercellesi. È interessante notare come anche l’amministrazione comunale di Caresanablot sia stata coinvolta in quanto ha donato agli alpini due nuove bandiere tricolori (benedette dal sacerdote di Caresanablot e dal diacono-alpino) per sostituire quelle ormai logore e desunte che si trovavano sui due pennoni comunali. Rispetto allo scorso anno c’è più gente: oltre ai gagliardetti e al vessillo bicciolano ed ai nostri, ci sono anche quelli della Sezione Valdostana e di Ivrea accompagnata dai gagliardetti di S. Benigno Canavese e Cuorgné. Terminata questa prima parte di manifestazione ci spostiamo presso la chiesetta locale dove formiamo lo schieramento; la successiva sfilata giunge davanti al cimitero dove si trova il monumento a don Secondo Pollo. Anche qui alzabandiera e deposizione di un vaso di Stelle di Natale sulle note dell’inno nazionale, del Piave e del Silenzio. Dopo un breve discorso di circostanza fatto dal Presidente Medri, ritorniamo per partecipare alla S. Messa..
A celebrare la funzione eucaristica oltre al prete di Caresanablot c’è anche mons. Italo Ruffino (accompagnato a questa manifestazione da Gian Domenico Ciocchetti), sacerdote minuto di corporatura, sciolto nel parlare e di una lucidità mentale così incredibile che si fa fatica a dargli 99 anni, che molti anni addietro ha avuto modo di conoscere don Secondo Pollo in un’occasione soltanto. Nell’omelia mons. Ruffino ha raccontato alcuni aneddoti su don Pollo, com’è avvenuto il loro incontro, cosa lo ha colpito del futuro Beato; una piccola lectio magistralis che ha visto l’attenta partecipazione dell’assemblea presente. Al termine della S. Messa io, Luca, l’alfiere della Sezione Valdostana e un socio vercellese siamo andati a pranzo assieme. Se fosse stato come lo scorso anno io e Luca saremmo stati ospiti di Padre Dino Cadonà (ex cappellano militare della Brigata Alpina Julia) prima a pranzo e poi per un rigenerante riposino pomeridiano nel convento di fronte alla stazione ferroviaria, ma essendo in giro in qualche parte d’Italia in quanto missionario, quest’anno questa cosa non s’è potuta fare; ed è stato anche un po’ un dispiacere non averlo potuto reincontrare. Nel tardo pomeriggio poi abbiamo fatto quattro passi nel centro storico di Vercelli un po’ per smaltire il pranzo ed un po’ per ammirare le bellezze architettoniche della città. In serata infine abbiamo partecipato alla seconda e più importante S. Messa, quella in duomo presieduta da S. E. mons. Enrico Masseroni che ha avuto ancora una volta come “protagonista” mons. Italo Ruffino dove anche in quest’occasione nell’omelia ha ripetuto ciò che aveva detto in mattinata a Caresanablot più altri aneddoti. Al termine della celebrazione eucaristica dopo le classiche foto fatte davanti alla teca con le reliquie del Beato, io e Luca salutiamo e ringraziamo tutti ed a nostra volta veniamo ringraziati per la giornata trascorsa a Vercelli promettendoci di vederci anche il prossimo anno.
Dario Bignami


Il calcio e gli Alpini

Questa è una curiosità di cui sono venuto a conoscenza leggendo l’ultimo numero del notiziario della Sezione di Monza. Che cosa hanno in comune lo sport italiano per eccellenza e il Corpo degli Alpini?
Apparentemente nulla, anche se diverse Sezioni e Gruppi in Italia, anche a livello di Raggruppamento, organizzano tornei di calcio coi soci alpini dei vari Gruppi. Nello sfogliare “Monza e Brianza Alpina” mi sono imbattuto in un articolo dal titolo “Intitolata la sede del Gruppo di Gorgonzola” (dove si svolgerà il prossimo raduno della Sezione di Monza il prossimo 27 maggio in occasione del 50° del Gruppo martesano, n.d.r.) a cura del capogruppo Adriano Lacchin. In questo articolo egli cita che la sede del loro Gruppo è intitolata all’alpino Erminio Giana, nativo di Gorgonzola, sottotenente del 4° Reggimento Alpini del Battaglione “Aosta”, Medaglia d’Argento al Valor Militare e caduto sulle trincee del Monte Zugna durante la Prima Guerra Mondiale.

Fin qui nulla di strano: molte sedi di Gruppi e Sezioni sono intitolate ad alpini valorosi. Ma che ci sia proprio una squadra di calcio che porta il nome di un alpino, era la cosa che mi giungeva nuova. Questa squadra di calcio esiste ed è appunto la “Giana Erminio” che gioca nel campionato di Promozione Lombarda (girone F) ed è anche prima in classifica. È vero che anche la squadra di calcio di Lodi, come tante altre realtà sportive lodigiane, porta il nome di una persona, il condottiero Fanfulla famoso per aver partecipato alla “Disfida di Barletta” (per inciso poi la “Giana Erminio” e il “Fanfulla” giocano nello stesso girone). Ma mi sono sempre domandato, da quando ne ho letto il nome, perché fosse stato dato il nome di una persona a questa società sportiva calcistica martesana e di dove fosse, e anche quando venni a sapere che la squadra era di Gorgonzola mi rimaneva sempre in sospeso l’altra domanda: chi era Erminio Giana?
Ora finalmente lo so e sono contento che anche nel mondo dello sport, almeno per una volta, ci si sia ricordati di un valoroso alpino, anche se in maniera del tutto particolare ma che comunque gli rende onore.
Dario Bignami


La Santa Messa di Natale in Duomo a Milano

Ancora una volta si è compiuto “il miracolo” della “seconda adunata nazionale” dell’anno: la Santa Messa di Natale in duomo a Milano, con la presenza nel capoluogo lombardo di migliaia di penne nere giunte da ogni parte d’Italia.
Questa 54ª edizione della Santa Messa voluta a suo tempo dal mai dimenticato Peppino Prisco ha visto la “prima volta” da protagonisti (a loro modo) del nuovo sindaco meneghino dott. Giuliano Pisapia e dell’Arcivescovo S.E. Cardinale Angelo Scola, che hanno avuto parole di elogio nei confronti degli alpini per tutto ciò che fanno di positivo gratuitamente per chi è in difficoltà.
A questo appuntamento erano presenti un Picchetto Armato e la Fanfara della Brigata Alpina Taurinense, la Fanfara Storica della Sezione di Vicenza, la Fanfara Alpina di Abbiate Guazzone e quella di Ombriano; mentre tra le autorità militari vi erano il Comandante Generale delle Truppe Alpine Alberto Primicerj, il Comandante Generale del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO con sede a Solbiate Olona Generale Giorgio Battisti, il Generale Camillo De Milato e diverse altre penne bianche. Ovviamente era presente il Labaro Nazionale scortato dal Presidente Corrado Perona e dal Consiglio Direttivo Nazionale al gran completo. L’oratore ufficiale della manifestazione è stato il past-president Giuseppe Parazzini.
Non sto a dilungarmi troppo su quella che è stata la manifestazione in sé visto che le formalità sono le stesse di ogni anno con la chiusura al Sacrario di Sant’Ambrogio, ma mi preme sottolineare come ancora una volta i numeri della partecipazione a questa tradizionale Santa Messa siano sempre di più in aumento con la presenza di ben oltre 40 gonfaloni di città e paesi invitati, 55 vessilli sezionali ed oltre 370 gagliardetti di Gruppo, segno che questa manifestazione è molto più di una semplice Santa Messa, ed è sentita da tantissime persone, alpini e non alpini.
Dario Bignami

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