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VECI E BOCIA 3-2012
Ultima modifica : 2012-10-05 17:30:12 (29394 leggi)
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- Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2012 -

IL NUMERO 3 DEL 2012 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA L' 1 OTTOBRE

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in formato fascicolo (vedi box a pag.19 di VeB)



Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

Cliccate qui per aprire la pagina "Lo scaffale di Veci e Bocia", da cui si accede a tutti i numeri presenti on-line.


Affiancato al logo per i 60 anni di “Veci e Bocia” appare in ogni pagina dell'edizione su carta quello per i 140 anni della Truppe alpine ideato da Riccardo Talleri.
Questa edizione è uscita su 20 pagine, rinviando al prossimo numero l'inserto dedicato ai 60 anni del notiziario.
Ancora un volta lo spazio non è stato sufficiente per inserirvi tutto il materiale disponibile. Pubblichiamo pertanto nell'edizione on-line i quattro articoli che, a malincuore, non abbiamo inserito nella versione su carta.


80° della Sezione di Reggio Emilia e 50° del Gruppo di Cavola

“Sogno di un weekend (alpino) di mezza estate”. Si potrebbe tranquillamente scomodare una delle più importanti opere di William Shakespeare per poi parafrasarla ad uno dei nostri tanti fine settimana all’insegna delle manifestazioni alpine.
Infatti dal 27 al 29 luglio scorsi a Cavola di Toano, sull’Appennino Emiliano, è andata in scena una manifestazione che ne racchiudeva tre: l’80° di fondazione della Sezione di Reggio Emilia con annesso 56° raduno sezionale, e il 50° del Gruppo di Cavola.
Una tre giorni all’insegna del tricolore (e non poteva essere diversamente per la Sezione della “Città del Tricolore dal 1797”), dell’alpinità e della Festa della Solidarietà Alpina, come ormai avviene da nove anni a questa parte quando c’è il raduno sezionale reggiano. E come sempre quando c’è qualcosa di alpino che mi attira, io non mi tiro indietro: così parto nel tardo pomeriggio del sabato giusto in tempo per essere presente all’alzabandiera delle 19 (sì, avete letto bene… alzabandiera alle ore 19…) con il suggestivo sfondo della “Pietra di Bismantova” di Castelnuovo né Monti al tramonto.
Nella stessa giornata al mattino le penne nere di Cavola avevano già inaugurato la “Fontana degli Alpini”, mentre nella scuola elementare del paese vi è la mostra fotografica sulla Ritirata di Russia esposta dal reduce Pasquale Corti. Dopo l’alzabandiera ed un breve carosello del Corpo Bandistico di Cavola m’intrattengo a parlare con alcuni alpini reggiani tra cui il presidente Emilio Schenetti e in mezzo a questo gruppetto ci sono anche gli amici del Gruppo di Cernusco sul Naviglio. Ci guardiamo stupiti chiedendoci cosa ci facciamo lì e come facevamo a sapere della manifestazione, poi scoppiamo a ridere. Restiamo lì a parlare ancora un po’, quindi ritorno alla mia auto per cenare. La serata si conclude quindi al “Cavolaforum” (un piccolo gioiello architettonico polivalente con una sala-congressi che fa anche da teatro ed una grande palestra utilizzata per i pranzi e le cene di questo weekend) con la consueta rassegna dei cori: il Coro locale “Voci lassù”, il Coro ANA sezionale “Canossa” e la Corale di Scandiano “Essetimajor”.
Dopo l’esperienza di due settimane prima, quando al Passo San Marco ha tempestato tutta notte facendomi dormire nella sede del Gruppo di Mezzoldo, questa volta sono più fortunato: la notte stellata e ventilata mi conciliano il sonno e mi permettono di dormire in auto nel cortile di un’azienda metalmeccanica gentilmente messo a disposizione dal proprietario anche ai camperisti giunti da più lontano e usato anche come posto-tappa al mattino per fare colazione con Parmigiano Reggiano, vino, focacce, pane e salame.
La domenica c’è il “sogno di mezza estate” di cui parlavo prima; infatti per questa manifestazione “una e trina” organizzata nel bel mezzo delle vacanze estive che invitano di più a cercare refrigerio al mare o in montagna, vedere presenti ben dodici vessilli sezionali (Reggio Emilia, Piacenza, Parma, Modena, Bolognese-Romagnola, Cuneo, Saluzzo, Bergamo, Brescia, Conegliano Veneto, Verona, Vicenza), il vessillo degli Alpini Paracadutisti portato da Beretta e scortato da Biffi (presenti anche Coronelli e Calogero con lo stendardo del Centro “Don Gnocchi” di Pessano con Bornago, per il Gruppo di Cernusco sul Naviglio) e all’incirca una sessantina di gagliardetti tra cui i nostri di Cernusco sul Naviglio e Lodi, quello di Sequals per la Sezione di Gorizia, uno giunto dal pordenonese ed un altro dalla Sezione di Vittorio Veneto, senza contare ovviamente quelli delle cinque sezioni emiliano-romagnole, è stato sicuramente un sogno che nemmeno s’immaginava il bravo Emiliano Schenetti con tutti i suoi consiglieri.
Alla manifestazione era presente anche il consigliere nazionale di riferimento Corrado Bassi, già presidente della Sezione di Modena. La mattinata ha quindi seguito il suo iter canonico con l’alzabandiera, subito dopo vi è stata la S. Messa, quindi i discorsi del sindaco di Toano Michele Lombardi che si è detto orgoglioso d’aver avuto ancora una volta gli alpini nel territorio del Comune da lui gestito (Toano è divisa in diverse frazioni delle quali alcune hanno un proprio Gruppo: oltre ai Gruppi di Toano e Cavola ce ne sono altri tre, ndr), del capogruppo di Cavola Paride Ferrari, del presidente Emiliano Schenetti e del consigliere nazionale Corrado Bassi; successivamente ai discorsi c’è stata la sfilata per le vie del paese scandita dalle note della Fanfara Storica di Vicenza e dal Corpo Bandistico di Cavola e per finire la deposizione della corona d’alloro al monumento Ai Caduti prima del ritorno al “Cavolaforum” per il rompete le righe.
Un bimbo, stupito nel vedere così tante penne nere nel paese, s’è lasciato sfuggire: «Cavolo, quanti alpini!!». Già, quanti alpini a Cavola per questo 50° di fondazione del Gruppo unito all’80° di fondazione della Sezione di Reggio Emilia: un “sogno di un weekend (alpino) di mezza estate”.
Dario Bignami





Il 90° di fondazione del Gruppo di Orta San Giulio (e altro…)

Quale miglior modo di concludere il giro delle trasferte alpine prima del meritato riposo agostano se non facendo una piacevole gita fuori porta nella “regione dei laghi” tra il Cusio ed il Verbano? L’occasione ci è stata fornita dal 90° di fondazione del Gruppo di Orta San Giulio della Sezione Cusio-Omegna lo scorso 5 agosto.
Premessa: il tutto è nato dall’aver conosciuto il capogruppo di Orta San Giulio Dante Celoria lo scorso 25 aprile, quando io ed il fido Ernesto Livraghi siamo stati ospiti (prima a Borgomanero e poi a Cureggio) del Gruppo di Maggiora come succede da quattro anni. Dante Celoria ci ha chiesto se ci avrebbe fatto piacere essere presenti a questo importante anniversario; come dirgli di no? Così ci siamo scambiati i nostri recapiti e… siamo arrivati ai giorni nostri. A parteciparvi siamo stati io e ancora Ernesto Livraghi per il Gruppo di Lodi e Francesco Giupponi, sua moglie Gabriella e Francesco Cornelli per il Gruppo di Melzo.
La partenza all’alba delle 7.20 dalla cittadina martesana, perdipiù senza l’inconveniente del traffico in autostrada, ci permette d’arrivare a destinazione dopo poco più di un’ora di viaggio. Giunti a Orta San Giulio ci immergiamo nei caratteristici vicoletti dove alcuni negozietti sono già aperti ed altri hanno ancora le serrande abbassate. Quando arriviamo in Piazza Motta, da dove inizierà poi la festa, ci accorgiamo di essere i primi ospiti (un po’ più avanti arriveranno anche altri tre gagliardetti “forestieri”: uno dalla Sezione di Biella, uno da quella di Pinerolo e uno da quella di Udine), e quindi dopo una rigenerante colazione offerta dal bar in fronte alla sede, visto che siamo ancora in largo anticipo rispetto al programma della manifestazione, andiamo a visitare la loro “casa alpina” con vista lago. La loro sede è un piccolo gioiellino ricavato da un locale dell’ex Monte di Pietà. Dopo l’esibizione dei cori alpini la serata precedente, quello che ci aspetta la domenica è il minimo indispensabile; e così dopo l’inquadramento dove ho rivisto il mio amico Paolo Jean del Gruppo di Maggiora (poi con noi cinque a pranzo), l’alzabandiera che ha incuriosito i primi turisti svizzeri giunti nella cittadina lacustre, la deposizione della corona d’alloro e la S. Messa che ha concluso i festeggiamenti del 90° di fondazione del Gruppo di Orta San Giulio.
I nostri due Gruppi sono stati “protagonisti” durante lo scambio di doni, essendo stati vivamente ringraziati dal Capogruppo ortese per essere giunti sulle rive del lago per il loro compleanno; dopodiché il pranzo consumato sotto il loro tendone ci ha rimesso in forze per affrontare l’ultima parte di questa giornata alpina dalla parte opposta rispetto al Lago d’Orta. Infatti, via da Orta San Giulio (non prima però d’aver fatto una foto con alle nostre spalle l’Isola San Giulio) ci siamo recati a Gignese, verso il Lago Maggiore, a far conoscenza con gli alpini del locale Gruppo della Sezione di Intra col quale avevo preso accordi il giorno precedente tramite il segretario del Gruppo Valeriano Tondina. Anche qui l’accoglienza è stata eccellente e Valeriano ed i suoi collaboratori ci hanno fatto sentire “a casa” facendoci trovare un piccolo buffet al nostro arrivo.
Dopo una mezz’oretta di chiacchiere (dove siamo venuti a sapere che il prossimo anno il Gruppo di Gignese festeggerà il 50° di fondazione, mentre a Orta ci è stato detto che sarà il Gruppo di Ameno della Sezione Cusio-Omegna il prossimo anno a festeggiare l’85°; ed a entrambi siamo già stati invitati, almeno verbalmente e altre manifestazioni alpine permettendo) il buon Valeriano Tondina ci ha accompagnato fino al Giardino Botanico “Alpinia” giusto per farci vedere dove si trova prima di ritornare a casa, mentre noi cinque sulla strada del ritorno ci siamo fatti una foto-ricordo sotto il cartello “Alpino”, una frazione del Comune di Gignese. Quella trascorsa da noi cinque insieme è stata una bella domenica di divertimento e spensieratezza all’insegna comunque dell’alpinità e non è escluso che il prossimo anno magari torneremo ancora nella “regione dei laghi” tra il Cusio ed il Verbano.
Dario Bignami




Il 36° incontro delle Sezioni di Bergamo e Sondrio al Passo San Marco.

Da tempo avevo il desiderio di partecipare a questa manifestazione, ma ogni volta che vi volevo partecipare c’era sempre di mezzo qualche altra manifestazione sezionale o attività del mio Gruppo più importante da seguire o qualche impegno personale. Di questa manifestazione avevo sempre e soltanto visto l’indomani la sua avvenuta le foto scattate consultando il sito internet della Sezione di Bergamo, foto che ritraevano tante penne nere bergamasche e sondriesi fin lì giunte dai due versanti delle due province con lo sfondo, soprattutto, delle montagne; e ogni volta che osservavo queste fotografie il mio rammarico per non avervi partecipato era tanto, ma dicevo a me stesso che, per fortuna, “ci sarà anche il prossimo anno”.
Quest’anno mi sono tenuto libero da tutto e così nel pomeriggio di sabato 14 luglio sono partito alla volta della Valle Brembana. Il viaggio è stato di tutta tranquillità ma all’altezza di San Giovanni Bianco il tempo meteorologico ha cominciato a fare le bizze alternando il sole alla pioggia. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano: da giorni i vari telegiornali avevano annunciato un cambiamento del tempo e delle temperature, ma quello che mi sarebbe aspettato da lì a poco non l’avevo previsto.
Arrivo a Mezzoldo, ultimo paesino brembano prima del Passo S. Marco, e lì decido di fermarmi a passare la notte in auto (come al solito mi sono portato al seguito il fido cuscino per dormire) non sapendo in cima cosa c’era e cosa non c’era. Mai scelta per me fu azzeccata. Il cielo è molto nuvoloso mentre sto passeggiando per il paese. Ad un certo punto cominciano a cadere grossi goccioloni e io torno all’auto a prendere l’ombrello per sicurezza ma poi smette subito. Questo tempo instabile va avanti per un bel po’ finché comincia a diluviare. Vado al bar del ristorante e chiedo informazioni sugli alpini del paese; un signore molto gentile mi indica una signora, moglie di un amico degli alpini. Vado da questa signora la quale mi dice che il marito sta preparando il materiale per il giorno dopo e mi accompagna da lui. La pioggia continua a cadere incessantemente. Dopo essermi presentato e avendogli detto il motivo per cui ero a Mezzoldo, gli chiedo con cortesia se per la notte avrei potuto dormire nella sede del Gruppo e con mia grande e piacevole sorpresa mi dice che non c’erano problemi. Lo ringrazio, vado a prendere l’auto dalla parte opposta del paese (per fortuna solo 500 mt), la porto nella zona della piccola e accogliente sede e vi porto dentro tutto il necessario per potervi dormire. In quell’istante penso che la fortuna mi abbia assistito: se avessi dormito in auto probabilmente sarei annegato visto che quella notte è stata tremenda con un diluvio incessante, lampi, tuoni violenti e scrosci d’acqua continui uniti a grandine. Fino alle 3 ho continuato a girarmi e rigirarmi poi ho dormito secco forse anche con la complicità della stanchezza accumulata.
Apro una piccola parentesi: il gesto di questo signore di cui non conosco il nome d’avermi permesso di usufruire per la notte della sede del Gruppo di Mezzoldo mi ha ricordato lo stesso gesto fatto dal mio Gruppo che la notte tra l’1 e il 2 maggio ha permesso di poter dormire nella nostra sede all’alpino Dario Cimberle del Gruppo di Edolo ma partito da Moncalieri (To) dove abita per raggiungere a tappe Bolzano per l’adunata; verrebbe facile da dire “da un Dario che alloggia per una notte in una sede altrui ad un altro Dario”. Questa d’avere lo stesso nome è stata solo una curiosa casualità, in realtà questo gesto per me è stato soltanto una “storia di quotidiana e ordinaria normalità” e la verità è che tra persone per bene quali sono gli alpini l’aiuto reciproco è normale. Chiusa parentesi.
Alle 7 mi sveglio e mi preparo mentre fuori piove ancora (anche se nel cielo si vedono alcuni sprazzi d’azzurro) ma non più con la stessa intensità della notte. Per essere la prima volta che vado al Passo S. Marco, penso d’essere sfortunato e che dovrò rinunciarvi a partecipare al raduno perché non ho intenzione di bagnarmi. Sfido me stesso e vado su ugualmente. Mentre salgo in auto fino al rifugio Cà S. Marco il cielo si schiarisce sempre più. Lascio l’auto nel parcheggio del rifugio e comincio a salire a piedi fino in cima: sarebbe semplice usare la strada asfaltata ma preferisco usare il sentiero. Giunto in cima mi sento libero: anche questa meta è raggiunta. Faccio la foto di rito sotto il cartello che indica il Passo S. Marco e poi aspetto l’orario per l’inizio della cerimonia. Qui tira un’aria gelida dopo il diluvio notturno ma il caldo sole riesce a fare la sua parte. Il cielo finalmente si sta pulendo, ci sono ancora delle grigie nuvole ma ormai si riesce benissimo a vedere entrambi i fronti e le valli delle due province, ma soprattutto le montagne: uno spettacolo stupendo. Grazie alla felpa col nome del mio Gruppo qui in cima, come una sorpresa continua, incontro penne nere che in maniera diretta o indiretta sono collegati alla mio territorio: un alpino mi dice d’abitare a Sant’Angelo Lodigiano ma essendo nativo di Branzi s’è iscritto al Gruppo del suo paese e appena può torna lì, un alpino del Gruppo di Mezzoldo mi dice d’aver lavorato negli anni ’80 alla Mangimi Ferrari e che abitava a Boffalora d’Adda, un altro alpino di Brignano Gera d’Adda mi dice che suo figlio lavora con un alpino del mio Gruppo. Evidentemente il nome LODI sulla felpa funziona. L’organizzazione logistica, chioschetti singoli a parte, di questo pellegrinaggio è affidata come ogni anno a un Gruppo per ognuna delle due Sezioni: quest’anno è stato il turno dei Gruppi di Averara (Bergamo) e Albaredo per San Marco (Sondrio). Mentre mi trovo all’ammassamento dei gagliardetti bergamaschi con piacevole sorpresa vedo che anche Francesco Giupponi è intervenuto al raduno, ora Lodi e Melzo sono gli unici due “intrusi” della Sezione di Milano coi bergamaschi al pari di tre gagliardetti comaschi. A salutare gli alfieri passa anche il presidente della Sezione orobica Carlo Macalli che riconosce me e Francesco dopo averci conosciuti il 1° luglio all’inaugurazione del Gruppo di Cortenuova e ci stringe la mano calorosamente.
Alle 10 finalmente comincia la manifestazione: i gagliardetti delle due Sezioni salgono in cima partendo dal rispettivo territorio. Quattro i vessilli sezionali presenti: ovviamente Bergamo e Sondrio quindi Como e Conegliano, i gagliardetti a occhio saranno un centinaio. Tante le persone accorse. Dopo l’alzabandiera e la deposizione di una corona d’alloro, alle 10.30 comincia la Santa Messa (celebrata da un giovane e bravo sacerdote brembano che alternava parlate in italiano ad altre in bergamasco coinvolgendo le persone presenti) che di fatto è l’unico evento ufficiale di questo raduno. I discorsi finali da parte dei presidenti delle due Sezioni, specialmente quello di Alberto di Martino della Sezione di Sondrio che ha rinnovato l’appuntamento dal 19 al 21 ottobre per il raduno del 2° Raggruppamento, e delle autorità intervenute hanno chiuso questo 36° Pellegrinaggio al Passo S. Marco. Vista la semplicità della manifestazione l’anno prossimo potrei ancora essere là in cima.
Dario Bignami





Al 29° Raduno della Sezione di Bergamo

Due splendide giornate di sole hanno accompagnato il 29° Raduno della Sezione ANA di Bergamo, un sole che ha reso poi ancor più brillante la cittadina di Martinengo grazie anche alle migliaia di penne nere che lì si sono ritrovate per festeggiare, come sempre accade in questi casi, in allegria ma anche con compostezza i primi 15 anni del locale Gruppo Alpini guidato dal bravo Luigi Manenti. Per me e i miei compagni di viaggio Francesco Meazzi ed Ernesto Livraghi, questa doppia manifestazione è cominciata nel pomeriggio di sabato 8 settembre con i ruoli già stabiliti: io come alfiere per conto della Sezione di Milano, Ernesto come alfiere del Gruppo di Lodi e Francesco come riserva pronta a subentrare.
All’arrivo a Martinengo il tricolore nostrano imperava ovunque e tutto era pronto anche per la serata di festa in paese, con degustazioni in tutte le vie del centro storico. All’ammassamento l’intero Consiglio Sezionale di Bergamo mi ha riconosciuto e dal Presidente Carlo Macalli all’ultimo dei Consiglieri sono tutti vengono a stringermi la mano e a congratularsi con me per l’ennesima partecipazione ad una manifestazione nella bassa bergamasca col Vessillo della nostra Sezione (l’unico ospite del sabato). Ormai sono una costante presenza alle loro manifestazioni e questo congratularsi con me mi lusinga e mi sprona a fare ancora di più; nel frattempo però mi porto a casa quest’ennesima soddisfazione.
Il programma del sabato era sì importante ma scarno, c’è stato l’alzabandiera seguito dalla sfilata al monumento ai Caduti con la deposizione della corona d’alloro ed infine la S. Messa; il tutto tra le 17 e le 19 e tutto viene svolto dai partecipanti al meglio e senza intoppi. Domenica 9 settembre non rimaneva altro che la grande sfilata per tutte le vie del paese. All’ammassamento il numero di penne nere presenti era esagerato, forse 6000 con tutti i Gruppi schierati dietro agli striscioni di ogni loro zona di appartenenza.
Erano presenti ben 11 vessilli sezionali (Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Milano, Monza, Parma, Pavia, Piacenza, Salò, Valle Camonica) e la sfilata si è svolta in maniera gioiosa con tutti gli abitanti martinenghesi ai lati delle strade che applaudivano incessantemente mentre per i più piccoli, per i bimbi, la sorpresa era tanta e sorridevano. Dopo poco più di un’ora la sfilata è terminata e sono cominciati i vari discorsi da parte del Presidente Macalli, del capogruppo Manenti e del sindaco dott. Nozza; durante i discorsi mi hanno raggiunto i 6 alpini del Gruppo di Melzo, anche loro presenti a questo 29° raduno, e abbiamo chiuso questa manifestazione con la classica foto-ricordo.
Grazie Martinengo, che bel raduno sezionale!!
Dario Bignami
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