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CISA 2005
Ultima modifica : 2007-12-29 16:32:47 (33511 leggi)
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La Sezione di Milano al 9° Convegno Itinerante della Stampa Alpina

Il 9 ed il 10 aprile 2005 si è tenuto a Imola, bene organizzato dalla Sezione Bolognese-Romagnola e dal Gruppo Imola - Valsanterno, il 9° Convegno Itinerante della Stampa Alpina (CISA).
Nonostante la pioggia incessante abbiamo apprezzato la localizzazione del convegno: la Romagna è un’area baricentrica rispetto alla distribuzione delle nostre Sezioni, e questo ha consentito una numerosa partecipazione.



L’anno scorso abbiamo spiegato cosa è il CISA, e perché è necessario un convegno per la nostra stampa, ma vogliamo riassumere ancora una volta questi concetti.

">Cliccate qui se volete rivedere le pagine del CISA 2004.

La nostra stampa è un fenomeno molto importante e noi dedichiamo tante energie a mettere “nero su bianco” le nostre tante attività ed a trasmettere le nostre esperienze. Oltre a “L’Alpino”, che esce in circa 380.000 copie al mese, quasi tutte le nostre Sezioni hanno un proprio periodico, e molti Gruppi hanno un notiziario.
La nostra stampa è importante sia per capacità e qualità, sia per quantità di lettori: si può ritenere che siano prodotte circa cinque milioni di copie di notiziari di vario tipo, e che i lettori siano più di un milione.
Anche se gran parte dei direttori e redattori delle testate sono volontari animati da gran voglia di fare, i nostri prodotti informativi sono mediamente caratterizzati da un buon livello tecnico-giornalistico.

La nostra stampa deve essere funzionale ad una Associazione molto dinamica ed è per questo che l’Associazione ha sempre ritenuto necessario un momento di incontro con un confronto di idee e proposte.
Il convegno si tenne per lungo tempo a Milano e solo da alcuni anni è diventato “Itinerante”, affidandone l’organizzazione a diverse Sezioni.
Dai precedenti CISA sono stati lanciati con efficacia alcuni temi che hanno avuto importati riflessi in ambito associativo; pensiamo alla necessità di visibilità, al richiamo alla disciplina ed alla qualità.

Il tema principale di questo convegno era il futuro dell’ANA: “Togliamo il punto interrogativo sul nostro futuro”, e le linee guida sono state: la necessità di valorizzare lo strumento della comunicazione inteso nel suo senso più ampio, di condividere le esperienze per meglio operare, e di aprirsi alla stampa esterna.
Come potete capire dagli interventi dei nostri al CISA, la nostra Sezione aveva già raccolto questi indirizzi e sta lavorando in queste direzioni.
Come per lo scorso anno, leggerete la cronaca ufficiale di questo CISA nel numero di maggio de “L’Alpino”, ma vogliamo approfittare della disponibilità del nostro sito per anticiparvi alcune informazioni.

La nostra Sezione è stata ben presente con il Consigliere Nazionale Cesare Lavizzari, con il direttore di “Veci e Bocia” Gianni Papa, con Luca Geronutti e Gianluca Marchesi per “L’Alpin del Domm” di Milano Centro e con Gino Tozzola del “Rifugio Alpino” del Gruppo di Legnano.
Altri nostri soci erano presenti per ragioni funzionali associative (Mariolina Cattaneo per il Centro Studi, e Michele Tresoldi per la CIN).
La presenza della Sezione di Milano è stata ancora “solida” anche in termini di contributo dato al convegno con gli interventi di Lavizzari, Marchesi e Papa che riportiamo integralmente per conoscenza.

Nelle pagine seguenti riportiamo:

1) Intervento di Cesare Lavizzari
2) Intervento di Gianluca Marchesi
3) Intervento di Gianni Papa


Ringraziamo Luca Geronutti per le fotografie gentilmente forniteci.


Intervento di Cesare Lavizzari al 9° CISA



Sono sempre stato personalmente assai perplesso in merito alla possibilità di andare a reperire nuovi soci tra i ragazzi volontari attualmente sotto le armi.
Devo dirvi, però, che alcuni episodi hanno cambiato profondamente la mia visione.
Quest’estate la Sezione Val di Susa mi ha invitato ad una cerimonia a Cesana Torinese e sono stato particolarmente lieto di potervi partecipare. Erano 15 anni che non tornavo nei luoghi del mia naja. Prima di presentarmi a Cesana, visto che ero arrivato con largo anticipo, sono andato alla caserma di Bousson dove sono stato ricevuto dal comandante maresciallo Gabelli che non solo mi ha fatto visitare la struttura ma che è poi intervenuto alla cerimonia di Cesana unitamente a 5 alpini in forza alla base logistica (tutti ragazzi meridionali, regolarmente in divisa).
Ebbene sono rimasto folgorato dal constatare come questi ragazzi si fossero perfettamente integrati in una comunità chiusa e difficile come quella di Cesana e fossero stati accettati di buon grado anche grazie al tramite costituito dal maresciallo Gabelli e dal locale Gruppo ANA.
Ho anche avuto modo di parlare con questi ragazzi e constatarne lo spirito di corpo decisamente simile al nostro.
La conclusione è obbligata: se i volontari, pur non provenendo da zone tipiche di reclutamento, incontrano comandanti che credono negli alpini e sono accettati e sostenuti dai locali Gruppi Alpini, il gioco è fatto. Certo per loro è più difficile: parlano con un accento che non ci è familiare, hanno usi e tradizioni diverse, ma come noi – e per certi versi anche più di noi – hanno un cuore. Basta toccare le corde giuste …
Se, è vero che il lavoro che ci aspetta è assai più duro – perché per noi, in fondo, era più facile reperire valori e tradizioni che, sebbene ignorate o dimenticate, in realtà facevano parte del nostro DNA - è anche vero che questi ragazzi hanno molto più bisogno di noi di trovare un appoggio in un luogo che è così lontano dalle loro origini. Ecco che allora il compito dell’ANA può diventare determinante e strategico nella formazione di questi alpini.
Abbiamo detto mille volte che non ci interessano i soldati vestiti da alpini, ma anche che siamo pronti a fare la nostra parte per formare l’uomo alpino trasferendo quello spirito di corpo e quei valori cha a noi sono stati trasmessi con il latte materno.
Ci sarà da lavorare parecchio ma l’obiettivo è sinceramente stimolante.
Quasi nessuno, in questa sala, può dire di essere stato contento quando è stato arruolato.
Anche io, nonostante le tradizioni di famiglia nelle quali sono stato cresciuto, quando ho ricevuto la cartolina precetto ho provato un profondo disagio per non dire rabbia. Del resto avevo quasi deciso di fare obiezione di coscienza: avrei lavorato per una rivista giuridica e mi sarebbe molto servito per il mio futuro professionale. Poi ho parlato di questa possibilità con il buon Peppino Prisco ed una settimana dopo … mi trovavo a Cuneo al Battaglione Mondovì, 11° compagnia, 5° plotone, 19° squadra.
Ancora oggi non so come ringraziare il Peppino!!!

Per questi ragazzi è diverso: loro scelgono il servizio ma poi vengono arruolati lontano da casa in luoghi che non hanno nulla di familiare e non possono far ricorso alle proprie origini e tradizioni per comprendere il mondo nel quale si trovano ad operare.
Ecco che i nostri soci possono fare molto: state vicino a questi nostri ragazzi, aiutateli, spiegate loro cosa significa la penna sul cappello e vedrete che comprenderanno …
Alla riunione dei giovani a Milano sono stati inviati anche una quindicina di ragazzi in armi. Il contrasto si è subito visto: la diffidenza – reciproca – era enorme. Tuttavia, quando nel pomeriggio, durante l’evento teatrale in ricordo dell’Operazione Albatross il coro ANA di Milano ha intonato “Il Ponte di Perati” e l’intero teatro si alzato in piedi, questi ragazzi avevano le lacrime agli occhi, segno di una emozione forte.
Occorre che la diffidenza che oggi esiste tra soci ANA ed alpini in servizio venga messa da parte e dobbiamo essere noi a fare il primo passo … in fondo è sempre il vecio che aiuta il bocia.
Visto che ho già accennato alla riunione dei giovani, di cui si è molto parlato, lasciatemi dire che si è trattato di un evento di importanza epocale.
In quell’occasione è stato rimosso il punto interrogativo sul nostro futuro, o meglio ci siamo tutti resi conto che la domanda forse non aveva senso.
Il nostro futuro è già presente. Il problema non sussiste. Se questa è la qualità dei nostri giovani – ed è un semplice ma importante dato di fatto – il nostro futuro è già assicurato.
Pensate, ad esempio, che anche le nuove tecnologie aiutano. E’ bastato l’incontro di Milano per far balenare a qualcuno l’idea di una “sezione giovani on line”. Andate a vedere nei forum del nostro portale. E’ già una realtà, embrionale, ma c’è.
Ha perfettamente ragione Balleri ad insistere su questa strada, ma i giovani sono già andati oltre e ci hanno preceduto.
E va bene così, non vi pare?

Permettetemi, poi, una considerazione sulle preoccupazioni espresse da Raucci.
Non è affatto vero che il richiamo ad una maggiore disciplina associativa espresso da Sandro Rossi debba o possa essere inteso come auspicio di imbrigliare la stampa alpina. Tutt’altro.
Sui nostri giornali si può e si deve poter scrivere di tutto ma occorre fare attenzione a quelle che sono le normative statutarie che regolano la nostra vita.
A nessuno è concesso di dare per scontato che lo statuto sia superato e non debba essere applicato. Nemmeno il CDN può spingersi a tanto.
Tutto si può modificare, ma occorre che siano rispettate le procedure ed i livelli decisionali.
Questo per dire che non si può pubblicare la notizia che – ad esempio – il nostro futuro passa certamente attraverso la parificazione tra alpini ed amici degli alpini. Non è così. Magari qualcuno potrà essere di quest’idea, ma per il momento questo non è nemmeno in discussione.
Ed una notizia sparata in quel modo può creare anche false aspettative e fomentare discordie.
Occorre, in buona sostanza che ciascuno di noi si ricordi che quando scrive sul giornale non lo fa a titolo personale, ma esprime il pensiero e la linea di politica associativa dell’ANA. Tutto lì.
Forse ci si dovrebbe interrogare tutti sul grado di conoscenza che ciascuno ha dello Statuto e dei Regolamenti nazionale e sezionali.
Poco fa il mio amico Birone, parlando di altro, ha citato il collegio dei probiviri … ebbene tale organo sociale semplicemente non esiste.
In questa sala ci sono gli uomini più attenti alle nostre cose. Eppure….
C’è bisogno di formazione, oggi più che mai. La nostra non è un’associazione litigiosa. Certo qualche intervento della commissione legale si rende necessario, ma in termini percentuali di quasi assoluta irrilevanza. Il più delle volte, però, si deve constatare che nessuno sa come muoversi e che le discussioni più aspre nascono proprio dall’assenza di conoscenza delle norme che regolano la vita associativa.
Per questo motivo la Sezione di Milano, sviluppando un’idea di Gianni Papa, ha approntato un piccolo corso di formazione per dirigenti ANA e lo sta sperimentando in modo da fornire ai consiglieri ed ai capigruppo, un’informazione snella ma completa sulla struttura dell’ANA, su come ci si deve muovere, su quello che si può e quello che non si deve fare.
In questo periodo lo stiamo sperimentando. Non appena possibile sarà cura del Centro Studi trasmetterlo alle Sezioni che ne faranno richiesta.

Infine, e concludo, sul problema visibilità, giornali e televisioni debbo dirvi che la recente trasmissioni di "Uno Mattina" alla quale hanno partecipato il Presidente Perona, Nelson Cenci, Carlo Vicentini, Bruno Pizzul e gli alpini in armi nasce da un “felice” errore della redazione RAI. Questa ha contattato il nostro Basile nella convinzione che “L’Alpino” fosse l’organo di stampa delle Truppe Alpine (e noi, grazie a Basile abbiamo colto al volo l’occasione – sottraendo tempo televisivo ai nostri fratelli in armi).
Guardate che in RAI non hanno la più pallida idea di quello che siamo, di quello che facciamo. Anzi non conoscono nemmeno la nostra esistenza.
Ora un certo lavoro è iniziato e vedremo di svilupparlo il più possibile anche con il Centro Studi.
Occorre che ci si faccia conoscere in ambienti diversi ed autorevoli.
Abbiamo, ad esempio, firmato una convenzione con il Politecnico di Milano e stiamo organizzando un evento con la facoltà di lettere dell’università Cattolica di Milano.
Ma questi contatti, queste esperienze si devono moltiplicare. Occorre diversificare le nostre attività anche invadendo campi nuovi. Noi mettiamo talmente tanto cuore nelle nostre attività che nulla ci è sostanzialmente vietato.
Occorre coraggio e fantasia. Ma le soddisfazioni non mancheranno.
Grazie.


Intervento di Gianluca Marchesi al 9° CISA




Vorrei in primo luogo ritornare a quanto detto poc’anzi dal nostro direttore Cesare Di Dato.

Penso sia errato ritenere che la nostra stampa alpina debba, diciamo così, limare gli spazi dedicati al nostro passato, quali, per esempio, l’epopea della prima guerra mondiale o le tragiche vicende della seconda, per privilegiare altre tematiche.

Mi permetto di ribadire che mai come oggi, in una realtà socio-economica che tende a eludere ogni riferimento al proprio passato e che spinge le nuove generazioni a comprimere i propri interessi nell’immediato (dimenticando e a volte negando le proprie radici storiche e culturali), sia necessario ricordare, con pacatezza, ma con fermezza, chi siamo e soprattutto “da dove veniamo”.
Ciò presuppone un impegno serio, oserei dire pedagogico, nel riaffermare, nel rinarrare e quindi nel ricordare in modo continuo, costante (ciò che non viene letto oggi, viene letto senz’altro domani), possibilmente senza retorica, tutta la meravigliosa storia che ha visto partecipe molte generazioni di alpini.

Del resto questa esigenza mi pare ormai palese nella nostra Associazione e lo possiamo constatare non solo leggendo gli articoli della nostra stampa, ma anche dalle molteplici iniziative culturali di vario genere (teatrali, musicali e quant’altro) che stanno fiorendo un po’ in tutt’Italia, patrocinate o elaborate in toto dalle nostre Sezioni e Gruppi.
Vi cito, a riguardo, i numerosi eventi realizzati dal Gruppo Milano Centro e dalla Sezione di Milano, da quella di Feltre, di Aosta, di Treviso, d’Abruzzo e tante altre.

C’è da chiedersi il perchè di tanto fervore nell’elaborare nuove “modalità culturali” di comunicazione; a mio parere la risposta è proprio in quella necessità del ricordo che molti di noi dell’ANA riconoscono come terapia vincente per sconfiggere la malattia caratteristica della società contemporanea: l’indifferenza!
Il caso vuole (ma guarda un po’) che questa stessa terapia possa rappresentare uno strumento valido per il nostro futuro associativo... mi spiego,... noi sappiamo bene che con la soppressione della leva, le Truppe Alpine hanno perso quella fondamentale peculiarità che le caratterizzava.
Mi riferisco al reclutamento che avveniva sostanzialmente in zone montane.

Col nuovo esercito di soldati di mestiere (di as-soldati, per l’appunto), la provenienza dei militi è prevalentemente dalle aree più bisognose di lavoro, spesso quelle meridionali.

Ciò ha determinato un indubbio deperimento di quello “spirito alpino”, di quella particolare atmosfera che respiravamo noi najoni ai tempi della leva e che, malgrado tutto, ha contribuito a guidarci, una volta congedati, verso l’ANA.

Come ripristinare questo percorso?

La mia modesta proposta è quella di utilizzare la terapia di cui sopra e cioè di aiutare, per quanto possibile, i nuovi alpini, a diventare veramente tali nella coscienza e nello spirito, attraverso una precisa collaborazione dell’ANA con le caserme, promuovendo attività culturali ed informative finalizzate al recupero della memoria e dei valori che ci hanno sempre ispirato.

Una collaborazione da estendere anche alle necessità più immediate dei nuovi alpini, come offrire loro assistenza (tramite Sezioni e Gruppi) in loco, per agevolarne l’inserimento nel tessuto sociale del territorio in cui operano.

Vi ringrazio della vostra cortesia e vi saluto.

Gianluca Marchesi


Intervento di Gianni Papa al 9° CISA



Buongiorno.
Mi chiamo Gianni Papa e sono il direttore di “Veci e Bocia” della Sezione di Milano.
Voglio presentarvi alcune considerazioni e riportarvi alcune esperienze della nostra Sezione.

Negli scorsi anni abbiamo individuato alcune linee guida del nostro operare: la visibilità e la qualità.

Un tema importante da tenere in costante considerazione è anche la qualità percepita di quanto fatto dall’Associazione, cioè il modo in cui vengono recepiti fuori dall’Associazione i messaggi e le informazioni trasmesse.
Possiamo intendere la qualità percepita come la risultante della visibilità e della qualità.

In altre parole, dobbiamo cominciare a prestare attenzione anche a quanto viene capito ed al modo in cui quanto comunicato viene capito, con opportune azioni per ascoltare e capire chi ci legge (analisi della stampa e dei media esterni).
Con la nostra stampa noi abbiamo un grande impatto, e quindi una grande responsabilità, sulla qualità percepita di quello che viene fatto dall’Associazione.
Se è evidente l’importanza del nostro lavoro per la visibilità dell’ANA all’esterno, dobbiamo anche considerare l’importanza che i nostri messaggi hanno nel convincere gli “Alpini in sonno” ad iscriversi all’Associazione.

Quando parliamo del nostro futuro dobbiamo considerare due punti su cui lavorare: come avere Alpini nel futuro e come realizzare le migliori condizioni per far si che coloro che ne hanno i titoli decidano di aderire all’Associazione.
Quest’ultimo è un momento determinate!
E la decisione di aderire da parte dei giovanissimi Alpini e dei tantissimi potenziali soci sarà sempre più fortemente condizionata dalla qualità che essi percepiscono di quanto noi facciamo.
Il nostro futuro passa quindi anche attraverso la qualità del messaggio che noi trasmettiamo e la qualità del modo in cui lo trasmettiamo.
E questo può essere, a mio parere, un buon contributo che possiamo dare per “togliere il punto interrogativo dal futuro dell’ANA”.
Sono convinto che per rispondere alla necessità di efficacia nell’ottenere il massimo della qualità percepita e per rendere i nostri mezzi di comunicazione validi strumenti informativi ed operativi, dobbiamo puntare sull’alta qualità del lavoro che facciamo.

Quanto fatto nel campo dell’informazione dovrà a mio parere essere inteso come gestione dell’informazione (CARTA + INTERNET e non più ” solo CARTA”).
Abbiamo due strumenti, due contenitori, che sappiamo usare bene (il CISA ed il CIA lo dimostrano) e che devono procedere insieme ed in modo sinergico.
Nella Sezione di Milano abbiamo lavorato molto in questa direzione, sul sito abbiamo una versione “on-line” di “Veci e Bocia” nelle cui pagine compaiono gli articoli e le foto che non trovano spazio sulla carta con la possibilità di rendere visibile tutto quanto ricevuto.
È nostra esperienza comune ricevere articoli sullo stesso argomento da vari autori e di dover fare una scelta sapendo di poter deludere qualcuno; e l’uso di Internet permette di rendere visibile e gratificare il lavoro di tutti i collaboratori al giornale.
Da quest’anno la Sezione ha voluto dare anche un preciso segnale in questa direzione e nell’organigramma della Sezione invece della solita riga “Veci e Bocia” è comparsa la voce “Informazione sezionale” con due componenti ed i rispettivi responsabili: il giornale, che rimane sempre l’organo informativo ufficiale, ed il sito Internet.


Qualità e diffusione delle tecniche giornalistiche

Riporto ora l’esperienza della Sezione di Milano in tema di diffusione delle tecniche giornalistiche.
Nel giugno del 2004 abbiamo organizzato un incontro per diffondere ai referenti dei notiziari di Gruppo, nella Sezione ne abbiamo circa 30, i principi di tecnica a noi trasmessi dalla redazione de “L’Alpino”.

Per quell’incontro vennero preparati a cura della redazione di “Veci e Bocia” una presentazione Power Point ed una dispensa con la stampa della presentazione ed altre utili informazioni (compendi tecnici ed estratti dalle leggi).
Il materiale è ovviamente pronto ad essere condiviso con chi ne avesse necessità o volesse realizzare incontri simili e può essere fornito su richiesta.
Nonostante quello fosse il primo tentativo a livello sezionale, era presente un buon numero di persone; coloro che non vi hanno partecipato hanno espressamente chiesto la ripetizione di quell’incontro e, d’intesa con la Presidenza sezionale, abbiamo deciso di ripeterlo in concomitanza con la premiazione del Concorso Letterario Internazionale di Lacchiarella il 5 giugno prossimo, invitando anche i referenti dei siti Internet dei Gruppi e tutti coloro che nelle varie realtà sezionali (Gruppi, Cori, Protezione Civile…) si occupano di pubbliche relazioni.
Abbiamo deciso di rendere periodico questo appuntamento di tecnica e scambio esperienze sui temi dell’informazione e giornalistici, con l’intento di far diventare quella occasione ”la giornata dell’informazione sezionale”.


Spazio ai giovani

Riporto anche che una evidenza dell’esito del recente incontro nazionale con i giovani.
Nel Comitato di Redazione di "Veci e Bocia" abbiamo inserito il giovane Fabiano Folcio, uno dei due neo-congedati di cui ha scritto recentemente “L’Alpino” in copertina, che era presente il 20 marzo.
Subito dopo quell’incontro ha manifestato la disponibilità all’impegno nel giornale, e noi non ce lo siamo fatti dire due volte!
Questa è una conferma della volontà dei giovani di inserirsi attivamente nell’Associazione.
Diamo loro delle opportunità e spazio per realizzare le loro idee e potenzialità.

9 Aprile 2005

Gianni Papa


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