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CISA 2004
Ultima modifica : 2007-12-29 16:30:54 (36704 leggi)
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La nostra Sezione all’8° CISA - Convegno Itinerante Stampa Alpina 2004

Il 3 ed il 4 aprile 2004 si è tenuto, magnificamente organizzato a L’Aquila dalla Sezione Abruzzi, l’8° Convegno Itinerante della Stampa Alpina (CISA).

Cosa è il CISA e perché è necessario un convegno per la nostra stampa?

La stampa dell’ANA è un fenomeno molto importante.
Oltre a “L’Alpino”, che esce in circa 380.000 copie al mese, quasi tutte le cento nostre Sezioni hanno un proprio periodico, e molti degli oltre quattromila Gruppi hanno un notiziario.
Pensate quindi a quante energie vengono dedicate a mettere “nero su bianco” le nostre tante attività ed a trasmettere le nostre esperienze.
La nostra stampa è importante sia per quantità di lettori (si può ritenere che sia letta da più di un milione di persone), sia per capacità.
Anche se la gran parte dei direttori e redattori delle testate sono volontari animati da gran voglia di fare, i nostri prodotti informativi sono mediamente caratterizzati da un buon livello tecnico-giornalistico.

La nostra stampa deve essere funzionale ad una Associazione molto dinamica ed è per questo che l’Associazione ha ritenuto necessario un momento di incontro con un confronto di idee e proposte.
Il convegno si tenne per lungo tempo a Milano e solo da alcuni anni è diventato “Itinerante”, affidandone l’organizzazione a diverse Sezioni.
Dai precedenti CISA sono stati lanciati con efficacia alcuni temi che hanno avuto importati riflessi in ambito associativo; pensiamo alla visibilità, ed al richiamo al rigore nell’ottemperare alle direttive della Sede Nazionale (vedi le mancate risposte al 2° Libro Verde).

Leggerete la cronaca ufficiale di questo CISA nel numero di maggio de “L’Alpino”, ma vogliamo approfittare della disponibilità del nostro sito per anticiparvi alcune informazioni.

Il tema principale del convegno era il futuro dell’ANA, e ci sono stati interessanti interventi in merito.
Il Centro Studi ha presentato la terza edizione del Libro Verde, cui finalmente tutte le Sezioni hanno risposto, e la CIN “Commissione Informatica Nazionale” ha presentato l’aggiornamento del Sito Internet Nazionale spiegandone le nuove funzionalità.

La nostra Sezione è stata ben presente con la direzione di “Veci e Bocia” (Papa) ed una nutrita pattuglia di “L’Alpin del Domm” (Geronutti, Lavizzari, Marchesi).
Altri nostri soci erano presenti per ragioni funzionali associative (Perini e Brazzoli per il Centro Studi, Tresoldi per la CIN).
La presenza della Sezione di Milano è stata “solida” anche in termini di contributo dato al convegno con gli interventi di Lavizzari, Marchesi e Papa che riportiamo integralmente per conoscenza.

Nelle pagine seguenti riportiamo:

1) Intervento di Cesare Lavizzari
2) Intervento di Gianluca Marchesi
3) Intervento di Gianni Papa

Ringraziamo Luca Geronutti per le fotografie gentilmente forniteci.

Michele Tresoldi presenta l'aggiornamento
del sito nazionale www.ana.it
L'intervento di Beppe Parazzini
INTERVENTO DI CESARE LAVIZZARI



Permettetemi, anzitutto, una nota di carattere organizzativo.
Mi pare che in questo convegno i temi proposti - e finora trattati - sino decisamente eccessivi.
Dovremmo concentrarci tutti su quello di gran lunga più importante ed interessante: il futuro associativo.
Per sgomberare il campo da possibili fraintendimenti, dico subito che io sono assai ottimista sul nostro futuro.

Il solo fatto che siamo qui in così tanti, il solo fatto che abbiamo tutti affrontato un viaggio lunghissimo per stare assieme e parlare delle nostre realtà e delle nostre aspirazioni, il fatto che tutti noi siamo addirittura contenti di spendere cifre non proprio indifferenti per essere presenti oggi – ritenendole evidentemente bene investite - mi conforta e mi rassicura molto.
Vuole dire che c’è ancora tanto entusiasmo e che tutti noi ci sentiamo appagati e gratificati dall’appartenenza alla nostra Associazione.

Siamo, però, tutti perfettamente consapevoli della gravità della situazione che si verrà a verificare con la sospensione – o meglio con la soppressione – della leva obbligatoria.
Mi pare che la situazione associativa sul nostro futuro possa essere riassunta, sostanzialmente, in due differenti posizioni: quelli che non intendono modificare nulla e quelli che ritengono che il nostro futuro, in assenza di nuovi Alpini congedati, debba per forza passare dagli Amici degli Alpini.
Come sempre la via giusta è probabilmente quella che sta nel mezzo: “in medio stat virtus”.

Dico subito che sono convinto che se l’Associazione non si deciderà ad affrontare e risolvere il problema, magari anche con modifiche statutarie, ci avvieremo verso un declino che sarà assai più veloce di quanto pensiamo.
Ed al declino corrisponderà in maniera direttamente proporzionale una modifica sostanziale della nostra Associazione che comincerà, prima o poi, a somigliare ad Associazioni tipo “Combattenti e Reduci” che, è sotto gli occhi di tutti, si sono denaturate al punto da non somigliare neppure a quello che sono state!

Se non vogliamo che l’ANA si modifichi nella sostanza, se vogliamo preservare la nostra Associazione così come è oggi, dobbiamo anche avere il coraggio di prendere atto della situazione e di approntare – governandole – quelle modifiche anche statutarie che saranno ritenute necessarie.
Una soluzione va cercata con determinazione, ma, per l’amor di Dio, lasciamo perdere il discorso degli Amici degli Alpini.

Sono il primo a riconoscere che vi sono figure di “amici” che meritano moltissimo ed in molti casi assai di più di tanti nostri soci.
Ricordo, ad esempio, che nella mia Sezione, e Giuliano Perini ne è buon testimone, vi erano due amici – oggi purtroppo scomparsi - Ginetto Achilli e Carlo Ottolini, il cui spirito alpino era talmente alto, talmente profondo che raramente ho incontrato soci ANA “regolari” con eguali caratteristiche.
Se tutti gli amici fossero così, non mi porrei il problema.

Ma l’Associazione conta oggi circa 57.000 soci aggregati e non tutti, anzi pochissimi, sono stati associati tenendo presente le caratteristiche che erano richieste quando è stata introdotta la figura dell’Amico.
Vi sono sindaci, amministratori locali, industriali che hanno erogato un qualche contributo e tanti che frequentano le nostre sedi per giocare a carte o anche solo per pranzare.
Mi risulta che nessuna Sezione abbia rispettato i dettami statutari che riservano al Consiglio Direttivo l’ammissione dell’Amico, che deve essere deliberata solo su proposta motivata, etc., etc.
Spesso abbiamo utilizzato gli amici per fare cassa, o per dare un riconoscimento per un qualche favore ricevuto.

In questa situazione, che credo essere oggettiva, non vi è una sola ragione che giustifichi l’idea di dare a tutti gli “Amici” gli stessi diritti dei soci ordinari.
Purtroppo non possiamo, oggi, suddividere l’unica categoria statutaria in “Amici DOC” ed in amici “semplici”.
E’ evidente che una qualunque decisione sugli “Amici” non potrà che coinvolgere l’intera categoria.
Vi sono, poi, anche ragioni di immagine che ci impediscono di percorrere questa via.

Ma ciò che ha determinato in me questa posizione è una considerazione ben più profonda: i nostri amici, quelli veri, quelli che lo meritano sul serio, non ci hanno mai chiesto e non ci chiederanno mai di diventare soci ordinari.
Loro amano l’Associazione Alpini per quello che è e non vorrebbero assolutamente che fosse modificata.
Non vogliono cariche, non cercano posti di responsabilità, si pongono il problema della nostra immagine e ci chiedono solo di continuare ad essere quello che siamo, per poter continuare a vivere con noi, condividendo le nostre gioie.
Quelli che invece ci spingono in una direzione diversa mi preoccupano: mi sembra che cerchino un’associazione diversa, che noi non siamo disposti a dare.

Messo da parte il discorso “Amici degli Alpini”, non rimane che cercare altrove il nostro futuro.
Si è parlato di ricercare quanti, pur avendo servito la Patria con la penna nera, non si sono poi associati.
E’ una strada che va percorsa, ma che non garantirà all’ANA un solo giorno di vita in più.
Si è detto che Sezioni e Gruppi dovranno fare il possibile per portare nuova linfa ai nostri reparti in armi.
E’ anche questa una strada che si dovrà percorrere con determinazione, ma che non credo darà molti frutti, vista la drastica riduzione delle Truppe Alpine e posto che lo Stato non ci fornisce gli strumenti che abbiamo chiesto (ritenendoli essenziali - pensate alla caserma in Lombardia).

In questo quadro di interventi, dovremmo cominciare seriamente a prendere in considerazione la proposta che il Consigliere Biondo ha avanzato all’Assemblea dei Presidenti, lo scorso mese di ottobre.
Su tale proposta la disinformazione mi pare elevatissima.
Ne ho sentite dire di tutti i colori: in particolare molti hanno ritenuto che quell’intervento fosse diretto ad aprire le porte indiscriminatamente agli Amici.

In realtà è l’esatto contrario: è una sorta di pietra tombale sulla questione Amici.
Biondo, infatti, ha fatto un ragionamento assai semplice il cui slogan potrebbe essere sintetizzato così: se lo Stato ha deciso di smettere di fabbricare Alpini, vorrà dire che li fabbricheremo noi.

Dal punto di vista logistico è assai più facile di quanto possiamo immaginare.
In un solo colpo potremo anche risolvere il problema della destinazione del Contrin e di Costalovara (ne parlo perché mi pare siano tra gli argomenti del convegno), località attrezzate presso le quali potremo svolgere parte dell’addestramento.
Potremo garantire, in questo modo, la trasmissione di quel patrimonio di valori e di sentimenti che è l’Associazione Nazionale Alpini.

E’ certo una proposta ardita e forse difficile da attuare: ma non mi pare che l’Associazione Nazionale Alpini si sia mai fatta spaventare o dissuadere dalle difficoltà.
Siamo, è vero, uomini semplici e perbene, ma siamo anche e soprattutto uomini coraggiosi.

Cesare Lavizzari

INTERVENTO DI GIANLUCA MARCHESI




“MAI TARDI”


Prima di svolgere il mio intervento, mi permetto di segnalare l’eccessivo numero di argomenti in scaletta quest’anno; forse il tema relativo al “futuro associativo”, visto il tempo a disposizione, sarebbe stato più che sufficiente.
Cari amici, la mia emozione è grande ma non mi impedirà di sostenere con fermezza quanto sto per dirvi; il futuro della nostra associazione non necessariamente deve passare attraverso l’ingresso degli amici degli Alpini quali soci ordinari.

Per fare chiarezza, vi dico subito che appartengo alla schiera di coloro che ritengono indispensabile l’esperienza del servizio militare svolto negli alpini per poter accedere a pieno diritto nella nostra associazione che, vi ricordo, resta sempre e soprattutto un’associazione d’Arma.
Voi, come me, sapete che i veri amici di noi Alpini (la maggioranza) sono consapevoli del loro ruolo statutario e l’ultimo dei loro pensieri e quello di avanzare pretese di alcun genere.
Tuttavia, ora che la leva è stata abolita, c’è chi vorrebbe attingere agli amici per “rimpolpare” l’ANA.
È evidente che la situazione nella quale ci troviamo è frutto delle decisioni di una classe politica inetta che per meri interessi elettorali, di cassa e quant’altro ha deliberatamente ignorato un preciso e chiaro dettato costituzionale.

Ci troviamo a un bivio importante davanti al quale non dobbiamo e non possiamo sbagliare!
Dobbiamo avere il coraggio e l’entusiasmo di una scelta certamente più impegnativa ma che probabilmente ci garantirà un futuro migliore e mi riferisco alla proposta di Edo Biondo.
Naturalmente la nostra collaborazione con le Forze Armate non deve venir meno e ogni sforzo deve essere fatto per procurare i volontari e supportarli sul territorio, ma sia chiara una cosa: noi questa riforma non l’abbiamo mai approvata e andammo fin sotto le porte del Senato per far sentire le nostre vibrate proteste perché sapevamo, e lo dicemmo, che avrebbe avuto le conseguenze che sono ora sotto gli occhi di tutti (mancano volontari a tal punto che siamo sotto di circa 70.000 unità) tanto che ora ci viene chiesto, in pratica, di mettere le ”pezze al culo” (perdonate l’espressione) a una situazione difficile.
Noi non ci tireremo indietro, a patto che non si dica poi che la colpa è dell’ANA se il numero dei volontari è insufficiente.

Vorrei ora volgere la mia attenzione su quello che l’associazione può e potrebbe fare per promuovere se stessa e i valori in cui crediamo.
Mi riferisco al ruolo del Centro Studi che non può essere, a mio avviso, un semplice contenitore di dati, ma bensì il centro strategico di tutte le iniziative atte a promuovere l’ANA sul territorio.
È necessario che diventi al più presto un osservatorio delle molteplici iniziative sezionali e di gruppo, monitorando quegli eventi(manifestazioni culturali di vario genere) che potrebbero essere ripresi a livello nazionale.

In sintesi, il ruolo primario del Centro Studi deve essere lo studio, per l’appunto, in teso come “progettualità”, come pensatoio di iniziative da proporre ed eventualmente supportare alle sezioni e ai gruppi.
Mi piacerebbe, ad esempio, che in previsione di ogni adunata nazionale, si elaborasse un piano di interventi presso le scuole sia primarie che secondarie della città ospitante, attraverso un valido pacchetto formativo che potrebbe arricchirsi anche del numeroso materiale d’archivio del Centro Studi.
Vi ringrazio.

Gianluca Marchesi

INTERVENTO DI GIANNI PAPA



Buongiorno, sono Gianni Papa, direttore di “Veci e Bocia” della Sezione di Milano, e vi porto il saluto del Presidente Giorgio Urbinati, e del Consiglio Direttivo Sezionale.
Voglio parlare di un tema che ieri è stato accennato alcune volte dal moderatore del Convegno Brunello: la qualità.

C’è un buon vecchio motto che in poche parole descrive una filosofia di approccio alla vita: “saper fare, fare e far sapere”.
Per fare ci si deve preparare, e si deve poi far sapere ciò che si è fatto per trasmettere l’esperienza acquisita agli altri.
La nostra stampa opera proprio qui: nel “far sapere”.

Oggi questo non basta più, e quel motto deve essere aggiornato in “saper ben fare, fare bene, e far ben sapere”.
Noi Alpini, che solitamente sappiamo cosa fare, dobbiamo oggi porre attenzione non solo a “cosa” facciamo ma anche a “come” lo facciamo.

Non è più possibile operare nell’Associazione basandosi sulla sola intuizione o sulla sola speranza di una buona riuscita, magari con l’aiuto del cielo!
Per ottenere i risultati che ci attendiamo dobbiamo sempre più pianificare il nostro lavoro pensando alla “qualità” delle cose che facciamo.

Negli scorsi anni abbiamo tanto discusso sulla visibilità, ora dobbiamo affrontare la qualità.
Per rendere la nostra stampa un valido strumento informativo ed operativo, anche per rispondere alla necessità di migliore visibilità, noi dobbiamo sempre puntare sull’alta qualità delle cose che facciamo.
Quindi per la stampa e per l’informazione in generale, si tratta di qualità del contenuto, e questo è dato dall’attività delle nostre Sezioni, e del contenitore (il giornale, il sito Internet, l’opportunità di una intervista data alla rete locale, eccetera); i contenitori oggi più diffusi, sono il giornale ed Internet.

Per quanto riguarda il giornale ed il modo di presentare le notizie, ritengo che bene ha fatto la direzione de L’Alpino nel mettere a disposizione l’esperienza di Gian Gaspare Basile con i seminari di tecnica giornalistica, e bene faremo anche noi se riusciremo a trasmettere queste esperienze dalle Sezioni ai Gruppi.
La via è indicata: si tratta di diffondere il più possibile l’esperienza acquisita con l’obiettivo di fare le cose bene ed in qualità.

Per quanto riguarda l’altro tipo di contenitore (Internet), è un dato oggettivo che le Sezioni ed i Gruppi si rivolgono sempre più a questo strumento informativo.
La prima osservazione è che l’attività fatta nei giornali dovrà essere intesa sempre più nel senso più ampio di gestione dell’informazione (quindi “CARTA + INTERNET” e non più ”solo CARTA” ).

I presupposti per operare nella direzione della qualità ci sono: nell’Associazione esiste già una sensibile attenzione verso il rispetto delle regole di funzionamento che ci diamo, e ciò è garanzia di costante tensione verso la qualità delle cose che facciamo; e molti già portano nell’ANA, nelle sue Sezioni e nei suoi Gruppi la stessa dedizione che mettono nel lavoro perché si accorgono che per ottenere la buona riuscita delle nostre iniziative è sempre più necessario alzare il livello qualitativo di ciò che facciamo.

Chi opera nelle aziende si rende conto di quante risorse ed energie vengono dedicate all’ottenere certificazioni di qualità che attestano la preparazione di procedure, la loro diffusione, il loro aggiornamento e la loro buona conoscenza tra il personale.
Ed in ambito associativo mi viene immediato pensare come già applichiamo certi principi operativi nel campo della PC con la concezione, la preparazione, la redazione, la diffusione, e l’impiego di norme procedurali di sicurezza.
Ritengo che non è lontano il giorno in cui anche l’ANA potrà dotarsi di una certificazione di qualità per poter operare in ambiti in cui questa potrà essere richiesta dalle Amministrazioni nostre interlocutrici!

Dobbiamo svolgere bene i nostri compiti, fare le cose bene e con qualità!
Questo dovrà diventare il motivo conduttore del nostro agire.
L’esperienza ci insegna che questo è il miglior modo di operare affinché le nostre aspettative di riuscita vengano attese.

Ed avremo bisogno di nuove idee ed anche di nuove tipologie di professionalità, coinvolgendo esperti dei processi operativi e della gestione dei progetti.
Ciò sarà valido anche per gli strumenti informativi in ambito associativo che dovranno essere di supporto agli sforzi delle Sezioni in tema di miglioramento e mantenimento della qualità.

In futuro dovremo investire sempre più in ogni fase dei nostri progetti redazionali, dalla concezione di ogni idea sino alla loro conclusione, mirando alla buona riuscita, alla efficacia dei nostri sforzi ed alla efficienza delle risorse che vi dedichiamo.
La nostra attività si modifica: da “far sapere” a “far ben sapere”.

Riassumo:

nell’attività associativa dobbiamo fare attività di qualità e con qualità, e questa deve rispecchiarsi, anzi “deve essere anticipata”, dal settore informativo delle Sezioni.

Dobbiamo:

1) Caratterizzare il nostro operare con la massima qualità possibile.

2) Massimizzare la diffusione delle nozioni di tecnica giornalistica e di esperienza nel gestire le nostre testate.

3) Parlare di gestione dell’informazione e non solo di giornali, preparandoci ad agire in modo complementare e sinergico con chi gestisce i nostri siti Internet.

4) Prepararci a recepire ed implementare le direttive nazionali in tema di uniformità e di requisiti minimi di qualità (denominazioni dei siti).

5) Porre attenzione alla istituzione, gestione e manutenzione dei siti Internet per elevare e mantenere adeguato il livello qualitativo dell’informazione sezionale.

3 aprile 2004

Gianni Papa


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