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DANTE BELOTTI
Ultima modifica : 2012-06-01 17:00:21 (34858 leggi)
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Nella sua lunga storia la Sezione di Milano ha annoverato numerosi personaggi davvero carismatici che hanno contribuito a farla diventare un punto di riferimento per tutta la nostra Associazione.
Fra questi spicca il Colonnello Dante Belotti. Arruolatosi volontario nella Grande Guerra, nel 1918 é ufficiale subalterno in Adamello nella 52a Compagnia del Btg. Edolo comandata dal Capitano Gennaro Sora, l’eroe del Polo, alle cui dipendenze rimarrà nel successivo tempo di pace per oltre otto anni.
Nel dicembre 1920 resta ferito negli scontri ingaggiati a Fiume dal Btg. Edolo contro i Legionari di Gabriele D’Annunzio.
Partecipa alle operazioni di riconquista della Libia e alla campagna d’Etiopia come comandante di bande irregolari. Incarico, questo, assolto brillantemente e nel 1937 viene infatti decorato con una Medaglia d’Argento e 2 di Bronzo.

Rientrato in Patria, allo scoppio della 2a Guerra Mondiale combatte sul fronte occidentale e con il Btg. Morbegno partecipa alla campagna d’Albania dove si distingue per le sue doti di comandante.
Viene promosso maggiore per merito di guerra e guadagna ancora una Medaglia d’Argento e una di Bronzo.
Viene ferito sul monte Guri i Topit.
Nel 1942 assume il comando del Btg. Edolo nell’imminenza della partenza per il fronte Russo. Durante la ritirata riesce a mantenere organico e compatto il proprio battaglione rimasto di retroguardia.
Il 27 gennaio 1943, facendosi largo fra le migliaia di sbandati, l’ Edolo, appoggiato da due pezzi del Gruppo Bergamo e un pezzo del “Valcamonica”, partecipa in modo risolutivo all’attacco dell’abitato di Nicolajewka occupato dai russi, concorrendo ad aprire il varco dal quale defluiranno, insieme ai resti dell’Armir, migliaia di soldati di varie nazionalità Per questa azione riceverà un’altra Medaglia d’Argento e una Croce di Ferro tedesca sul campo.
Fra le sue decorazioni bisogna inoltre annoverare anche cinque Croci di Guerra al Valore.

Con l’avvento della pace e dei cambiamenti istituzionali della nostra Patria egli non tarda a rendersi conto che per il nostro esercito si era ormai giunti alla fine di un’epoca.
Per questo, nell’immediato dopoguerra prenderà la dolorosa decisione di abbandonare la carriera militare, che era la sua vita, dopo oltre trent’anni di comando.

Rientrato alla vita civile si dedica all’attività di venditore per conto di una grossa tessitura di Monza.
Anche in questo ambito, per lui del tutto inusuale, non mancherà di distinguersi per capacità, tenacia e onestà.
Aveva abbandonato la divisa ma non il Cappello Alpino e quando l’Associazione Nazionale Alpini, nella difficile fase della sua rifondazione, ebbe bisogno di lui, egli non si tirò indietro.

È stato Presidente della nostra Sezione dal 1952 al 1956 e dal 1962 al 1970. Anche in questa funzione seppe far emergere le sue doti di trascinatore e la sua grande alpinità. Seppe suscitare rinnovati entusiasmi ed ebbe anche meritate soddisfazioni.
Il numero degli iscritti si avvicinò ai duemila d’anteguerra, e venne acquisita in affitto l’attuale Sede di Via Rovani.
Conobbe anche l’amarezza del commissariamento (nel 1954, per pochi mesi), dovuto a contrasti originati dalle divisioni e dai risentimenti lasciati negli animi di molti dal recente, tragico conflitto. Un altro, disilluso, avrebbe abbandonato. Lui invece si ricandidò, fu rieletto e si adoperò per riaccendere lo spirito di fratellanza e di solidarietà tramandatoci dai nostri padri.

Per delineare la sua figura é significativa la descrizione delle manifestazioni con cui venne accolto dai suoi alpini all’ultima Adunata cui partecipò (Brescia - 1970) riportata da Antonio Rezia, succedutogli nella carica di Presidente: “Chi nell’esaltante giornata dell’Adunata di Brescia é stato al suo fianco durante tutto il percorso della sfilata, può ben dire di avere assistito ad una indimenticabile manifestazione di simpatia e di ammirazione per lui.
Durante tutto il tragitto é stato un susseguirsi di entusiastiche acclamazioni all’indirizzo del Colonnello Belotti e chi gridava il suo saluto spesso aveva le lacrime agli occhi e la voce roca per una infrenabile commozione. Ed egli accennava a fugaci saluti, commosso lui stesso più di ogni altro, badando a dire continuamente ad ogni applauso della folla trascinata dall’entusiasmo dei “Veci”, col suo caratteristico parlottare sommesso: “Non a me... agli Alpini, sono loro che meritano gli applausi ....” e con la mano accennava agli Alpini che lo seguivano…”

Sino ad un paio di anni fa un suo busto in bronzo (dono della Sezione di Milano) e le sue decorazioni erano esposte al museo del 5° Reggimento Alpini presso la Caserma Rossi di Merano.
Con l’abbandono di questa caserma a seguito dello scioglimento dei reparti alpini ivi stanziati, anche tutti gli oggetti custoditi nel Museo, che per noi alpini hanno valore di reliquie, sono stati presi in carico dal Comando Truppe Alpine di Bolzano e sono conservati dal dipendente Reparto Comando presso la Caserma Schenoni di Bressanone, in attesa di allestire il promesso nuovo Museo dei Reggimenti Alpini.

testo di Giuseppe Semprini


Per i 60 anni di “Veci e Bocia” è stato pubblicato il seguente articolo dal titolo
"Ricordiamo Dante Belotti"


Nel 1971, nel giorno dell’adunata a Cuneo, il professor Galli informandosi della salute del Col. Belotti e parlando di Lui diceva ad Antonio Rezia: “Dì a Belotti che ho sempre negli occhi e mai potrò dimenticare la sua figura che, alla testa dei ragazzi dell’“Edolo”, fendeva la massa degli sbandati bloccata a Nikolajewka, e risalendo la colonna al grido di «Edolo Avanti», andava al combattimento! Ero ufficiale medico e ho visto gli Alpini seguire il loro Comandante, senza esitazione in un momento in cui circostanze di luogo e di tempo avrebbero potuto giustificare un atto di debolezza in chiunque e ancor più in uomini tanto duramente provati”.

Vi abbiamo già indicato che al sessantesimo del giornale dedicheremo un inserto speciale, ma riteniamo doveroso anticipare tutto quanto verrà scritto con il ricordo di Dante Belotti, il Presidente che fu il “padre” di “Veci e Bocia”. Nella prima pagina del precedente numero avevamo dato evidenza alla semplice cerimonia di ricordo del colonnello Belotti avvenuta venerdì 14 ottobre 2011 presso il cimitero di Palosco, quando il nostro Presidente Luigi Boffi aveva voluto dare inizio alla partecipazione della nostra Sezione al Raduno del 2° Raggruppamento con un gesto di omaggio molto significativo per la nostra Sezione e proprio per il quarantesimo dalla sua scomparsa.
Nel primo numero del 2006 abbiamo ricordato la sua figura con una scheda storica; in queste righe vogliamo evidenziare che molte delle importanti realizzazioni avvenute sin dagli inizi degli anni ’50 e che caratterizzano ancor oggi la vita della nostra Sezione, si devono proprio all’entusiasmo e alla dedizione di Dante Belotti per gli alpini e per i nostri valori: il notiziario “Veci e Bocia”, la sede di via Rovani, l’incontro annuale di Ponte Selva, la Santa Messa in memoria e onore dei Caduti, la sistemazione del monumento all’Alpino di Milano e altre ancora.
Nel suo primo periodo di presidenza dal 1952 al 1957, uno dei suoi primi atti fu proprio il volere un notiziario che diffondesse ai Soci quanto fatto dalla Sezione e dai Suoi Gruppi. Belotti fu eletto Presidente nel febbraio 1952 e dopo solo due mesi una delle sue prime iniziative si concretizzò con la nascita del nostro “Veci e Bocia” affidato ala direzione di Bruno Valdameri. Pare che il nome sia stato suggerito da uno dei giovani alpini che frequentavano la sede allora in via Zebedia; non sappiamo il nome di quel giovane ma conosciamo l’intenzione di Belotti che era di voler sigillare un “patto di fraternità indissolubile nello sforzo di cementare sempre di più i soci tra di loro e di legarli con vincoli di fiducia all’organo rappresentativo della Sezione e desiderio di conoscersi attraverso una franca collaborazione che nelle pagine di questo foglio trovi il mezzo più efficace di liberamente esprimersi”. La modernità di quell’idea è confermata dal fatto che la testata, il formato e l’impostazione del giornale sono stati praticamente mantenuti invariati da allora.
Nel mese di settembre dello stesso anno Belotti raggiunse un altro importante obiettivo annunciando su “Veci e Bocia” che “Avremo una sede entro breve termine” e la sede venne inaugurata due mesi dopo, il 4 novembre.
La dinamicità e l’entusiasmo di Dante Belotti avevano così portato al grande passo di acquisire la sede di via Rovani (la proprietà venne perfezionata negli anni ottanta); l’impegno per l’affitto di quei locali fu un vero atto di responsabilità e di fiducia negli alpini milanesi. Belotti riuscì a concentrare attorno alla nuova sede un grande interesse, attivando la piena collaborazione dei soci che con generose donazioni la dotarono di tutto quanto potesse servire, e anche più di quanto servisse. Gli alpini volevano bella la propria casa e dopo meno di sei mesi ecco che le pareti erano già state affrescate come le possiamo vedere ora. Già nel settembre del ’53 erano in vendita le cartoline con la riproduzione degli affreschi, evidenza di come la dirigenza sezionale ci tenesse anche a far conoscere il valore di quei lavori. È noto quanto questa sede sia oggi importante per gli alpini milanesi e quanto noi siamo ad essa affezionati; di questo dobbiamo proprio ringraziare Dante Belotti.
Negli anni della sua presidenza venne iniziata la bella tradizione della Santa Messa in suffragio dei Caduti il cui grande promotore fu Peppino Prisco. Iniziata nel 1955 in S. Ambrogio per ricordare i Caduti e Dispersi in Russia, oggi quel momento di ricordo è una cerimonia per la quale il Duomo di Milano è appena sufficiente a contenere gli Alpini che provengono da moltissime Sezioni.
Il Raduno di Ponte Selva, che fu voluto per un momento di ritrovo con le famiglie e anche per procurare un aiuto concreto alla istituzione di monsignor Antonietti, è un altro dei patrimoni che la nostra Sezione deve a Dante Belotti.
Egli fu davvero un Presidente instancabile che seppe essere la forte guida della nostra Sezione anche nel suo secondo periodo di presidenza dal 1962 al 1970 in anni drammatici per la vita sociale italiana. Riuscì a portare a termine altri importanti progetti quali la ricollocazione del monumento all’Alpino nell’attuale definitiva e degna sistemazione dopo ben quattro peregrinazioni e nel 1966 la scalata collettiva al S. Matteo, con ben 170 Alpini della Sezione per rendere omaggio a un’epica impresa compiuta dagli Alpini nella Prima guerra mondiale. Durante un rancio in quegli anni prese vita anche il Gruppo “Alpino” dei donatori di sangue dell’Istituto dei Tumori di Milano e per tutto quel secondo periodo di presidenza Dante Belotti curò personalmente anche la direzione di “Veci e Bocia”. Penso che da queste righe sia evidente l’esempio di dedizione dato da Dante Belotti nella guida della Sezione, esempio che fu da sprone per il grandioso lavoro compiuto dai suoi successori nell’impegnativo incarico di Presidente sezionale.
Vi abbiamo dato in pochi paragrafi una descrizione del “padre” di “Veci e Bocia” e lo vogliamo infine ricordare con le parole di commiato di Antonio Rezia apparse sul numero di “Veci e Bocia” del 1971 che fu in gran parte dedicato al suo ricordo. “È stato un Presidente esemplare, valente, attento e preciso; preoccupato di ogni cosa che riguardasse la vita sezionale dalle più piccole alle più importanti, sempre presente a ogni manifestazione sia della sua Sezione che delle altre cui era invitato, trascinando come sempre con l’esempio i suoi collaboratori ed i Soci e soprattutto preoccupato di mantenere e alimentare quella unità, quello spirito di fraternità e di amor patrio che sono caratteristiche essenziali degli Alpini e della nostra Associazione. Il suo compito non fu sempre facile. Ebbe disillusioni e grandi amarezze, ma mai venne meno in Lui la fede derivante dalla coscienza di bene operare per la vita futura dell’Associazione. La sua opera instancabile per la concordia di tutti ha dato i suoi frutti e ne sono certo, ne darà ancora nel Suo ricordo”.
Gianni Papa


Da “Veci e Bocia” numero 8 del 1952
Le decorazioni di Dante Belotti

Medaglia di bronzo al valor militare «sul campo»:
“Comandante di un distaccamento in ricognizione offensiva, assolveva il suo compito con slancio ed ardimento esemplare. Resisteva contro forze soverchianti infliggendo loro sensibili perdite e respingendoli all'arma bianca in reiterati violenti attacchi fino all'arrivo dei propri rinforzi che le disorganizzavano e volgevano definitivamente in fuga.
Karid, 31 Gennaio 1937.

Medaglia di bronzo al valor militare:
“Comandante di gruppo di bande attaccate improvvisamente da ingenti forze ribelli, riordinava prontamente i suoi reparti sotto l'intenso fuoco avversario e subito con essi passava al contrattacco ricacciando il nemico ed infliggendogli perdite sensibili. In successivi combattimenti dava nuovamente prova di prontezza e di decisione, sprezzo del pericolo e capacita di comando.
Sasamba, 2·5 Giugno 1937.

Medaglia d'argento al valor militare:
“Durante cinque ore di aspra lotta contro preponderanti forze ribelli, sprezzante di ogni pericolo, alla testa delle sue bande, contrattaccava più volte il nemico, ricacciandolo con perdite.
Ciaba Gheorghis, 29 Settembre 1937.

Promozione a Maggiore per merito di guerra:
“Combattente della grande guerra ed in terra d'Africa partecipava ad operazioni belliche sul fronte Greco-Albanese distinguendosi per spiccata capacità di comando e profonda dedizione al dovere. A Monte Leptk, in duri combattimenti, al comando del1a propria compagnia e di altri reparti messi a sua disposizione sosteneva con calma esemplare gli attacchi di soverchianti forze nemiche. Sotto violento fuoco di artiglieria, coordinava l'azione dei propri reparti stroncando l'attacco nemico e con geniale manovra riusciva a contrattaccare ripetutamente l'avversario infliggendogli gravi perdite. Tre volte decorato al valor militare.
Fronte Greco-albanese: Ottobre-Novembre 1940.

Medaglia di bronzo al valor militare:
“Alla testa dei suoi alpini contrattaccava il nemico affermatosi su una importante posizione. Quasi sopraffatto da forze soverchianti, rimaneva in posto e si ritirava soltanto dopo averne ricevuto l'ordine. Raggiunto la nuova posizione infliggeva sanguinose perdite al nemico che attaccava violentemente e passato al contrattacco lo respingeva.
Quota 2 e Roramit (Fronte Greco- Albanese), 14 Novembre 1940.

Medaglia d'argento al valor militare:
“Comandante di Battaglione Alpini, in una giornata di violento e duro combattimento contro il nemico attaccante in forze preponderanti, dava brillanti prove di capacita e di perizia di comandante, di coraggio, di ardimento, spirito di sacrificio e sprezzo del pericolo, continuando a guidare con calma, serenità e ferma mano i suoi reparti nella cruenta lotta, anche dopo essere stato ferito.
Monte Guri - I – Topit (Fronte Greco- Albanese), 4 Aprile 1941.

Medaglia d'argento al valor militare:
“Comandante di Battaglione Alpini, in una lunga, dura, difficile marcia di ripiegamento, con indomito coraggio ed intelligente perizia, in duri aspri combattimenti sgomino l'avversario infliggendogli gravi perdite, contribuendo in modo decisivo al felice risultato della rischiosa impresa.
Medio Don (Russia), 16-31 Gennaio 1943.

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