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VITALIANO PEDUZZI
Ultima modifica : 2008-01-20 17:49:41 (28152 leggi)
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Nacque a Milano nel 1909, e come tanti Alpini milanesi, essendo Alpino di città e di pianura, iniziò ad amare le montagne da ragazzo. E non smise mai di amarle per tutta la vita.
Era quindi naturale che chiedesse di assolvere il diritto-dovere del servizio militare negli Alpini.
Nell’agosto del 1930 viene nominato sottotenente di complemento e svolge il servizio di prima nomina all’8° Alpini. Richiamato in servizio all’inizio del 1936 per lo scoppio della guerra d’Etiopia, comanda una banda dell’unità di Ascari arabo-somali che gli erano fedelissimi perché gli dicevano: «Tu non dici: “Andate!”, ma: “Andiamo!”».

Ritorna in patria nel giugno del 1938 dopo essersi guadagnato una medaglia di bronzo ed una croce di guerra al V. M. per il suo comportamento in azioni contro formazioni ribelli.
Richiamato nuovamente alle armi nel dicembre 1940, partecipa alle azioni che vedono impegnato il Btg. Feltre del 7°, che resterà per sempre il “suo” battaglione, sul fronte greco-albanese.
Tornato in Italia nel maggio 1941 con un’altra croce di guerra al V. M., viene destinato nell’agosto dello stesso anno presso il Comando della 5ª Divisione Alpina Pusteria, stanziata in Montenegro per contrastare la crescente attività di guerriglia dei partigiani slavi. Con questa unità prenderà parte alla battaglia di Plevlja (1/12/1941) meritandosi un’altra medaglia di bronzo al V. M. sul campo.
Torna in Italia nel gennaio 1942, viene posto in congedo nel luglio 1943 dopo avere raggiunto il grado di capitano.

Prende poi parte alla Resistenza a capo di un gruppo di patrioti cui aveva dato il nome di “Feltre”, lo stesso del suo Battaglione. Arrestato, viene rinchiuso sotto custodia tedesca in cella di isolamento nel carcere di S. Vittore, e viene rimesso in libertà dai suoi carcerieri il 24 aprile 1945 perché temevano che potesse fomentare una rivolta interna.

Nel dopoguerra partecipa alla vita politica diventando vice segretario provinciale del Partito Liberale e consigliere comunale a Milano.
Laureato in giurisprudenza, svolse per quarant’anni la sua attività all’Istituto Ortopedico Gaetano Pini, diventandone segretario generale. Durante la rivoluzione ungherese del 1956 organizzò e guidò personalmente una colonna di aiuti destinata agli insorti con viveri e medicinali. Per questo contributo nel 2001 ricevette un attestato di benemerenza dalla Repubblica Ungherese.

Amico di Don Gnocchi, da lui conosciuto nel dopoguerra, scrisse che Don Carlo “non aveva bisogno di essere proclamato santo: lo era già in vita”.
E nel momento difficile delle “involontarie vacanze romane”, scrisse: “Ricordati che la Penna ti è stata data per provarla nella bufera, non nel venticello d’aprile”.

Di lui si è detto che aveva “il senso del dovere, dell’autorità, del rigore e dello spirito di servizio”, e Vitaliano seppe bene trasferire queste qualità all’interno della nostra Associazione con la sua presenza sempre coinvolgente e con i suoi scritti. I suoi discorsi alle nostre manifestazioni di Sezione o di Gruppo, spesso caustici e sferzanti ma sempre diretti, chiari e determinati, erano un punto di riferimento morale per tutti i soci dei quali sapeva esternare i sentimenti profondi e le attese. Un giorno ho sentito un Alpino esclamare “Peduzzi è la nostra voce!”

Ha saputo efficacemente trasmettere nei suoi scritti la sua ironica saggezza, l’amore per la “penna” e la fermezza del suo spirito liberale.
Per queste sue indubbie capacità fu chiamato a dirigere “L’Alpino” dal gennaio 1979 al marzo 1980 e successivamente dal settembre del 1993 allo stesso mese del 1995.
Anche il nostro periodico sezionale “Veci e Bocia” lo ha visto come direttore dal gennaio 1982 al settembre 1984, e quindi dal dicembre 1988 al settembre 1992.

Ha scritto numerosi altri libri, fra questi “La Divisione Alpina Pusteria”, “Da qualche parte del fronte”, “Dizionario abusivo”, “Scritto con la penna”, e una importante “Storia dell’Associazione Nazionale Alpini”.
Ma uno in particolare ricorda il suo carattere nel titolo: “Candidamente fazioso”. E spiegava: “Io sostengo le mie tesi con irruenza e spirito di parte. Lo so: ecco perché quel candido. Ma cerco anche di vedere il meglio delle mie idee e il peggio di quelle altrui: ecco allora quel fazioso”.

In effetti era caustico solo a parole, perché era di spirito liberale, aperto agli altri, sempre pronto all’ironia, che è l’arma dei saggi.

Resterà famoso per avere coniato il termine “Alpinità” che secondo la sua definizione è “un modo di concepire e condurre la vita, è una categoria dello spirito”. Ha conosciuto una vita straordinaria, piena e ha goduto di una attiva e vigorosa vecchiaia, affrontata con lucidità e giovanile baldanza.

Suo costante rammarico, sul quale spesso ritornava, era che, a differenza delle campagne di Albania e di Russia, poco ci si ricordasse delle vicende vissute dai nostri Alpini nella ex-Yugoslavia.

È “andato avanti” alla soglia dei novantacinque anni, partecipando fino all’ultimo alla vita della nostra Sezione e della Associazione, e manifestando come ultimo desiderio che alle sue esequie fosse cantato il “Trentatre”. E il nostro coro lo ha naturalmente esaudito.
Vitaliano Peduzzi non poteva che salutarci così: con l’inno degli Alpini alla forza, alla fierezza, alla giovinezza.


Ed ecco le motivazioni delle medaglie di bronzo al V. M. conferitegli:
“Incaricato di riconoscere e far svelare forze ribelli organizzate a cavallo di impervio stretto, con pochi uomini e una mitragliatrice leggera si inoltrava audacemente fra gli appostamenti difensivi nemici.
Contrattaccato da circa 200 armati, fatto segno a fuoco di mitragliarci e cannone, non desisteva dal compito affidatogli e solo ultimato questo, disponeva per un ordinato ripiegamento, dando così tempo al Comandante della colonna di provvedere al successivo impiego del reparto.”
Operazioni per l’occupazione di Baco (Africa Orientale) 12-23 maggio 1937.

“Ufficiale addetto ad un comando di Divisione in zona di operazioni, durante un violento attacco nemico, assumeva volontariamente il comando di un gruppo di alpini formato di piantoni e scritturali e per ben due volte, con estrema decisione, contrassaltava i ribelli che stavano per occupare la centrale elettrica del luogo.
Ricacciato il nemico con le bombe a mano, riordinava la difesa della centrale che, per la sua vicinanza al comando di divisione, costituiva un punto importantissimo di resistenza.”
Plevlja (Montenegro) 1° dicembre 1941.

testo di Giuseppe Semprini


Vitaliano Peduzzi ha inoltre ricevuto ben tre medaglie d'oro di riconoscimento civile, qui di seguito elencate.
MINISTERO DELLA SANITA': con decreto del Presidente della Repubblica in data 10 Novembre 1966 è stata conferita al Dr. Vitaliano Peduzzi, la medaglia d'oro al merito della Sanità Pubblica.
Roma 15 Novembre 1966


COMUNE DI MILANO: medaglia d'oro di benemerenza civica, con la seguente motivazione:
"Più volte decorato al valore, partigiano combattente, detenuto nelle carceri di S.Vittore dal gennaio 1945 alla liberazione, dal 1935 segretario generale dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini, della cui ricostruzione ed ascesa postbellica a livello europeo è stato artefice determinante, si è procurato generale apprezzamento per le alte doti di uomo di cultura e di amministratore sempre dimostrate in ogni campo della sua intensa attività pubblica e privata" .
Milano 7 Dicembre 1972 - F.to Aniasi


PROVINCIA DI MILANO: medaglia d'oro di riconoscenza, con la seguente motivazione:
"Più volte decorato al valore, partigiano combattente, segretario generale dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini per quasi quarant'anni, Consigliere d'amministrazione del Piccolo Teatro dal 1966 al 1971, Presidente della Banca del Monte di Milano per sette anni, ha conseguito unanime apprezzamento per le sue particolari doti di uomo di cultura e di amministratore. E' attualmente Presidente onorario dell'Associazione Internazionale dei Pubblici Istituti di Credito."
Milano 22 dicembre 1988 - F.to. G.Andreini

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