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PEPPINO PRISCO
Ultima modifica : 2012-12-20 13:00:46 (30445 leggi)
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Peppino Prisco
Milano, 10 dicembre 1921 – Milano, 12 dicembre 2001


Giuseppe Prisco nacque a Milano il 10 dicembre 1921. Seguì gli studi universitari in giurisprudenza e venne perciò assegnato al “Battaglione Alpini Universitari” ad Aosta per poi completare la “Scuola Allievi Ufficiali di Complemento Alpini” a Bassano del Grappa. Venne destinato come sergente al Battaglione “Morbegno”, e poi come sottotenente comandante di plotone fucilieri alla 108° compagnia del Battaglione “L’Aquila”, 9° Reggimento Alpini, Divisione “Julia”.
Dopo alcuni mesi in Jugoslavia partì per il Fronte Russo il 17 agosto 1942.
Il 16 dicembre 1942, i Battaglioni “L’Aquila” e “Tolmezzo”, la 13a batteria del Gruppo d’Artiglieria da Montagna “Conegliano” e la 34a dell’“Udine” vennero uniti in un reparto di pronto intervento, caricati precipitosamente su autocarri e spediti a tamponare la falla creata dai russi nella linea tenuta dalle Divisioni di fanteria “Cosseria” e “Ravenna”.
Per un intero mese, nella zona di Selenyj Jar, tra Nowa Kalitwa e Ivanowka, questo reparto ha strenuamente resistito a ogni attacco respingendo il nemico in situazioni al limite dell’umana sopportazione (quella zona non era stata preparata con rifugi e trincee ...).
In tale occasione a Peppino Prisco venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare sul campo. Per il medesimo episodio gli venne conferita anche la croce di ferro tedesca.
Il 17 gennaio 1942 arrivò l’ordine di ripiegamento e iniziò una marcia ininterrotta di due giorni che doveva consentire il ricongiungimento con i reparti dell’intero Corpo d’Armata nel settore, situato più a nord, della “Tridentina”. Il resto è la storia della ritirata in cui ebbe la ventura di comandare i 159 superstiti del Battaglione “L’Aquila”.

Si laureò in Giurisprudenza nel 1944 e venne iscritto all’Albo degli Avvocati il 10 maggio 1946. Sposato con Maria Irene ebbe due figli: Luigi Maria e Anna Maria.
Principe del Foro di Milano, è stato a lungo uno dei più noti avvocati civilisti e per anni è stato Presidente dell’Ordine degli Avvocati milanese. Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per esser stato uno dei più grandi ed emblematici tifosi interisti che la città meneghina abbia mai ospitato. Il suo nome è legato alla società calcistica dal 1963, anno in cui divenne vicepresidente dell’Inter di cui era consigliere sin dal 1950. Prisco amava ripetere: “Io nella vita coltivo due amori, uno sacro e uno profano. L’amore sacro è quello per gli Alpini, quello profano per l’Inter.”
Ed è certo il suo amore per gli Alpini: troviamo il suo nome tra i primi sottoscrittori per l’acquisizione della sede di via Rovani sin dal 1952. Il suo impegno associativo ad alto livello iniziò con l’elezione a Consigliere della Sezione dal 1963 al 1967; dal 1965 al 1974 fu componente del Consiglio nazionale dell’ANA e nel 1966 Vice presidente nazionale.

Ha dedicato molto del suo tempo agli Alpini, presenziando a innumerevoli manifestazioni a ogni livello associativo. Fu uno dei più attivi e richiesti oratori nelle manifestazioni alpine in tutta Italia per le sue «parole sature di schietta italianità e d’amore per la penna nera» (Vitaliano Raiteri). Chi ha avuto modo di ascoltarlo ricorda la sua trascinante capacità oratoria veramente alpina, talvolta caustica e commossa, ma sempre elegante, appassionata e venata di una pungente e sottile ironia. Con il suo stile, sempre brillante senza mai essere superficiale, riusciva a esporre con tono molto semplice concetti profondi che inducevano gli ascoltatori a pensare.
In Sezione si ricordano i ritrovi degli avvocati alpini guidati da Prisco come capocalotta; egli era l’animatore di questo “gruppo forense” che si ritrovava talvolta anche presso il Gruppo di Abbiategrasso che ha voluto dedicargli una stele presso la propria sede.
Importante fu il suo apporto per l’ottima riuscita dell’Adunata nazionale del 1992 a Milano; nel 1993 il Presidente Perini gli consegnò una Medaglia d’argento della Sezione “a riconoscimento dell’indubbio contributo fornito in occasione dell’Adunata”.
Nel 1996 fu Presidente della nostra assemblea annuale.
Durante le Adunate nazionali degli Alpini sfilava prima con la Presidenza nazionale, poi con la Sezione Abruzzi e infine con la Sezione di Milano. Quando, per motivi di salute, fu costretto a non sforzarsi, continuò a sfilare con la Sezione Abruzzi.

Sua fu l’iniziativa della S. Messa annuale a ricordo dei Caduti, avviata negli anni ’50 nel tempio civico di San Sebastiano per gli Alpini del Battaglione “L’Aquila”, e poi trasferita nella chiesa di San Carlo e quindi in Duomo col continuo crescere dei partecipanti, tanto che “la Messa di Prisco” è ora divenuta uno dei principali eventi annuali della Sezione di Milano ed è quasi una mini-adunata nazionale. Ricordiamo ancora i suoi incisivi e diretti interventi sul sagrato del Duomo, dopo la S. Messa che lui stesso ha definito come: “la manifestazione patriottica più importante di Milano”.
Tra i suoi molti riconoscimenti civili ricordiamo le Medaglie d’oro di benemerenza dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano e la “Stella d’Oro” al merito sportivo dal CONI.
Nel 1993 ha condensato la passione della sua vita nel libro “Pazzo per l’Inter”.

Morì a Milano il 12 dicembre 2001, tre giorni dopo la sua ultima apparizione in televisione e due giorni dopo il suo ottantesimo compleanno.
Nel 2011 su di lui è stato pubblicato il libro: “Peppino Prisco – Una penna due colori”, scritto da Marco Pedrazzini e da Federico Jaselli Meazza.
Il Gruppo di Arese della nostra Sezione è dedicato proprio a Peppino Prisco.

Ed ecco la motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita a Peppino Prisco: “Comandante di plotone fucilieri impegnato in continui violenti attacchi da soverchianti forze nemiche riusciva più volte con calma e fermezza a ristabilire la situazione. In un momento particolarmente difficile, trascinando con il suo costante eroico comportamento i suoi alpini, pronti con lui ad ogni sacrificio, conquistava con irruento attacco alla baionetta una importante posizione, infliggendo al nemico gravissime perdite. Visto il nemico in ritirata lo inseguiva con indomito slancio. Determinava così la piena vittoria del suo reparto. Esempio di intelligente e raro coraggio. Seleny Jar - Scebekino, 24 dicembre 1942”

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