LO SCAFFALE DI "VECI E BOCIA"
Ultima modifica : 2013-03-18 19:00:53 (314156 leggi)
Catalogo delle edizioni on-line di "Veci e Bocia"

Da questa pagina sono selezionabili gli indici delle edizioni di "Veci e Bocia" pubblicate in questo sito.
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Con il numero di marzo 2013 "Veci e Bocia" cambia formato, riducendo le dimensioni delle pagine allo standard A4 (210x297 mm.) e limitandone il numero a 12 (che salgono a 16 per le edizioni contenenti le relazioni sull'assemblea sezionale).
A compensare la riduzione dello spazio, l'edizione on-line diventa un vero e proprio secondo notiziario complementare a quello ufficiale, ove vengono riversati i testi che non hanno potuto trovare posto su carta.


Marzo 2004 Giugno 2004 Settembre 2004 Dicembre 2004
Marzo 2005 Giugno 2005 Settembre 2005 Dicembre 2005
Marzo 2006 Giugno 2006 Settembre 2006 Dicembre 2006
Marzo 2007 Giugno 2007 Novembre 2007 ___
Marzo 2008 Giugno 2008 Settembre 2008 Dicembre 2008
Marzo 2009 Giugno 2009 Settembre 2009 Dicembre 2009
Marzo 2010 Maggio 2010 Luglio 2010 Settembre 2010
Novembre 2010 Marzo 2011 Maggio 2011 Settembre 2011
Novembre 2011 Marzo 2012 Giugno 2012 Settembre 2012
Novembre 2012 da Marzo 2013 ----- -----




VECI E BOCIA 1-2004
Il notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: marzo 2004

LEGGETE IL NUMERO 1 DEL 2004 !

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Il nuovo logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.
In questa edizione, svincolata dai limiti imposti dallo spazio disponibile sui fogli cartacei, pubblicheremo comunque il materiale pervenuto che non trovasse posto nel numero corrente, evitando così di posticiparne l'uscita al successivo, che lo portebbe ai lettori troppo in ritardo.

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Inoltre, nella sezione Downloads trovate in formato .PDF i numeri arretrati dal dicembre 2000 in poi.


Sommario:

  • Dal Direttore
  • Il saluto di Giorgio Urbinati, nuovo Presidente di Sezione
  • Il commiato di Tona
  • Il verbale dell'assemblea
  • Il verbale di scrutinio
  • La relazione morale del Presidente Tona
  • Gli Alpini sanno anche ben "navigare"
  • Il futuro dell'esercito
  • C'era una volta l'Alpino montanaro...
  • Cappello no, cappello sì
  • Dal Consiglio Direttivo Sezionale
  • Commemorate le "Centomila gavette di ghiaccio"
  • Franco Giansiracusa ci ha lasciati
  • In ricordo di un amico: Spartaco Robecchi
  • In memoria di Arturo De Andrea
  • Un residuato bellico fa mobilitare anche la nostra squadra
  • La nuova sede della P.C. sezionale
  • Esercitazione-prevenzione sul Molgora
  • Attività della Squadra di Intervento Alpino
  • LEGNANO - Alpini di ieri, Alpini di oggi
  • BAREGGIO - Un dono ricco di significati
  • ARCONATE - In ricordo di Francesco Figel
  • Una tradizione consolidata: la Festa Alpina
  • MAGENTA - Celebrato il "Giorno della Memoria"
  • VAPRIO D'ADDA - Castagnata motivata
  • CINISELLO BALSAMO - 16° Cantanatale
  • CINISELLO BALSAMO - Ricordo di Italo Santambrogio
  • Dai nostri Cori - Coro A.N.A. Melzo
  • Il nostro Natale

    Articoli esclusivamente on-line:

  • Curriculum del nuovo Presidente della Sezione
  • S. Messa in Duomo a suffragio dei Caduti, Alpini e non solo
  • LEGNANO - Conferita al Gruppo la medaglia d’oro per meriti civili


    Editore: Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Romano Brunello
    Direttore Esecutivo: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Antonio Fenini
    Giovanni Frattini
    Graziano Masperi
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini

    Hanno collaborato:
    Ferruccio Bacchiet
    Aldo Barberi
    Giancarlo Bianchi
    Antonio Liuzzi
    Franco Mazzucchi
    Roberto Polonia
    Giovanni Puppo
    Lino Riva
    Gabriele Rognoni
    Mario Sada
    Tullio Tona
    Giorgio Urbinati
    Alberto Valsecchi
    Giorgio Villa


    Aut. Trib. di Milano 14-1-55 nº 3602 del Registro
    Stampa A. G. Bellavite s.r.l. - Missaglia (Lecco)



  • VECI E BOCIA 2-2004
    Il notiziario della Sezione di Milano - Giugno 2004

    LEGGETE IL NUMERO 2 DEL 2004 !

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    Sommario:

  • Dal Direttore
  • Il neo Presidente sezionale Urbinati
  • Il neo Presidente sezionale Perona
  • Il "chi è" del nuovo Presidente
  • Dal Consiglio Direttivo Sezionale
  • Da http://milano.ana.it a http://www.milano.ana.it
  • A Trieste per la 77^ Adunata
  • Dedicata ad Arturo De Andrea la segreteria
  • Il nostro futuro
  • In Eritrea per la seconda volta
  • El Alamein 18 marzo
  • 72 La partecipazione sezionale all'8° Convegno della stampa alpina
  • La seconda festa di Primavera vista da un "Vecio" e da un "Bocia"
  • La qualità della stampa sezionale
  • Un commento sull'Assemblea nazionale
  • L'esercitazione in provincia di Como: lezione di civiltà ed amore per la natura
  • A Cesano Maderno sta prendendo corpo il nostro quartier generale della Protezione Civile
  • La scheda tecnica di uno dei preziosi mezzi in dotazione
  • Un prestigioso riconoscimento alla nostra P.C.
  • PADERNO DUGNANO - "Giornata intensa, di forti emozioni" per l'inaugurazione della nuova, bella sede del Gruppo
  • LETTERE RICEVUTE - Da Bresso, Edoardo Marinzi
  • BUSTO GAROLFO - A Sporminore (TN) per il 40° del Gruppo
  • MAGENTA - Il nostro socio Luigi De Finis in Kosovo
  • MAGENTA - Un reduce racconta
  • RHO - il Guidoncino del Gruppo in Africa
  • ABBIATEGRASSO - Le armi alpine: il cuore e le braccia
  • LACCHIARELLA - Gli onori ad un Caduto
  • Il Raduno di Ponte Selva
  • I NOSTRI CORI - CORO A.N.A. MILANO
  • I NOSTRI CORI - CORO A.N.A. LIMBIATE
  • Là dove "Veci e Bocia" prende corpo

    ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE:

  • Esercitazione del 2° Raggruppamento a Como


    Editore: Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Giovanni Frattini
    Graziano Masperi
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Tullio Tona

    Coordinatore tip.: Romano Brunello

    Hanno collaborato:
    Aldo Barberi
    Sandro Bighellini
    Giuseppe Bona
    Andrea Citterio
    Luigi De Finis
    Franco Maggioni
    Massimo Marchesotti
    Edoardo Marinzi
    Davide Olgiati
    Corrado Perona
    Pierluigi Pizzoccaro
    Alberto Raimondi
    Antonio Respighi
    Antonio Rezia
    Mario Sada
    Virginia Tassinari
    Aut. Trib. di Milano 14-1-55 nº 3602 del Registro Stampa A. G. Bellavite s.r.l. - Missaglia (Lecco)
    Pagine di sommario dei numeri precedenti: Veci e Bocia 1-2004 Veci e Bocia 4-2003 Nella sezione Downloads trovate in formato .PDF i numeri arretrati dal dicembre 2000 in poi.


  • VECI E BOCIA 3-2004
    Il notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2004

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    Sommario:

  • Dal Direttore
  • Colloquio con i Presidenti rientrati nei ranghi: Tullio Tona
  • Colloquio con i Presidenti rientrati nei ranghi: Beppe Parazzini
  • Dal Consiglio Direttivo Sezionale
  • E' tempo di parlare del rinnovo delle Cariche sociali
  • Gli informatici con la penna hano promosso il loro primo incontro nazionale a Milano
  • Ponte Selva, questa manifestazione incompresa
  • Giustificato sfogo del Segretario sezionale
  • Ricordo di un amico
  • Primo incontro di formazione in sede sezionale per gli operatori della carta stampata
  • La PC-SIA in allenamento costante
  • "Operazione Appennino Parmense 2004"
  • Dal 4 al 12 Luglio sul Grappa
  • LETTERE RICEVUTE - Il parere di Cattaneo sul futuro dell'ANA
  • LETTERE RICEVUTE - ...ed il parere di Tona
  • LETTERE RICEVUTE - Un mugugno da Rho
  • VIGEVANO - Altro che Baita, questa è una signora sede
  • PADERNO DUGNANO - Un po' di storia
  • ABBIATEGRASSO - Impegni a raffica per il Gruppo
  • VAPRIO D'ADDA - 2 Giugno: 30° anniversario del Gruppo e 2^ Festa Alpina
  • CASSANO D'ADDA - Un Tricolore per ogni famiglia
  • CASSANO D'ADDA - Un pensiero a chi ci ha preceduto e un ambito riconoscimento al Gruppo
  • LACCHIARELLA - Il concorso di Letteratura Alpina
  • BAREGGIO - Una giornata da ricordare
  • BUSTO GAROLFO - 40° anniversario di fondazione
  • Contrin, Monte Grappa, Ortigara, Adamello - La Sezione di Milano ha risposto: Presente!


    Editore: Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Giovanni Frattini
    Graziano Masperi
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Tullio Tona

    Coordinatore tip.: Romano Brunello

    Hanno collaborato:
    Augusto Anzani
    Ferruccio Bacchiet
    Aldo Barberi
    T. Bonetti
    Giuseppe Borella
    Piercarlo Cattaneo
    Renzo De Candia
    David Donato
    Bruno Ostacchini
    Beppe Parazzini
    Giampiero Restelli
    Mario Sada
    Valentino Scazzosi
    Roberto Semini
    Sonia Tassinari
    Giorgio Urbinati
    Alberto Valsecchi


  • VECI E BOCIA 4-2004
    Il notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: dicembre 2004

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    Sommario:

  • Auguri dal Presidente
  • Dal Direttore
  • Addio a Vitaliano Peduzzi
  • Tre domande a Cesare Lavizzari, neo consigliere nazionale
  • ...e quattro a Giuliano Perini, ex consigliere nazionale
  • Morte per eutanasia
  • Il nostro Vessillo al giuramento della Julia
  • In ricordo di un Alpino: Vitaliano Peduzzi
  • Festa autunnale per i milanesi
  • Sintesi dei verbali del CDS
  • Il futuro dell'Associazione
  • Escursione estiva con scoperta
  • Riconoscimento sezionale ai nostri soci con 80 e più anni d'età
  • Agnese, volontaria speciale
  • Mitico Ponteselva
  • PADERNO DUGNANO - In ricordo di Roberto
  • LEGNANO - In ricordo di Leo
  • RHO - Dal 10 al 12 settembre la 25^ Festa
  • LIMITO-PIOLTELLO-SEGRATE - Incontro con il Cardinale Tettamanzi
  • BOLLATE - Cinquant'anni... il Gruppo di Bollate si racconta così
  • CASSANO D'ADDA - Celebrati i 132 anni di fondazione delle Truppe Alpine
  • VIGEVANO-MORTARA - Positiva esperienza sarda

    ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE:

  • CASTANO PRIMO - Considerazioni del Capogruppo
  • VAPRIO D'ADDA - Castagnata benefica del 23 e 24 ottobre 2004
  • Prima Festa dell'Assoarma


    Editore: Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Giovanni Frattini
    Graziano Masperi
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Tullio Tona

    Coordinatore tip.: Romano Brunello

    Hanno collaborato:
    Agnese
    Aldo e Carlo Barberi
    Aldo Cantagalli
    Espero Carraro
    David Donato
    Cesare Lavizzari
    Roberto Luciani
    Giorgio Noè
    Giuliano Perini
    Giorgio Piccioni
    Giancarlo Ravizzotti
    Mario Sada
    Alberto Valsecchi

    Il tema natalizio di sfondo in prima pagina è un'elaborazione di Franco Pozzati di una vignetta di Bruno Riosa.


    RETTIFICA:
    A rettifica di quanto frettolosamente pubblicato nel numero predecedente, Gabriella, figlia di Tina e Tullio Tona, non è stata nominata Preside (non sarebbe stata notizia in quanto lo era già da alcuni anni), ma Rettore, ovvero la massima autorità dell'Istituto Leone XIII.



  • VECI E BOCIA 1-2005
    Il notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: marzo 2005

    LEGGETE IL NUMERO 1 DEL 2005 !

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    Sommario:

  • Dal Direttore
  • Luigi Colombo ci ha lasciati
  • Nuova sede per l'Assemblea sezionale 2005
  • Il verbale dell'Assemblea
  • La relazione morale del Presidente
  • Il commento del Presidente sull'attività dei Gruppi
  • Assemblea 2005, atto primo
  • Assemblea 2005, atto finale
  • Festa di primavera
  • Un ragazzo determinato
  • Dal Presidente - "Un anno dopo"
  • Lettere ricevute - Dal Generale Bruno Job
  • Sintesi dei verbali del CDS
  • Pieno successo degli incontri formativi
  • Ultimo giuramento dei nostri ragazzi di leva
  • Marcialonga, una passione
  • L'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano cerca donatori di sangue
  • Un fiume di Sangue
  • Il 12 dicembre, quasi un'adunata nazionale
  • E parliamo anche del "dopo" la Santa Messa in Duomo
  • La Squadra Intervento Alpino non demorde anche d'inverno
  • I programi della SIA per il 2005
  • 3P: un sogno in divenire
  • L'angolo dei ricordi - Le donne degli Alpini
  • MILANO LORENTEGGIO - Ricordo di Don Angelo Villa
  • CINISELLO BALSAMO - Quando cantare fa rima con donare
  • CINISELLO BALSAMO - Ricordo di Roberto Annovazzi
  • CASTANO PRIMO - Piccolo Gruppo, grande dinamismo
  • VIGEVANO-MORTARA - In prima linea per la beatificazione di Teresio Olivelli
  • BUSTO GAROLFO - Il Gruppo ha una nonna, Idelma
  • ABBIATEGRASSO- Presepe benefico
  • GESSATE - Un officiante speciale per il matrimonio di Claudio Verga
  • LODI - Lavorare per donare
  • GIUSSANO - Trofeo "Penne Mozze" e Memorial "Vitaliano Peduzzi"
  • I NOSTRI CORI - Il Coro del Gruppo di Magenta

    ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE:

  • Poesia in morte di Papa Giovanni Paolo II


    Editore: Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Giovanni Frattini
    Graziano Masperi
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Tullio Tona

    Coordinatore tipografico:
    Romano Brunello

    Hanno collaborato:
    Alessandro Branduardi
    Stefano Bruschi
    Anna Maria Ferrari Cernetti
    Vincenzo Colombo
    Renzo De Candia
    Fabrizio Folcio
    Stefano Gandini
    Bruno Job
    Antonio Liuzzi
    Antonio Mangiagalli
    Giuliano Perini
    Roberto Polonia
    Alberto Raimondi
    Alberto Valsecchi
    Giorgio Villa





  • VECI E BOCIA 2-2005
    Il notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: giugno 2005

    LEGGETE IL NUMERO 2 DEL 2005 !

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    Sommario:

  • Dal Direttore
  • L'Adunata nazionale di Parma
  • La Festa di Primavera
  • La Sezione al 9° CISA
  • Riconoscimento ai nostri soci anziani
  • Sintesi dei verbali delle riunioni del CDS
  • Ecco il nostro nuovo Consigliere nazionale
  • I NOSTRI CORI - Il Coro del Gruppo di Gessate
  • PC - I nostri Volontari mobilitati per le vicende romano-vaticane
  • PC - A Sarnico, esercitazione del 2° Ragruppamento
  • ABBIATEGRASSO - La Sagra delle ciliegie non può mancare
  • CASSANO D'ADDA - Degno risalto alla festa della Repubblica
  • LIMITO-PIOLTELLO-SEGRATE - Il Gruppo in lutto
  • ARCONATE - Ricordo del Capogruppo Carlo Colombo
  • MISSAGLIA - Anche questo Gruppo piange il Capogruppo
  • SAN VITTORE OLONA - Festeggiato il primo mezzo secolo di vita
  • SAN VITTORE OLONA - Una bella iniziativa del Gruppo
  • VIGEVANO-MORTARA - Teresio Olivelli, nel cuore di tutti gli Alpini
  • LODI - Quarta edizione “Laus open games”
  • LODI - Festa della Repubblica a San Giuliano Milanese
  • LETTERE RICEVUTE - Una riflessione sull’Adunata di Parma



    Editore: Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Fabiano Folcio
    Giovanni Frattini
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Tullio Tona

    Coordinatore tipografico:
    Romano Brunello

    Hanno collaborato:
    Franca Boaretto Volpi
    Espero Carraro
    Michele Casini
    Pio Cestarolli
    Renzo De Candia
    Sergio Dossena
    Quintilio Fostini
    Roberto Luciani
    Franco Maggioni
    Roselu
    Alberto Valsecchi
    Sandro Vincenti
    Paul Wilcke





  • VECI E BOCIA 3-2005
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2005

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    Sommario:

  • Dal Direttore
  • Il 40° Raduno sezionale a Ponte Selva
  • Sintesi dei verbali delle riunioni del CDS
  • Premiazione del 14° Concorso letterario e incontro di tecnica giornalistica
  • La S.Messa di Natale
  • Premio "Notiziario dell'anno"
  • La nostra Sezione al Raduno del 2° Raggruppamento a Como
  • Raduni di Raggruppamento: storia e cronaca
  • Dal Presidente
  • Candidature per le cariche sezionali
  • P.C. - In vigore il nuovo Regolamento sezionale
  • Il Pellegrinaggio nazionale in Adamello
  • Il nostro pellegrinaggio all'Ortigara
  • 1° Pellegrinaggio Nazionale al Monte Pasubio
  • Alpini cari, in alto i cuori: sul monte Pasubio c'è il Tricolore...
  • P.C. - Incontro del presidente sezionale con i volontari del Nucleo di P.C.
  • P.C. - Monte Grappa 2005
  • P.C. - Un lavoro da 10 e lode
  • LAINATE - Alpini in fiera
  • RHO - La festa in Villa Banfi
  • BRESSO - E' rinato il Tirano



    Editore: Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Fabiano Folcio
    Giovanni Frattini
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Tullio Tona

    Coordinatore editoriale:
    Romano Brunello

    Hanno collaborato:
    Bepi Bona
    Alessandro Branduardi
    Mariolina Cattaneo
    Pio Cestarolli
    Antonio Fenini
    Luca Geronutti (foto)
    Manuele Grigolato
    Quintilio Fostini
    Mario Sada
    Carlo Tagliabue
    Alberto Valsecchi

    Data di chiusura del numero:
    20 settembre 2005



  • VECI E BOCIA 4-2005
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: dicembre 2005

    LEGGETE IL NUMERO 4 DEL 2005 !

    Il numero di dicembre di "Veci e Bocia" è ora disponibile nel sito della Sezione, già prima che vi giunga a casa stampato.
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    Sommario:

  • Dal Direttore
  • In memoria di Romano Brunello
  • Auguri natalizi del Presidente
  • La Festa d'autunno
  • Scolaresche in visita alla Sezione
  • Contatti con la Segreteria
  • Sintesi dei verbali delle riunioni del CDS
  • MISSAGLIA - Trofeo Scaccabarozzi sul sentiero delle Grigne
  • MISSAGLIA - Complimenti, Campionessa d’Europa!
  • GIUSSANO - Trofeo Penne Mozze “Ten. Carlo Folcio”
  • SESTO SAN GIOVANNI - Mezzamaratona... ed un quarto
  • LIMBIATE - In memoria di Vittorio Pertusini
  • MISSAGLIA - Celebrati i 50 anni del Gruppo
  • BAREGGIO - Celebrati i ventun anni
  • VAPRIO D’ADDA - Scampagnata al Salècc
  • LEGNANO - Nuovo cimelio nel museo della sede
  • MAGENTA - Correttori campali di bozze
  • CORI - Un concerto... “in tensione”
  • CORI - Rassegna corale a Limbiate
  • MILANO CENTRO - Le novanta primavere di Antonio Rezia
  • MAGENTA - Celebrazione del 4 novembre
  • SAN VITTORE OLONA - Visita del Cardinale
  • CASSANO D’ADDA - Il 133° compleanno degli Alpini
  • LACCHIARELLA - Aiuti allo Sri Lanka
  • VAPRIO D’ADDA - Aiuti per il Malì
  • BRESSO - Onorificenza civica al merito
  • LETTERE AL DIRETTORE
  • E' tempo di rinnovi...


    Editore: Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Fabiano Folcio
    Giovanni Frattini
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Tullio Tona

    Coordinatore editoriale:
    Romano Brunello

    Hanno collaborato:
    Sandro Bighellini
    Luigi Boffi
    Bepi Bona
    Tullio Bonetti
    Espero Carraro
    Paolo Casero (foto)
    Antonio Fenini
    Fabrizio Folcio
    GSA Missaglia
    Gianni Lodi
    Franco Maggioni
    Gianluca Marchesi
    Sergio Ottolini
    Giuliano Perini
    Giorgio Piccioni
    Alessandro Pisoni
    Luigi Ponti
    Luigi Razzini
    Gilberto Sala
    Giuseppe San Biagio
    Emanuela e Umberto Strumolo
    Paul Wilcke


    Data di chiusura del numero:
    12 novembre 2005



  • VECI E BOCIA 1-2006
    Notiziario della Sezione ANA di Milano- edizione: marzo 2006

    LEGGETE IL NUMERO 1 DEL 2006 !

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    Sommario:


  • Dal Direttore
  • La Santa Messa di Natale per i Caduti
  • La S. Messa di Natale vista da...
  • Cosa fa notizia
  • Assemblea sezionale 2006 - Il verbale dell’Assemblea
  • Assemblea sezionale - La relazione morale del Presidente
  • Assemblea sezionale 2006 - Il verbale di scrutinio
  • Il 5 per mille dell’IRPEF? All’ospedale da campo dell’ANA!
  • La Sezione ha un Tricolore nuovo
  • Ricordando Prisco, il nostro Vessillo in Abruzzo
  • Comportamento in caso di esequie
  • Ricordo di Gianfranco Biasia
  • Anticipata la Festa di Primavera della Sezione
  • Sintesi dei verbali di riunione del CDS
  • Si prepara l’80° della Sezione
  • La penna del najone"
  • GIUSSANO - Trofeo “Penne Mozze”: Memorial Ten. Carlo Folcio
  • ABBIATEGRASSO - Il Gagliardetto del Gruppo alla Maratona di New York
  • La nostra Sezione alle Olimpiadi invernali
  • P.C. - Le tegole del 3P
  • P.C. - Esercitazioni della Squadra di Intervento Alpino
  • GIOVANI ALPINI - Da tutt’Italia nella nostra Sezione
  • CERNUSCO S/N - Ricordo di Rino Picco
  • VIGEVANO - Ricordo di Sergio Gelo
  • PADERNO DUGNANO - Addio al “Vecio” Rudellin
  • RHO - Paolo Raissoni ci ha lasciati
  • LIMBIATE - 60 anni insieme
  • LIMBIATE - Giornata del ricordo
  • MAGENTA - Una iniziativa di solidarietà
  • BAREGGIO - Cena con il CDN
  • LAINATE - Per ricordare Don Lodovico Balbiani
  • LEGNANO - Ciao, Same
  • MILANO CENTRO - Convegno sui “Combattenti della guerra di liberazione”
  • LORENTEGGIO - Gradito impegno a sorpresa
  • LORENTEGGIO - Un riconoscimento dagli amici del G.U.P.I.H.
  • MELZO - Tre brevi notizie
  • SAN VITTORE OLONA - Un “Aggregato” speciale
  • MILANO CENTRO - Incontro “Insieme a Bedeschi”
  • LEGNANO - Santa Messa alle Tre Croci di Campo dei Fiori (VA)
  • LEGNANO - Colletta per Telethon
  • LEGNANO - Castorini in baita
  • LETTERE AL DIRETTORE
  • I RACCONTI DI VECI E BOCIA - Uno sparo nella notte


    Editore: ANA Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Fabiano Folcio
    Giovanni Frattini
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Tullio Tona

    Hanno collaborato:
    Pierangelo Assasselli
    Aldo Barberi
    Alessandro Branduardi
    Sandro Bighellini
    Claudio Colombo
    Piercarlo Comolli
    Elio Dal Pont
    Renzo De Candia
    Luigi De Melgazzi
    Rocco Dinice
    Lodovico Dotti
    Fabrizio Folcio
    Gilberto Frattini
    Ettore Gaggianese
    Luca Geronutti
    Manuele Grigolato
    Vittorio Ladelli
    Franco Maggioni
    Mario Manzia
    Luca Parazzini
    Virginio Penengo
    Giorgio Piccioni
    Sergio Pivetta
    Pierluigi Pizzoccaro
    Mario Sada
    Gilberto Sala
    Marinella Tassi Brunello
    Fabio Tognella

    Data di chiusura del numero:
    31 marzo 2006


  • VECI E BOCIA 2-2006
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: giugno 2006

    LEGGETE IL NUMERO 2 DEL 2006 !

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    Sommario:


  • Dal Direttore
  • Asiago 2006: adunata indimenticabile
  • Te se ricordet?
  • PER NON DIMENTICARE
  • La festa sezionale di primavera
  • Alpini e comunicazione
  • Raduno della 12a Compagnia “Terribile”
  • Don Carlo Gnocchi
  • La sezione di Milano al 10° CISA
  • Sintesi dei verbali di riunione del CDS
  • Trabiccoli e trabiccolari
  • Il raduno sezionale di Ponte Selva
  • Presenti alla ricostituzione della Sezione di Acqui Terme
  • Trekking ai campi base di K2 ed Everest
  • 40° Campionato Naz.le ANA - Slalom gigante a Ponte di Legno
  • P.C. - Esercitazione del 2° Raggruppamento a Sabbio Chiese
  • I RACCONTI DI VECI E BOCIA: 30° del terremoto in Friuli
  • ABBIATEGRASSO - Una bella giornata
  • CORSICO - La nostra Repubblica ha 60 anni
  • BRESSO - Brasile: il perchè del ritorno
  • LACCHIARELLA - Concorso Letterario: valori, amicizia e passione
  • LIMBIATE - In Friuli, a 30 anni dal terremoto
  • LIMITO-PIOLTELLO-SEGRATE: Addio a Tarcisio Zonta
  • ARESE - Inaugurazione delle sede del gruppo
  • BUSTO GAROLFO - Una giornata straordinaria
  • MILANO CENTRO - Premiato “Alpin del Domm”
  • SAN VITTORE OLONA - E... tre!
  • LODI - La scomparsa di un reduce
  • GIUSSANO - Il Gruppo compie i 75 anni
  • LETTERE AL DIRETTORE - Canti degli Alpini e corali dell’ANA


    Editore: ANA Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Carlo Barberi
    Sandro Bighellini
    Fabiano Folcio
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Giorgio Urbinati
    Collaboratori di Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Giovanni Frattini
    Tullio Tona

    Hanno collaborato:
    Marco Cantoni
    Espero Carraro
    Pio Cestarolli
    Paolo Crepaldi
    Elio Dal Pont
    Sergio Dossena
    Luca Geronutti (foto)
    Gildo Lampugnani
    Antonio Liuzzi
    Roberto Luciani
    Franco Maggioni
    Gianluca Marchesi
    Giuliano Perini
    Sergio Pivetta
    Fabio Tognella

    Data di chiusura del numero:
    30 giugno 2006


  • VECI E BOCIA 3-2006
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2006

    LEGGETE IL NUMERO 3 DEL 2006 !

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    Sommario:


  • Dal Direttore - Settembre 2006
  • A Casteggio il raduno del 2° Raggruppamento
  • Vitaliano Peduzzi
  • Sintesi dei verbali di riunione del CDS
  • Gli Alpini e la disciplina
  • La 50^ S.Messa di Natale nel Duomo di Milano
  • PC - Sul Monte Grappa...
  • PC - ...e al Due Mani
  • MISSAGLIA - Ritorno ad Asiago
  • GIUSSANO - Da Giussano a Rossosch ...in bicicletta!
  • GIUSSANO - Pensieri... dall’ultima esperienza in Tanzania
  • I nostri Veci: Guido Boiardi
  • ARESE - Inaugurata la nuova sede
  • VAPRIO D'ADDA - La 4^ festa alpina
  • CASSANO D'ADDA - Inaugurazione della Piazza Perrucchetti ristrutturata
  • ARCONATE - Un gagliardetto “marino”
  • PADERNO DUGNANO - Le nozze del segretario del Gruppo
  • PADERNO DUGNANO - Una domenica con i ragazzi meno fortunati
  • A Predazzo ricordati i 90 anni della Grande Guerra sul Lagorai

    Articolo esclusivamente on-line:
  • 25° Raduno sezionale e 85° della Sezione di Bergamo


    Editore: ANA Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Carlo Barberi
    Sandro Bighellini
    Fabiano Folcio
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Giorgio Urbinati
    Collaboratori di Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Giovanni Frattini
    Tullio Tona

    Hanno collaborato:
    Aldo Barberi
    Andrea Bianchi
    Tullio Bonetti
    Luca Geronutti(foto)
    Gianni Longo
    Franco Maggioni
    Marco Pellegatta
    Roberto Semini
    Alberto Valsecchi
    Davi Volpi

    Data di chiusura del numero:
    15 ottobre 2006


  • VECI E BOCIA 4-2006
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: dicembre 2006

    LEGGETE IL NUMERO 4 DEL 2006 !

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    Sommario:


  • Dal Direttore - Dicembre 2006
  • Gli auguri del Presidente
  • La 50^ S.Messa di Natale in Duomo
  • Dalla prima pagina: Bruno Anselmi è “andato avanti”
  • La Festa sezionale d’autunno: due commenti
  • La nuova sede della Sezione di Biella
  • Sintesi dei verbali di riunione del CDS
  • Giuseppe Novello
  • Raduno nazionale del volontariato di Protezione Civile
  • SIA-PC: Il programma per il 2007
  • SESTO SAN GIOVANNI - Al Parco Nord la Mezzamaratona è diventata adulta
  • GIUSSANO - Il Trofeo "Penne mozze 2007"
  • I RACCONTI DI VECI E BOCIA - L’effetto “lampadario - scrivania”
  • SESTO SAN GIOVANNI - 75° di fondazione del Gruppo
  • LACCHIARELLA - 25° di fondazione del Gruppo
  • MAGENTA - Natale tra i carcerati
  • Dopo l’abolizione della leva, la scure della Finanziaria...
  • PADERNO DUGNANO - Il “Colonnello” Fisogni
  • LIMITO-PIOLTELLO-SEGRATE - La scomparsa di un reduce
  • LODI - Gli 85 anni del Gruppo
  • RHO - La 27a festa alpina rhodense
  • MAGENTA - Ritorno ad Asiago
  • LIMBIATE - Una bella sorpresa di fine estate
  • Notizie dal Coro ANA Limbiate
  • DALLA STAMPA ALPINA - Saluto di Percarlo Cattaneo


    Editore: ANA Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Carlo Barberi
    Sandro Bighellini
    Fabiano Folcio
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Giorgio Urbinati
    Collaboratori di Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Giovanni Frattini
    Tullio Tona

    Hanno collaborato:
    Centro Studi ANA
    Aldo Barberi
    Dario Bignami
    Luigi Boffi
    Gianni Bolciaghi (foto)
    Piercarlo Cattaneo
    Massimo Francini
    Luca Geronutti (foto)
    Giovanni Giordano
    Roberto Luciani
    Franco Maggioni
    Luigi Ponti
    Gian Paolo Rossetti
    Andrea Sacco
    Mario Sada

    Data di chiusura del numero:
    3 gennaio 2007


  • VECI E BOCIA 1-2007
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: marzo 2007

    LEGGETE IL NUMERO 1 DEL 2007 !

    Il numero di marzo di "Veci e Bocia" è già ora disponibile nel sito della Sezione, mentre è ancora in fase di stampa.
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    Sommario:


  • Dal Direttore - Marzo 2007
  • L'Assemblea sezionale 2007
  • Assemblea Sezionale 2007: Verbale di scrutinio


    Editore: ANA Sezione di Milano
    Presidente: Giorgio Urbinati
    Direttore Responsabile: Gianni Papa

    Redazione:
    Carlo Barberi
    Sandro Bighellini
    Fabiano Folcio
    Gigi Rodeghiero
    Giuseppe Semprini
    Giorgio Urbinati
    Collaboratori di Redazione:
    Bruno De Gregorio
    Giovanni Frattini
    Tullio Tona

    Hanno collaborato:
    Dario Bignami
    Stefano Coronelli
    Luigi De Melgazzi
    Luca Geronutti (foto)
    Franco Maggioni
    Giuliano Perini
    Giorgio Piccioni
    Gilberto Sala
    Mario Sormani

    Data di chiusura del numero:
    16 aprile 2007


  • VECI E BOCIA 2-2007
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: giugno 2007

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    Il numero di giugno di "Veci e Bocia" è finalmente disponibile nel sito della Sezione, mentre è ancora in fase di consegna.
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    ARTICOLO ESCLUSIVAMENTE ON-LINE:


    Caro BOSS resterai sempre con tutti noi !


    Caro Sergio,

    ci conosciamo da tanto tempo, ma i nostri rapporti sono diventati più stretti e diretti “grazie” (pensa te…!!) ad una causa che mi avevi affidato, che riguardava non tanto te direttamente, ma tua moglie Giovanna avverso lontani parenti e confinanti, per una questione di proprietà di una porzione di cortile in San Colombano al Lambro.
    Io ero ancora nello studio di via Visconti di Modrone al 3, e lì ci siamo visti tante e tante volte dal 1992 (quando iniziò la causa) sino al 1999 (mi ero già trasferito in Corso di Porta Vittoria), quando finì tale causa con la sentenza.
    Mi ricordo le riunioni che facevamo nel mio studio, tu, Giovanna ed altri….
    Tu che ogni tanto alzavi gli occhi al cielo ed avevi voglia di mandare (da buon veneto!) tutto in m…..

    Grazie proprio a questa causa i nostri rapporti si intensificarono, tanto che nel 2000 ti venne lo schiribizzo – in occasione dei preparativi del 25° anniversario della costituzione del tuo Gruppo di Lainate – di propormi di fare, diciamo, il “relatore” ufficiale della manifestazione che si sarebbe tenuta in giugno di quell’anno. Mi preoccupai fortemente, perché quasi nulla sapevo della “storia” del tuo Gruppo: ma organizzammo varie serate, anche presso la tua Sede, nelle quali pazientemente ma scrupolosamente, mi fornivi (ed io, lì, a scrivere su foglietti volanti sotto dettatura in fretta, per paura di perdere qualche dettaglio per te importante) dati, date, nomi, eventi, particolarità, insomma la storia del tuo amato Gruppo, al quale, evidentemente, volevi far fare una bella figura.

    Conscio di ciò, mi misi sotto, in quel maggio 2000, e buttai giù ben 15 pagine di appunti che sottoposi, comunque, alla tua lettura, attenzione e correzione.
    Aggiungemmo nomi, correggemmo date, era tutto un frenetico preparare quel testo dal quale non doveva mancare proprio nulla.
    Ci tenevi moltissimo che tutti comparissero nella “storia” del Gruppo, che non mancasse nessuno. Erano i tuoi Alpini. Erano i tuoi “figli”.
    Era infatti la tua seconda “Famiglia”… come si può dimenticare un nome od un elemento importante di una famiglia?!

    Arrivammo finalmente in giugno, iniziarono i festeggiamenti con la splendida affollatissima serata dei Cori del 3 giugno 2000: ricordo ancora l’emozione fortissima dell’arrivo improvviso del Coro ANA Sezione Valsesiana “Alpin dal Rosa”, con la sua entrata festante con trombe e tamburi, a ritmo di marcia, al centro della sala, ed il Coro “Stella Alpina di Rho”.
    Una allegra, splendida serata.
    Il giorno dopo, il 4 giugno 2000, sotto un sole cocente, la S. Messa al campo, celebrata da Don Lodovico Balbiani, sacerdote dal 22.5.1948, di Bellano, cappellano militare dei Bersaglieri e degli Alpini ed a quel tempo Parroco di Longone al Segrino, Erba.
    Sergio avevi un rapporto di stretta comunanza con Don Lodovico: quest’ultimo, infatti, partecipava sempre alle Adunate con il tuo Gruppo frequentandolo assiduamente anche per gli eventi (felici e tristi) della vita associativa.
    “Per lui ci sarebbe da dedicare un’intera orazione di un giorno intero e forse non basterebbe la sua vita: un romanzo di fede, avventura, ideali, natura, cielo, cime alpine, vette, mari, nulla gli è precluso... ha fatto il paracadutista, ha volato con l’aliante, con il deltaplano e con il parapendio, è stato speleologo e sub, alpinista... e che alpinista!! Ha aperto una via sui Corni di Canzo che si chiama “Pilastro Del Prete...Via Don Lodovico”; è stato sull’Himalaja, in Kenia, sul Kilimangiaro...” (mi aveva sottolineato Sergio con emozione ed affetto).

    Subito dopo la S. Messa (con il sole che batteva ancor di più a picco e con la presenza del Sindaco Romanò e dell’Assessore alla Cultura signora Cavalli (con la quale, ai tempi, tu avevi avuto le prime animate discussioni, poi sfociate in amicizia, stima e fiducia) e gli invitati che attendevano, frettolosi, di incominciare il rancio, toccò al sottoscritto pronunziare la relazione ufficiale dei festeggiamenti.
    Ricordo che tirai fuori dalla tasca della giacca quelle 15 pagine di appunti che spaventarono non poco i presenti che temevano, forse, di rimanere lì bloccati per ore (si sa come sono ripetitivi e certe volte inutili certi “discorsi ufficiali”).
    Ed invece, con molta commozione mia, e molta pazienza dei presenti (soprattutto degli Alpini del Gruppo di Lainate), riuscii a portare a termine il mio discorso, sotto lo sguardo paterno, vigile, burbero ed affettuoso di Sergio, che stava attento che io non dimenticassi neanche un nome, neanche un particolare.
    Per lui era troppo importante che tutti, proprio tutti, venissero ricordati in quell’occasione irripetibile.
    Ogni tanto mi lanciava occhiate di approvazione ed alla fine un suo bel sorriso - quando mi toccò (inevitabilmente) – di parlare anche di lui, del “Boss”, mi ripagò di tutta la saliva pagata – sotto quel sole e sotto il mio cappello alpino - per leggere tutte le 15 pagine di appunti.

    Mi ricordo che esordii proprio, giustamente, sotto tuo preciso ordine, con il resoconto di come si fosse costituito il Gruppo di Lainate.
    Le tue parole testuali da me riportate: “All’inizio erano in pochi: solo qualche alpino di Lainate ed una grossa colonia veneta (venuta per ragioni di immigrazione e lavoro) – Il Gruppo è nato ed è stato “pensato” all’Adunata di Firenze del 1975 dai 2 soci “fondatori”: l’alpino originario di Lavalle Agordino Sergio Crose e l’alpino di Campolongo sul Brenta - Bassano del Grappa Tony Orlando. Come è nato il Gruppo?: da una circostanza fortunosa, quelle circostanze che poi cambiano la vita delle persone ...eh sì, perché Sergio e Tony hanno di fatto cambiato la vita di tanti e per sempre.
    Ecco come è andata: Sergio Crose riconosce, per puro caso, nella massa degli alpini presenti a Firenze, il Tony Orlando: lo riconosce vedendo sul cappello di quest’ultimo lo stesso distintivo rosso e rotondo “Terribile” - della 145ª Compagnia Batt.glione Trento - apposto sul proprio cappello alpino. Al ritorno da quella bagnatissima Adunata, Sergio e Tony decidono - nella piazza di Lainate, Largo Vittorio Veneto - di raggruppare tutti gli alpini residenti nel circondario del paese e di fondare un vero e proprio Gruppo ANA”.

    Una storia davvero bellissima! Il Gruppo venne poi a tutti gli effetti costituito e benedetto la domenica del 19.10.1975 con la signora Cecilia Dal Ferro come Madrina (madre dell’alpino del Gruppo, Silvano Dal Ferro) ed il suo primo Capogruppo (e lo sarà dal 1975 al 1984) il piemontese della Val d’Ossola (in mezzo a tanti veneti) Benvenuto Mazzocco il quale ospita di fatto il Gruppo, dandogli così una prima Sede, al piano inferiore della propria erigenda casa, alla periferia del paese. La seconda per così dire “Sede” ufficiale (dal 1977 in poi) sono stati 2 locali assegnati dal Comune agli alpini, e siti nella Villa Litta (qui gli alpini di Lainate facevano lo loro festa alpina tradizionale: un luogo d’incontro per 2 salamini in compagnia...). Il Comune poi ristruttura tutta l’area di Villa Litta ed assegna un altro luogo di ritrovo agli alpini di Lainate (dal 1984): un’aula della ex scuola elementare di Barbaiana di Lainate: si era però lontani dal “cantiere” che nel frattempo, gli alpini e gli amici degli alpini, avevano aperto per ristrutturare l’attuale sede Baita Alpina... ed allora il Dante Bertoldo, amico degli alpini e figlio di Primo Bertoldo, mette a disposizione la casa del padre per le riunioni di organizzazione del cantiere (la casa di Primo Bertoldo era vicina all’erigenda sede). La nuova Sede viene inaugurata il 1° maggio 1987, data scelta apposta perché festa dei lavoratori: gli alpini avevano lavorato (e sodo) per farsi la casa, questa bella baita che tutti riconoscono dal piazzale e dal Cippo posto proprio davanti alla Sede. Sergio mi avevi invitato fortemente, anche, a ricordare le “figure storiche del Gruppo”, ci tenevi alla “Memoria”, e così riportai in primo luogo i 4 Cavalieri di Vittorio Veneto che erano presenti alla partenza del Gruppo, sempre entusiasti: Sentinelli, Mapelli, Garavaglia, Pessina Camilleù, tutti e 4 presenti il 19.10.1975 all’inaugurazione del Gruppo e premiati con diploma. Sergio mi raccontasti, anche, che c’era chi si ricordava con nostalgia di quei fantastici momenti che il Sentinelli, all’inaugurazione del Gruppo, dalla felicità ed entusiasmo era saltato dal palco (a 80 anni!! di sicuro si sentiva ringiovanito) rompendosi una gamba: non poté partecipare alla sfilata del giorno dopo... Passammo, quindi, alla premiazione dei Veci del 4.6.2000: Bepi Zannini, detto “Vecio” classe 1917, artigliere alpino fronte occidentale e jugoslavo; Mario Bettoni, classe 1916, alpino bresciano di Sarnico della Tridentina, Campagna e ritirata di Russia con il Gen. Reverberi, Arturo Costa (Babbo Natale), mancato nel 1987 presente la moglie, signora Rosina, Madrina della Sede, Gianni Bisarello, terzo Capogruppo (a lui il merito dell’entrata della Protezione Civile nel Gruppo) con la moglie signora Anna, sempre presente alla vita associativa del Gruppo, Erminio Dozzi mancato nel settembre 1999, alpino del 7° della Cadore (era lui che dava i soprannomi agli altri alpini del Gruppo, lui era il “Vice Boss”). Quando è entrato nel Gruppo ha dato una svolta: grande impegno, entusiasmo, volontà, trascinava gli altri, era l’Alfiere del Gruppo, ed era sempre presente con tutta la sua famiglia. Quel 4 giugno 2000 erano presenti la signora Marta e le figlie Laura ed Elena. Di lui Sergio mi avevi raccontato l’enorme carica di simpatia contagiosa. Non ci sono parole per poterlo ricordare adeguatamente!!…mi dissi. Poi: Claudio Meggiolaro, alpino del 5°, l’ideatore di tutto! Mi dicevi Sergio: “Possiamo dire che “esiste da sempre” con il suo “laboratorio” a casa nulla viene perso o buttato via da lui, di lui i primi salamini con la griglia automatica azionata da motore di lavatrice, la croce di legno a misura del capogruppo ...Crose di nome e di fatto; l’originale Presepio con i chiodi di mulo visibile in sede”. Di Maggiolaro anche l’”ultima” Aquila, posta quel 4 giugno al Cippo avanti la Sede. E poi, Giacomo Boldini, detto “Ruspa” per la demolizione della vecchia costruzione (lo storico edificio pubblico che stava crollando), per la costruzione della nuova sede ha dato i mezzi necessari, si è reso sempre attivo e disponibile, ha messo a disposizione il terreno per la raccolta del rottame ...e non per ultimo merito ha portato lo “spiedo bresciano” al Gruppo; Riccardo Bonalumi alpino della Tridentina, varesotto di Luino, segretario a vita del Gruppo; Tony Orlando “Brontolo”, fondatore del Gruppo ed anima dello stesso e della Sede: è lui infatti che coltivava amorevolmente l’orto, curava i fiori, teneva in ordine il giardino, faceva la manutenzione della Sede ed era Consigliere a vita; Dionisio Ferrario, detto “Medaglia” poiché titolare di Med. d’oro della Divisione Garibaldi. Nella mia lunga relazione citai, sempre su tua pressione Sergio, anche gli “Amici degli Alpini” (all’epoca in 23): Sandro Serina, il “Satanasso” se esiste la nuova e bellissima sede degli alpini di Lainate è anche merito suo per l’entusiasmo e disponibilità nella costruzione della sede: è l’animatore continuo del Gruppo, Bruno Grandi, detto “Strascie’”per la raccolta del rottame utile al fondo per la costruzione della nuova sede; e Dante Bertoldo che si è dedicato moltissimo alla costruzione della Sede.

    Altro tuo ordine: ricordare: “Frate Padre Faccin detto "Sasso", mancato nel 1986: era lui alla Messa di inaugurazione del Gruppo, aveva partecipato alla ritirata di Russia ...tirava i sassi sulla testa degli alpini che bestemmiavano ...da lì il soprannome “Sasso”, era cappellano militare di Arturo Costa: gli alpini di Lainate sempre andati alla sua festa del Convento di Lonigo (era una festa alpina...), menù sempre uguale: risotto coi fegatini, arrosto e contorni di insalata dell’orto dei frati...un amore viscerale per gli alpini, ha scritto 2 libri, tuttora nella Cappella degli Alpini di Lonigo: 1) un elenco degli alpini dispersi e caduti in Russia, 2) libro elenco degli alpini morti in patria a seguito di ferite malattie e sofferenze patite nella campagna di Russia”.

    Quanto alle attività del gruppo citai la Protezione Civile dal 1975 (Friuli - Irpinia - Alessandria (Quartiere Orti) - Valtellina - Versilia - Umbria (Foligno), la manutenzione del Canale Villoresi, la partecipazione alla ”ASGE’AF” con la Fiera di San Rocco di settembre, il gemellaggio con il Gruppo LAFRA “La Fratellanza” e l’amicizia profonda con la signora Anna Ambrosiano in Patatti, oltre che con la Croce Rossa, l’AIDO e l’AVIS. Tu Sergio mi facesti ricordare anche che tutte le notti di Natale dal 1975 al 2000, in piazza, davanti alle chiese di Lainate, Barbaiana e Grancia il Gruppo faceva il vin brulè per tutti. Poi di nuovo il discorso ricadde sull’Aquila, simbolo della Sede, che una volta era di bronzo, ma vandali l’avevano per ben 2 volte rubata sul Cippo posto nel piazzale antistante la Sede: la prima, che era stata donata era particolarmente bella, con lo sguardo rivolto verso la Sede. Quel 4 giugno 2000 volteggiava la nuova aquila di Claudio Meggiolaro.
    Poi venne il ricordo degli “Amici” del Gruppo di Lainate: Gruppo ANA di Roè Volciano, Sezione di Salò Montesuello, sempre assieme dall’Adunata di Bergamo del 1986, il Gruppo ANA Monte Marzo, Sezione di Asti, con cui Lainate intratteneva grande amicizia alpina con scambi di feste, il Gruppo ANA di Piateda, Valtellina, un rapporto duraturo da anni, il Gruppo ANA di Boves e con i Cori Stella Alpina di Rho da 17 anni (ogni anno alla S. Messa per i defunti) ed il Coro ANA Sezione Valsesiana Alpin dal Rosa. Quasi per finire, Sergio mi ordinasti, ed io eseguii, di citare i soprannomi degli alpini ed degli amici degli Alpini del gruppo: Il Boss (Sergio), Maledetto, Satanasso, Brontolo, La Troya, Il Vecio, Bassano, Il Giornalista, L’ideatore, Menego, Piccolo Orologe’, Giovanun, Segretari, Aido, Betu’, ecc. (come una volta c’erano anche: Massadur, Il Sacrista, Strascie’, Medaglia, ecc.).
    In Sede, a testimonianza di ciò, vi sono tantissime tazze, tutte con il soprannome degli alpini: quest’usanza è nata con la Sede nuova.
    Oggi, Sergio, dopo la tua cerimonia funebre, abbiamo fatto un salto in Sede, nella tua Sede, ove i tuoi Alpini – stai tranquillo – ci hanno rifocillato di panini, prosecco e dolci.
    Ho alzato gli occhi sopra al bancone ed ho visto la tua tazza, quella del “Boss”, appesa in attesa, oramai più, che il suo legittimo proprietario la tolga per un’ombra di quel bon ….mi sono ovviamente commosso e mi è venuta una stretta al cuore.

    Per finire questo mio lungo ma doveroso ricordo (il Sacerdote celebrante, questa mattina, ha riferito a tutti i fedeli raccolti accanto al tuo feretro col Tricolore, che avevi lasciato precise disposizioni di non fare alcun elogio funebre sulla tua persona: così ha fatto - altro ennesimo gesto di grande umiltà: a te non interessavano gli incarichi, gli “alti ruoli associativi”, l’”apparire”….a te interessava fare) che sono sicuro ti farà piacere perché rappresenta anni ed anni della tua lunga vita di Alpino e di Capogruppo di Lainate, faccio un’eccezione, scusami, ma te la devo.

    Concludevo quel mio lungo discorso, il 4 giugno 2000, con queste testuali parole: “Ora quest’ultimo si arrabbierà, perché mi aveva espressamente ordinato di non parlare di lui. . . ma come si fa a non parlare - come avevo detto all’inizio - del “capofamiglia” di questa grande famiglia alpina di Lainate? Come si fa a parlare un po’ di tutti e non di lui di questa testa calda, di questo – talvolta - mezzo matto Capogruppo ostinato, cocciuto, ma sempre pronto al bene dei suoi amici e facile alla commozione per chi, come tanti oggi assenti, non possono più partecipare alle feste ed alle ricorrenze di Gruppo?! Devo confessarvi che la maggioranza degli appunti che avevo preso per questa celebrazione mi erano stati forniti dal Sergio: ebbene, tutti voi non potrete mai immaginare l’entusiasmo con cui mi riferiva di questo e di quello, la preoccupazione di non dimenticare qualche dettaglio od avvenimento importante la commozione nel ricordare carissimi fratelli andati avanti. Il Sergio ha un cuore buono e sincero come il suo sorriso, si scalda ed appare brusco e duro in taluni suoi atteggiamenti, pare aggredirti con veemenza. . . così come poi, subito dopo, riesce a darti una pacca ed a portati davanti - perché no? - ad un bicchiere di vino e ritornare in armonia. Ma la sua famiglia alpina è per lui prima di tutto, così come sono importanti per lui gli amici, dal primo socio del 1975 all’ultimo iscritto del 2000, un vero diavolo in corpo il vostro capogruppo …che di sicuro ha preso dal nonno Antonio, Cavaliere di Vitt. Veneto, ed indomito combattente delle Tofane. . .[come ci tenevi a tuo nonno…me ne parlavi sempre!!]
    Il Sergio, un tizzone sempre acceso e pronto a fare, ad andare insieme ai suoi alpini, che Dio lo conservi così com’è, così come vi conservi tutti insieme sempre amici e fratelli quali veramente siete. Il mio migliore augurio per il Vostro Gruppo per la vostra meravigliosa avventura iniziata nel 1975, per ancora tanti e tanti anniversari tutti insieme accumunati dall’amore per il seme che solo la Penna dell’alpino sa far germogliare in pianura così come sui nostri meravigliosi monti d’Italia!”

    Ecco, Sergio, ho quasi finito questo mio ultimo affettuosissimo saluto.
    Nell’ottobre 2000 inviai al tuo Gruppo una cassetta VHS che io (la sera dei Cori del 3 giugno) e mia moglie (il 4 giugno: la S. Messa ed i discorsi) avevamo registrato dal Video 8 della mia videocamera. Forse il tuo Gruppo ha ancora tale cassetta e può rivedere quei momenti felici e rivederti al massimo della serenità e consapevolezza di aver organizzato un 25° importante. In mezzo a tutta quell’allegria, però, tu avevi solo un piccolo grande neo per la Festa: la preoccupazione per lo stato di salute del tuo Brontolo (Tony Orlando) che, infatti, di lì a pochi mesi, andò avanti con grande commozione e tristezza di tutti voi e noi. Brontolo, l’Alpino dal distintivo rosso e rotondo “Terribile” della 145ª Compagnia Batt.glione Trento, fondatore del Gruppo, anima dello stesso e della Sede e Consigliere a vita, tuo inseparabile Amico, che nel filmino si vede in piena attività a preparare ed abbrustolire salsicce ed arrosticini…!!

    Veniamo a te, Sergio: ti ho sentito l’ultima volta nel gennaio di quest’anno.
    Mi avevi telefonato in ufficio, voce salda e vispa come sempre, mi avevi accennato ad un brutto male ad un polmone che ti aveva attaccato, ma mi avevi assicurato che avevi fatto le cure, che tutto era passato, che eri tranquillo e che ci saremmo rivisti presto. Solo all’Adunata di Cuneo in maggio sono venuto a sapere che le tue condizioni di salute erano peggiorate, di molto. Ne rimasi affranto.

    Sono passati un mese e mezzo e l’altro ieri la tristissima notizia che ci hai lasciati. Troppo presto, e troppo troppo giovane.
    Non posso immaginare le sofferenze che hai patito, per pudore non ho voluto chiamarti al telefono in questi mesi, per non doverti far dire cose tristi sulla tua condizione. Neanche ho avuto il coraggio di chiamare la tua dolcissima Giovanna, senza però smettere un attimo di pensare a voi due. Ho atteso sperando in un qualcosa che ogni tanto succede, ma non è avvenuto. Ora è finita, ora hai finito i patimenti, ora sei in quel Paradiso di Cantore citato anche questa mattina dal Sacerdote, senza più pene e sofferenze. Le hai lasciate a noi tutti, tutti presenti questa mattina (con tantissimi Alpini e Gagliardetti, oltre ai tuoi Presidenti della Sezione di Milano Perini, Tona ed Urbinati con Vessillo) vicino alla tua dolce Giovanna, ai tuoi figli ed a tuo fratello.

    Allo squillo di tromba in Chiesa è seguito un silenzio sacrale. Un Grande Alpino è andato avanti. Un Alpino, un Uomo come ce ne sono pochi, come non ce ne saranno più. Mi restano mille ricordi e mille rimpianti per cene alle quali mi invitavi spesso, ma alle quali non riuscivo a venire per il maledetto lavoro e la distanza. Hai lasciato a tutti noi un’impronta indelebile, come di scarpone da montagna con ramponi nella roccia: un’impronta forte e sincera che non ci lascerà più.

    Sei stato davvero il “BOSS” in tutti i sensi. Un Uomo buono, leale, affettuoso, e pronto sempre a tutto. I tuoi occhi guizzanti, furbi ed allegri sono la cosa che mi mancheranno di più, insieme a quell’Amicizia vera e sincera che mi esprimevi sempre. Oggi, al ritorno dalla tua Messa il cielo era un po’ velato, un po’ d’afa addosso, insieme ad un grande sconforto e ad una infinita tristezza. Tornando a Milano poi è scoppiato un breve ma intensissimo temporale che ha ripulito di colpo l’aria, scoperchiato il cielo, consentendo la visione dei primi limpidi monti a nord di Milano.
    Ecco, sono sicuro, proprio tutto l’arco alpino italiano ieri si è rasserenato per te, il cielo si è pulito, l’aria è diventata tersa, pulita e lucente come l’acqua dei ruscelli di montagna, i monti splendenti ed azzurri alla sera. Tu, dall’alto, avrai potuto godere delle tue Dolomiti, delle tue amatissime montagne, senza più alcuna ombra di afa, di nebbia, di sofferenza. Ora tutte queste montagne sono tue per sempre! Sei finalmente sui monti col tuo grande nonno Antonio, Cavaliere di Vittorio Veneto, ed indomito combattente delle Tofane !

    Ciao carissimo inimitabile Sergiù, ti abbraccio per l’ultima volta, ciao Boss, sappi che resterai per sempre nel cuore di chi ti ha conosciuto. E, soprattutto, come tu ci tenevi tanto, ciao Alpino della “Terribile” - 145ª Compagnia Battaglione Trento!! Ora, dopo 7 anni, hai raggiunto il tuo “Brontolo” Tony Orlando, hai ricostituito Lassù parte della tua adorata Compagnia, siete finalmente insieme, riuniti come ai primi tempi della fondazione del tuo Gruppo, siete in montagna, anzi nelle Montagne più belle e più alte, quelle meritate del Signore!
    Ti voglio tanto bene.

    Milano, 4 luglio 2007.

    Gianni Lodi


    VECI E BOCIA 3-2007
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: novembre 2007

    LEGGETE IL NUMERO 3 DEL 2007 !

    Il numero di novembre di "Veci e Bocia" è finalmente disponibile nel sito della Sezione, mentre è ancora in fase di consegna.
    Ragioni di bilancio hanno limitato a tre i numeri del notiziario per l'anno 2007, quindi l'ultima edizione è stata fatta uscire in novembre per meglio seguire la cronaca degli ultimi mesi dell'anno.
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    I SEGUENTI ARTICOLI SONO ESCLUSIVAMENTE ON-LINE:

    IL 20° DI FONDAZIONE DEL GRUPPO DI DORNO E RADUNO DELLA SEZIONE DI PAVIA

    IL 60° DI FONDAZIONE DEL GRUPPO DI BOGNO DI BESOZZO

    L’80° DI FONDAZIONE DEL GRUPPO ANA DI PISOGNE

    LA 55° ADUNATA DELLA SEZIONE ANA SALO’-MONTE SUELLO

    L’85° DI FONDAZIONE DELLA SEZIONE VALSESIANA

    LA 56° FESTA GRANDA A CAORSO


    IL 20° DI FONDAZIONE DEL GRUPPO DI DORNO E RADUNO DELLA SEZIONE DI PAVIA


    La comunità dornese ha festeggiato domenica 7 ottobre il ventennale di fondazione del proprio Gruppo Alpini e lo ha fatto in maniera esemplare.
    Questo piccolo paese della bassa pavese (mi si perdoni il gioco di parole) ha saputo accogliere in modo egregio tutti gli alpini ospiti convenuti sia dai Gruppi sezionali pavesi (era anche giornata di Raduno sezionale) sia dalle Sezioni e dai Gruppi giunti da più lontano.
    Un paese stretto intorno alle proprie penne nere, sempre presenti e disponibili in ogni occasione di cui c’era e c’è bisogno, che traboccava di gioia per questo traguardo raggiunto, che non vuol essere un punto d’arrivo ma di partenza verso altri anniversari da festeggiare nella migliore tradizione alpina.
    All’ammassamento presso il Monumento all’Alpino d’Italia il via-vai di penne nere era già evidente fin dalle prime ore della mattinata, Gruppi provenienti dalle località più disparate si stavano ritrovando per rendere omaggio agli alpini di Dorno e far festa insieme a loro.
    Immancabili sono stati gli amici del Gruppo di Ronchi dei Legionari della Sezione di Gorizia che si sono sobbarcati molti chilometri di viaggio pur di essere presenti. Ben dieci i vessilli ospiti: Como, Bergamo, Brescia, Monza, Valle Camonica, Alessandria, Casale Monferrato, Piacenza, Modena, Imperia ed una sessantina di gagliardetti. Inquadrati in maniera egregia dal generale in congedo Vittorio Biondi, alle 10 in punto vi è stato l’alzabandiera con l’inno nazionale cantato da tutti i presenti.
    Con dovuta cura poi, s’è formato il corteo alpino che ha quindi sfilato per le vie di Dorno al ritmo del Corpo Bandistico di Fontanella fino al monumento ai Caduti dove, dopo un altro formale inquadramento, vi è stata la deposizione della corona d’alloro sulle note del “Piave” e del “Silenzio”.
    Terminata la parte istituzionale e commemorativa, il serpentone di penne nere ha successivamente raggiunto la chiesa parrocchiale per la celebrazione della S. Messa nella quale il sacerdote celebrante durante l’omelia ha avuto parole di elogio per l’operato del Gruppo a favore della comunità e, dopo la lettura della “Preghiera dell’Alpino” sulle note de “Signore delle Cime” che in pratica sanciva il termine della celebrazione eucaristica, vi sono stati i discorsi del capogruppo Arduino Pavanello (visibilmente emozionato) e dell’ex presidente sezionale Roberto Abbiati a chiudere questa splendida manifestazione, fortemente voluta quattro anni dopo l’altro raduno di Sezione sempre qui a Dorno nel 2003.

    Dario Bignami


    IL 60° DI FONDAZIONE DEL GRUPPO DI BOGNO DI BESOZZO


    Grazie a quel grande strumento di ricerca ed informazione che è Internet, venerdì 3 agosto ho scoperto sul sito ANA nazionale che domenica 5 si sarebbe svolta a Bogno di Besozzo la manifestazione celebrativa per i “primi” 60 anni del locale Gruppo alpini facente parte della sezione di Varese.
    Inutile dire che non ci ho pensato su due volte sulla decisione se parteciparvi o meno.
    E così, nonostante domenica fosse il mio primo giorno di ferie, non ho perso l’abitudine di alzarmi presto per mettermi in auto alla volta delle prealpi varesine.
    Per me si è trattata di una prima volta in queste zone, infatti non avevo mai partecipato a manifestazioni alpine di gruppi delle sezioni di Varese o Luino.
    Giunto sul posto la prima cosa che mi ha colpito è la bellezza del luogo dove ad un cielo molto azzurro faceva da contraltare il verde dei boschi circostanti, mentre la fresca brezza delle prealpi mitigava il clima.
    Alle 9.30 in punto aveva ufficialmente inizio la manifestazione con l’alzabandiera nel piazzale antistante la sede del Gruppo, per la gioia dello speaker che poteva così sciogliere la tensione che aveva accumulato fino a pochi istanti prima. Due i vessilli sezionali presenti, ovviamente quelli delle sezioni di Varese e Luino e una quarantina di gagliardetti.
    Al ritmo scandito dalla Fanfara Alpina “Valle Bormida” di Acqui Terme è quindi cominciata la prima parte della sfilata per le vie del paese fino a giungere nel parco comunale del Torrino, dove si trova la prima storica sede del Gruppo, per partecipare alla S. Messa officiata dal parroco di Bogno, nonché cappellano onorario del Gruppo.
    Da qui era molto suggestiva la visuale tutt’attorno che offriva il Torrino: uno scorcio del Lago Maggiore che accarezzava “i piedi” delle prealpi e la pianura che si estendeva verso gli altri laghi della zona.
    Dato il largo anticipo con cui si è arrivati in cima al parco, prima della celebrazione religiosa vi sono stati discorsi ufficiali tenuti dal capogruppo Angelo Mattioni, dal presidente sezionale Francesco Bertolasi, dal sindaco di Besozzo Fabio Rizzi e dal consigliere nazionale Silvio Botter, il quale si complimentava con gli alpini del Gruppo per l’operato svolto a favore della comunità besozzese.
    Al termine della S. Messa il capogruppo, con una piacevole sorpresa, ha dapprima premiato con una rosa, un guidoncino ed il libretto celebrativo le donne che, in un modo o nell’altro, intrecciano la loro vita con quella del Gruppo: sono state così premiate la moglie del fondatore del Gruppo, la “ragioniera” e l’unica consigliere donna del Gruppo stesso, quindi successivamente, il presidente ed il vicepresidente sezionale, il responsabile della zona di appartenenza del Gruppo, il consigliere nazionale Botter, il sindaco ed il parroco.
    Finite le premiazioni è ripresa la parte celebrativa della manifestazione con la deposizione della prima corona d’alloro presso il cippo eretto dagli alpini locali e collocato proprio di fronte al Torrino.
    Ripresa la sfilata, il corteo si è diretto al monumento ai Caduti ove è stata deposta la seconda corona d’alloro sulle note del “Piave” e del “Silenzio”. L’ultimo tratto di sfilata ha visto le penne nere dirigersi verso la “baita” per il rancio per l’occasione preparato e per il “rompete le righe” che in pratica significava la piena riuscita della manifestazione.

    Dario Bignami




    L’80° DI FONDAZIONE DEL GRUPPO ANA DI PISOGNE


    Nel weekend del 25-26 agosto ho avuto modo di partecipare a due manifestazioni alpine per festeggiare gli anniversari di fondazione dei Gruppi ANA di Comenduno (50°), Sezione di Bergamo e di Pisogne (80°), Sezione Valle Camonica.
    Non trovando particolari spunti per descrivere l’anniversario del Gruppo bergamasco, vado avanti descrivendo la bella domenica mattina trascorsa in cima al Lago d’Iseo, sulla sponda nord-orientale.
    All’arrivo a Pisogne ho notato come la cittadina era stata adeguatamente adornata a festa, con tanti tricolori appesi ai balconi ed esposti a finestre e vetrine. La giornata, calda e soleggiata, invitava a fare più di un tuffo nelle acque del Lago Sebino e anche qualche escursione a Montisola, ma prima c’era da festeggiare adeguatamente un importante compleanno.
    Il ritrovo presso la sede (trovandosi a ridosso della linea ferroviaria presumibilmente dovrebbe trattarsi della vecchia stazione ferroviaria dismessa e riconvertita dagli alpini locali a “baita”) è avvenuto alla chetichella, con alpini giunti anche dall’Alto Adige oltre che dalle sezioni di Brescia, Bergamo e Valle Camonica per un totale di due vessilli sezionali (Valle Camonica e Brescia) e una quarantina di gagliardetti.
    Qui, all’interno di due vagoni merci fuori utilizzo, è stata allestita una piccola mostra alpina con documenti e reperti riguardanti il Corpo degli Alpini e la storia del Gruppo di Pisogne.
    Con una buona ventina di minuti di ritardo (ritardo allungatosi poi nel resto della mattinata) è stato dato il via alla manifestazione (coi tempi dettati dalla Fanfara Alpina della Sezione Valle Camonica) con la sfilata per le vie della cittadina lacustre fino a giungere davanti al municipio per la deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti.
    Personalità di spicco presenti erano: un colonnello, i consiglieri nazionali Alessandro Rossi (già presidente della Sezione di Brescia) e Cesare Lavizzari e il presidente attuale della Sezione bresciana Forlani. Qui vi sono stati i soliti discorsi di rito del capogruppo locale, del sindaco e di Rossi, che scherzosamente ma non troppo ha detto che “non fa mai nulla di rito e non vi è mai nulla di rituale durante i discorsi…”.
    Al termine delle allocuzioni il corteo ha ripreso quindi la sfilata fino alla chiesa parrocchiale per partecipare alla S. Messa presieduta dal sacerdote di Pisogne anziché dal Cardinale Giovanni Battista Re come da programma.
    Anche qui vi è stato un piccolo divertente fuoriprogramma col prete che prima del Padre Nostro ha invitato di fianco all’altare sei bambini delle scuole elementari che indossavano il cappello alpino chiedendo loro che Campagna avessero mai fatto. Non ricevendo alcuna risposta in proposito da ciascuno dei bambini, con una battuta ha detto: “…forse voi avete fatto la Campagna del russare anziché di Russia…”.
    Al termine della celebrazione religiosa vi è stato infine l’ultimo tratto di sfilata fino alla sede per prendere posto sotto al tendone allestito, per degustare il rancio appositamente preparato a degna conclusione di questa splendida mattinata.

    Dario Bignami




    LA 55° ADUNATA DELLA SEZIONE ANA SALO’-MONTE SUELLO


    Una manifestazione coi fiocchi. Non si potrebbe diversamente descrivere la 55° adunata della Sezione A.N.A. Salò-Monte Suello svoltasi domenica 2 settembre a Ponte Caffaro in Val Sabbia, sulla sponda a nord del Lago d’Idro, nella quale si festeggiava anche il 75° di fondazione del locale Gruppo alpini.
    Spinto dal desiderio di parteciparvi, il tardo sabato pomeriggio, dopo la mia giornata lavorativa, mi sono messo in auto ed in serata ho raggiunto questa frazione del Comune di Bagolino al confine con la regione Trentino Alto-Adige, non prima però di aver fatto tappa dai miei parenti lì in zona.
    All’arrivo la prima cosa che ho notato è che il tricolore imperava dappertutto; ogni via, vicolo, cancellata, finestra o vetrina di un qualsiasi negozio era addobbata di bandiere, “catene” di carta e coccarde verdi, bianche e rosse.
    Al di là del clima fresco a causa del tempo instabile che sembrava promettere pioggia per il giorno successivo, nelle vie, ma soprattutto, nell’oratorio di Ponte Caffaro si respirava un’aria “calda”, quell’aria che si viene a “vivere” e “respirare” solitamente nei sabati sera antecedenti la sfilata durante i raduni nazionali, quando sai che il clou accadrà “soltanto” qualche ora dopo a partire dalla mattina.
    Qui è stato uguale soltanto in formato ridotto. Nell’oratorio infatti si è concentrato il ritrovo per i festeggiamenti: qui è stata allestita una mostra delle adunate nazionali e sezionali degli alpini saloriani, nel vicino teatro parrocchiale vi è stata la rassegna di cori e sempre qui in oratorio ho avuto modo di vedere che erano presenti il presidente nazionale Corrado Perona, il past-president Giuseppe Parazzini, il consigliere nazionale Sonzogni ed il direttore de “L’Alpino” Vittorio Brunello, insieme ad un mucchio di penne bianche.
    L’importante presenza di tali autorità ha dato all’adunata ancor maggior risalto e spessore nonché importanza.
    Il tutto mentre alpini giunti dalla Val Sabbia e non solo ed abitanti caffaresi si divertivano in simbiosi.
    La mattina successiva l’ammassamento presso il parco comunale sulla riva del lago è avvenuto alla spicciolata, ma già si vedeva che l’afflusso di penne nere era molto numeroso. Il conto parla di 6 vessilli sezionali (Salò, Brescia, Bergamo, Valle Camonica, Trento e Piacenza), un buon centinaio di gagliardetti per un totale di circa 400 alpini compresi quelli dei Gruppi dei vari settori in cui è divisa la Sezione.
    A rappresentare la nostra sezione, oltre a me, erano presenti anche gli alpini del Gruppo di Magenta.
    All’ammassamento è stato interessante vedere come, all’arrivo del presidente Perona, gli alpini presenti gli si siano avvicinati chi chiedendo di poter fare una foto con lui, chi chiedendo spiegazioni in riferimento a certe tematiche alpine.
    Con notevole ritardo è poi cominciata la sfilata per la via principale di Ponte Caffaro tra due ali di folla entusiasta (un po’ come a Cuneo), tranne l’ultimo tratto che ha portato il corteo tra le viette della frazione fino in Piazza del Mercato dove si è poi svolta la S. Messa a chiudere queste giornate di festa, anticipata dai discorsi molto significativi del sindaco di Bagolino, del presidente della provincia di Brescia, del capogruppo di Ponte Caffaro, del presidente sezionale Pasini e, per finire, del presidente Perona che ha elogiato tutte quelle famiglie presenti e tutti quei genitori che hanno fatto indossare ai bimbi il Cappello Alpino dicendo che: “anche se in futuro magari non indosseranno questo copricapo, già da adesso saranno educati ai valori morali e civili che serviranno loro da adulti per un futuro migliore”.
    Ha quindi esaltato le genti di montagna, gli alpini bresciani in generale e soprattutto quelli della Sezione di Salò per la grande opera svolta per preparare al meglio questa splendida manifestazione e questo magnifico raduno.

    Dario Bignami




    L’85° DI FONDAZIONE DELLA SEZIONE VALSESIANA


    “Buon compleanno Valsesiana!” Questo è il grido che si è levato sabato 29 e domenica 30 settembre a Varallo Sesia in occasione dell’anniversario di fondazione della locale Sezione A.N.A.
    Un anniversario molto importante e molto sentito visto l’alto numero di penne nere giunte ai piedi del Sacro Monte ed anche un modo molto piacevole per essere sempre vicini alla montagna dal quale noi alpini “discendiamo”.
    Il mio ennesimo fine settimana all’insegna di una manifestazione alpina era cominciato col dubbio se parteciparvi o meno dato il fatto che non riguardava la mia Sezione, così avrei potuto riposarmi dopo la mia giornata lavorativa e dopo tante domeniche in giro per la Lombardia, poi però mi sono “lasciato tentare” dall’occasione di fare un’altra presenza in una zona a me “sconosciuta” e così nel tardo pomeriggio di sabato 29 sono partito per il Piemonte ed in serata ho raggiunto Varallo Sesia giusto in tempo per assistere al Teatro Civico all’esibizione canora dei Cori A.N.A. “Alpin dal Rosa” della Sezione Valsesiana e “Valle Belbo-Canelli” della Sezione di Asti.
    Splendide sono state le loro interpretazioni che hanno riscosso molti applausi dal pubblico presente (il Teatro era completamente esaurito), addirittura straordinarie le ultime tre esibizioni a concludere la serata, coi due cori congiunti sul palco ad intonare all’unisono ed in modo semplicemente perfetto le melodie de “Sul Cappello”, “Signore delle Cime” e del nostro amato “Inno di Mameli”.
    Durante la pausa tra l’esibizione dei due cori vi è stato anche un altro importante momento: la consegna del sezionale Premio Fedeltà alla Montagna da parte del presidente di Sezione Giampiero Rotti ad un alpino del locale Gruppo di Varallo Sesia.
    Parole di elogio a questa iniziativa sono venute dal presidente nazionale Corrado Perona, giunto appositamente dalla vicina Biella, il quale faceva notare come il CDN sia sovente in difficoltà quando deve scegliere a chi consegnare il Premio Nazionale Fedeltà alla Montagna perché in giro per l’Italia vi sono tanti alpini altamente meritevoli di tale premio e purtroppo uno solo alla fine viene premiato.
    Dopo la pioggia notturna, la domenica mattina, nonostante non piovesse, il tempo non prometteva nulla di buono. Questo comunque non ha fermato gli alpini che sul piazzale del ex Motel AGIP si sono ritrovati per l’ammassamento. Qui ho avuto il piacere di vedere che non ero l’unico rappresentante della mia Sezione, infatti ho incontrato l’amico Biffi del Gruppo di Cernusco sul Naviglio col suo vessillo degli Alpini Paracadutisti.
    A far festa alla Sezione Valsesiana sono giunte anche le penne nere di altre sezioni piemontesi di Torino, Biella, Casale Monferrato, Novara e Cusio-Omegna gli altri vessilli presenti ed un’ottantina di gagliardetti.
    Col classico ritardo accademico di quindici minuti (9.45 anziché 9.30) è iniziata la sfilata del corteo alpino per le vie di Varallo Sesia, ben guidato dalla Fanfara Alpina d’Ivrea, fino a giungere alla chiesa di S. Gaudenzio.
    Qui ho avuto la fortuna di stringere la mano al presidente Perona dicendogli che per me questa era la quarta volta, su cinque, che “ci vedevamo” a manifestazioni partecipate da entrambi nel mese di settembre (Ponte Caffaro, Pasturo, Caorso e Varallo Sesia per l’appunto), ed esso molto bonariamente mi ha risposto: “E ancora mi dai del Lei?!”
    Dopo un breve “concerto” della Fanfara Alpina d’Ivrea gli alpini presenti sono entrati in chiesa per partecipare alla celebrazione della S. Messa che, in pratica, ha chiuso la manifestazione, non prima però di aver ascoltato i discorsi, ancora una volta, del presidente sezionale Rotti e nazionale Perona sull’operato degli alpini e della Sezione Valsesiana in particolare.

    Dario Bignami




    LA 56° FESTA GRANDA A CAORSO


    Per la terza domenica consecutiva mi sono trovato faccia a faccia col nostro presidente nazionale Corrado Perona. Un incontro sicuramente piacevole; sembra quasi che ci diamo un appuntamento fisso senza nemmeno conoscerci di persona.
    Così, dopo il raduno della Sezione di Salò a Ponte Caffaro dello scorso 2 settembre ed il Premio “Fedeltà alla Montagna 2007” tenutosi a Pasturo il 9 settembre, ecco che domenica 16 la mia strada è tornata ad incrociare quella del presidente Perona a Caorso in occasione della 56° “Festa Granda” della Sezione di Piacenza e di tutti i suoi alpini.
    Erano tre anni che non vi partecipavo, da quella di Rivergaro 2004, e il piacere di presenziare a manifestazioni nel territorio piacentino mi mancava; così, da bravo alpino, non mi sono lasciato sfuggire quest’occasione e in mattinata ho raggiunto Caorso. Tra l’altro, mi sono detto, finalmente una manifestazione “vicino a casa”.
    All’arrivo nella cittadina emiliana ho cominciato subito il mio giro esplorativo per il centro in attesa dell’alzabandiera.
    Il via-vai di penne nere era già abbastanza sostenuto e l’atmosfera cresceva poco a poco che l’orario di inizio della cerimonia si avvicinava. Alle 9.30 in punto presso la Rocca Mandelli si sono radunati tutti gli alpini ed è cominciata la manifestazione con l’alzabandiera subito seguito dalla deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti ed il “Silenzio”.
    I cittadini caorsani si sono subito calati nella parte omaggiando anche loro il solenne momento col dovuto silenzio e rispetto.
    Terminata questa parte, il corteo si è spostato presso la stazione ferroviaria vicino al “Parco degli Alpini d’Italia” per l’ammassamento. Qui si è dato inizio alla seconda parte della manifestazione con l’inizio della sfilata per le vie di Caorso non prima però di aver conteggiato i presenti: una novantina di gagliardetti ed una quindicina di vessilli sezionali tra cui spiccavano, oltre a quello di Piacenza, quelli di Germania e New York (Bolognese-Romagnola, Reggio Emilia, Modena, Parma, Milano, Monza, Pavia, Cremona, Bergamo, Salò, Torino, Massa e Carrara gli altri).
    La sfilata ha avuto un riscontro molto positivo negli abitanti di Caorso, ben felici e contenti di veder passare tra le vie della loro cittadina le penne nere.
    All’arrivo nella centrale Piazza IV Novembre, sul palco allestito appositamente per la celebrazione della S. Messa, celebrata dal Cappellano della Sezione di Piacenza don Stefano Garilli e concelebrata dal Parroco di Caorso don Giuseppe Tosca, antecedente alla celebrazione liturgica vi sono stati i discorsi del sindaco Fabio Callori, del capogruppo locale Silvano Pagani, del presidente sezionale Bruno Plucani che ha ricordato come gli alpini piacentini vengano definiti “alpini d’acqua dolce”, ed infine del presidente nazionale Corrado Perona che nel suo discorso ha detto che: “È dovere del presidente nazionale partecipare a queste manifestazioni, sia che siano inaugurazioni di sedi, sia che ricorra l’anniversario di fondazione anche del più piccolo Gruppo alpini. Bisogna elogiare e dare riconoscenza a chi lavora alla base dell’ANA”.
    Come ultime note di questa splendida giornata, è stata ricordata la nascita di un nuovo Gruppo ANA a Monticelli d’Ongina e il passaggio del testimone tra il sindaco di Caorso e quello di Ponte dell’Oglio dove si svolgerà la “Festa Granda” del prossimo anno.

    Dario Bignami



    VECI E BOCIA 1-2008
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: marzo 2008

    IL NUMERO 1 DEL 2008 E' IN STAMPA!

    Da questo numero il nostro giornale viene stampato presso la tipografia Prontografing di Milano e da queste righe vogliamo inviare un sentito ringraziamento alla ditta “A.G. Bellavite srl” di Missaglia, e a tutti i suoi tecnici e collaboratori, che ha stampato per anni il nostro “Veci e Bocia”.

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    ARTICOLO COMPLETO ESCLUSIVAMENTE ON-LINE:

    RICORDANDO PEPPINO

    Ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere Peppino Prisco quando ho cominciato a partecipare attivamente alla vita associativa della Sezione: ovviamente anche prima ben sapevo chi era il Presidente del mio Ordine professionale, per tanti anni amato e rispettato, e successivamente rimpianto.
    Ma sono entrato direttamente in contatto con lui quando, alla fine degli anni ottanta, ho iniziato ad organizzare, nei locali di via Rovani, le periodiche cene mensili del lunedì con i miei colleghi. A queste cene lui ha aderito immediatamente, richiamandomi anche quando lasciavo passare qualche giorno di troppo tra una e l’altra. Logica ha voluto che immediatamente venisse insignito del ruolo di “capo calotta”, e che gli fosse destinato il posto d’onore al centro del tavolo da cui osservava tutto e tutto.

    Sempre presente, sempre attento a quello che avveniva intorno, sempre pronto alla battuta, ai simpatici battibecchi con il suo amico del cuore Angelo Falliva, dissacranti con il Presidente Nazionale Beppe Parazzini, pungenti ed arguti con tutti. Ancorché stonato, spesso era lui che dava il la ai nostri canti, di volta in volta inventando qualche motivazione nuova per chiedere agli astanti: “Di chi siamo figli?” cui seguiva immediatamente “Figli di nessuno”.
    Alla fine del pranzo, ridiventava serio, ci invitava ad alzarci in piedi per intonare “Sul Ponte di Perati”.

    Sfilare accanto a lui, alla adunata, come mi è successo diverse volte, era estremamente difficile: impensabile procedere al passo, mentre lui passava da una transenna all’altra per salutare tutti, e soprattutto coloro che si sbracciavano per salutarlo, magari inneggiando all’Inter. Quattro realtà confluivano in lui (confesso che poco o nulla conosco della sua vita da rotariano) e spesso queste realtà si confondevano tra di loro: si narra, come ha ricordato il Presidente dell’Ordine avv. Giuggioli alla serata del 20 novembre, che egli conducesse i Consigli con atteggiamento scherzosamente militaresco, come pure si narra che in una conferenza particolarmente importante, egli abbia invitato tutti i partecipanti ad alzarsi in piedi per una comunicazione decisamente seria. Agli spettatori, in piedi e decisamente compunti ed attenti in attesa della rivelazione, all’improvviso egli ha urlato: “Chi non salta milanista è!”.

    Nessuno di noi può dimenticare i suoi discorsi al temine della celebrazione della Messa di Natale, della Sua Messa, della cerimonia da lui voluta per ricordare prima i suoi compagni di reparto, e poi tutti i caduti nell’adempimento del proprio dovere: a braccio, senza mai leggere, si scagliava contro coloro che riteneva violentassero non solamente gli Alpini, ma la Patria, l’Italia che tanto amava ed alla quale tanto aveva dato.

    Quattro realtà, che confluivano in questo uomo, piccolo, ma con un carisma eccezionale: di queste, quella che prevaleva era senza dubbio quella Alpina, che lo aveva portato a dare tanto alla Associazione, anche dopo che era potuto rientrare dalla tragedia del fronte russo. Per ricordare Peppino, nelle sue molteplici sfaccettature, il Rotary Club Milano Est, la Regione Lombardia ed il mio Gruppo, Milano Centro, con la partecipazione del Coro ANA della Sezione di Milano, hanno organizzato il 20 novembre una serata al Teatro Dal Verme, intitolata “Un Alpino…nel pallone”, presentata da Bruno Pizzul.
    Le varie personalità di Peppino sono state illustrate, in un teatro gremito, con Alpini giunti addirittura dall’Abruzzo, da ospiti decisamente “mirati”: l’avv. Giuggioli, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, ha raccontato Peppino avvocato; su Peppino milanese è intervenuto l’assessore regionale dr Piergianni Prosperini, sul tifoso, ovviamente nerazzurro, è intervenuto il Presidente dell’Inter Massimo Moratti, sul rotariano è intervenuto il presidente del Rotare Club Milano Est Sardi.

    Momenti di particolare commozione ha poi riservato la parte dedicata all’Alpino: dopo una relazione, a tratti anche scanzonata, come è nel suo stile, del Presidente Emerito della Associazione, Beppe Parazzini, che ha ricordato fra l’altro quando, nonostante la sua carica, gli faceva (ben lieto) da autista, è intervenuto un altro carissimo amico di Peppino (dai tempi della Russia) Nelson Cenci, anche lui decorato di medaglia d’argento – come Peppino – al valor militare, che ha ricordato un incontro con l’amico in un’isba russa, durante la ritirata.
    Infine, una altro carissimo amico di Peppino, Tito Dagrada, con la sua voce calda, pastosa e, in più tratti, decisamente commossa, ha recitato la preghiera di Peppino “Natale 1942”.

    Sandro Vincenti


    VECI E BOCIA 2-2008
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: giugno 2008

    IL NUMERO 2 DEL 2008 E' IN STAMPA!


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    ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE:

    XXXXX



    da Bepi Segalina

    Ascolta, Dio
    Io non ho mai parlato con Te…
    Voglio salutarti. Come stai?
    Sai, mi dicevano che non esisti
    Ed io povero sciocco
    credetti che fosse vero.
    Stasera, quando stavo nascosto
    nel fosso di una granata
    vidi il tuo cielo…
    Chi avrebbe mai creduto che
    per vederti
    sarebbe bastato stendermi sul dorso.
    Non so ancora se vorrai darmi una mano,
    credo almeno che mi comprenderai.
    È strano che non ti abbia incontrato prima,
    ma solo in un inferno come questo.
    Bene, ho già detto tutto, l’offensiva ci aspetta fra poco.
    Mio Dio non ho paura da quando ho scoperto che sei vicino.
    Il segnale: va bene, devo andare.
    Dimenticavo di dirti che ti amo.
    Lo scontro sarà orribile, stanotte chissà…
    Non sono mai stato tuo amico, lo so, però mi aspetterai se arrivo da Te?
    Guarda come sto piangendo, tardi Ti ho scoperto.
    Quanto mi dispiace, perdonami, devo andare. Buona fortuna.
    Che strano…senza paura vado alla morte.

    Pietro Torresan - Combattente in Russia




    VECI E BOCIA 3-2008
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2008

    IL NUMERO 3 DEL 2008 E' IN STAMPA!


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    ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

    A numero in stampa, giungono in redazione due testi del presidente Urbinati

    Addio a Bepi Bona
    Un altro colpo per la nostra Sezione, il consigliere Bona, dopo mesi di sofferenze, è andato avanti.
    Chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, non può capire, ma credetemi è una perdita importante per la nostra Sezione.
    Bepi era e lo è ancora, un chiaro esempio dell’Essere Alpini. Sempre a disposizione degli altri, sempre con la famiglia nel cuore, sempre vicino a chi soffriva.
    Ho avuto la fortuna di averlo nel Consiglio e la “rogna” di perderlo. La volta che sono andato a trovarlo in ospedale, ho rivisto in lui la voglia di continuare a credere negli Alpini e nella sua famiglia, la speranza che aveva negli occhi, rincuorava chiunque soffrisse per la sua situazione e riprendeva fiducia nella vita.
    Purtroppo ora è andato avanti privandoci della sua presenza fisica, ma non del suo modo esemplare di vivere, del suo dolce sorriso accattivante, del suo modo di affrontare la vita sempre serenamente.
    Bepi, grazie per il tempo che ho potuto vivere al tuo fianco e per l’insegnamento che mi hai dato.
    So che non è il modo più giusto per chiudere questa mia, però credo che tu sarai contento se concluderò dicendo … viva la famiglia e viva gli Alpini

    Giorgio Urbinati


    Saluto del Presidente
    Carissimi soci,
    sapete bene che vi voglio bene e che, come tutti i “padri” , spesso non parliamo delle cose belle e giuste che i “figli” fanno, ma cerchiamo di migliorare dove, secondo noi, appaiono delle manchevolezze.
    La nostra è una famiglia nel vero senso della parola, per cui al di là delle tante, ma veramente tante, soddisfazioni che mi date quotidianamente, mi vedo costretto a far notare le piccole mancanze che posso notare.
    Spesso insisto ( rompo ) affinché, da tanti fratelli separati dagli impegni personali, si riesca a riunirci in famiglia. Le occasioni sono tante, per cui, in alcuni casi è giustificabile l’assenza, ma la continua assenza no!
    Siamo anche un associazione d’arma, per cui, certi impegni istituzionali vanno presi in considerazione ed ottemperati. Alle nostre feste spesso manchiamo proprio noi e non è giusto per chi ha lavorato per la buona riuscita dell’evento e non ha nemmeno la soddisfazione di vedere messo a buon frutto la sua fatica.
    Gli impegni sono tanti, è vero, ma gli impegni associativi dovrebbero avere un diritto di precedenza nei confronti degli altri e non essere spesso relegati come ultima scelta.
    Quest’anno, nell’ultimo trimestre, abbiamo tanti impegni e sono sicuro che dimostrandomi che ero in errore, mi darete la gioia e la soddisfazione di vedervi numerosi.
    Queste riunioni sono spesso occasione di ritrovarsi tra fratelli, e spesso, dopo, dispiace di non aver partecipato perché sono tutte occasioni irripetibili, non si può dire vista una viste tutte oppure persa una andrò ad un’altra perché tutto cambia ogni volta.
    Conscio di essere stato il solito rompi e sicuro di essere smentito dico Viva gli alpini di Milano e a rivederci a presto tutti insieme

    Giorgio Urbinati



    VECI E BOCIA 4-2008
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: dicembre 2008

    IL NUMERO 4 DEL 2008 E' GIA' IN CONSEGNA!


    Il numero è stato stampato a tempo di record e contiamo che le Poste lo consegnino rapidamente anche a casa vostra.
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    SEGUE UN ARTICOLO ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

    IL RADUNO DEL 3° RAGGRUPPAMENTO A TRENTO

    Come un’adunata. O quasi. Non ci sono altre parole per descrivere questo grande raduno del Triveneto tenutosi a Trento; e la scelta di farlo in questa città non è stata casuale.
    La Storia ci dice infatti che qui il 3 novembre 1918 con l’ingresso in città dei Cavalleggeri d’Alessandria si concluse in maniera vittoriosa la Prima Guerra Mondiale e sempre qui lo scorso lunedì 3 novembre, alla presenza del Labaro Nazionale e del nostro presidente Corrado Perona, si è tenuta la cerimonia conclusiva di tutte le celebrazioni e manifestazioni che noi alpini abbiamo fatto in tutta Italia per ricordare i 90 anni della fine di essa.
    Un appuntamento a cui non mancare, quindi. Sabato 8 la partenza per me e per il mio amico e socio Ernesto Livraghi è alle 7 da S. Colombano al Lambro. Il lungo viaggio fino in Trentino ha come prima tappa il paese di Besenello dove l’alpino Bruno Vettori del Gruppo di Villazzano, un caro amico di lunga data del Livraghi (erano entrambi nel Battaglione Val Brenta), ci aspettava.
    Ma non eravamo gli unici a far parte della bella compagnia che si è formata in questo fine settimana. Infatti oltre a noi ci hanno raggiunto anche un alpino del Gruppo di Romagnano Sesia ed altri del Gruppo di Gazzo Veronese, anch’essi facenti parte durante i loro rispettivi anni di naja del Val Brenta.
    Dopo i soliti convenevoli e quattro chiacchiere, la nostra comitiva si è spostata al ristorante per un buon pranzo durante il quale abbiamo approfondito le conoscenze e, ad esclusione del sottoscritto, si sono ricordati i bei tempi del Battaglione Valbrenta. Finito il pranzo il primo impegno di questa due-giorni alpina è stato presso il Cimitero Civico dove alla presenza del Labaro Nazionale e del vice presidente nazionale Marco Valditara sono stati resi gli onori ai Caduti Italiani al Sacrario Militare e al Monumento Austro-Ungarico con le deposizioni delle corone d’alloro ed il “Silenzio”. Al termine di questo momento importante, con il buon Bruno Vettori a farci da cicerone, abbiamo cominciato a fare un bel giro per il centro città visitando i luoghi e gli angoli più caratteristici del capoluogo trentino, con una puntatina anche nella sede del locale Gruppo cittadino. La città si presentava adornata a dovere di bandiere tricolori appese ovunque per la grande sfilata della domenica.
    Nel tardo pomeriggio, finalmente, l’arrivo a Villazzano dove siamo stati ospiti del locale Gruppo. Qui ad attenderci c’erano già anche gli amici del Gruppo di Cappella Maggiore della Sezione di Vittorio Veneto con i loro inseparabili amici a quattro zampe, i muli, che avrebbero poi sfilato anche loro per Trento il giorno successivo.
    Posati zaini, brandine e sacchi a pelo nel grande salone attaccato alla bella sede e aver sistemato ognuno il suo “posto branda”, ci siamo goduti degli attimi di relax prima della cena presso un locale ricavato sotto la sede degli alpini villazzanesi. Qui almeno una cinquantina di alpini hanno preso posto a tavola per concludere in bellezza ed in allegria la giornata e tra le personalità di spicco ospiti a cena c’erano il vice presidente nazionale Marco Valditara che ha elogiato l’operato del locale Gruppo Alpini ed il direttore de “L’Alpino” Vittorio Brunello.
    La mattina seguente, dopo l’alzabandiera in Piazza Duomo, il ritrovo per tutti gli alpini convenuti è stato al Ponte dei Cavalleggeri. Qui, nonostante il via-vai di tantissime penne nere, con mio gran piacere sono riuscito ad incontrare il capogruppo degli alpini di Daone, cugino di mia mamma ed ho re-incontrato tre amici alpini con cui sono stato in Russia l’estate scorsa: uno era il presidente della Sezione di Vicenza Giuseppe Galvanin e gli altri due sono appartenenti ai gruppi di Villaganzerla e Sandrigo.
    A rappresentare la Sezione di Milano oltre a me c’era anche Luca Geronutti del Gruppo di Milano Centro. Altre rappresentanze di fuori raggruppamento erano le sezioni Uruguay, Valle d’Aosta, Valsesiana, Parma e Reggio Emilia ed i gruppi di Monvalle e Bogno di Besozzo della Sezione di Varese, Sala Baganza e Langhirano per quella di Parma.
    Alle 10.30 puntuali è cominciata la sfilata del 3° Raggruppamento. Il lungo serpentone di penne nere si è snodato per le vie principali di Trento passando tra due ali di gente festante ed ha visto il suo apice giungendo in una gremita Piazza Duomo. Dopo lo scioglimento del corteo il pranzo, organizzato dagli ex-appartenenti al Battaglione Val Brenta e consumato in un ristorante poco distante dal centro storico, è stato l’ultimo atto, prima del ritorno verso casa, di questo week end simile a quello dell’adunata. O quasi.

    Dario Bignami



    VECI E BOCIA 1-2009
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: marzo 2009

    IL NUMERO 1 DEL 2009 E' IN STAMPA!


    Il numero è stato impaginato subito dopo la fine dell'assemblea sezionale ma è stato mandato alla stampa solo il 23 marzo, dopo aver ricevuto gli ultimi articoli preventivati.
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    ERRATA CORRIGE - A stampa ormai in corso, è stato segnalato un errore nel nome dell'autore dell'articolo di Milano Centro in basso a destra di pag.17: non è Dario bensì Mario Mazzola. Ci scusiamo per la svista

    SEGUE UN ARTICOLO ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

    INAUGURATO IL 3P

    Finalmente anche il nucleo di Protezione Civile appartenente alla Sezione di Milano ha una casa tutta sua.
    Non che prima non ce l’avesse, ma questa struttura, ricavata da una fabbrica abbandonata e voluta diversi anni fa dall’ex coordinatore P.C. Roberto Polonia e dal “past president” sezionale Tullio Tona, la si può paragonare a buon diritto, ma con tutte le differenze del caso, ad una baita degli alpini.
    E sabato 20 dicembre 2008 a Cesano Maderno, alla presenza di tutti i gagliardetti sezionali e di un centinaio alpini molto mattinieri, v’è stata l’inaugurazione ufficiale.
    E' stata una cerimonia semplice, in puro stile alpino, con pochi fronzoli ma tanta concretezza sia nelle parole dell’attuale coordinatore Espero Carraro sull’utilità della Protezione Civile in tutte quelle occasioni in cui viene chiamata in causa, sia in quelle del presidente Giorgio Urbinati nei riguardi di tutti coloro, dagli amministratori ai soci alpini a semplici volontari, si sono adoperati affinché questo sogno diventasse realtà.
    Al termine dei discorsi un buon rinfresco allestito nelle sale operative ha contribuito a portare maggiore gioia ed un pizzico di allegria agli alpini convenuti all’inaugurazione.

    Dario Bignami


    VECI E BOCIA 2-2009
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: giugno 2009

    IL NUMERO 2 DEL 2009 E' IN STAMPA!


    Il numero è stato mandato alla stampa l'1 luglio, dopo aver ricevuto gli ultimi articoli preventivati.
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    SEGUONO DUE ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

    Inaugurato il monumento agli Alpini in Arese

    Sembra il titolo di un giornale di tempi trascorsi, di momenti e ricordi più lontani nel tempo. Invece è una realtà di oggi.
    Il Gruppo Alpini di Arese “Peppino Prisco” ha voluto celebrare il decimo anno della sua fondazione con un monumento in concomitanza con i 90 anni dalla fondazione dell’ANA.
    L’idea risale a 2 anni fa ed è stata del capogruppo Alessandro Orlandini, che dalla proposta è passato ai fatti con la collaborazione di tutto il Gruppo. Non pochi sono stati gli ostacoli da superare. Sono stati ben vagliati anche aspetti importanti quali il suo significato, l’impatto con la comunità aresina, il consenso delle autorità, le caratteristiche del monumento, il luogo dove collocarlo, la logistica richiesta ed ovviamente i costi. Eravamo decisi ad affrontare tutto a nostre spese. E questa era già una buona base di partenza, che, sommata alla nostra determinazione, ci ha permesso di realizzare il nostro progetto.

    Superato il vaglio delle autorità ed acquisito il permesso per proseguire con il progetto, si è individuato un masso di dolomite di 7 tonnellate nella zona della Marmolada.
    L’origine della pietra ha un significato simbolico perché provenie da una parte d’Italia dove gli Alpini sostennero sanguinosi scontri nel corso della prima guerra mondiale.
    L’aquila di bronzo, che “artiglia” il masso, ci è stata donata dalla nostra sezione di Milano, alla quale era stata elargita dal socio Riccardo De Muti, collezionista e cultore della tradizione alpina. Mancava la targa commemorativa in bronzo o meglio mancavano le parole, e tutto il gruppo ha concorso con varie proposte che sono state poi sottoposte al consiglio.
    Non è stata una scelta facile; volevamo evitare la retorica per agganciarci alla realtà di oggi in modo semplice e conciso: “Agli Alpini, ieri caduti per la Patria, oggi impegnati per la pace e la solidarietà fra i popoli”, una frase condivisa da tutti.

    In seguito ad indagini eseguite negli archivi storici, abbiamo rilevato che la città di Arese ha avuto due Alpini caduti nel corso della prima guerra mondiale: l’Artigliere Alpino Luigi Eusebio deceduto sul Monte Cristallo e l’Alpino Mario Galli deceduto in prigionia. Il Gruppo ha voluto onorarli con una targa ricordo posta alla base del monumento.
    Gianni Longo


    Una luce nella notte


    Due fari incollati all’altro furgone; schiviamo i rari camions, sgusciamo tra i lavori in corso dell’Autostrada Adriatica: chissà se finiranno per quest’estate?
    Siamo partiti dopo cena, per qualcuno senza cena! Arriveremo all’alba, non c’è fretta, c’è tutto il tempo per pensare … da dedicare a te stesso. Il rotolare del motore ti assopisce ma non ti addormenta.
    Rimetti il terremoto in fila: la notizia al mattino, i primi inutili commenti giornalistici, le prime scene ripetute alla TV… la percezione del dramma.
    Di nuovo, ancora … un'altra disgrazia.
    Ma quanto grande, dove, di cosa ci sarà bisogno. Cerchi di capire da solo l’entità.
    L’autostrada è chiusa … allora è un disastro.
    Nessuno può entrare … è proprio incasinata.

    È da qui che ti senti della Protezione Civile. Non pensi a te, pensi al plurale. Ti proietti là, da Alpino con gli Alpini. Un giro di telefonate: chi è pronto? Praticamente tutti. Ti senti orgoglioso di essere come loro, “forte” insieme ad altri forti.
    Contatti il responsabile: non sappiamo - ci siamo messi a disposizione - non hanno ancora chiamato - teniamoci pronti a partire in h24 (praticamente nelle 24 ore, ma detto così fa più colpo). Ma siamo già pronti! Gli altri spingono, li calmi, li tieni reattivi…
    È un bel dire: ti accorgi che l’entusiasmo scema. Intanto alla TV il dramma prende forma, dimensioni.
    Vediamo partire altri volontari, i nostri Amici della Croce Azzurra, quelli del Comune, li abbracci e gli dici “Forza siamo con Voi” e ti rimane il senso di essere in un reparto di seconda scelta.
    Ma poi viene anche il nostro turno. Prima questo, poi quello… intanto vieni a sapere che altri Alpini sono già stati… Bah, la solita naja. Poi tocca proprio a te. Dirlo in famiglia, sul lavoro, preparare lo zaino… la cosa più difficile. L’Aquila è in alto, fa umido, di notte freddo, di giorno caldo. Niente di nuovo. Camicia di flanella, due paia di scarponi, tre calze, qualche felpa … e che Dio ci aiuti.
    Gia perché a 50 e rotti anni non è facile passare dall’aria condizionata computerizzata ad una tenda in cui appendi le grucce della lavanderia con i tuoi vestiti alle strutture della tenda. Beh, speriamo che non piova.

    Uno scroscio d’acqua ironicamente mi riporta al presente: i tergicristalli annaspano e poi riprendono il controllo. Avanti nella notte con i fari che bucano l’impassibilità della notte.
    Passiamo Pesaro, Ancona poi Grottammare, usciamo. Il casellante ci chiede di annotare il nostro numero di targa e passiamo senza pagare… un bel sollievo.
    Pioviggina, passiamo in mezzo a montagne buie e piccoli paesi scarsamente illuminati con i vasti luminosi spazi della costa ormai lontani.
    Poi il traforo; all’uscita un chiarore ci fa capire che la notte è andata. Ci fermiamo un istante in una piazzola disadorna; tutti in riga davanti la recinzione … a guardare lontano.
    Le cinque e mezzo. Arriviamo a L’Aquila: sembra tutto in ordine.

    Cerchiamo un bar che troviamo subito dopo e due Carabinieri in tuta anti sommossa ti fanno capire che tutto in ordine non è.
    E le prime luci dell’alba scoprono le ferite di L’Aquila. Le case sotto cui avevamo posteggiato presentano delle fessure larghe, lunghe, ostinate e quel buco non è un terrazzo… manca solo una parete. No il buio rimarrà in queste case, non si accenderà per la colazione di quella famiglia.
    Le sei e mezzo… ancora presto… facciamo un giro per L’Aquila deserta. Dietro una curva un posto di blocco degli Alpini del 9°: esitiamo ci vengono incontro.
    Sono pronti a spiegarci: “Non si può proprio passare”.
    Nessun problema: “Se è così d’accordo, ciao Bocia; adesso ci siamo anche noi”.
    Giriamo intorno a L’Aquila, davanti alla caserma del 9°, transennata anche lei, con le tende piantate nei giardini davanti: ci ho dormito tre notti in quella caserma… ciao sono tornato.
    La Città è immobile, vuota, ferita, fiduciosa che tutti quei mezzi, gli unici in giro, delle Forze dell’Ordine, sono li per lei, per aiutarla. Arriviamo al Campo, denominato “Il Globo” dal nome dell’ipermercato nel cui piazzale è ospitato il campo. Un lungo brivido freddo: tende in riga, la recinzione, quell’ordine cercato: mi ricorda un brutto luogo….. in Polonia. Mi scrollo questo pensiero.
    Facciamo colazione, la gente comincia a muoversi intorno a noi e …. Ti salutano tutti!
    Bellissimo.
    Gli Alpini “smontanti” passano frettolosi, uno sguardo d’intesa: “Ciao da dove venite?”, ”Qua tutto bene”. Vanno via veloci, fluidi, senza parlare molto.
    I Caposquadra, i magazzinieri, gli “imboscati” della Segreteria, loro parlano con il Capo Campo: li vedi presi dal ruolo….. la solita naja. L’alza bandiera tutti assieme cantando l’inno d’Italia. Bellissimo. Senza formalità, ma con sacralità, importanza, rispetto per la propria persona e per i tuoi fratelli: bellissimo, l’ho già detto.
    E quando lo fai tutti si fermano e tutti partecipano con lo sguardo. Si alza la bandiera della Marina Militare: è il Battaglione “San Marco” che cucina per il campo… e questo dà dei diritti. Li vedi muoversi bene, un passo franco, un atteggiamento … operativo, quasi …. come ai nostri tempi.
    Poi ci sistemiamo in tenda, frenetici, pronti a scegliere la branda migliore: alla fine tutti hanno scelto la migliore …. perché non ce n’è una libera.
    Quel campo quella mattina lo avrò fatto 10 volte!
    Era lungo poco meno di un chilometro; ospita due cucine, due refettori, due magazzini, un centro medico, delle scuole, una chiesa…. tutto in tenda, tranne le docce in container e i bagni chimici in gusci di plastica. In tenda erano ospitate circa 1.400 persone. Le tende erano tutte eguali; solo pochi avevano applicato delle varianti: chi un gazebo, chi un mobiletto, ma erano pochi….le tende erano tutte uguali! Al mangiare ci pensava il “San Marco” e la Scuola di Maddaloni: eravamo in ottime mani.
    C’era anche un reparto del Genio con ruspe, camion enormi e ragazzi miti.
    C’era anche una tenda della Folgore, ma poi i Parà dov’erano?
    C’erano i baschi verdi della Guardia di Finanza, imponenti e massicci, intimorivano e garantivano l’ordine pubblico….. per tutto il resto…c’erano gli Alpini!

    Generici abbiamo scritto nella nostra tessera. Mai affermazione è più ingiusta. Diciamo meglio polivalenti: sufficientemente umili per qualsiasi lavoro, assolutamente ingegnosi per tutti i lavori.
    Formidabili nei lavori di carpenteria, superlativi falegnami, idraulici risolutori, elettricisti provetti. I professionisti najoni si facevano da parte perché qualcuno degli Alpini c’è sempre. Un tombino è sprofondato … chiamo questo, un cavo da interrare… dai forza, un riparo per i container che fanno da magazzino…. chiama quelli.
    In un attimo tutto veniva affrontato e risolto: vorrei portarli a casa quei quaranta alpini quant’eravamo: mai un commento, mai una schivata, una risposta elusiva…..perchè eravamo lì per quello. I giorni passano e il campo viene costantemente migliorato, mai inerzia, mai adattamento, sempre migliorie, ricerca, ottimizzazione…. A pensarci bene avevamo creato la vita che vorremmo!
    Tutto ideale? Non lo so, forse non avevamo tempo per cercare le cose che non andavano ma in effetti non le vedevamo.
    La gente…. Gente schiva, di montagna, sta’ sulle sue, dignitosa, decorosa, attiva.
    Inconsciamente non vogliamo entrare nelle loro vite, non vogliamo fare i missionari. Siamo qui per loro ma lo facciamo senza guardargli negli occhi, almeno finché lavoriamo.
    Ma loro ti salutano tutti: è bellissimo, l’ho già detto. Un sorriso breve e uno sguardo che è d’intesa. Grazie per essere qua, grazie perché avete voluto dividere con noi tutto questo: il terremoto passerà ma quando serviva non eravamo soli.
    La nostra squadra “Chei de Milan” si muove all’unisono, sempre assieme, sempre in armonia, mai uno screzio, una risposta secca, un’incomprensione… è proprio bello.
    Esportiamo armonia: inventiamo l’ “Happy hour” delle 19.30 con aperitivo sulla strada della mensa. E mentre siamo lì, aspettando verso la fine dell’ora di cena, drappello d’onore all’ammaina bandiera gestita dal “San Marco” con onori alla preghiera del Marinaio (tanto la preghiera dell’Alpino l’abbiamo detta alla S.S. Messa cantando il “Signore delle Cime”!) e infine cori serali davanti il Magazzino dell’Alpino, con tutti gli ospiti che passavano di lì.
    Siamo partiti dalle nostre bottiglie per arrivare alle bottiglie autoctone che parlano di genziana e di centerbe. Momenti normali che lì diventano sfida, urlo di vita per rompere l’assedio della situazione. I giorni passano: il tempo si è messo al bello, di camicie di flanella non se ne parla, di maglioni neanche, si è passati dal termosifone ai condizionatori (uno in ogni tenda degli ospiti - ai volontari niente) con delle giornate molto calde; di notte in compenso si dorme con due coperte e la mattina alle sei e mezza, quando ti lavi al lavabo con un acqua che sembra sia uscita dalla neve che circonda L’Aquila, ogni tanto ti devi fermare a guardarti le mani che fanno male, mentre il tuo corpo fuma.

    Di scosse ne abbiamo sentita una. La gente però è provata lo capisci dagli occhi. Gli manca il loro spazio per l’anima, la loro casa.
    Vivono in tende da dieci posti che li costringe alla promiscuità: un mese è tanto, due sono troppi, non sapere quanti ce ne saranno….Dio Santo!
    Viviamo chiusi nel nostro campo con qualche fuga in un vicino modernissimo Centro Commerciale “Leclerc”. Ci andiamo per il caffè, ci andiamo per andare in un bagno normale dove si tira l’acqua. Riusciamo, di nascosto, a farci accompagnare da un pompiere ospite del Campo in centro a L’Aquila. Non è facile da descrivere. Passi dai posti di blocco. Ti inerpichi sull’altura su cui L’Aquila è stata costruita. Vedi palazzi moderni, belli, più belli di casa tua, segnati, attraversati da quelle fessure che sembrano averli corrosi. Tutto disabitato, tutto immobile, nessuno in giro, solo i gatti…. Sembra di vivere in uno di quei film di fantascienza in cui vai in giro nella città vuota… L’Aquila è così!

    Dicono che i gatti si affezionino ai posti, alla casa e dopo 4 o 5 giorni si inselvatichiscono e non c’è verso di portarli in tenda. Antiche case nobiliari schiantate, legate con dei tiranti, in attesa di chissà cosa, cornicioni ovunque, macerie, tegole, strade transennate, case puntellate, vetrine sfondate, saracinesche abbassate su bar abbandonati e fissati nel momento del disastro e chiese scoperchiate. Vigili del Fuoco ovunque, su per le scale o sui cestelli con delle pertiche fanno precipitare i cornicioni pericolanti o le tegole che escono dal tetto, cercando di aprire una strada sicura nel disastro.
    Un mare di rovine e non si sa da dove si potrà mai cominciare. E bisogna fare presto.

    Già perché in quelle case ci piove, una città profanata, un popolo privo di riferimenti, aggrappato al terremoto: “Com’è la tua casa? Che ne è stato del vicino? Hai sentito l’ultima scossa?”.
    Un tarlo maledetto il terremoto, che ti avviluppa nella sua ragnatela e li tu che aspetti che passi, che finisca … per ricominciare a vivere….. Domani ripartiamo: abbiamo fatto tutto quello che potevamo?
    Speriamo di si. Il Pompiere mi regala la scritta che hanno sulla divisa, del reparto “L’Aquila”, accidenti, mi toglie il fiato cosa posso dargli in cambio…. sono talmente emozionato che non trovo che di meglio di un “grazie”. Speriamo mi abbia capito.
    Stasera Sangria. Dopo quella preparata ieri sera all’Esercito anche il “San Marco” la vuole: grande successo della Sangria, grandi cori con il “San Marco”!
    Ultimo giorno e parlo con le maestre, organizzo un incontro con gli studenti… bellissimo.
    Il Capo Campo, quando glielo dico, mi rimprovera con gli occhi che gli ridono: tanto è così che funziona. I bimbi entrano nella tenda della chiesa perché lì ci stiamo tutti.
    Bellissimo, l’ho gia detto: parlo emozionato, di Alpini, di valori, di amicizia, cerco di essere semplice e puro come loro. Qualcuno ha delle domande? “Sai che la mia casa è inagibile?” Gia questa è la realtà: non possiamo far miracoli. Una maestra sdrammatizza. Vogliono l’alzabandiera degli Alpini. Parliamo con il “San Marco” (quelli che fanno da mangiare, Voi mi capite vero?) e in 5 minuti organizziamo un’alzabandiera (finta) con il picchetto che canta l’Inno d’Italia.
    Poi la foto tutti assieme: il “San Marco”, la Guardia di Finanza, il Maresciallo dell’Esercito, i parasanitari di Intra e della Sardegna, alcuni ospiti che passano di lì, le maestre e i bambini… bellissimo….
    Ciao Abruzzo ti porterò nel cuore!

    È l’ultimo giorno; li vediamo arrivare i nostri fratelli. La tenda è già vuota, pulita, in ordine, siamo gente per bene noi! Non abbiamo nulla da dirgli, accenniamo qualcosa, ma ci capiamo con uno sguardo. Alle dieci cerchiamo già l’ombra; il caldo è insopportabile. Partiamo senza girarci indietro. Prendiamo l’Autostrada e dopo il buco del Gran Sasso ritroviamo l’Adriatico, la vita normale, che scorre nonostante le sofferenze d’Abruzzo. E ti chiedi: ma perché noi, noi da 500 Km con tutta quella gente a portata di mano?
    Perché noi eravamo lì per quello. Abituati a renderci utili, pronti a “servire”, sconosciuti al nostro arrivo, sostituiti da altri nostri fratelli, noi eravamo degli uomini che aiutano altri uomini senza chiedere ragione. Abbiamo portato umanità e calore, cercando di essere normali e “dei loro”, cercando di raggiungere l’ideale che il Cristianesimo ha posto a base della sua Cultura: “Ama il prossimo tuo come te stesso” offrendosi senza ricompensa, senza premi, lasciando indietro i propri interessi per dedicarsi una settimana agli altri, rendendo quella luce che dagli altri abbiamo ricevuto, la nostra luce nella notte!
    E credetemi è stato bellissimo……ma questo l’ho già detto.

    Renzo De Candia
    Sulle emozioni suscitate dall’intervento nel maggio 2009 in aiuto alle popolazioni d’Abruzzo colpite dal Terremoto.



    VECI E BOCIA 3-2009
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2009

    IL NUMERO 3 DEL 2009 E' IN STAMPA!


    Il numero è stato mandato alla stampa il 9 ottobre, dopo essere stato chiuso pur senza aver ancora ricevuto gli ultimi articoli preventivati.
    Contiamo che le Poste lo consegnino rapidamente a casa vostra, in tempo per non far diventare obsoleto la parte del contenuto riguardante il programma delle manifestazioni d'ottobre.
    Nell'attesa potete scaricarne la versione on-line.

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    Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

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    SEGUONO SEI ARTICOLI DI DARIO BIGNAMI, ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

    PELLEGRINAGGIO AL MONTE ORTIGARA IN OCCASIONE DEL 90° DELL’ANA

    Mercoledì 8 luglio l’Associazione Nazionale Alpini ha compiuto 90 anni. I festeggiamenti da parte di tutti i Gruppi e di tutte le Sezioni anniversario sono stati degnamente celebrati in ogni singola sede col programma contenuto nella lettera inviata dal Presidente Perona. Alzabandiera e lettura del messaggio inviato però non potevano essere i soli modi per festeggiare questo importante traguardo raggiunto. Sarebbe stato riduttivo. Mancava ancora qualcosa. Mancava il Pellegrinaggio al Monte Ortigara dove nel lontano 1920 si tenne il primo “Convegno degli Alpini”, battesimo ufficiale della neo-nata Associazione avvenuto un anno prima l’8 luglio 1919. Si stimò che sarebbero salite almeno 400 persone; ne salirono molte di più, che ascoltarono con grande attenzione il celeberrimo discorso di Arturo Andreoletti, primo Presidente dell’ANA.
    A distanza di tanti anni gli alpini sono saliti ancora una volta sulla “montagna sacra” per rendere omaggio ai Caduti, per tener vivo il loro ricordo e “renderli partecipi” di quest’anniversario. E quale occasione migliore per me di salire su questa montagna che trasuda sangue e Storia (sì, con la S maiuscola) dove non ero mai stato, se non questa? Il viaggio verso il Monte Ortigara per me e per il Vice Presidente sezionale Valerio Fusar Imperatore, parte dalla stazione di Milano Lambrate, ma niente treni: ci impiegheremmo una vita ad arrivare. Dopo poco più tre ore di viaggio in auto arriviamo a Fontanelle, frazione di Conco (uno dei sette comuni dell’Altopiano di Asiago), dove siamo ospiti di una coppia di simpatici e arzilli pensionati amici di Valerio.
    L’ospitalità è ottima e calorosa. Dopo un buon pranzo consumato in valle presso una malga a conduzione familiare ed un po’ di riposo per riprendersi dal viaggio, nel pomeriggio c’è il primo importante appuntamento di questa due-giorni alpina. Dopo l’adunata del 2006 siamo di nuovo ad Asiago e i ricordi si rincorrono.
    La cittadina, anche se piena di penne nere, questa volta è più vivibile e si possono vedere cose che allora, per la fretta e la calca, erano sfuggite. L’ammassamento è al Municipio presso la Loggia dei Caduti. Qui troviamo anche altri soci della nostra Sezione: i capigruppo Franco Maggioni di San Vittore Olona (che ci fa sapere che i suoi soci sono accampati in zona dal giorno prima) e Tullio Bonetti e amici di Vaprio d’Adda; Elco Volpi, Gianluca Marchesi e Luca Geronutti a far fotografie, per Milano Centro. Tanti sono i vessilli ed i gagliardetti presenti. Il Labaro Nazionale col Presidente Perona e il Consiglio Direttivo Nazionale, i gonfaloni della Città di Asiago, delle cittadine circostanti e della Regione Veneto completano lo schieramento. È di nuovo adunata ad Asiago, ma un po’ più in piccolo.
    Dopo aver reso gli onori ai Caduti, ai gonfaloni ed al Labaro Nazionale, il corteo ha raggiunto in sfilata il Sacrario del Leiten e dopo l’omaggio reso ai Caduti qui sepolti, la S. Messa viene celebrata all’interno dello stesso Sacrario perché le nuvole nere sopra di noi indicano un alto rischio di pioggia. Altri umidi ricordi si aggiungono a quelli precedenti.
    Al termine della S. Messa al Teatro Millepini, dall’altra parte della città, ci aspetta la presentazione del nuovo libro dell’Associazione Alpini “1993-2008, In marcia nel nuovo millennio”. All’ingresso del teatro io e Valerio troviamo un altro socio della nostra Sezione: Michele Tresoldi del Gruppo di Gessate. Anche se alcuni senza gagliardetto, alla fine sono ben 6 i Gruppi della nostra Sezione presenti con almeno un rappresentante ad Asiago: Gessate, Lodi, Melzo, Milano-Centro, San Vittore Olona e Vaprio d’Adda. La sala è abbastanza piena e a condurre la serata è Carlo Gobbi, giornalista (in pensione) della Gazzetta dello Sport specializzato nella pallavolo, collaboratore della rivista mensile Pallavolo SuperVolley e, ovviamente, alpino doc. ex allievo della SMALP. I suoi faccia-a-faccia ed i suoi dibattiti alpini sono col Presidente emerito Giuseppe Parazzini (una bellissima battaglia persa il suo commento dopo la manifestazione del 17 ottobre 2000 a Roma presso il Senato della Repubblica a riguardo dell’abolizione (sospensione) del servizio di leva, nel chiedere che non venissero soppressi dei doveri), col generale Cesare di Dato (sui giovani d’oggi e sulla prossima beatificazione di don Carlo Gnocchi), con la responsabile per le Edizioni Mursia signora Lorenza Sala, accompagnata ad Asiago dal nostro Presidente Giorgio Urbinati, che si è domandata in maniera retorica come faccia ancora oggi il libro Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi a vendere migliaia di copie. Per ultimo è intervenuto il Presidente Perona. L’incontro è stato inframezzato dalla lettura da parte di Gianluca Marchesi di scritti appositamente scelti per l’occasione e dalle melodie del Davide Calvi Trio che ha reinterpretato in chiave jazz alcune delle più note cante degli alpini raccogliendo i favori del pubblico presente.
    Al termine di questa conferenza-presentazione finalmente abbiamo potuto goderci del meritato riposo. L’indomani mattina la sveglia è alle 4.30: il sonno abbonda ma la strada è lunga da percorrere. Ci mettiamo in auto alle 5 e un’ora dopo siamo al parcheggio di piazzale Lozze. Durante il percorso incontriamo poche auto ma tutte dirette verso la stessa meta. Dal piazzale comincia la salita che porta in cima al Monte Ortigara. Dopo i primi passi mi rendo subito conto che per me sarà faticoso arrivar su essendo un “alpino di pianura” non troppo abituato a camminare in montagna.
    Il fiato mi manca ed ogni tanto devo fermarmi obbligando Valerio, che invece viaggia spedito, a fermarsi per aspettarmi. Mi domando quanta strada ho fatto, quanta ne manca, quanto tempo ci vuole ancora, ma non voglio arrendermi. Sono lì per salire in cima al monte. Alla fine i miei sforzi vengono ampiamente ripagati. Finalmente io e Valerio raggiungiamo quota 2105 e la Colonna Mozza è lì davanti a noi. Guardo l’orologio e vedo che sono “soltanto” le 7.15; siamo in anticipo di ben tre quarti d’ora sulla celebrazione della S. Messa. Abbiamo tutto il tempo per asciugarci, cambiarci le magliette e le camicie ampiamente sudate con qualcosa di più asciutto, riposarci e di rifocillarci (grazie fratelli Morlacchi!); queste operazioni le compiamo “in trincea” perché l’aria quassù è veramente fredda. Vicino a noi c’è il Consigliere Nazionale Michele Casini, addetto alla nostra Sezione, accompagnato da un ragazzo ed una ragazza (i figli?). Gli proponiamo di fare una foto insieme, vicino alla Colonna Mozza, col Vessillo sezionale e lui accetta senza problemi. Le 8 si avvicinano in men che non si dica e i vessilli ed i gagliardetti nel frattempo aumentano a vista d’occhio, come pure le persone che sono salite fin quassù. Come sempre accade, quando ci sono manifestazioni alpine importanti nel Veneto è presente anche l’Assessore Regionale Elena Donazzan, grande amica degli alpini.
    La S. Messa comincia con un poco di ritardo, ma non importa. A celebrare è, come ogni anno, il Cappellano Alpino della Sezione di Verona don Rino Massella. Non siamo soli, anche i nostri Caduti ed i nostri Padri stanno partecipando alla funzione religiosa. Nell’omelia don Rino dice una frase importante: <>. La S. Messa finisce presto ma non la cerimonia; al Cippo Austriaco viene deposta infatti una corona d’alloro a ricordo dei Caduti austriaci davanti ai rappresentanti della loro associazione d’arma, che gratificano questo importante gesto con un sorriso. I Caduti vanno sempre ricordati, tutti indistintamente.

    Scendiamo a valle verso la chiesetta del Lozze per prendere la seconda, ma non meno importante, S. Messa della mattinata. Tutt’intorno alla chiesetta è un brulicare di gente ed alpini. Molti infatti hanno preferito fermarsi qui ad aspettare che scendessero i più temerari mattinieri. Il rombo delle pale di un elicottero indica che sta per atterrare qualcuno di importante. Infatti è così: dalla scaletta scende, accompagnato dai suoi collaboratori e subalterni, il Generale di Divisione Alberto Primicerj, comandante delle Truppe Alpine. La Madonnina del Lozze, alle spalle della chiesetta, vigila benevola sui partecipanti mentre il Tricolore, alto sul pennone, sventola fiero nel vento. I gonfaloni dei comuni dell’Altopiano, i vessilli ed i gagliardetti sono aumentati in maniera esponenziale. Molti anche i sindaci alpini. Prima della celebrazione eucaristica ci sono gli importanti discorsi del Generale Primicerj e del nostro Presidente Perona (che si emoziona molto nel rendere il deferente saluto ed omaggio al Labaro Nazionale) sugli avvenimenti bellici accaduti su questa montagna e sui 90 anni che l’ANA sta festeggiando. A celebrare la S. Messa è ancora don Rino Massella insieme a due religiosi, fratelli (nel vero senso del termine) nonché alpini, ma celebra una S. Messa diversa da quella celebrata soltanto tre ore prima. Con gli onori finali al Labaro Nazionale, scortato da tutto il Consiglio Direttivo Nazionale, termina ufficialmente il Pellegrinaggio Nazionale in Ortigara. Un pellegrinaggio molto sentito da tutti gli alpini presenti, forse molto di più rispetto agli anni scorsi, a cui ha fatto molto piacere partecipare sia a me che a Valerio, in quest’occasione così importante e speciale.
    Dario Bignami


    WEEKEND PER DON CARLO GNOCCHI

    Sulla scia della manifestazione organizzata tre anni fa in questo stesso periodo dal Comune di S. Colombano al Lambro per ricordare i cinquant’anni dalla morte di don Carlo Gnocchi, la scorso sabato 20/6 è stata riproposta una serata molto simile a quella di allora ma con la sola differenza che questa in pratica ha dato il via ai festeggiamenti per la prossima elevazione a beato (e raggiungerà così il già beato don Secondo Pollo a cui è intitolata la Sezione ANA di Vercelli) del prossimo 25/10 in Piazza Duomo a Milano del sacerdote banino.
    Sul palco allestito nella piazza a lui dedicata si sono alternati i “conduttori” Carla Galletti e Gianni Ravazzani nel portare testimonianze, leggere lettere e racconti ed introdurre filmati della vita di don Gnocchi, dalla partenza per il fronte Greco-Albanese alla Ritirata di Russia fino alla sua opera più grande a favore degli orfani e dei mutilatini con la creazione della Fondazione Pro Juventute. Il tutto inframezzato dalle cante del Coro Monte Alben.
    Nonostante il rischio pioggia, il numeroso pubblico accorso tra cui anche alpini dei Gruppi di San Giuliano Milanese e Villa Raverio (Sezione ANA di Monza) oltre a quelli di Lodi, ha seguito con attenzione ed interesse tutto il procedere della serata; che si è poi conclusa con i discorsi di monsignor Angelo Bazzari e del vescovo di Lodi S. E. Giuseppe Merisi, e con alcune cante da parte del Coro all’interno della chiesa. Nell’ambito di questa serata sono stati benedetti anche i resti mortali di Enrico Gnocchi, padre di don Carlo.
    Questi resti sono stati poi benedetti una seconda volta la domenica mattina durante la S. Messa (qui erano presenti anche i nostri amici del Gruppo di Melzo), officiata anche questa a S. Colombano, prima del viaggio che nel pomeriggio li avrebbe portati al cimitero di Montesiro di Besana Brianza per il ricongiungimento con quelli della moglie Clementina Pasta e degli altri due figli Andrea e Mario.
    Nel pomeriggio della domenica, prima della partenza per Montesiro, monsignor Angelo Bazzari ha trovato anche il tempo per parlare ancora una volta della figura di don Carlo Gnocchi al Santuario della Madonna della Costa di Cavenago d’Adda.
    Un weekend molto interessante culturalmente, su un sacerdote che noi alpini, ma non solo, amiamo molto per tutte le opere piene di umanità e di misericordia che ha compiuto in vita sua.
    Dario Bignami


    LA RICORRENZA DEL 25 APRILE CON GLI ALPINI DI MAGGIORA E BORGOMANERO

    Come già accaduto l’anno scorso, anche quest’anno ho accettato di buon grado l’invito da parte di Paolo Jean, capogruppo degli alpini di Maggiora (sez. Cusio-Omegna), di partecipare alla ricorrenza del 25 aprile, Festa di Liberazione, dalle sue parti in Piemonte.
    Era dalla Messa in Duomo a Milano dello scorso dicembre che non ci vedevamo per cui l’occasione era propizia per passare anche un pò di tempo assieme. Come ogni organizzazione che si rispetti c’è sempre un cambio di programma dell’ultimo minuto. Infatti avevo saputo da Paolo che oltre a me ed al mio amico e socio Ernesto Livraghi con cui ho condiviso la giornata, sarebbe arrivata in Piemonte anche una delegazione dell’ANPI di Lodi.
    Fin qui ho pensato che comunque saremmo andati via separati, invece la sorpresa è stata nel fatto i responsabili della delegazione lodigiana hanno voluto che fossimo anche noi ospiti su uno dei due pullman che erano stati organizzati per la gita nel novarese, visto che il luogo di partenza era, molto casualmente, lo stesso per tutti.
    C’è da dire che del centinaio di persone partecipanti, non tutti erano dell’ANPI; c’era l’Assessore alla Cultura del Comune di Lodi Andrea Ferrari a rappresentare la nostra città ed anche due associazioni di volontariato, Associazione Pierre e Associazione Mondo Libero, che hanno colto l’occasione di quest’uscita un pò per far divertire i bambini a cui rivolgono gratuitamente tempo ed attenzioni ed un pò per far conoscere la Storia e gli avvenimenti accaduti prima del 25 aprile di sessantaquattro anni fa. Purtroppo per me ed Ernesto non c’è stata la possibilità, una volta arrivati in zona, di raggiungere Maggiora per partecipare alla cerimonia presso il Palazzo Comunale come era successo l’anno precedente perché i pullman, come da programma, avevano raggiunto il paese di Cureggio.
    Qui, come lo scorso anno, il gruppo di partecipanti alla commemorazione ha sfilato nel piccolo bosco del paese per raggiungere il cippo inaugurato l’anno scorso e dedicato a tre partigiani uccisi, di cui uno, Ceresoli Luigi, di Lodi.
    La cerimonia di quest’anno è stata molto più sentita e la gente presente è stata molto più partecipe, segno che nessuno vuole dimenticare la Storia, e tutto ciò che è successo in questa zona a metà anni ’40. Subito dopo la commemorazione nel bosco con i vari discorsi da parte di Paolo Jean, del presidente della sezione ANPI locale e la benedizione del cippo da parte di don Fausto mentre il Coro Alpe Pianello cantava Stelutis Alpinis, il gruppo di persone si è spostato al cimitero di Cureggio dove un’altra importante cerimonia stava per incominciare.
    Qui infatti c’è la lapide che ricorda i Caduti delle due cittadine piemontesi, e vicino a questa lapide ne è stata collocata un’altra più piccola coi nomi dei Caduti già presenti su quella collocata nel bosco. La presenza delle molte autorità ha dato alla cerimonia un’importanza elevata. Erano presenti infatti oltre al nostro Assessore Andrea Ferrari per conto del sindaco di Lodi, i sindaci di Cureggio dott.ssa Giuseppina Zaninetti, di Maggiora dott. Giuseppe Fasola, di Borgomanero dott.ssa Anna Maria Tinivella , di Cammarata dott. Vito Mangiapane, giunto appositamente dalla Sicilia per ricordare questo suo concittadino, il Presidente della Provincia di Novara Senatore Sergio Vedovato e, come l’anno scorso, l’Onorevole Paolo Cattaneo, Consigliere Regionale nonché nipote dell’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
    La cosa più bella di questa commemorazione è stata vedere, come hanno sottolineato i sindaci nei loro discorsi, la stretta collaborazione tra le tre amministrazioni comunali per la buona riuscita della giornata, indipendentemente dal colore politico di ognuna; e, sempre come è stato detto dagli oratori, il 25 Aprile è la festa di tutti, a nessuno spetta il diritto di accappararsela per festeggiarla. Lo scoprimento e la benedizione del piccolo cippo hanno quindi concluso definitivamente tutta la parte celebrativa della ricorrenza.
    Ma la giornata non era ancora terminata. Successivamente i partecipanti a questa gita fuori porta si sono spostati presso la bella sede del Gruppo ANA di Borgomanero per pranzare e concludere nel migliore dei modi la ricorrenza. Qui vi sono stati, a metà del pranzo, i classici scambi di doni tra le varie amministrazioni comunali ed associazioni ed è stata letta una commovente lettera scritta dalle tre sorelle ancora in vita del partigiano Salvatore Narcisi, di cui erano presenti i suoi parenti giunti da Prato dove abitano, tra cui il nipote che porta il suo stesso nome e la signora Curto, anch’essa nipote di Narcisi Salvatore; come era già accaduto l’anno scorso.
    Al termine della giornata e prima del ritorno a casa c’è stata la volontà da parte delle amministrazioni comunali in causa e delle associazioni di ritrovarsi e di ripetere quanto accaduto anche il prossimo 25 aprile 2010.

    Dario Bignami


    L’80° ANNIVERSARIO DELLA SEZIONE “ALPI APUANE”

    Le Alpi non sono soltanto a ridosso degli italici confini con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia. Si trovano anche “al mare”.
    Eufemismo? Paradosso? Può darsi. Ma le Alpi Apuane, concretamente locate in Toscana ed a pochi chilometri dalle soleggiate spiagge versiliesi del Mar Tirreno, hanno contribuito pure esse a formare e fornire alpini alla causa dei due conflitti mondiali (ma non solo), facendo loro pagare un enorme tributo di sangue soprattutto in terra di Russia.
    Ben 537 furono infatti questi alpini apuani ma anche della Lunigiana, inquadrati nella Divisione Cuneense, che si sacrificarono nel gelo delle steppe russe. E nel perenne ricordo di questi soldati Caduti, la Sezione ANA di Massa Carrara, denominata per l’appunto “Alpi Apuane” e guidata dall’infaticabile Presidente Alessandro Rolla, sabato 18 e domenica 19 luglio ha organizzato l’undicesimo raduno alpino dei Gruppi della Lunigiana ed apuani a Carrara per ricordarli e nel contempo per festeggiare l’80° anno di vita. Un anniversario molto sentito che ha richiamato tanti alpini non solo della zona ma anche dalle regioni e Sezioni vicine. Infatti, dopo la cerimonia di commemorazione al cimitero carrarese nel pomeriggio ed il concerto tenuto dall’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Carrara in Piazza Gramsci nella serata del sabato, la domenica ha visto la stessa piazza riempirsi di penne nere arrivate da diverse parti d’Italia.
    Erano presenti, oltre ai gagliardetti ed al vessillo locale ovviamente, quello di Milano, di Pisa-Lucca-Livorno, Parma, Piacenza, Molise, La Spezia, Valdostana e Uruguay e qualche gagliardetto “sciolto” come quello dei Gruppi di Formigine (Sez. Modena), Paspardo (Sez. Valle Camonica) e Borgo San Dalmazzo (Sez. Cuneo).
    Con quest’ultimo Gruppo (numerosa la sua presenza a Carrara), poi, esiste un forte legame in quanto a Borgo San Dalmazzo c’era la sede del Reggimento Alpini Cuneense dov’erano arruolati i Caduti ed una via cittadina cuneese è stata intitolata ai “Caduti delle Alpi Apuane”. La prima parte della sfilata ha portato il corteo al duomo cittadino, tutto fatto in marmo di Carrara, dove S. E. Monsignor Eugenio Binini, vescovo della Diocesi, ha celebrato la S. Messa riscuotendo molti consensi per la sua omelia da parte degli alpini e dove la Preghiera dell’Alpino è stata letta dal Caporale VFP Beatrice Miceli; quindi la seconda parte della sfilata con le deposizioni delle corone d’alloro, con i discorsi di rito da parte delle autorità preposte (bello quello del Presidente Rolla quando ha detto che la sua Sezione è piccola nei numeri ma non nello spirito alpino di solidarietà ed altruismo) tra cui il Consigliere Nazionale Balleri, e la consegna a tutte le autorità, Gruppi e Sezioni presenti di una targa a rilievo e del libro che ripercorre la storia e la vita della Sezione, ha concluso questo undicesimo raduno degli alpini apuani e questo 80° anniversario di costituzione della Sezione ANA “Alpi Apuane” di Massa Carrara.

    Dario Bignami


    L’80° DEL GRUPPO ANA DI COSTA VALLE IMAGNA

    E’ sempre difficile parlare dell’anniversario di un qualsiasi Gruppo ANA. La formalità ed il cerimoniale sono sempre gli stessi: ammassamento, sfilata, deposizione delle corone d’alloro, S. Messa, discorsi e congratulazioni di rito; una ripetitività che ormai è nel nostro DNA da quando ci siamo iscritti all’Associazione.
    Ma c’è qualche volta un qualcosa di inaspettato che rende la manifestazione, già di per sé importante, ancor più importante. E ancor più bella.
    E così è stato sabato 25 e domenica 26 luglio per il Gruppo bergamasco di Costa Valle Imagna.
    Incastonato in questa splendida valle verdeggiante, questo paesino di quasi 700 abitanti ha vissuto due delle sue più belle giornate per merito del locale Gruppo ANA che si è prodigato al meglio per la realizzazione della manifestazione a festeggiamento dei suoi 80 anni di vita. Festeggiamenti che sono cominciati il sabato nel tardo pomeriggio con l’inaugurazione della splendida mostra alpina, piena di foto e tanta oggettistica militare alpina, presso le scuole elementari e sono proseguiti in serata all’anfiteatro della parrocchia col concerto del Coro ANA Val S. Martino riscuotendo un notevole successo. La domenica è stato quindi il giorno tanto atteso.
    L’arrivo dei partecipanti è abbastanza sostenuto, nonostante il paesino sia un po’ “imboscato”. Il primo colpo d’occhio, appena giunti alle porte del paese, è per l’enorme drappo tricolore che scende dal campanile della chiesa, mentre appena dentro il paese si respira aria di festa.
    Le penne nere continuano ad arrivare ed a farsi registrare al tavolo apposito presso l’ammassamento alle scuole elementari. Il conto parla di 6 vessilli sezionali (Bergamo, Milano, Brescia, Luino, Cividale e Brasile), un centinaio di gagliardetti di Gruppo tra cui spicca, per la notevole distanza, quello di Borgata Parella della Sezione di Torino, e per finire il vessillo dell’IFMS. Anche un piccolo picchetto di ufficiali alpini è presente alla cerimonia.
    In attesa di cominciare molti fanno un giro a vedere la mostra alpina, quindi alle 9.30 precise parte il corteo, con i tempi dettati dalla Fanfara dei Congedati dell’Orobica. La sorpresa della giornata è che a presenziare a questo anniversario di Gruppo ci sono anche il Presidente Nazionale Corrado Perona ed il vice Presidente Nazionale Cesare Lavizzari, oltre naturalmente al Presidente sezionale Antonio Sarti.
    La prima tappa è al piccolo cimitero del paese per la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti. Riformato lo schieramento, la successiva sfilata per la via principale di Costa porta il corteo a tre autobus già predisposti per portare le penne nere al Pertüs, località in cima al paese dove si svolgerà la S. Messa. Al Pertüs c’è clima di festa. In attesa di partecipare alla S. Messa gli occhi di quasi tutti sono rivolti allo splendido panorama del versante lecchese coi suoi laghetti, mentre altri riempiono lo stomaco con pane, salumi e formaggi del chioschetto ambulante lì in zona.
    Prima della S. Messa, che poi scivolerà via veloce e concluderà la cerimonia dell’80°, ci sono i discorsi ufficiali. Quelli del neo-sindaco di Costa Valle Imagna e del capogruppo locale Matteo Brumana (che ha evidenziato il miracolo di questa giornata dove gli abitanti di Costa si sono raddoppiati, comprendendo oltre agli alpini anche i turisti) sono diretti e semplici, quelli successivi dei Presidenti Sarti e Perona [che rivolgendosi a Matteo Brumana gli ha detto che se lui si trovava lì a Costa di ritorno da Vezza d’Oglio dov’era in programma il Pellegrinaggio in Adamello, doveva ringraziare sant’Anna (la moglie di Corrado Perona, n.d.r.)] sono più accalorati nell’esaltare le virtù e l’operato del locale Gruppo ANA, ma anche di tutti gli alpini bergamaschi.
    Non senza ricordare che anche se mancano ancora poco più di nove mesi all’Adunata di Bergamo, tutto ormai è già pronto e che, come hanno detto entrambi: “giocheremo ancora una volta in casa”.

    Dario Bignami


    L’INNO DI MAMELI? NO GRAZIE. MEGLIO IL ”VA' PENSIERO” DI VERDI

    Una sera d’inizio settembre, comodamente seduto sul divano di casa, mi metto ad ascoltare un telegiornale. La presentatrice lancia i vari servizi e passano le immagini. Ad un certo punto, parte un servizio di politica italiana. Il servizio racconta del più noto politico “verde” (non nel senso di ecologico, però) d’Italia.
    Lo stesso politico che cinque anni fa si sdegnò per una frase detta in romanesco (…semo romani, demose da fa…) detta dall’allora pontefice Giovanni Paolo II, beccandosi subito dopo un ictus (non troppo casualmente, credo io. Credo ci abbia pensato qualcuno là in alto) che lo ha tenuto in ospedale per qualche mese.
    Lo stesso politico che a casa sua a Gemonio, durante una festa degli alpini del locale Gruppo, alla vista delle bandiere tricolori (di cui una sventolata da un’anziana signora alla finestra alla quale questo politico si rivolse, insieme ai suoi seguaci, in maniera sgarbata ed arrogante dicendole di usarla come carta igienica) si sentì indignato perché secondo lui quei tre colori per cui tanti ragazzi poco più che ventenni morirono durante le due guerre mondiali non rappresentano l’Italia.
    Ora, in questo servizio telegiornalistico, secondo questo politico gli italiani non conoscerebbero l’inno italiano, per cui sarebbe meglio sostituirlo con la più nota aria de “Nabucco” di Giuseppe Verdi, quella del “Và pensiero” perché molto più conosciuta (sich!). Senza dimenticare anche l’altra boutade estiva di questo politico secondo cui, con un vilipendio in piena regola, sarebbe meglio sostituire la bandiera tricolore con 20 bandiere regionali.
    Siamo ai limiti della follia.
    Aver depenalizzato il reato di “vilipendio alla bandiera” ad una “semplice” sanzione pecuniaria non basta più, adesso bisogna cambiare addirittura inno e bandiera.
    Come se l’amor di Patria fosse ormai un qualcosa di effimero, vecchio, stantio.
    Da accantonare o rinchiudere in una scatola e metterla in soffitta.
    E tutto questo alla vigilia dei 150 anni dell’Unità d’Italia che verranno festeggiati nel 2011.
    Per mio conto, questo politico si sta coprendo di ridicolo ogni volta che apre bocca e le spara così grosse.
    Applaudo di più all’iniziativa del Ministro della Difesa per questo progetto di “mini-naja”. Magari finirà in una bolla di sapone ma perlomeno avrà invogliato qualche ragazzo in più, per chi ci crederà veramente e seriamente, ad amare il tricolore e l’inno nazionale, piuttosto che la playstation.
    Lei cosa ne pensa, direttore?

    Dario Bignami


    VECI E BOCIA 4-2009
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: dicembre 2009

    IL NUMERO 4 DEL 2009 E' IN DISTRIBUZIONE!


    Il numero è stato mandato alla stampa il 27 novembre, ed è già stato mandato alle Poste.
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    SEGUONO DUE ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

    L’Aquila, 3 – 10 ottobre 2009
    Faccio parte della Protezione Civile sezionale dalla fondazione del nostro Gruppo Alpini “Peppino Prisco” di Arese. La mia attività nella PC si è limitata unicamente ad esercitazioni fuori sede e a sabati di lavoro presso la nostra sede 3P di Cesano Maderno.
    In poche parole, non sono mai stato operativo sul campo.
    Appena ho avuto notizia del terremoto in Abruzzo, la gravità della situazione è apparsa subito evidente. Ho telefonato a Espero Carraro per dare la mia disponibilità. La mia qualifica di “generico” ha probabilmente favorito “gli specialisti”, selezionati per i primi interventi.
    Il mio gran giorno è arrivato il 27 settembre quando, in occasione della celebrazione del 75 ° di fondazione del Gruppo di Cernusco sul Naviglio, Espero mi punta il dito e mi dice: “Ma tu non avevi dato la disponibilità per andare a L’Aquila? Se vuoi partire trovati venerdì sera alle ore 22.00 presso il 3P”.
    Ho aderito con piacere; sentivo concretizzata la possibilità di dare anche il mio contributo a chi ne aveva bisogno. Avevo solo qualche giorno di tempo per prepararmi, ma questo non è stato un problema; noi Alpini sappiamo cosa va messo nello zaino per operare in piena autonomia. Mi è venuto solo qualche dubbio su sacco a pelo e materassino; interpellato Espero, mi sono reso conto che il mio sarebbe stato un campo con letto, materasso, lenzuola, coperte e cuscino. L’ho così definito un “campo a 5 stelle” e non mi sono sbagliato di molto.

    Il venerdì alle 22.00, accompagnato da mia moglie, mi ritrovo al 3P con altri dieci partenti, ossia due squadre, ciascuna con un proprio automezzo (il mio è il 4x4 furgonato con 7 posti a sedere). Una squadra è formata da Alpini milanesi o delle immediate vicinanze, l’altra dagli Alpini di Vigevano.
    Si viaggia di notte alternandoci alla guida. Si dormicchia, ma soprattutto si ha l’occasione di parlare, di conoscere più da vicino quelli che saranno i tuoi compagni nei giorni a venire e nello stesso tempo farti un quadro di quello che ti aspetta. Apprendo così, che andremo a sostituire altre due squadre che rientreranno dopo una settimana di permanenza in loco. Funziona così, al sabato arriva il cambio.
    Lungo l’autostrada troviamo varie colonne della Protezione Civile, tutte dirette in Abruzzo.
    Arriviamo al “Campo Globo” alle 7.00, giusto in tempo per la prima colazione, per le consegne e per scambiare quattro convenevoli con coloro che rientrano. Si tratta di un campo situato nella immediata periferia de L’Aquila che, al tempo della prima emergenza, ha ospitato nelle tende ministeriali circa 1.500 persone rifocillati da 2 mense da campo organizzate dai Lagunari della Marina Militare e dalla Scuola di Amministrazione e Commissariato dall’Esercito. Giuseppe D. è destinato ad assumere la responsabilità della conduzione di questo campo, unitamente ad Alberto quale vice capo e Angelo, Fabrice e Francesco ai servizi di manutenzione.

    Il container “Reception/Ufficio” situato all’ingresso del campo sarà la loro base operativa. Una scritta ben evidenziata all’ingresso mi ha fatto capire subito quale è lo spirito con cui si affronta il lavoro: “Entrando, o porti almeno una soluzione o anche tu fai parte del problema”.
    L’altra squadra di cui faccio parte con a capo il Mario assieme a Giorgio, Giuseppe S. e Riccardo è destinata al “Campo Stazione” che raggiungiamo con il nostro mezzo.
    Questo campo, unico nel suo genere, è gestito dalla Protezione Aziendale delle Ferrovie che ha messo a disposizione una ventina di vagoni ferroviari con le cuccette collocandoli sui binari morti della stazione ferroviaria de L’Aquila.
    Appena arrivati ci sistemiamo in due scompartimenti a cuccette, una situazione di comodo, in quanto il campo, che al tempo della prima emergenza ha ospitato fino a 550 persone (6 per ogni scompartimento) ora ne ospita 150. La mensa è una costruzione in muratura che non è stata lesionata dal sisma, ed è stata riattivata e resa funzionale dai volontari di Lega Ambiente. I servizi con docce sono collocati in vari container. Nel campo è stata allestita una tenda per socializzare fornita di giochi bimbi, Tv e computer. Non poteva mancare una tenda pronto soccorso ed una postazione sotto porticato adibita a lavanderia con relativi stenditoi. Come in tutti campi, anche qui è stata montata una tenda adibita a cappella per gli uffici religiosi ed il conforto spirituale.
    Alla nostra squadra erano riservati compiti di presidio e controllo delle persone entranti al campo, debitamente provviste di cartellino di riconoscimento. Anche gli approvvigionamenti quotidiani rientravano nei nostri compiti. Mi sono così inserito in una routine quotidiana che mi ha anche dato, tra interventi di vario genere anche non programmati, la possibilità di godere di un certo tempo libero. Non senza crisi di coscienza, in quanto il mio pensiero andava ai soccorritori delle prima ora, che appena arrivati hanno trovato uno scenario tragico e hanno dovuto affrontare la vera emergenza, organizzare i soccorsi provvedendo nel contempo alla propria autonomia con l’allestimento dei campi e dei servizi in condizioni meteorologiche non sempre favorevoli. Mangiare e dormire non era allora una cosa scontata perché le priorità erano altre.

    Ora, a distanza di sei mesi dalla notte tra il 5 e 6 aprile, lo scenario è cambiato. I mass media hanno documentato in modo piuttosto esauriente la distruzione de L’Aquila e di altri villaggi forse ancora più duramente colpiti, anche se le immagini viste dal vivo trasmettono una sensazione molto più angosciante. La macchina della solidarietà ha lavorato e lavora incessante. Nel comune di Fossa sta per essere ultimato il villaggio ANA: 33 case costruite con il contributo degli Alpini che saranno consegnate ad altrettante famiglie. Questo è solo un esempio delle numerosissime iniziative atte a dare un tetto sicuro a chi da sei mesi vive con la propria famiglia sotto la tenda, spesso con la convivenza di altri nuclei famigliari. Il tempo incalza e tutti si augurano di poter proseguire nell’opera di smantellamento dei campi prima della stagione invernale.
    I Vigili del Fuoco, provenienti da varie parti dell’Italia, sono incessantemente coinvolti nella verifica e nel puntellamento degli edifici. Quelli agibili non sempre offrono una soluzione immediata e i risvolti psicologici in una popolazione così duramente colpita sono piuttosto complessi. Ho avuto contatti con una famiglia sistemata in una tenda del campo Globo. La loro casa era stata dichiarata agibile, ma il loro bambino di 10 anni non ne voleva sapere di rientrare. Camilla, la figlia di un mio amico e volontaria psicologa della Croce Rossa che ho casualmente incontrato a L’Aquila, mi ha raccontato che traumi di questo tipo sono molto frequenti e riscontrabili non solo nei bambini, ma anche negli adulti.
    Un’altra famiglia ospitata nel campo di “Monticchio 2”, contattata tramite Giorgio che aveva prestato servizio presso questo campo in turni precedenti, ha avuto un figlio poco prima del sisma. La loro casa è andata distrutta. Loro si sono salvati. Da sei mesi hanno cresciuto il loro bambino sotto una tenda con un futuro di incertezze. Una visita inaspettata, la nostra, ma siamo stati accolti con calore, come se ci conoscessimo da sempre. Forse sono queste le gratificazioni per cui Giorgio è ritornato per la terza volta. Questi sono solo alcuni degli episodi e delle esperienze vissute.
    Tra volontari e “residenti” spesso e volentieri si è instaurato un dialogo che ci ha lasciato ricordi indelebili. Personalmente ho un ricordo di Fra Gaspare, un Cappuccino di anni 35, che assieme ad altri frati dimorava nel convento di Santa Chiara. Questo convento, la cui costruzione risale al 1300 è stato distrutto e la chiesa annessa è stata seriamente lesionata. Ospite anche lui assieme ai suoi confratelli nel campo “Stazione”, lui continua il suo apostolato come parroco e non sa quando potrà rientrare nel suo convento. Ho avuto modo di conversare a lungo con questo “ragazzo”, insegnante di liceo che potrebbe essere mio figlio, teologicamente molto ben preparato. Lui non possiede niente, solo il saio che indossa ma è però ricchissimo di bontà e di sentimenti. L’ultima sera ha avuto luogo una simpatica manifestazione di ringraziamento nei riguardi dei volontari, ragazzi e ragazze di “Lega Ambiente” che hanno gestito la nostra mensa, con l’omaggio di una rosa a tutte le fanciulle da parte di Giuseppe S.
    Con l’assegnamento di un tetto sicuro finirà la prima emergenza per la popolazione. La ricostruzione delle case irrimediabilmente lesionate richiederà tempo e diversi anni saranno necessari per il recupero dei beni architettonici, prima che la città ed i villaggi colpiti riacquistino il loro smalto originale. Il nostro pensiero va però alla popolazione abruzzese, a quelle persone e famiglie che abbiamo avuto modo di conoscere. Dalla loro fierezza trapelava uno sguardo di riconoscenza e di approvazione per tutto quello che i volontari e gli Alpini in particolare hanno fatto e stanno facendo.
    Lasciamo L’Aquila sabato 10 ottobre. Mi sento bene, ci sentiamo bene. È difficile trasmettere la pienezza dell’esperienza vissuta.
    Arrivati nel tardo pomeriggio alla 3P, Giuseppe D. mi ha dato la copia di una poesia che riporto integralmente:

    Per gli Alpini

    Con l’andare intrepido e con la penna in testa
    l’Alpino è arrivato per portare aiuto e festa.
    E’ quello che davanti al sole, neve, pioggia e vento, non si spaventa mai !
    E… fra un grappin ed una sangria con i suoi canti ci fa tanta compagnia.
    Non pensavo, che ci potesse essere tanta umanità e ringrazio Iddio, che me lo ha fatto constatar.
    Un grazie…io di cuore ve lo dico e voi e le vostre famiglie benedico!

    Anna Maria e famiglia – Campo Globo – L’Aquila – Terremoto 6 aprile 2009


    Grazie Anna Maria, con le tue parole hai sintetizzato il senso della solidarietà.

    Gianni Longo



    I 100 ANNI DELL’8° REGGIMENTO ALPINI
    Quest’anno l’Associazione Nazionale Alpini festeggia i suoi “primi” 90 anni, ma c’è un Reggimento che taglia il traguardo dei 100.
    È l’8° Reggimento Alpini di stanza a Cividale del Friuli, che dall’1 al 4 ottobre ha festeggiato in maniera grandiosa il secolo di vita.
    Una festa, la terza che nel 2009 si è svolta a Cividale del Friuli, che è stata il seguito di quella di inizio gennaio col ritrovo di migliaia di alpini per il raduno degli ex appartenenti al Battaglione Cividale (vedi L’Alpino di febbraio) e di quella di metà aprile per il rientro dall’Afghanistan della Brigata Julia e quindi anche dell’8° Reggimento Alpini, coincidente col cambio del comando della Brigata dal generale Paolo Serra al generale Gianfranco Rossi (vedi L’Alpino di maggio). Un compleanno importante e quindi per me un’occasione da non perdere.
    Grazie all’amicizia nata durante l’anniversario del Gruppo di Costa Valle Imagna di fine luglio col consigliere sezionale nonché capogruppo degli alpini di Povoletto (sez. Cividale) Giancarlo Ballico (vedi L’Alpino di settembre) ho potuto partecipare a questa manifestazione senza particolari problemi logistici.
    Diverse sono state le manifestazioni a corollario del centenario del Reggimento. Si va da due mostre storiche che hanno ripercorso tutti gli anni dell’8° Alpini a fine settembre, all’intitolazione del piazzale della stazione ferroviaria proprio al Reggimento di giovedì 1 ottobre, mentre venerdì 2 è stata la volta della mostra sui mezzi ed equipaggiamenti in dotazione all’8° e, in serata, della rappresentazione teatrale: “La tragedia del Galilea”.
    Sabato 3 ottobre è stato il giorno della mia trasferta in Friuli. I 400 chilometri che separano Lodi da Cividale non mi hanno per nulla spaventato e così dopo cinque ore e mezza d’auto sono giunto a Povoletto a casa di Ballico. Assente giustificato perché stava partecipando alla riunione dei presidenti di Sezione del Triveneto a Castelgomberto, vicino a Valdagno.
    Nel tardo pomeriggio mi sono spostato a Cividale e dopo aver assistito al concerto del Coro Monte Gramolon di Montebello Vicentino, alle 18 finalmente io e Giancarlo ci siamo incontrati davanti alla caserma Francescatto con un caloroso saluto.
    Insieme cominciamo il tour della città per ammirare le bellezze architettoniche e storiche (il Ponte del Diavolo) e scopro che Cividale è stata fondata da Giulio Cesare (il primo nome della città è stato Forum Julii in suo onore) ed è stata nel corso degli anni “terra di conquista” per Longobardi, Franchi e Celtici, e mentre continuiamo a chiacchierare presso il “Foro Giulio Cesare”, la banda alpina di Orzano dà spettacolo facendo uno splendido carosello con le melodie alpine.
    In serata al teatro Ristori va in scena lo spettacolo: “A baita”, versione appositamente preparata per quest’occasione dal noto attore Marco Paolini, sulle orme dello spettacolo: “Il sergente” andato in onda un po’ di tempo fa in televisione, ovviamente dedicato a Mario Rigoni Stern. Mi sarebbe piaciuto andarlo a vedere ma i biglietti erano esauriti da tempo, Giancarlo però ce l’ha. Sono un po’ invidioso.
    Ci ritroviamo dopo le 23 fuori dal teatro e parlando un po’ con uno ed un po’ con l’altro, facciamo il giro dei locali di Cividale.
    I bicchieri di vino si sommano uno dopo l’altro e per fortuna che non devo guidare, almeno per quella sera.
    Al ristorante “Monastero” c’è il rinfresco post-spettacolo dove incontro di sfuggita Paolini e conosco l’ex comandante dell’8° Massimo Panizzi, ora dislocato a Bruxelles dopo aver frequentato la Scuola Militare di Parigi.
    L’indomani mattina io e Ballico raggiungiamo una Cividale vestita a festa e piena di bandiere tricolori. Le vie e le varie piazze della città ducale sono piene di penne nere ed abitanti locali.
    Con mio immenso piacere incontro di nuovo dopo diverso tempo Giuseppe Galvanin, presidente della Sezione ANA di Vicenza ed un amico del Gruppo di Bogno di Besozzo (Sez. Varese) conosciuto durante la manifestazione per il loro anniversario un paio d’anni fa.
    Alle 10 in punto viene dato il via alla cerimonia più importante in Piazza Duomo dove viene issato il tricolore sull’altissimo pennone per l’alzabandiera. La S. Messa richiama in Duomo un gran numero di fedeli e il sacerdote celebrante nella sua omelia esalta e ricorda lo spirito alpino ma anche umano del Reggimento.
    L’ammassamento al di là del Ponte del Diavolo sembra ancora un raduno del Triveneto ma un po’ più in piccolo. Si contano almeno una ventina di vessilli e più di un centinaio di gagliardetti. Il Labaro Nazionale è in testa a tutti scortato dal Vice Presidente Vicario Marco Valditara e da altri quattro consiglieri nazionali.
    La sfilata è un tripudio di gioia per tutti. L’arrivo al campo sportivo “Martiri della Libertà” vede schierati sul campo i plotoni in armi mentre poco alla volta fanno il loro ingresso sul prato tutti gli ex appartenenti al Battaglione ed anche tutti i restanti alpini convenuti. Qui i discorsi ufficiali del comandante di Brigata Gianfranco Rossi e del colonnello Andrea Piovera attuale comandante dell’8° Reggimento Alpini hanno ricordato il primo comandante dell’8° il generale Antonio Cantore mentre quelli del sindaco di Cividale dott. Attilio Vuga, del vicepresidente della Provincia e del presidente di Sezione Rino Petrigh hanno concluso la cerimonia, non prima di aver premiato però tutti i comandanti del Reggimento che si sono succeduti, per i 100 anni dell’8° Reggimento Alpini col celebre motto “O là… o rompi”.
    Dario Bignami



    VECI E BOCIA 1-2010
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: marzo 2010

    Il numero è stato mandato alla stampa il 31 marzo



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    VECI E BOCIA 2-2010
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: maggio 2010

    IL NUMERO 2 DEL 2010 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 17 MAGGIO



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    SEGUONO DUE ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

    L'Adunata di Bergamo (di Dario Bignami)

    Aveva visto lungo Giuseppe Garibaldi il 5 maggio 1860 quando, partendo da Quarto per Marsala inseguendo il suo sogno di un’Italia unita, divenuto realtà l’anno successivo, portò con sé tra i suoi mille moltissimi bergamaschi.
    Come riconoscimento a ciò, il gonfalone di Bergamo è stato insignito del titolo di “Città dei Mille”.
    Che questa sarebbe stata una grande adunata lo si era già capito lo scorso anno al termine di quella, altrettanto meravigliosa, di Latina. Tutti non vedevano l’ora che i 365 giorni che dividevano le due adunate passassero alla svelta. Il richiamo di un raduno nazionale a Bergamo era già allora molto invitante e molto sentito. E tutti sapevano che sarebbe stata un’adunata da “Mille e una favola”: un’adunata da record.
    “Città dei Mille” dicevo prima, ma ora, e non ce ne voglia Garibaldi, dopo tre giorni stupendi Bergamo a buon diritto potrebbe fregiarsi del titolo di “Città delle Mille”. Delle mille feste che si sono create a ogni angolo della città e anche nei paesi della provincia bergamasca in quest’unica grande festa di popolo (alpino), delle mille e mille facce allegre e sorridenti, dei mille abbracci gioiosi di tutte le persone che si sono date appuntamento a Bergamo, magari senza conoscersi e senza sapere cos’è l’adunata degli Alpini, ma con la sola voglia di esserci, di non voler mancare assolutamente a questo bellissimo appuntamento, di voler vivere l’adunata e con la consapevolezza di poter dire con orgoglio: “A Bergamo io c’ero!”. E poco importa se la pioggia l’ha fatta da padrona per quasi tutto il tempo; per gli Alpini il periodo dell’adunata è bello come il sole raffigurato sul gonfalone della città. Per questo motivo in molti, a partire dal tardo pomeriggio, hanno sfilato pur sapendo di bagnarsi: per sentire addosso il calore della gente e per raccogliere il giusto tributo di applausi e di sorrisi dell’Italia che ama gli Alpini. Difficile trattenere l’emozione e le lacrime, sia in tribuna che in sfilata. È stato bello per me vedere, poche decine di minuti dopo la partenza da casa, già a partire da Arzago d’Adda e su fino a Treviglio, tutti i paesi con esposti i manifesti del raduno e le bandiere tricolori (ben 140.000 tra Bergamo e tutta la provincia bergamasca). E anche da Treviglio (crocevia per chi dalla bassa bergamasca, ma non solo, doveva prendere il treno per raggiungere la festa) fino a destinazione è stato sufficiente affacciarsi ai finestrini per vedere il grande imbandieramento in ogni singolo paese incontrato, in un territorio che si dice prediliga il verde di un partito politico. Sembrava di rivedere gli stessi paesi attraversati all’andata ed al ritorno da Bassano del Grappa nell’adunata del 2008.

    In tutto questo festoso baillame di penne nere si sono inseriti anche gli alpini del Gruppo di Lodi alloggiati presso la parrocchia di S. Maria Immacolata alle Grazie (in pratica in pieno centro con la sfilata che gli passava davanti), dove c’era anche il Gruppo di Vigevano-Mortara con una mostra sul Servo di Dio Teresio Olivelli. Come al solito, i primi avamposti si sono recati nella città di S. Alessandro già al venerdì mattina mentre io li ho raggiunti alla sera. I restanti sono arrivati tra sabato e domenica, e hanno contribuito a far sì che il nostro Gruppo fosse molto numeroso. Come ciliegina sulla torta, per me, il fatto di aver ritrovato a 16 anni dal congedo il mio amico Mauro Rosola, iscritto al Gruppo di Berlingo della Sezione di Brescia. Il classico pranzo del sabato in un buon ristorante ha poi contribuito a rendere quest’adunata ancor più bella.
    Grande è stata anche la partecipazione della nostra Sezione, accorsa in gran numero vista la vicinanza. Se già al venerdì sera, dopo l’arrivo e il passaggio della Bandiera di Guerra, la città si presentava quasi paralizzata dal grande afflusso di penne nere, il sabato è stato ancor peggio (o ancor meglio a seconda dei punti di vista) col raggiungimento della prevista cifra di cinquecentomila partecipanti. Raggiungere la Città Alta (bellissime le antiche mura adornate di bandiere tricolori) per semplici scopi turistici o per andare a fare una visita al Beato don Carlo Gnocchi in duomo è stata cosa faticosa, quasi improba. Molte emozioni sono poi venute dal lancio dei paracadutisti allo stadio, dalla S. Messa celebrata al Lazzaretto nel pomeriggio, dal carosello delle fanfare ancora allo stadio in serata del sabato. Come non ricordare anche l’alzabandiera sia del venerdì mattina (che ha dato il via alla grande festa), sia quello sezionale del sabato a Cassano d’Adda al monumento del Generale Giuseppe Perrucchetti; oppure come non ricordare “la prima volta” in sfilata dei ragazzi che hanno partecipato lo scorso anno al progetto “Pianeta Difesa 2009”; così come c’è stata anche la prima volta per il Gruppo di San Giuliano Milanese nel portare uno striscione sezionale. Belli e applauditi i nostri due striscioni con le frasi: “Naia, scuola di vita” e “la montagna ci ha formato come uomini, la leva ci ha formato come cittadini”. In quest’adunata non è mancato nemmeno lo spazio riservato agli Alpini in armi, con la Cittadella Militare collocata all’interno del Parco Suardi e il passaggio delle Frecce Tricolori sulla sfilata lasciando nel cielo l’inconfondibile scia tricolore. In pratica si è passati da un’emozione all’altra senza quasi rendersene conto. Nella sublime sfilata della domenica un gran boato si è udito al passaggio della Sezione Abruzzi a un anno dal terremoto, sicuramente i più applauditi prima che sfilasse Bergamo. Da strappalacrime e strappa-applausi poi due loro striscioni, uno del Gruppo di Paganica che ringraziava i “fratelli” della Sezione di Vittorio Veneto per l’aiuto dato loro con il dono di una nuova sede, e l’altro, e non poteva essere diversamente, del Gruppo di Fossa per quanto fatto dall’ANA con la costruzione di un nuovo villaggio. Ma sicuramente l’apice di tutta la manifestazione lo si è raggiunto in serata quando ha sfilato la sezione di casa accompagnata da incitamenti e cori da stadio. Roba da brividi e pelle d’oca sentir scandire a gran voce il grido “Berghem! Berghem!” accompagnato da una marea di applausi.

    Sicuramente la fotografia migliore che rimarrà di questa grande adunata (in tutti i sensi), almeno per me, è stata vedere viale Papa Giovanni XXIII dalla stazione ferroviaria fino alla Città Alta passando per le colonne di Porta Nuova, “incartate” di verde, bianco e rosso, completamente invaso di alpini e gente comune che facevano, come si suol dire, le “vasche” in entrambe le direzioni per il solo piacere di essere lì in mezzo alla festa, e dove mi è capitato di sentir dire una frase da un alpino bergamasco, anche se il dialetto tradiva un pò le sue origini, che sintetizza bene cos’è stato questo bellissimo weekend: <> Sicuramente Giuseppe Garibaldi sarebbe stato fiero di essere stato presente a “Berghem de sass”, nella città che per merito suo è la “Città dei Mille” e che per tre giorni è stata “capitale degli Alpini”; e il prossimo anno sarà ancora tempo di celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, in quel percorso cominciato sulle coste della Liguria, passato prima da Torino nel 1861 poi da Bergamo 2010 e che si concluderà a Torino nel 2011 in occasione dell’84ª adunata nazionale che per tre giorni vedrà il capoluogo del Piemonte tornare ad essere sì la “capitale d’Italia”, ma degli alpini.
    Dario Bignami


    Gli Alpini nel viaggio della Memoria in Eritrea (di Roberto Scloza)

    Come preannunciato da ‘L’Alpino’, dal 6 al 17 aprile 2010 si è svolto il viaggio della memoria in Eritrea, organizzato dal consigliere del gruppo ANA di Bresso Giuseppe Parozzi, per onorare i nostri Caduti e quelli indigeni, chiamati àscari (= soldati), incorporati nel Regio Esercito nelle guerre d’oltremare; hanno partecipato quattordici alpini, cinque dei quali accompagnati dalle rispettive consorti.
    Partiti a bordo di un aereo dell’Egyptair dalla Malpensa nel pomeriggio di martedì 6, arriviamo a notte inoltrata ad Asmara – 520 mila abitanti chiamati asmarini, adagiata su un altipiano ondulato, a 2.350 metri s.l.m., caratterizzata da un clima mite e salubre – indi veniamo trasferiti all’albergo ‘Ambasoira’.
    Mercoledì 7 intera giornata volta a scoprire l’italianità della città, diventata nel 1897 capitale dell’Eritrea. Guidati da ‘Salvatore’ (asmarino, laureato in agraria a Milano nel 1982), percorriamo a piedi, col cappello alpino, le vie del centro già denominate corso Impero (fiancheggiato da altissime palme, dove tuttora è ubicato l’omonimo cinematografo), corso Italia, viale Roma (ove ha luogo il cinema Roma), largo Milano, nonché le vie Leonardo da Vinci, Garibaldi, Nino Bixio, Mazzini, Marconi. L’assetto urbanistico, le facciate dei palazzi ministeriali, del municipio, degli edifici scolastici, mettono in evidenza l’impronta architettonica in auge in Italia negli ‘anni ruggenti’. Quivi ci sono tuttora scuole e istituti italiani; nel 1967 è stata inaugurata l’Università Cattolica. Asmara è sede di vicariato apostolico.
    Per rendersi conto di quanto siano utili le scuole italiane, basta frequentare il cortile interno (fornito di tavolini, sedie ed ombrelloni) del bar-ritrovo “Casa degli italiani”: gli avventori indigeni parlanti il nostro idioma, gentili e loquaci, per rammentare la fedeltà all’Italia dei loro zii, padri o nonni (generalmente àscari), intavolano di buon grado approcci con gl’italiani. L’Eritrea, proclamata colonia italiana il 1° gennaio 1890 con capoluogo Massaua, deve agli Italiani anche il nome: già i greci e i romani, per indicare il Mar Rosso, usavano i vocaboli Erythrea Thalassa e Mare Erythraeum. La menzionata toponomastica della capitale rimase inalterata anche durante l’occupazione britannica; fu soppressa e sostituita con l’arrivo degli abissini che inglobarono l’Eritrea dapprima come unità federata dell’Etiopia (15 settembre 1952), poi addirittura come provincia dell’impero del negus Hailè Selassiè. Adesso vi è una sola via intestata ad una città italiana: via Bologna, in ricordo degli eritrei della diaspora sparsi nel Mondo che da qualche lustro sono soliti darsi appuntamento in agosto, per ritrovarsi nel capoluogo emiliano. Poiché nel 1938 i coloni italiani stabilitisi nella capitale sovrastavano numericamente quelli autoctoni, Asmara venne proclamata ‘città metropolitana d’oltremare del Regno d’Italia’. Attualmente in città - dove scippi, furti e atti teppistici sono sconosciuti - risiedono solamente poche centinaia di connazionali!

    Giovedì 8, percorrendo in autobus una novantina di chilometri - gli ultimi tre su una strada in terra battuta - verso sud ovest, fermati di quando in quando lungo il tragitto in posti di blocco istituiti e presieduti da militari, raggiungiamo l’isolata località di Daro Ghunat. È situata ad una dozzina di miglia da Adua e a due dal fiume Mereb, confine naturale con l’Etiopia (frontiera chiusa, a causa dei non buoni rapporti tra i due governi). A Daro Ghunat, nel 1939, il governo mussoliniano ha fatto erigere il Monumento-ossario ai Caduti italiani della tragica battaglia di Adua, avvenuta il 1° marzo 1896. Disposti in tre colonne al comando del gen. Baratieri, 14.500 soldati italo-eritrei furono sopraffatti da 100 mila uomini armati del negus Menelik II e ben 6.345 di essi (un terzo dei quali erano àscari) rimasero esanimi sul terreno, mentre 1.846 furono fatti prigionieri.
    La strage di Adua propalò in Patria un sentimento di profonda costernazione nella pubblica opinione: contribuì a far cadere il governo Crispi, che aveva deciso l’intervento armato in Abissinia. Alla cerimonia per onorare i Caduti erano presenti: autorità locali, il col. Silvestro Maccariello, addetto militare all’ambasciata d’Italia – che impartiva: l’‘at-tenti’, ‘onore ai Caduti’, ‘inno del Piave’ (propagato da un magnetofono a batteria) e il ‘ri-poso’ – il suo fido accompagnatore, appuntato dei Carabinieri Paolo Maggiori Ciri, i vessilli delle sezioni ANA di Udine (alfiere Ernesto Toniutti) e Milano (alf. il sottoscritto), nonché i gagliardetti di Muris di Ragogna, sez. di Udine (alf. Gianfausto Pascoli), di Cercivento, sez. Carnica (alf. Edoardo Boschetti), di Forno di Zoldo, sez. di Belluno (alf. Stefano Panciera), di Cadegliano Viconago, sez. di Luino (alf. Santino Andina) e di Sabaudia, sez. di Latina (alf. Candido Luca). La corona d’alloro, corredata da nastro tricolore riportante la scritta ‘L’ANA ai Caduti’ - donata dall’organizzatore alp. Parozzi - veniva portata e deposta ai piedi dell’obelisco da Antonio Oldrati e Valter Baroni del gruppo Alpini di Cadegliano Viconago (VA). Parozzi, invece, ha coordinato le operazioni con le autorità militari e civili eritree.
    Al ritorno, ci fermiamo per il pranzo in una trattoria di Adi Quala; consumiamo piatti tipici di specialità del posto usando le mani, come gli eritrei, poiché, per consuetudine, per tali pietanze, non vengono fornite le posate. Visitiamo quindi la chiesetta di Santa Rita, in quanto sulla parete interna di sinistra sono stati incastonati cinque lastroni di pietra nera sui quali sono incisi i nominativi dei 651 prigionieri di guerra italiani militari e civili, morti il 28 novembre 1942, in conseguenza dell’affondamento nell’Oceano Indiano occidentale del piroscafo inglese ‘Nova Scotia’, silurato da un sommergibile tedesco.

    Le medesime manifestazioni patriottiche, sempre in presenza di autorità locali, del col. Maccariello, del rappresentante della Benemerita, dei vessilli e gagliardetti ANA e con deposizione delle corone d’alloro, venivano ripetute nei cimiteri militari italiano ed eritreo della guerra del fronte popolare di liberazione ubicati in Asmara venerdì 9, nel cimitero degli eroi di Cheren lunedì 12 (ove ha presenziato padre Luca, frate francescano, di babbo napoletano e mamma eritrea) e giovedì 15 al mausoleo di Dògali, che nella lingua tigrina si pronuncia Dogàli. A Cheren, città a nord-nord ovest di Asmara, nel febbraio-marzo 1941, si svolse la più cruenta battaglia dell’A.O.I: i nostri combattenti, coadiuvati da àscari, incalzati dalle soverchianti truppe britanniche e del Commonwealth, furono costretti a ripiegare, pagando un ingente tributo di sangue, verso la capitale, che veniva definitivamente perduta, unitamente a Massaua, nella prima decade di aprile.
    A Dògali - villaggio sito sul bassopiano dell’entroterra massauano - una colonna di rinforzi di 548 uomini, alla guida del ten. col. De Cristoforis, il 26 gennaio 1887, mentre stava portandosi verso il forte di Saàti presidiato dal magg. Boretti, fu attaccata dalle milizie (7.000 uomini) del generale Alula, ras della provincia di Amasien; dopo quattro ore di combattimenti, esaurite le munizioni, fu travolta ed annientata; soltanto un ufficiale e 86 soldati italiani riuscirono a salvarsi! Un mese dopo lo sterminio, il 25 febbraio, per potenziare il ‘Corpo speciale’ del gen. Baldissera, partì da Napoli per Massaua il 1° contingente formato da 467 penne nere (più una bianca) denominato “Battaglione Alpini d’Africa”, strutturato su tre compagnie: la 48a del btg. Tirano, la 59a del btg. Verona e la 69a del btg. Gemona. Era comandato dal magg. Domenico Bonaventura Ciconi, friulano di Vito d’Asio che il successivo 9 settembre, purtroppo, decedeva a bordo della nave ospedale ‘Garibaldi’, ormeggiata nel porto di Massaua, perché colpito da tifo addominale. Altri tredici suoi alpini, nei mesi successivi, morivano per aver contratto malattie tropicali. Nella facciata della casa natale di Vito d’Asio (PN), una lapide perpetua ai posteri la figura dello sfortunato comandante Ciconi.
    L’eccidio di Dògali è entrato nella toponomastica italiana; a Roma, per esempio, davanti alla stazione Termini, vi è ‘Piazza dei Cinquecento’ impreziosita dal relativo monumento, mentre a Milano, in zona Corvetto, una strada è titolata ‘Via dei Cinquecento’.

    Sabato 10: in mattinata visitiamo lo stabilimento tessile del ‘Gruppo Zambaìti’ che dà lavoro a cinquecento persone, in maggioranza del gentil sesso, gestito dall’imprenditore bergamasco Giancarlo Zambaìti, (alpino di Leffe; nel 1961 prestò servizio, col grado di sottotenente, al CAM Orobica). Egli ci gratifica con un prelibato pranzo, preparato con prodotti nostrani, vino compreso. Nella serata, in un salone dell’albergo ove pernottiamo, alcuni convenuti brindano per festeggiare una coppia di sposi; tra loro c’è pure il presidente eritreo Jsaias Asworki (intrepido propugnatore dell’indipendenza, ritenuto eroe nazionale). Questi, verso le ore 21,30, mentre si accingeva a guadagnare l’uscita attorniato da due guardiaspalle, incrociando nella hall l’alpino Parozzi, si fermava, scambiava con lui poche parole e si congedava, dopo una reciproca stretta di mano.

    Domenica 11, alle ore 9,30, nella cattedrale gremita di fedeli, partecipiamo (schierandoci sulla destra dell’altare) con vessilli e gagliardetti, alla santa Messa, celebrata in lingua italiana da padre Gabriele, frate eritreo, e solennizzata da un ben intonato coro di ‘voci bianche’, composto da giovinetti e giovinette con ... ‘faccette nere’.
    Il celebrante, nella breve omelia, tra l’altro, ha soggiunto: “... ho il piacere di evidenziare che oggi, qui tra noi, ci sono gli Alpini d’Italia, arrivati per ricordare ed onorare i loro e i nostri Caduti ...”. Nel pomeriggio visitiamo l’orfanotrofio cittadino gestito da suor Gioacchina, alla quale consegniamo un’offerta in moneta locale (nakfa), frutto di spontanei oboli dei partecipanti.

    Martedì 13, col trenino a scartamento ridotto, composto da due vecchie carrozze e motrice funzionante a carbone, costruita nelle officine Ansaldo di Genova nel 1938 anno XVI E. F. (come precisa la placca metallica imbullonata sulla fiancata), su una sinuosa strada ferrata in costante discesa corredata da una serie di mini gallerie, opere costruite dagli italiani nella prima decade dello scorso secolo, in quattro ore arriviamo nella cittadina di Ghinda, sulla direttrice del Mar Rosso. Il trenino funziona solo previa prenotazione dei turisti stranieri - allo scopo di offrire la possibilità di ammirare lo spettacolare e suggestivo panorama montuoso con estese digradanti, brulle e pressoché spopolate vallate - e per raggiungere Massaua (km 118) impiega otto ore. Pranzato all’aperto in stazione, in pullman raggiungiamo l’afosa Massaua - 24 mila abitanti - i cui caseggiati mostrano, qua e là, i segni dei bombardamenti subìti durante la trentennale lotta guerreggiata, per ottenere l’indipendenza dall’Etiopia.

    Il giorno successivo, mercoledì, in motobarca, gita alle isole Dissei.
    Giovedì 15, alle ore 19, siamo ospiti al Circolo dell’esercito ‘Garden’ di Asmara. Fra le autorità, spiccano l’ex ambasciatore eritreo a Roma dott. Petros Fessehazien (laureato in ingegneria civile a Torino), coordinatore delle ambasciate eritree in Europa e l’ambasciatore italiano in Asmara, dott. Gaetano Martinez Tagliavia, palermitano, coi quali intavoliamo discorsi per esternare le ragioni della nostra visita nel Paese e le sensazioni riscontrate. Il responsabile del Circolo ci offre la cena a buffet, consumata in un’atmosfera di autentica e cordiale amicizia.
    Venerdì 16, su invito, verso le ore 13 raggiungiamo la sede dell’ambasciata d’Italia; l’ambasciatore dott. Martines Tagliavia, e la sua gentile consorte, ci accolgono festosamente, facendo ‘gli onori di casa’: foto di gruppo, scambio di impressioni e convenevoli e, dulcis in fundo, pranzo self-service: c’è ogni ben di Dio. Fra gli astanti, anche il col. Maccariello, la sua signora, l’appuntato Maggiori Ciri ed alcuni medici italiani che avevano operato in quelle settimane in Eritrea.

    L’unica nota negativa - in cauda venenum, dicevano i latini - l’abbiamo riscontrata sabato 17, al rientro in Italia, con la menzionata compagnia aerea. Giunti all’aeroporto del Cairo verso le ore 6, trascorriamo estenuanti ore in attesa, per inagibilità dello spazio aereo nel centro Europa causata dalla nube di cenere sprigionatasi dal vulcano islandese Eyiafjallajökull. Non potendo atterrare alla Malpensa (scalo non praticabile), il velivolo veniva giocoforza dirottato a Fiumicino e ciò ha creato non pochi disagi e fastidi a quasi tutta la comitiva.
    Come recita un vecchio adagio, tuttavia si sa che non tutti i mali vengono per nuocere, almeno per il capogruppo di Sabaudia, Candido Luca (nato ad Asmara da genitori carnici) e sua moglie Franca Canciani (nata a Sabaudia da genitori gemonesi): essi, atterrando a Roma, grazie anche al figlio accorso in loro aiuto, hanno raggiunto senza alcuna difficoltà la loro abitazione e in notevole anticipo rispetto all’orario programmato!
    Roberto Scloza


    VECI E BOCIA 3-2010
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: luglio 2010

    IL NUMERO 3 DEL 2010 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA L' 1 LUGLIO

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    Dal Gruppo di Paderno Dugnano: festa in baita per il battesimo dei figli di due consiglieri del Gruppo. Ecco la foto del battesimo dei due “bocia” di Paderno Dugnano Alessandro Beraldo, figlio di Davide (a sinstra), e Ivan Pizzetti, figlio di Luca.


    SEGUONO QUATTRO ARTICOLI ESCLUSIVAMENTE ON-LINE

    PER "ECHI DALL’ADUNATA DI BERGAMO"...
    Appunti di un’Adunata straordinaria (di Dario Bignami)

    Non mi era mai capitato, in tutte le occasioni passate in cui avevo partecipato ai raduni nazionali, di dover scrivere successivamente non uno ma bensì due articoli sulla medesima manifestazione, e potrebbe sembrare anche uno spreco di tempo farlo, ma ciò che è andato in scena gli scorsi 7-8-9 maggio merita un più alto risalto e un ulteriore approfondimento.
    Gli echi della bellissima e straordinaria (è inutile cercare altri aggettivi per descriverla, si perderebbe la poesia di ciò che è stata) adunata nazionale di Bergamo si sono spenti pochi giorni dopo la sua conclusione, ma sono ancora ben vive nella mia mente tutte le immagini che di essa si sono accumulate.
    In un certo senso sapevo a cosa stavo andando incontro, ma ciò che ho vissuto in prima persona ha abbondantemente superato quello che mi ero immaginato. Mi spiego meglio.
    Per “prepararmi” (so che può sembrare strano, ma è così) al raduno ho guardato in tv la videocassetta riguardante la manifestazione organizzata per celebrare l’80° anniversario di fondazione della Sezione bergamasca e sono andato a rileggere l’articolo che scrissi nel 2006 (lo trovate qui sotto) dopo aver partecipato alla manifestazione congiunta per il loro raduno sezionale e per l’85° di fondazione, ricercando nella mia mente le immagini ad esso collegate. Già in quest’ultima occasione avevo avuto modo di “vivere sulla mia pelle” cos’erano il calore e l’entusiasmo dei bergamaschi nei confronti dei loro Alpini. Certamente ciò che ho visto in videocassetta, restando comodamente seduto sul divano di casa, per quanto bello è stato, non fa capire quello che si può provare di persona nel presenziare ad una manifestazione alpina a Bergamo, tutto il contrario di quello che invece è accaduto nel 2006 con la sfilata che aveva avuto ancora il suo culmine in viale Papa Giovani XXIII ma in direzione opposta rispetto a quella dell’adunata: partenza dalla Città Alta e scioglimento in via Giovanni Maj. Anche in queste due occasioni la città si era presentata all’appuntamento imbandierata, anche se non allo stratosferico livello dell’adunata.
    Leggendo poi i giornali del lunedì e martedì successivi all’adunata acquistati ad Arzago d’Adda (“L’Eco di Bergamo” del lunedì titolava semplicemente “Cinquecentomila grazie”) e dopo aver visto il dvd appositamente realizzato da Bergamo TV (preso sempre ad Arzago d’Adda) ho potuto vedere questo grandissimo raduno sotto diverse prospettive: quello della gente comune e delle Amministrazioni Comunale e Provinciale con commenti entusiastici pre e post raduno, il lungo lavoro di preparazione da parte di tutte le parti coinvolte; la spasmodica attesa sia dell’adunata 24 anni, sia dell’arrivo delle penne nere in città, sia dello sfilamento della Sezione di Bergamo; i ricordi di chi c’era nel 1986, il passaggio delle Frecce Tricolori (cosa che non è mai capitata nelle altre adunate), il “presidentissimo” Leonardo Caprioli in piedi sulla jeep osannato dalla sua gente, e tanti altri appunti di un’adunata straordinaria. In sostanza un coinvolgimento totale e indimenticabile di tutti che difficilmente potrà ripetersi a breve termine. L’anno prossimo, nel 2011, la Sezione di Bergamo festeggerà il 90° anniversario di fondazione. Aspettiamoci ancora grandi cose dal presidente Antonio Sarti e da tutti i suoi alpini.
    Dario Bignami


    Al Raduno della Sezione di Brescia a Monte Isola (di Dario Bignami)

    Anche la seconda “adunata” nella storia dell’ANA su un’isola italiana ha avuto un successo strepitoso. Grande entusiasmo e grande partecipazione di penne nere e di abitanti delle comunità locali. Può sembrare paradossale parlare così del raduno della Sezione di Brescia nel 90° anniversario della sua fondazione, tenutosi sabato 5 e domenica 6 giugno a Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa (ma cominciato giorni prima con diverse manifestazioni collaterali), nel Lago Sebino, e confrontarlo con l’adunata nazionale del 2002 svoltasi a Catania nella bella Sicilia, ma come ha detto il presidente Perona, presente a questo importante appuntamento, nel suo discorso: “…qui a Monte Isola si sta respirando ancora l’aria della vicina Bergamo, si sente ancora l’onda lunga di quella bellissima adunata andata in scena poche settimane fa…”
    A rappresentare la nostra Sezione c’eravamo io e Luca Geronutti; erano inoltre presenti il “nostro” Cesare Lavizzari e Antonio Fenini, segretario del 2° Raggruppamento.
    Arrivati a Sulzano ci siamo imbarcati con destinazione Peschiera Maraglio. Già dalle prime ora della mattina il gran caldo la faceva da padrone. Sul lungolago di Peschiera, mentre passeggiavamo per raggiungere con calma la zona dell’ammassamento abbiamo incontrato diversi nostri amici di vari Gruppi bresciani coi quali ci siamo intrattenuti.
    Oltre a tutti i gagliardetti della Sezione locale, erano presenti diversi Vessilli sezionali (Brescia, Milano, Bergamo, Luino, Como, Salò, Valle Camonica, Verona, Vicenza, Asiago, Pordenone, Parma, Reggio Emilia, Acqui Terme). Come un orologio svizzero alle 10 è cominciata la cerimonia con l’arrivo del Vessillo di Brescia scortato dal presidente nazionale Perona, da quello sezionale Forlani e dal capogruppo di Monte Isola, a bordo di un battello storico. Negli occhi avevo il ricordo dell’arrivo del Labaro Nazionale a bordo di uno scafo della Guardia di Finanza, se non ricordo male, all’adunata nazionale di Trieste del 2004.
    La successiva sfilata sotto un sole cocente e per completamente in salita, ha portato gli Alpini a Carzano (se non erro), dove si sono tenuti i discorsi delle autorità e la S. Messa conclusiva prima del rancio appositamente preparato per l’occasione.
    È stata una bella festa e una bella giornata che avrei voluto passare tutta lì coi tanti amici; ma il dovere mi ha imposto di rientrare e di passare il pomeriggio a Ponte Selva per ritrovare tanti altri amici.
    Dario Bignami


    Il 40° del Gruppo di Rudiano (di Dario Bignami)

    Anche il Gruppo ANA di Rudiano è entrato negli “anta”. Eh sì, perché domenica 16 maggio questi nostri gemellati amici (Lodi e Rudiano vantano una buona amicizia da diversi anni sfociata, come ho detto, in un gemellaggio) hanno raggiunto i loro “primi” 40 anni di vita alpina.
    E quale miglior triplo regalo di compleanno se non l’aver mantenuto la promessa fatta al capogruppo Mario Capoferri e ai suoi soci rudianesi presenti a Urago d’Oglio nel giorno dell’inaugurazione del locale Gruppo Alpini che ci sarei stato anch’io alla loro manifestazione; l’aver partecipato soltanto sette giorni prima ad una bellissima adunata nazionale a casa dei “cugini” di Bergamo ma con la pioggia; mentre per la più modesta ma sicuramente orgogliosa e importante sfilata tra le vie del proprio paese davanti ai propri concittadini, c’era una bellissima giornata calda e soleggiata? Quando nel 2005 il Gruppo festeggiò il 35° di fondazione, ebbe come regalo l’onore di organizzare e ospitare il raduno sezionale di Brescia al quale anche noi di Lodi partecipammo. Diverse sono state le iniziative che hanno preceduto questo grande evento per la comunità rudianese. Si è passati dalla visita alla scuola “Nikolajewka” di Brescia per miodistrofici al museo della Sezione del 13 maggio al concerto che il Coro sezionale “Alte Cime” ha tenuto nella chiesa parrocchiale la sera di venerdì 14. Sabato 15 al mattino c’è stato l’alzabandiera che ha dato il via ufficiale alla manifestazione e successivamente un’esercitazione della locale Protezione Civile all’interno del Parco dell’Oglio. Sempre nella giornata di sabato ha presenziato a Rudiano il nostro capogruppo in congedo Sergio Dossena. La domenica mattina Rudiano era vestita a festa per questo evento e in tanti sono giunti nella bassa bresciana per festeggiare il compleanno del Gruppo. All’interno del cortile della bella sede rudianese si sono contati all’incirca una settantina di gagliardetti; oltre a quello di Lodi portato con orgoglio da Piero Guarnieri ve n’erano uno giunto dalla Sezione di Cuneo e uno da quella di Mondovì, mentre gli altri erano divisi ovviamente tra bresciani e bergamaschi della zona.
    I Vessilli sezionali erano tre: Brescia, Milano e Mondovì (anche in questo caso, tra rudianesi e monregalesi c’è una buona amicizia nata all’adunata di Cuneo nel 2007), inoltre c’erano gli stendardi delle altre associazioni civiche e d’arma.
    La sfilata di penne nere per le vie del paese ha dapprima toccato il monumento “A chi è andato avanti” (così c’è scritto ai suoi piedi) dov’è stata posta una prima corona d’alloro e poi il monumento ai Caduti di Piazza Martiri della Libertà dov’è stata posta l’altra. Sul percorso grande è stato l’entusiasmo degli abitanti di Rudiano nei confronti sia dei propri Alpini che di quelli giunti da fuori, specialmente nell’ultimo tratto e all’arrivo in Piazza Martiri della Libertà dove tantissima gente era ai lati della strada per salutare ed applaudire gli Alpini.
    Come già accaduto a Urago d’Oglio, anche a Rudiano i discorsi ufficiali del sindaco signora Simona Moletta e del vice presidente vicario sezionale Gianbattista Turrini si sono tenuti nella gremitissima chiesa parrocchiale prima dell’inizio della S. Messa presieduta da don Luigi Pellegrini, S. Messa che ha concluso la parte istituzionale della manifestazione dando così il “rompete le righe” per il rancio che si è consumato nel cortile dell’oratorio. Prima del ritorno a casa però io e il mio compagno di viaggio Piero abbiamo fatto un’ultima tappa al monumento alle Brigate Alpine, monumento unico nel suo genere in Italia (credo), per alcune foto ricordo.
    Dario Bignami


    Il 5° Raduno della Sezione di Acqui Terme(di Dario Bignami)

    Era da tempo che non andavo ad Acqui Terme. L’unica volta che mi ero recato in questa bella città, famosa per gli antichi resti della civiltà romana e soprattutto per “la Bollente”, la più famosa fontana cittadina da cui sgorga acqua bollente (da qui il nome della fontana) e sulfurea che ha ottime proprietà diuretiche, è stato all’incirca una decina d’anni fa in una gita domenicale con mia mamma.
    Domenica 20 giugno invece la mia “gita domenicale” ha avuto uno scopo ben preciso. Nella città termale si è svolto infatti il quinto raduno sezionale da quando, nell’aprile del 2006, è stata ricostituita la locale Sezione ANA e come ciliegina sulla torta è stata inaugurata la nuova sede sezionale. Siccome avevo già in mente di fare questa trasferta da solo, non mi sono preoccupato di chiedere in giro chi volesse venire con me, ma il fato ci ha messo lo zampino durante gli scorsi raduni della Sezione di Brescia a Monte Isola e della nostra Sezione a Ponte Selva. Sull’isola avevo visto tra i vessilli presenti quello della Sezione acquese: chieste le informazioni principali al Consigliere sezionale lì presente, mi viene dato il programma della giornata.
    Nel pomeriggio, dopo aver raggiunto Ponte Selva, trovo il mio amico e consigliere sezionale Andrea Sacco che mi dice di essere intenzionato ad andare nella città piemontese per ricambiare il favore della visita, visto che in Valseriana era stato presente il vessillo sezionale di Acqui con l’ex capogruppo di Bollate Giovanni Giordano, da tempo trasferitosi ad proprio ad Acqui Terme. Presi gli accordi necessari, il buon Andrea è passato quindi a prendermi all’alba. Il tempo, inclemente alla partenza causa pioggia, non ci ha spaventato, anzi, mano a mano che ci avvicinavamo alla meta il tempo, nonostante il cielo rimanesse coperto, migliorava; di poco ma migliorava. Ogni tanto un raggio di sole ci aveva fatto capire di aver fatto la scelta giusta andando in Piemonte.
    Giunti nel piazzale dell’ex caserma, ormai in disuso, della Tenenza della Guardia di Finanza dove si è svolto l’alzabandiera, io e Andrea abbiamo avuto una bella sorpresa: non c’eravamo solo noi due a rappresentare Milano a questo raduno ma erano presenti anche diversi soci della nostra Sezione con i gagliardetti dei Gruppi di Busto Garolfo, Legnano e San Vittore Olona per un totale di una decina di milanesi in tutto. Ma per essere stato un “semplice” raduno sezionale le cose sono state fatte veramente in grande e così a rendere omaggio alla Sezione acquese erano presenti il generale alpino del Comando Militare Regione Nord Franco Cravarezza, una quindicina di vessilli (Milano, Bergamo, Verona, Conegliano, Biella, Asti, Alessandria, Novara, Valsusa, Torino, Cuneo, Casale Monferrato, Imperia, Savona, Genova), un centinaio di gagliardetti e almeno seicento alpini. Dopo il solito cerimoniale dell’alzabandiera, della S. Messa e della deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti, con la sfilata per il centro-città il corteo di penne nere è tornato nel piazzale della caserma dove, dopo i vari discorsi di rito delle autorità presenti, la Sezione di Acqui Terme guidata dal presidente Giancarlo Bosetti ha inaugurato la sua nuova sede ricavata nei locali dismessi della caserma messi a loro disposizione dall’amministrazione comunale e ristrutturati in maniera egregia dagli alpini acquesi e dalla quale potranno partire tante lodevoli iniziative. Per concludere potrei dire “giornata bagnata, giornata fortunata” visto che, nonostante la pioggia presa sia nel viaggio d’andata che in quello di ritorno, ho avuto ancora una volta il piacere di partecipare ad una meritevole e splendida manifestazione alpina.
    Dario Bignami


    VECI E BOCIA 4-2010
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2010

    IL NUMERO 4 DEL 2010 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA L'11 OTTOBRE

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    Il Vessillo della Sezione di Milano a Lugagnano di Sona

    Domenica 13 giugno 2010 a Lugagnano di Sona, in provincia di Verona, si è tenuta l’Adunata dei Gruppi della zona Mincio, una zona molto vasta che conta ben 22 gruppi e più di tremila alpini iscritti.
    Presupposto dell’Adunata è stato il restauro di una chiesa nella campagne di Lugagnano, da anni in disuso e ultimamente crollata per buona parte. Questa chiesa risale al XVIII secolo, quando ancora Verona era un possedimento della Repubblica di Venezia; nonostante le dimensioni ridotte, è molto importante per questa parte di territorio veronese, in quanto è una delle poche testimonianze architettoniche del passato. Costruita a cavallo tra la fine del 1600 e i primi del 1700 nell’angolo sud est della corte Messedaglia, possedimento dapprima dei conti Bevilacqua e poi di altre famiglie nobili di Verona, fu inizialmente intitolata a Santa Maria del Carmine e successivamente anche a San Rocco, santo invocato contro il colera che colpì queste campagne nel 1800.
    Meta immancabile per le rogazioni, le celebrazioni religiose legate alla coltivazione della. terra, punto di riferimento poi per le celebrazioni mariane del mese di maggio e di ogni altro momento religioso della zona, è stata nella seconda parte del secolo scorso poco utilizzata e poi definitivamente abbandonata nei primi anni ’70, sino al crollo della copertura e di buona parte delle murature alla fine degli anni `90.
    Per gli Alpini di Lugagnano era una ferita al cuore vedere questo pezzo della loro storia cadere un sasso dopo l’altro, così a partire dal maggio 2008, dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni, gli Alpini con la loro caparbietà, le loro abilità, le loro capacità, si sono impegnati per tutti i sabati nei due anni successivi, nel recupero di ogni sasso, di ogni mattone o tavella del pavimento, di ogni coppo della copertura, fondendo tecnologie costruttive moderne con materiali antichi, per ridare vita a questo piccolo gioiello del territorio veronese. Un’opera che è totalmente figlia degli Alpini: dall’idea, dalla progettazione alla realizzazione, sino alla ricerca dei fondi necessari ai lavori, contando solamente sul sentito ringraziamento della gente, riconoscente di quanto si andava a fare. Questa potrebbe apparire come una piccola opera se messa al cospetto dei grandi interventi ai quali noi Alpini ci siamo abituati. Ma è con le piccole gocce che si forma un oceano, e questa piccola goccia è stata fatta con la solidarietà, figlia dell’amore di questi uomini per la loro terra e per la loro storia, lo stesso legame con la nostra terra che celebrava il nostro Mario Rigoni Stern raccontando dei suoi Alpini spersi nelle desolate steppe russe.



    L’Adunata di zona Mincio ha voluto dare il giusto risalto a quest’opera che mette, se mai ce ne fosse ancora bisogno, in risalto le capacità e la volontà degli Alpini. Era presente il presidente sezionale di Verona Ilario Peraro, il consigliere nazionale Angelo Pandolfo, quasi tutti i consiglieri sezionali e alcuni capizona. Inoltre c’erano i vessili sezionali di Milano e Piacenza rappresentati dai consiglieri sezionali Giancarlo Piva e Antonio Saccardi e i gagliardetti di Abbiategrasso e Corsico della Sezione di Milano e di Grumes per la Sezione di Trento, i quali si sono ritrovati nel loro consueto allegro e fraterno abbraccio che caratterizza gli istanti precedenti alla sfilata. Dopo l’alzabandiera eseguito da due giovani Alpini in divisa storica, alla presenza delle autorità civili, religiose e militari è stata presentata l’opera e il capogruppo locale Fausto Mazzi ha tagliato il nastro assieme al presidente sezionale e il sindaco del Comune di Sona Gualtiero Mazzi, mentre il parroco Don Antonio Sona ha benedetto i lavori eseguiti. Ma non solo questi erano i presenti: tutta la comunità di Lugagnano si è stretta attorno ai suoi Alpini in una giornata di gioia e di ringraziamento per quanto fatto. Così il corteo di oltre 600 Alpini, preceduti dalla banda musicale del Comune, dalla Protezione Civile dell’ANA, dai vessilli sezionali, dagli oltre 86 gagliardetti presenti, dal gonfalone comunale, è sfilato per il corso principale del paese imbandierato con il tricolore, tra due ali di folla che applaudiva festante, per arrivare sino alla piazza principale dove sono stati accolti da un cordone di bambini, ciascuno con una bandiera in mano a sventolare felici in questo momento di festa. Dopo i solenni momenti con gli onori ai Caduti e la Santa Messa nella chiesa parrocchiale, gli Alpini hanno ripreso a marciare, con ordine e compostezza sino al palatenda dove si sono lasciati andare al momento di convivialità.
    Una grande giornata di festa che ha celebrato degnamente un’altra perla per gli Alpini.
    Questo meraviglioso gruppo di Alpini e amici degli Alpini è unito, compatto: l’unione fa la forza e si chiama alpinità.
    Giancarlo Piva


    Il 40° anniversario di fondazione del Gruppo ANA di Odalengo Piccolo

    “Benvenuti nel paese che non c’è”. No, non è l’inizio di una nuova favola con protagonisti Peter Pan, Campanellino e Capitan Uncino ma è la prima frase del cartello segnaletico informativo che s’incontra all’arrivo della frazione Serra, la prima delle tre che compongono il paese di Odalengo Piccolo, piccolo (e scusate il gioco di parole) paese della Val Cerrina tra le colline del Monferrato astigiano.
    Tutte e tre le frazioni, molto democraticamente, si sono divise gli edifici principali: nella frazione Serra c’è la Casa Comunale, nella frazione Pessine c’è il castello e nella frazione Vicinato la chiesa parrocchiale. La breve “storia” che vi voglio raccontare è quella di un compleanno speciale: il 40° anniversario di fondazione del locale Gruppo Alpini, bellamente festeggiato domenica 11 luglio; ma per farlo devo tornare indietro di tre settimane, precisamente alla manifestazione di Acqui Terme. Qui, tra i tanti alpini presenti, ho incontrato alcuni astigiani ai quali, così per pura curiosità, ho chiesto se avessero un sito internet della loro Sezione. La risposta è stata che da poco tempo era in funzione “anaasti.it”. Al ritorno a casa dalla città termale sono andato subito a vedere com’era e con mia sorpresa ho visto che annunciava l’anniversario del Gruppo. Ovviamente non ci ho pensato su due volte sulla partecipazione alla manifestazione e così, dopo aver preso nota del giorno in cui si sarebbe svolta, qualche giorno prima dell’evento contatto l’amico e socio Ernesto Livraghi che mi conferma la sua volontà di partecipare.
    Presi tutti gli accordi, domenica mattina 11 luglio passo a prenderlo sotto casa e ci avviamo in direzione Piemonte. Il viaggio fino all’uscita autostradale di Asti (pensando che andrà rifatto anche i prossimi 2-3 ottobre per il raduno del 1° Raggruppamento) scorre piacevolmente; da lì in avanti teniamo d’occhio le cartine stampate con le indicazioni per raggiungere il paese. Dopo aver passato diversi piccoli paesi e quello più importante, cioè Moncalvo, dalla strada cominciamo ad intravedere alcune bandiere tricolori: la meta è ormai vicina.
    All’arrivo, dopo aver posteggiato l’auto, io ed Ernesto raggiungiamo il piazzale antistante la Casa Comunale dove vi sono i gagliardetti e tutti gli alpini partecipanti e tra una chiacchiera e l’altra conosciamo un Alpino iscritto a un Gruppo di Casale Monferrato che ci dice di conoscere una persona del lodigiano proprietaria di un podere in zona. Piacevole è stata la sorpresa per gli alpini di Odalengo nel vedere che alla loro manifestazione abbia partecipato anche il nostro Gruppo, anche se non propriamente della zona, visto che la maggior parte erano delle Sezioni di Alessandria, Asti, Torino e Casale Monferrato. Nonostante il cielo leggermente coperto la calura si fa sentire. Alle 10 puntuali comincia la manifestazione con i saluti a tutti i convenuti da parte del sindaco signora Carola Triveri e con l’alzabandiera sul piazzale antistante il Palazzo Comunale.
    Una volta formato il corteo per iniziare la sfilata, si ha finalmente un’idea di quanti siano i partecipanti: sono presenti due vessilli sezionali (Asti e Casale Monferrato), una ventina di gagliardetti e poco più di un centinaio di Penne nere. Tutto sommato neanche tanto male vista la giornata scelta per festeggiare l’anniversario.
    Il primo tratto di sfilata, lungo appena quattrocento metri, porta gli Alpini alla piccola sede del locale Gruppo per un sostanzioso buffet di benvenuto in attesa dell’arrivo del sacerdote per la celebrazione della S. Messa. Il secondo tratto è quello più lungo e faticoso: un chilometro e mezzo in salita (che mi ha ricordato tanto il raduno della Sezione di Brescia a Monte Isola un mese prima) per raggiungere la chiesa parrocchiale. Nonostante la calura il tempo ha lasciato spazio ad una inaspettata ma rinfrescante pioggerella che ha aiutato gli Alpini in sfilata a sentire di meno la fatica.
    Nella piccola chiesa della frazione Vicinato il sacerdote nell’omelia ha esaltato l’operato degli Alpini in tempo di pace e l’operato di quelli odalenghesi a favore della propria comunità in ogni occasione richiesta, cose poi ribadite anche dal sindaco Triveri. Un consigliere sezionale di Asti e il capogruppo hanno invece ricordato le figure di coloro che 40 anni fa sono stati i fondatori del Gruppo riconoscendone i meriti. Dopo lo scambio di alcuni doni prima del termine della celebrazione eucaristica, all’uscita dalla chiesa è proseguita la manifestazione con le deposizioni delle due corone d’alloro ai monumenti agli Alpini e ai Caduti dopodiché per me ed Ernesto è cominciato il viaggio di ritorno verso casa consapevoli di aver ancora una volta fatto conoscere in giro per l’Italia il nome di Lodi.
    “Benvenuti nel paese che non c’è”; forse, stando al cartello segnaletico informativo, Odalengo Piccolo non esiste, ma esiste la “favola”, anzi la realtà di un piccolo-grande Gruppo Alpini che ha da poco festeggiato 40 anni di vita.
    Dario Bignami


    L’80° anniversario di fondazione del Gruppo ANA di Soprazocco

    Ci sono date, sul calendario, che sembrano fatte apposta quand’è il momento di festeggiare un anniversario. Ne sa qualcosa il Gruppo Alpini di Soprazocco della Sezione di Salò che domenica 8 agosto ha festeggiato sia il proprio 80° anniversario di fondazione sia il 20° anniversario dall’inaugurazione della propria sede. Numeri importanti che, come ho detto prima, ritornano nella data scelta per l’occasione: l’8-8 per esempio, come l’ottava decina d’anni di vita alpina al servizio della comunità di Gavardo (Soprazocco è una frazione di questo paese bresciano) ed il 20: come gli anni trascorsi da quando hanno inaugurato la loro bella baita che con tenacia hanno ardentemente voluto costruire e come le prime due cifre di 2010, anno di questa bella ricorrenza. Ma anche, come ha voluto evidenziare il presidente sezionale Romano Micoli nel suo discorso precedente la S. Messa, i quasi 50 milioni di euro donati dall’ANA in attività benefiche nel corso del 2009, frutto del costante impegno e dei tanti sacrifici fatti a fin di bene dai tanti Alpini che ci sono in Italia.
    Ma i numeri sono anche le presenze che si sono registrate a Soprazocco: almeno una trentina di gagliardetti oltre al Vessillo sezionale e poco più di un centinaio di alpini tra cui due reduci di Russia sui quattro “veci”, portati da un punto all’altro del lungo percorso (a occhio e croce un paio di chilometri buoni e tutti sotto un caldo sole) col pick-up della locale Protezione Civile sezionale e lungamente applauditi dai tanti cittadini ai bordi della strada. Decisamente un buon numero considerando che ormai siamo in pieno agosto.
    Non sto a dilungarmi troppo visto che le formalità di rito sono sempre le stesse con l’alzabandiera e la deposizione di un cesto floreale al monumento ai Caduti, i discorsi, oltre che del presidente sezionale anche del capogruppo di Soprazocco e del sindaco, e la Santa Messa celebrata al campo sportivo. Un cenno però lo merita sicuramente il carosello fatto, sempre al campo sportivo, dalla Fanfara Alpina “Alps of Stars” di Villanuova sul Clisi. Veramente bravi. Mi hanno ricordato tanto quelli fatti dalla Fanfara Alpina Tridentina agli ordini dell’allora maresciallo Donato Tempesta quando venne a Lodi per l’anniversario del nostro Gruppo nel 2001 ed anche allora si trattò di festeggiare un 80° di fondazione.
    Dario Bignami


    Il 13° Raduno Alpino alla Colma del Mombarone

    Ci sono raduni alpini che sono meno conosciuti di altri, magari perché sono più piccoli e perché coinvolgono un numero limitato di Sezioni coi loro relativi Gruppi, anche se poi nessuno vieta ad altre Sezioni e Gruppi di aggregarsi e di potervi partecipare. L’importante è lo spirito alpino con cui lo si fa. Ed è per questo motivo che lo scorso 22 agosto ho partecipato al 13° Raduno Alpino alla Colma del Mombarone organizzato dalle Sezioni di Biella, Ivrea e Valdostana.
    Come ho avuto modo di dire al presidente Corrado Perona, mentre gli raccontavo che ero l’unico rappresentante della nostra Sezione, l’ho fatto perché mi sentivo ispirato: o lo facevo ora o non sarei mai più riuscito a farlo.
    Dopo aver visto i giorni precedenti in internet tutto ciò che riguardava questo luogo, mi dissi che stavo facendo la cosa giusta anche se ancora non sapevo a cosa stavo andando incontro.
    Ma andiamo con ordine. Sabato 21 dopo la mia giornata lavorativa, parto alla volta del Piemonte nel tardo pomeriggio. Il viaggio è tranquillo e sull’autostrada Torino-Aosta col tramontare del sole dietro alle Alpi Pennine vedo un bellissimo gioco di luci, ombre e sfumature da esse derivate. In due ore copro il tratto di strada Lodi-Quincinetto e qui comincia la parte più difficile, trovare il luogo da cui si deve partire a piedi l’indomani mattina. Seguo le indicazioni per Settimo Vittone e Trovinasse, mi fermo un paio di volte per chiedere delle informazioni e alla fine, in tre ore totali giungo a destinazione.
    La notte, come sono uso solitamente fare in queste occasioni, la passo nel mio bellissimo albergo a cinque stelle e cinque ruote (devo contare anche quella di scorta, non si sa mai). Ci sono una bellissima notte stellata e i rumori del bosco a conciliarmi il sonno. Alle 5.30 suona la sveglia. Finisco di preparare lo zaino con molta calma ed alle 6 mi metto in marcia seguendo le indicazioni che avevo scaricato dal computer. Comincia la mia sfida con me stesso. Ce la farò ad arrivare fin lassù? Memore della fatica fatta lo scorso anno nel salire all’Ortigara questa è una domanda più che scontata, ma stupida. Ormai sono qui e sono giunto proprio per questo per cui, fatica o no, lassù ci devo arrivare per forza di cose. Dopo poche decine di metri trovo una signora, zaino in spalla e racchette alle mani, che mi dice che anche lei sta salendo al Mombarone. Per mia fortuna ho trovato il mio faro-guida. Con passo lento ma sicuro, da Alpino, cappello ovviamente calcato in testa anche per evitare eventuali scottature solari, saliamo insieme ogni tanto facendo qualche sosta per dissetarci e per scattare qualche fotografia: il sole che illumina le cime delle montagne al mattino, i ruscelli, delle capre, le malghe. Un cane esce da una di queste e ci segue. Non ha cattive intenzioni ma ci abbaia. Sembra ci stia incitando e incoraggiando a proseguire.
    “Fà che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose”. Non ci sono ne “creste vertiginose”, ne “diritte pareti”, ne “crepacci insidiosi” sul percorso; non voglio sfidare la natura ne la montagna, ma per due volte due rocce mi fregano facendomi scivolare e sudare freddo. La signora mi indica per due volte il Redentore dicendomi: «…guarda, è là. Siamo quasi arrivati.» Sarà… ma per me è sempre molto lontano. L’ultimo tratto di salita è il più duro e devo dare fondo alle poche energie che ancora ho. Comincio ad intravedere molti tricolori. È quasi fatta. Faccio l’ultimo sforzo ed alle 9 esatte sono finalmente arrivato al rifugio Mombarone. Tre ore di camminata e d’immensa fatica per me, che non sono troppo abituato ad andare in montagna, nel superare gli 800 metri di dislivello dalla partenza, ma alla fine ce l’ho fatta. Ho vinto la sfida con me stesso.
    Mi asciugo, mi cambio la maglietta bagnata e mangio un gran pezzo di cioccolata per ritemprarmi mentre sto seduto su una panchina a rilassarmi. Ora sto meglio.
    Entro nel rifugio per bere un buon caffè bollente e vedo che c’è anche il presidente Perona. Ma lui non poteva mancare: essendo biellese giocava in casa. Gli dico che sono l’unico rappresentante della Sezione di Milano, rimane sorpreso in un primo momento poi mi fa i complimenti e mi offre il caffè. Subito dopo facciamo un paio di fotografie assieme. Se si può dire così, Corrado Perona è la “star” della giornata perché viene attorniato dai suoi Alpini. Subito dopo prendo il gagliardetto del mio Gruppo e salgo al Redentore per ammirare le “Bellezze del Creato”. Da questa terrazza panoramica la vista è stupenda: si possono vedere il Gran Paradiso, il Monte Bianco, la cima del Monte Cervino e tutto il Massiccio del Monte Rosa. C’è anche Cima Tre Vescovi, chiamata così perché è il punto di congiunzione delle tre province (Torino, Biella, Aosta), delle tre diocesi (da cui “Vescovi”) e delle tre Sezioni. Per chi ama, come me, le montagne questa è una cartolina bellissima. Nonostante il caldo c’è del vento a rinfrescare i partecipanti. Cerco di guardare verso le pianure biellesi ed eporediesi ma un immenso mare di nuvole le copre. Peccato. In compenso è la seconda volta che mi capita di essere al di sopra delle nuvole. La prima era stata qualche anno addietro mentre salivo alla Casera Andreon sul Monte Grappa coi soci del mio Gruppo. La piccola fanfara lì presente esegue diverse cante e marce di cui la più gettonata è ovviamente “La Marcia dei Coscritti Piemontesi”. A questo raduno ho anche il piacere di reincontare il mio omonimo (solo nel nome, però) Dario Bertoldo, capogruppo del Gruppo di Vidracco della Sezione di Ivrea che conobbi lo scorso anno in occasione del 50° di fondazione del loro Gruppo.
    Alle 10.00 comincia la cerimonia coi discorsi dei presidenti delle tre Sezioni, seguito da quello appassionato del nostro presidente nazionale, accompagnato anche da due consiglieri nazionali, che riscuote grandissimi applausi. Sono presenti i vessilli delle tre Sezioni organizzatrici ed una cinquantina di gagliardetti. I partecipanti in tutto sono circa trecento.
    Alle 10.30 comincia la S. Messa celebrata da don Remo, cappellano della Sezione di Ivrea. Una celebrazione semplice dove ogni parola in più sarebbe stata fuori posto visto che a “parlare” c’era già tutto ciò che ci circondava. La S. Messa termina alle 11.30 e comincia il lungo “set fotografico” del presidente Perona che si fa immortalare praticamente con tutti. Do un’occhiata per l’ultima volta alle montagne che circondano il Mombarone e il Redentore e con calma mi avvio al rifugio per pranzare. Alle 12.30 parto dal rifugio e mi avvio all’auto. In due ore, con un percorso leggermente diverso da quello dell’andata e con l’aiuto di un Alpino valdostano arrivo alla vettura. Altra mezz’ora per sistemarmi e sistemare tutti i bagagli poi parto per tornare ed alle 18 sono a casa.
    Arrivo fisicamente stanco, distrutto oserei dire, per tutte le fatiche che ho affrontato in queste 24 ore, ma ampiamente contento e soddisfatto per le emozioni provate a questo 13° Raduno Alpino alla Colma del Mombarone.
    Quando si dice che il 13 porta bene…
    Dario Bignami


    IL 90° DEL GRUPPO ANA DI CRESPI D'ADDA - SEZIONE DI BERGAMO

    Cosa lega il nome del colonnello Daniele Crespi a quello di Corrado Perona? Una parola molto semplice ma allo stesso tempo molto importante: PRESIDENTE. Essi sono infatti, in ordine di tempo, il primo (dall’8 luglio 1919, giorno in cui nacque l’ANA, fino all’11 gennaio 1920) e l’ultimo, l’attuale, presidente dell’Associazione Nazionale Alpini.
    Nel mezzo ci sono novantuno anni di grande storia della nostra amata Associazione. Ma ci sono anche i novant’anni di vita del Gruppo Alpini di Capriate/Crespi. Un Gruppo dalla vita un po’ particolare visto che, nato da una richiesta ufficiale del colonnello Daniele Crespi nel 1920, all’inizio ebbe il nome di Gruppo ANA di Crespi d’Adda; poi quando sorsero i primi Gruppi intorno a Crespi d’Adda la sua consistenza numerica si assottigliò così tanto da dover “fondersi” con uno dei Gruppi più vicini e più numerosi, cioè quello di Capriate d’Adda, costituendo così nel 1957 il Gruppo di Capriate/Crespi. Anche il luogo dove vive e opera è particolare perché Crespi d’Adda è un villaggio operaio sorto dal nulla (un po’ come il nostro villaggio ANA a Fossa) alla fine del 1800 per opera della famiglia Crespi, imprenditori nel settore del cotone che fecero costruire oltre alle fabbriche tessili anche le case per i propri operai e la scuola per i figli di questi operai. Questo villaggio, unico nel suo genere, sicuramente merita una visita e dal 1995 è stato dichiarato “Patrimonio universale dell’Unesco”.


    Dopo questo excursus storico-culturale su Crespi d’Adda è giusto parlare della parte che più interessa a noi e cioè quella alpina. Oltre ad essere il 90° del Gruppo questo è stato anche il primo Raduno Intergruppo della Zona 26 comprendente anche i Gruppi limitrofi di Brembate, Osio Sotto, Dalmine, Filago, San Gervasio d’Adda, Grignano. Molti sono stati i Gruppi che vi hanno partecipato, infatti erano presenti almeno una cinquantina di gagliardetti tra cui, oltre a quelli bergamaschi, anche diversi altri giunti da altre Sezioni: Alta Valpolcevera (Genova), Bellusco e Trezzo d’Adda (Monza), Lodi, Cassano d’Adda e Melzo (Milano), Brinzio (Varese), Merate (Lecco). Dopo un lungo sfilamento per le vie di Capriate per deporre le Corone in ricordo dei Caduti, il corteo si è recato a Crespi d’Adda dove, una volta deposta l’ultima corona davanti al monumento ai “Caduti operai” durante la I° Guerra mondiale, si sono tenuti i discorsi di rito. Il Capogruppo , il Sindaco, il consigliere di Zona e infine, ma non meno importante, il Consigliere nazionale Arnoldi il quale ha ringraziato la presenza del Vessillo di Milano ricordando le origini del gruppo locale. Una volta terminata la S. Messa, tutto lo schieramento si è recato al cimitero di Crespi d’Adda ove è sepolto il Colonnello e gli ha reso omaggio. Fortunatamente la giornata è stata splendida come anche l’accoglienza da parte dei bergamaschi che hanno poi festeggiato fino a sera. Complimenti per i Vostri 90 anni! Viva gli alpini viva l’Italia. Dopo questo excursus storico-culturale su Crespi d’Adda è giusto parlare della parte che più interessa a noi e cioè quella alpina. Oltre ad essere il 90° del Gruppo questo è stato anche il primo Raduno Intergruppo della Zona 26 comprendente anche i Gruppi limitrofi di Brembate, Osio Sotto, Dalmine, Filago, San Gervasio d’Adda, Grignano. Molti sono stati i Gruppi che vi hanno partecipato, infatti erano presenti almeno una cinquantina di gagliardetti tra cui, oltre a quelli bergamaschi, anche diversi altri giunti da altre Sezioni: Alta Valpolcevera (Genova), Bellusco e Trezzo d’Adda (Monza), Lodi, Cassano d’Adda e Melzo (Milano), Brinzio (Varese), Merate (Lecco). Dopo un lungo sfilamento per le vie di Capriate per deporre le Corone in ricordo dei Caduti, il corteo si è recato a Crespi d’Adda dove, una volta deposta l’ultima corona davanti al monumento ai “Caduti operai” durante la I° Guerra mondiale, si sono tenuti i discorsi di rito.
    Il Capogruppo, il Sindaco, il consigliere di Zona e infine, ma non meno importante, il Consigliere nazionale Arnoldi il quale ha ringraziato la presenza del Vessillo di Milano ricordando le origini del gruppo locale. Una volta terminata la S. Messa, tutto lo schieramento si è recato al cimitero di Crespi d’Adda ove è sepolto il Colonnello e gli ha reso omaggio.
    Fortunatamente la giornata è stata splendida come anche l’accoglienza da parte dei bergamaschi che hanno poi festeggiato fino a sera. Complimenti per i Vostri 90 anni!
    Viva gli alpini viva l’Italia.
    Dario Bignami e Alessandro Pisoni


    Gara di Bocce "Lui & Lei", 1° Trofeo “Casiraghi Mario a.m.”

    Alla presenza del Sindaco Casiraghi Rosagnese e del nipote di Mario, sabato 24 Luglio 2010 a Missaglia si è tenuta in serata un grande spettacolo per la finale valevole per il 1° e 2° posto della gara di bocce “Lui & Lei”, 1° Trofeo “Casiraghi Mario alla memoria”. La gara si è svolta presso la Baita alpina del Gruppo Alpini Missaglia. La finale è stata vinta dalla coppia Annibale Riva Annibale e Speranza Panzeri.
    Gilberto Sala

    Nella foto, da sinistra: il Sindaco Rosagnese Casiraghi, il Capogruppo Gilberto Sala, la coppia vincitrice del torneo Annibale Riva (Art. da montagna) e Speranza Panzeri, e il nipote di Mario Casiraghi .


    Vita nei Gruppi - Cinisello Balsamo

    La Festa per Don Marcellino organizzata dal nostro Gruppo

    Per chi non lo sapesse Don Marcellino ha svolto il Suo ministero sacerdotale per parecchi anni presso le comunità di Cinisello Balsamo ed è stato poi trasferito presso la Parrocchia di Quinto Sole.
    Egli è stato molto vicino al Gruppo Alpini di Cinisello e, poiché è rimasto sempre nei nostri cuori, è ormai nostra consuetudine organizzare una serata benefica con i suoi parrocchiani al secondo sabato di settembre presso la sua attuale Parrocchia.
    Per rallegrare la serata abbiamo preparato in loco la polenta con farina di granoturco e farina di grano saraceno; polenta accuratamente preparata dai nostri Alpini Ivo Mantello e Angelo Gilardoni, contornata da pollo e patate in umido. A completamento della cena c’era del formaggio Casera e diversi tipi di torta con le solite buone libagioni.
    Non è una cosa semplice organizzare una serata così perché, oltre a preparare la cena, si deve trasportare tutto quanto necessario per la buona riuscita: tavoli, sedie, materiale elettrico, vettovaglie, pentolame; il nostro camioncino parte sempre stracarico. Un elogio va al nostro Capogruppo Pieraldo Chiapello che si adopera sempre al meglio perché tutto riesca nei migliori dei modi.
    Prima della cena Don Marcellino ha celebrato la S. Messa alla quale partecipiamo anche con il nostro Coro diretto dal maestro Ferrari che accompagna la funzione religiosa con i canti sacri. Alla fine della S. Messa i parrocchiani vengono intrattenuti con i nostri canti, tipici del repertorio degli Alpini.
    L’omelia di Don Marcellino è sempre un po’ particolare: non ci aspettiamo le classiche prediche perché egli di solito alterna i passi del Vangelo con un dialogo diretto con i fedeli raccontando aneddoti e qualche barzelletta, anche in dialetto milanese. Questo rende molto piacevole la partecipazione alla S. Messa.
    Quest’anno Don Marcellino verrà trasferito nella Parrocchia di Gratosoglio e, nel fargli tanti auguri per questa nuova sede pastorale, gli promettiamo che lo seguiremo anche presso questa nuova destinazione.
    Giuliano Monti



    DUE GITE A SOLECCHIO

    Ho voluto condividere con alcuni amici, durante la salita a Salecchio Inferiore in Val Formazza, la storia del popolo Walzer che ha dovuto lottare strenuamente con la natura avversa dell’alta montagna fin quasi a soccombere, se non fossero intervenuti quei cambiamenti economici e finanziari che così intensamente hanno contribuito a modificare il nostro Paese.


    Scriveva Goethe: “I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi”. Com’è vera questa frase! Ed è vera non solo per coloro che praticano la montagna, le sue vette e i suoi sentieri, ma soprattutto per coloro che vivono in montagna, persone concrete anche se dal carattere schivo e silenzioso, poco amanti delle parole, con una cultura semplice ma allo stesso tempo intensa e portata avanti con determinazione grazie alla trasmissione dei padri. Essi hanno sempre salvaguardato l’ambiente naturale e, nonostante l’asperità del terreno, hanno sempre faticato per cercare di portare avanti il loro lavoro con dignità e tenacia. Grazie a Giancarlo Favini, Alpino del 7° Reggimento, ho scoperto la storia del popolo Walser. È merito suo e della sua insistenza se sono salito fin lassù (Salecchio Inferiore - Ufen Undru Barg- mt. 1320 – Salecchio Superiore - Am Obru Barg - mt. 1510). L’insediamento dei Walser a Salecchio avvenne con tutta probabilità tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300; presumibilmente venivano dal Cantone svizzero dei Grigioni e parlavano in tedesco, lingua che hanno conservato in forma arcaica fino agli anni ‘60 (poi diremo perché si sono perse queste tradizioni). Essi hanno colonizzato non solo Salecchio e l’alta valle Formazza, ma tutte le alte valli alpine, spingendosi fino all’Austria. Ai tempi, l’insediamento permanente si spingeva il più in alto possibile; tuttavia con l’avvento della piccola età glaciale, questi insediamenti situati sulle vette si ridussero a stanziamenti temporanei e/o estivi. La dimensione delle mandrie e delle greggi e tutta l’economia rurale di Salecchio dipende dalla quantità di fieno che si riesce ad accumulare per i lunghi inverni e dalle poche coltivazioni della segale (l’unico cereale coltivabile in alta quota), della canapa e delle patate.
    Nonostante la raccolta avvenisse in ottobre sotto 10/20 cm di neve, le patate erano belle e sane in quanto l’alta quota non permetteva l’assalto di dorifere e lumache rosse.
    In maggio, quando nei paesi del fondovalle ossolano si effettua il primo taglio del fieno (il maggese), a Salecchio le mucche sono ancora nelle stalle.
    Una memoria del 1879 dice: “L’11 maggio vento freddo, è ancora tutto coperto di neve. Il 21 giugno abbiamo messo le bovine all’erba”. Le famiglie in un anno spostavano il bestiame otto volte e le bestie passavano circa 136 giorni al pascolo e 229 in stalla. Praticamente due giorni su tre gli animali dovevano essere alimentati con fieno ed erba secca, il tutto raccolto e accumulato in un’estate di pochi giorni. Una vita e un lavoro da Walser. I Walser erano uomini che vivevano sparpagliati sull’alpe e su alte montagne. Eppure, ricorda in un suo diario Letizia D’Andrea, un’abitante di Salecchio: “Era bello a Salecchio, nonostante i tanti sacrifici. Era un paese allegro, si sentiva cantare da una montagna all’altra”. Nel libro prestatomi da Giancarlo “I Walser del silenzio” si legge, oltre alle fatiche per l’accudimento e l’alimentazione del bestiame, di come a 9-10 anni si andava con il papà a lavorare, di come per la siccità si andava in processione a Salecchio fino ad Antillone per invocare la pioggia (e vi assicuro che non è poca strada!) e come in un anno di carestia in cui si fece poco fieno, si arrivò a fare dei riccioli con il legno di larice verde per dar da mangiare alle bestie, poiché non era possibile aspettare l’estate successiva e non vi erano soldi per comprarlo. Abbiamo già parlato della segale e della sua unicità in montagna; a Salecchio, questo cereale veniva seminato in luglio e raccolto il settembre dell’anno successivo. Dopo il raccolto, la segale completava la sua maturazione negli Stadel, costruzioni in legno appoggiati su funghi di pietra per impedire l’accesso ai topi. Con la segale si faceva (e si fa ancora adesso) un pane nero dal gusto caratteristico e la sua preparazione avveniva in occasione di festa grande.
    Sopra Salecchio c’era l’alpe Campo (Kammeralpu in lingua Walser), il grande alpe con un periodo di alpeggio di circa 60 giorni. Vi si produceva una particolare fontina, un formaggio grasso ottenuto lavorando il latte bovino intero; questo prodotto che veniva interamente venduto, era, insieme alla vendita di patate, la principale risorsa finanziaria della famiglie abitanti a Salecchio.
    Il declino del villaggio visse gli ultimi giorni agli inizi degli anni ’60, quando il villaggio contava 31 abitanti: quattro famiglie a Salecchio Inferiore e tre a Salecchio Superiore. Nel volgere di pochi anni, dopo aver iniziato a trascorrere gli inverni nel fondovalle, le ultime famiglie abbandonarono del tutto il villaggio campestre.
    Erano gli anni del boom economico, di un Italia che stava diventando una potenza industriale e la montagna veniva abbandonata, in quanto stava diventando simbolo di terra di emarginazione e povertà. Giuseppe Pali fu l’ultimo abitante di Salecchio. Nacque nel 1901 e, rimasto vedovo nel 1963, dopo che i figli scesero a valle, rimase solo a trascorrere gli ultimi inverni nella solitudine del villaggio abbandonato. Morì di infarto il 23 agosto 1969 mentre faceva il fieno sui prati di Salecchio, gli ultimi gesti di una vita trascorsa sulla montagna senza accettare l’abbandono del villaggio. Egli rimase l’ultimo montanaro Walser a presidiare il “Monte di Salecchio”, la Sua lingua e la Sua cultura. Con la Sua morte, un’Italia più ricca si ritrovò più povera. È per questo, per far conoscere questa montagna e i loro abitanti che ho tanto insistito presso gli amici perché mi accompagnassero a vedere i luoghi per fare memoria delle fatiche di questo popolo, nella lunga lotta per la vita sull’alpe.
    Così, domenica 7 febbraio, il Roberto Campaci, il Faverio, l’Alberto e io siamo saliti lassù in Val d’Ossola appena dopo Premia e San Rocco: proprio lì, sulla statale abbiamo incontrato le tante macchine parcheggiate di coloro che come noi avevano voluto essere testimoni della festa della Madonna della Candelora. Da quel punto si prende un sentiero che sale; quel giorno la neve era tanta e le ciaspole inutili perché si procedeva in fila indiana sulla traccia percorsa dai tanti che ci avevano preceduto. Seguendo quella stradicciola si raggiunge una galleria che venne attraversata alla luce delle nostre torce e, appena fuori, il sentiero si fa più stretto e si inerpica molto più velocemente. Dopo un’ora di cammino ci chiedevamo se mancasse ancora molto. Il bosco sembrava diradarsi e si intravedeva qualcosa di indefinito come all’apparenza di case, ma fu soprattutto il suono di una campana, ritmata in maniera particolare, a farci comprendere che ormai mancava poco. Chi si ricorda il mio scritto per ricordare Fortunato Crippa, si ricorderà anche del racconto dei pochi Alpini puzzolenti per la cancrena e malconci per la lunga marcia per sfuggire al nemico. Essi, mentre una mattina attraversavano in treno la pianura cecoslovacca, al suono di una campana si precipitarono tutti ai finestrini, tanto il ricordo era ormai affievolito.
    La nostra campana ci chiamava alla S. Messa; peccato che il prete che doveva celebrarla fosse un po’in ritardo. L’Alberto era fuori ad occupare con fatica una panca che ci sarebbe servita poi per pranzare, noi tre dentro la chiesa di S. Maria di Salecchio Inferiore per la festa della luce. La cerimonia religiosa terminò con una processione intorno alla chiesa: degli uomini vestiti di candide vesti portavano croci antiche e stendardi, al seguito vi era il popolo. Abbiamo poi mangiato un po’di polenta fatta in grandi pentoloni, con un po’ di carne, il tempo di dare un’occhiata alle case circostanti, la loro architettura, di fare qualche foto per testimoniare quanta neve c’era e poi via verso la discesa e verso casa. Il giorno dopo leggemmo sui giornali che la bellissima giornata era stata funestata da un incidente. Da una cascata di ghiaccio, su un sentiero che non si doveva percorrere, dei blocchi di ghiaccio hanno colpito due persone uccidendole. Sembra impossibile che una giornata così bella abbia potuto essere turbata da una tragedia simile: ma così è la montagna, abbassi un attimo la guardia e questa ti castiga.
    Occhio…sempre!!!



    Sono ritornato domenica 4 luglio in Val d’Ossola sempre con l’Alberto, il Luciano Bottarelli e il Giuseppe Di Pilato per raggiungere Salecchio Superiore. Invece che da Premia, questa volta siamo partiti da più in alto, oltre l’uscita di una grossa galleria costruita per evitare i tanti tornanti sulla statale; appena fuori si parcheggia e si riscende un po’ per la strada vecchia fino a incontrare il sentiero che, passando da Antillone, Alpe Vova e Ca’ Francoli, porta a Salecchio Superiore, attraverso saliscendi un po’ faticosi (tempo di percorrenza circa due ore). Prima di arrivare ad Antillone, che si raggiunge in 20 minuti, vi sono sul sentiero delle cappellette che rappresentano la Via Crucis. Peccato che qualche idiota abbia provveduto a rimuovere le immagini delle persone o, nei casi più benevoli a deturpare solo il viso! Parlando tra di noi, sembra che chi abbia commesso questi reati siano dei trafugatori di arte antica o forse più ladri imbecilli di qualche setta, la quale avrà sicuramente in odio le cose religiose che ricordano il sacrificio di Gesù per i nostri peccati.
    Solo l’ultima, al centro di Antillone e riguardante la deposizione, era intatta. Antillone (“Puneiga”, in lingua Walser), così come tutti gli altri villaggi, è stato abbandonato negli anni ’60.
    Dalla seconda metà degli anni ’70, i discendenti delle famiglie iniziarono a tornare al villaggio dei padri per ristrutturare le case abbandonate, ripristinare i sentieri e coltivare ancora i piccoli campi. Va detto che è stata una gita intersezionale del Club Alpino Italiano a far scoprire a tutto il popolo degli escursionisti Salecchio, il suo Alpe e le tre feste principali: la Candelora, il Primo maggio San Giuseppe a Salecchio Superiore e Santa Maria Assunta il 15 agosto, durante la quale è stata ripresa la tradizione della distribuzione di erica benedetta a protezione delle abitazioni. Ma torniamo ad Antillone. Quando si arriva ci si trova davanti le poche case ristrutturate, tutte belle con lo stemma della famiglia dipinto sulla facciata. Inoltre, non si può non restare colpiti dalla chiesa dedicata alla Visitazione di Maria. Se si guarda la facciata dipinta è come se si leggesse il Vangelo di San Luca: “e Maria salì sulla montagna” che se anche non si conosce il brano, il dipinto parla da solo (bellissimo!). Il sentiero prosegue nel bosco in saliscendi passando in mezzo a faggi, abeti, pini e larici secolari; a volte passa vicino ad alpeggi ricavati su piccole radure abbandonate e infestate da erbe non commestibili, per poi arrivare all’alpe Vova e a Ca’ Francoli. Qui il sentiero si apre verso l’alpeggio e alla prima domenica di luglio, quando il fieno ancora non è stato tagliato, i prati sono pieni di fiori e di sole.
    Una cosa stupenda! Vale la pena di faticare un po’ per restare meravigliati da queste bellezze.
    Dopo poco inizi a vedere le case di Salecchio Superiore. Appena dentro il villaggio ho incontrato un uomo a cui chiedo se è un discendente dei vecchi abitanti; alla risposta affermativa mi racconta che è in pensione, ha lavorato nelle ferrovie e che d’estate sale con sei mucche, probabilmente il massimo a cui riesce ad accudire. Salecchio Superiore è un bel villaggio, tante belle case, molta animazione e molti abitanti, almeno in quella domenica.
    Per pulire l’alpeggio affittano a un pastore con 800 tra pecore e capre, ma se queste puliscono dove l’erba non è alta (mi raccontava sempre il discendente dei vecchi abitanti) il fieno più alto, più che mangiato, viene calpestato. Questa cosa l’avevamo già notata alcuni anni fa quando insieme al Faverio e al Luciano eravamo andati nella Valle dei Magli (Val Camonica). Dappertutto purtroppo si avverte questo abbandono: anche lì il bosco non viene più tagliato perché anti-economico e quindi si fanno pascolare tante capre e pecore in modo che mangino l’erba. Verrebbe da chiedere alle comunità montane: forse più che stipendi sarebbe il caso di agevolare la popolazione che abita in alto, ma evidentemente sono problemi di non facile soluzione.
    Al rifugio Zum Gora (letteralmente significa “sopra il burrone”), un rustico edificio del 1645, trovo gli amici che si sono già sdraiati in attesa del pasto. Siamo solo noi quattro per questa domenica. Intanto che viene pronta la polenta parliamo con Franca che con il marito e la figlia mandano avanti il rifugio. Franca ci racconta alcune storie sul popolo dei Walser, di alcuni sacerdoti Rosminiani, i quali in primis hanno studiato e fatto scoprire la cultura di questo popolo a tutto il mondo. Ci dice che a seguito dell’incidente avvenuto alla Candelora non si è fatta la festa del 1° maggio S. Giuseppe lavoratore; è un po’ delusa per la piega che hanno preso gli avvenimenti e si chiede se vale la pena di fare tanti sacrifici e tanto lavoro, se poi un incidente può vanificare tutto. Voglio sperare che questo scritto, che manderò anche a Lei, possa aiutarla a fare scelte positive e belle per tutte le persone che vorranno vedere l’Alpe di Salecchio. Su una mensola insieme ad altri libri ce n’è uno dal titolo “S’è di speranza fontana vivace”. È un verso del canto XXXIII° del Paradiso della Divina Commedia dedicato alla Madonna. Provate a pensare alla Madonna e poi vedrete che non si può non dire “com’è vera questa frase!”. È come quella poesia di Ungaretti scritta per i soldati che stavano combattendo sul fronte della Prima Guerra Mondiale “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Queste similitudini mi hanno colpito, in poche parole spiegano tutto… È proprio dei poeti racchiudere in poche parole l’essenziale. Chissà quante volte ho letto l’inno alla Vergine di Dante “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso di eterno consiglio…”. Ci voleva un libro scoperto su un rifugio di un villaggio Walser ad aprirmi gli occhi su un rigo del canto di Dante.
    A tale proposito vi voglio regalare un racconto di questo libro che parla soprattutto delle apparizioni della Vergine in Val d’Ossola. È semplice ma racconta anch’esso della storia, della cultura e del credo di questo nostro popolo. “L’origine del culto della Madonna del Boden ad Ornavasso (Und-Wasser) è la miracolosa esperienza vissuta da una pastorella nel remoto 7 settembre del 1528. Dopo una giornata trascorsa come tante altre ad accudire e sorvegliare il suo gregge, la giovane Maria della Torre si assopisce proprio nei dintorni della piccola radura chiamata Boden, dove sorge da tempo una modesta cappella, con una rassicurante effigie della Madonna in trono con il Bambino Gesù in braccio, un piccolo ripiano con una statuetta della Vergine Incoronata. Per la dura vita dei contadini e dei pastori che trascorrevano tante ore su questi sentieri impervi, la cappella che proteggeva la Sacra Immagine doveva rappresentare un momento di pausa, di preghiera e soprattutto di protezione dalle tante avversità cui erano soggette le popolazioni locali. La pastorella, nel cuore della notte, si ridesta dal suo torpore immersa nell’oscurità e con il gregge disperso. Sola e disperata, invoca l’aiuto della Madonna. Mentre cerca di raggiungere un sentiero conosciuto, scivola e precipita in un burrone, ed ecco che un improvviso bagliore la circonda, ed essa atterra in fondo al precipizio completamente illesa. Dopo essersi ripresa, si accorge di trovarsi vicino alla cappella del Boden, intorno alla quale si trova tranquillo e beato il suo bestiame. Sopraggiungono anche i soccorsi inviati dalla famiglia alla sua ricerca, tutti si stupiscono di ritrovarla sana e salva e circondata da un insolito bagliore luminoso, segno visibile dell’intervento prodigioso che di lì a poco sarà conosciuto in tutta la regione. Nel ritorno siamo scesi passando da Salecchio Inferiore e poi giù fino a raggiungere il fondo valle.
    Avevamo però una preoccupazione, ossia come fare a raggiungere la macchina situata molto più in alto e distante da dove eravamo noi. La signora Franca ci aveva dato un telefono di un taxi, ma il pensiero rimaneva; se non che appena fuori dalla galleria che siamo riusciti ad attraversare grazie a due pile di fortuna, abbiamo incontrato una coppia abitante dalle parti di Gallarate, anche loro in gita per vedere Salecchio. Insieme abbiamo iniziato a chiacchierare degli abitanti del villaggio visitato e questo incontro è stato molto interessante. Per di più grazie a loro abbiamo risolto il problema della macchina; infatti, hanno accompagnato in auto Alberto a prendere la sua macchina. Noi abbiamo aspettato che scendessero per ringraziarli di tutto cuore. Com’è bello parlare con le persone che non conosci e sentire che qualche volta ti scalda il cuore.
    Ci chiedevano della Candelora, del perché di quella festa: perché ci si rende conto che nonostante la neve, nonostante il freddo, il Signore ci sta regalando sempre più giorni luminosi. È la promessa di una nuova primavera. In macchina, se al mattino c’eravamo fermati a Crodo a bere un cappuccino e a comprare lo strudel da portare a casa, nel ritorno ho dirottato la compagnia a vedere la chiesa di Baceno, che è definita dalla guida un monumento nazionale e la chiesa più bella delle Alpi. Non so se ciò sia vero; ogni chiesa ha una sua storia e una sua bellezza, ma questa ti colpisce con un grande San Cristoforo dipinto sulla facciata, mentre l’interno, con vari altari, ti colpisce per le storie dipinte sulle pareti e per l’architettura a tante volte, usata per costruirla, il che le conferisce un non so che di magico e misterioso. Terminata la visita, una piccola sosta in un bar nella piazza di Baceno per ritemprare le forze e poi a casa che il lavoro ci aspettava per il giorno successivo. Per quanto riguarda il racconto del popolo Walser, seppur incompleto e lacunoso, la parte del Giovanni finisce qui. Vi mando anche alcune foto, aiuterà a comprendere meglio. Spero di essere riuscito a trasmettervi quello che Giancarlo a sua volta ha trasmesso a me. E se avete avuto la forza e la voglia di leggere fino in fondo Vi sono molto grato.
    Ciao a tutti
    Giovanni Moltrasio


    VECI E BOCIA 5-2010
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: novembre 2010

    IL NUMERO 5 DEL 2010 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 26 OTTOBRE

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    SEGUONO ALCUNI ARTICOLI CHE NON HANNO TROVATO POSTO NELL'EDIZIONE SU CARTA...


    Domenica 22 Agosto è partita da Missaglia una delegazione composta da 13 soci (4 Alpini e 9 Amici dei Alpini) in direzione Vallumbrina in occasione del 36° Pellegrinaggio al Sacrario San Matteo.


    da sinistra: Danilo, Livio, il Capogruppo di Santa Caterina Valfurva con il nostro gagliardetto, il Capogruppo di Missaglia Gilberto Sala, Camillo con il Vessillo della Sezione di Milano e il segretario Roberto.


    da sinistra: Il Capogruppo di Missaglia Gilberto Sala, Antonio Fenini, Camillo, Cesare Lavizzari e Livio.



    ANCORA SU PINO BORELLA
    Non è mai troppo tardi (tanto per usare un motto del 5° Alpini del Tirano, se non sbaglio) per ricordare un amico prima ancora che un “collega di lavoro” in Sezione.
    Io ho avuto modo di conoscerlo da “vicino” lavorandoci “gomito a gomito” (nel vero senso dei termini visto che eravamo sempre seduti ai tavoli uno a fianco all’altro) per sedici mesi, da marzo 2009 quando sono stato eletto in Consiglio fino a luglio 2010, durante tutte le riunioni del CDS. Prima di questo periodo ricordo che lo conoscevo “da lontano”, nel senso che quando partecipavo alle riunioni dei capigruppo prima della mia elezione a consigliere, me ne stavo seduto vicino alla porta ad assistere alla seduta e da lì notavo le sue arrabbiature quando i conti delle fatture non tornavano, quando riportava il resoconto delle Feste d’Autunno e di Primavera o sui soci sezionali che crescevano, mancavano o diminuivano, quando questo o quel Gruppo era presente o assente alla tal manifestazione.
    Nell’ultimo periodo a cavallo tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 si sprecavano le battute tra lui e Michele Casini su quanto doveva la Sezione alla Sede Nazionale e viceversa. E quanto mi faceva penare per ritirare le tessere dei soci nuovi iscritti…
    Sono stato presente quando è stato inaugurato il Gruppo di Arese dieci anni fa, quando successivamente è stata inaugurata la loro bella sede e lo scorso anno quando hanno inaugurato quel meraviglioso monumento Agli Alpini con una cerimonia stupenda e posso dire di aver visto in tutti e tre i casi sul suo volto la felicità per quanto si era riuscito a fare, anzi, quanto erano riusciti a fare degli alpini ad Arese in così poco tempo.
    Quest’anno per il decimo anniversario di fondazione del Gruppo purtroppo non ho potuto essere presente nella città dell’Alfa Romeo perché “di servizio” da un’altra parte; avrei tanto voluto esserci, avrei voluto sentire le tante parole belle che da più persone sicuramente sono state spese per Pino, uno degli storici fondatori del Gruppo aresino; ma in cuor mio sono sicuro che lui da lassù ha guidato Orlandini, Mucci e tutti gli altri soci del Gruppo per mano nell’organizzazione di questa manifestazione come solo lui sapeva fare.
    Ho un ricordo ancora vivo nella mia memoria: dopo aver partecipato lo scorso 11 aprile all’inaugurazione del nuovo Gruppo di Urago d’Oglio della Sezione di Brescia ed aver portato in sede sezionale il loro guidoncino, il buon Pino dopo averlo visto mi disse «Sei stato a Urago d’Oglio? Cosa c’era?», io gli risposi che ero andato là per l’inaugurazione del Gruppo e lui mi disse di essere nato a Calcio, poco distante da Urago d’Oglio. E io che ero convinto che fosse un aresino d.o.c. …
    Invece era un “burbero” bergamasco nel senso buono del termine, ma in fin dei conti Pino Borella era un galantuomo prima ancora che un alpino.
    Ciao Pino, ci (e mi) mancherai in Sezione…
    Dario Bignami


    IL 13° RADUNO DEL 1° RAGGRUPPAMENTO AD ASTI

    Un piacevole ritorno al passato. Un ritorno alle “origini” là dove tutto è iniziato, almeno per quanto mi riguarda. A distanza di quindici anni sono tornato gli scorsi 2-3 ottobre ad Asti, dove partecipai alla mia prima Adunata Nazionale nel 1995, per partecipare al tredicesimo Raduno del 1° Raggruppamento comprendente le Sezioni piemontesi, liguri, Valdostana e Francia.
    È stato come fare un tuffo nei ricordi, sempre piacevoli quando di mezzo ci sono gli alpini, anche se un po’ affievoliti dal lungo passare del tempo. Infatti il ricordo più nitido che avevo di quella mia prima adunata (la mia prima trasferta in assoluto da socio ANA), al di là dell’entusiasmo degli astigiani, era la particolare forma triangolare di Piazza Vittorio Alfieri. Rivederla mi ha fatto tornare alla mente diversi flash-back dell’epoca.
    In una città ancora adornata a festa per il suo famoso Palio tenutosi soltanto due settimane prima, con ancora gli stemmi dei vari rioni appesi in ogni via e con l’aggiunta di moltissime bandiere tricolori, a tutte le penne nere convenute è sembrato di vivere un’altra adunata. Tanti, tantissimi sono stati gli alpini che in questi due giorni hanno invaso la città piemontese, le cifre parlano di ventimila alpini presenti, ma forse sono stati di più. E tantissima era anche la gente che ha voluto fare festa con le penne nere. Gli abitanti astigiani infatti non hanno dimenticato quello che gli alpini hanno fatto dopo la tremenda alluvione che violentò pesantemente il Piemonte nel 1994 e non hanno dimenticato quella grande esplosione di gioia l’anno successivo in occasione della 68ª Adunata Nazionale.
    Già al sabato, all’arrivo ad Asti, si percepiva nella cittadinanza come la manifestazione fosse più che sentita. A partire dalle 15.30 infatti moltissima gente era già posizionata sul percorso, tralasciando per un po’ di tempo le proprie attività pur di non perdere nulla.

    Nel cortile dell’ex Opera Pia Michelerio (un ex orfanotrofio) alle 16 è stato dato il via ufficiale al Raduno con l’arrivo del Labaro Nazionale scortato dal presidente Corrado Perona e da buona parte del CDN. Tantissimi i gonfaloni dei Comuni, i vessilli ed i gagliardetti presenti, ed a scandire i tempi ci ha pensato la Fanfara in armi della Brigata Alpina Taurinense. La sfilata tra due ali gente festante ha portato il corteo fino in Piazza Libertà davanti al Monumento all’Alpino dove vi è stato l’alzabandiera ufficiale ed è stata deposta una corona d’alloro per i Caduti. La sfilata è quindi proseguita fino in Piazza San Secondo dove le tante autorità convenute hanno portato il loro saluto ed il loro apprezzamento nei confronti degli alpini durante i discorsi ufficiali.
    Qui vi sono anche stati due simpatici “fuori-programma” col sindaco di Asti che nell’impeto del suo discorso ha rotto il microfono con lo speaker ufficiale della manifestazione che lo aveva detto in precedenza che il sindaco astigiano dott. Giorgio Galvagno era una persona molto “irruenta”, nel senso positivo del termine, nel fare le cose; e “l’ammutinamento” dei microfoni (ne ha cambiati due perché funzionavano male) durante l’appassionato discorso del presidente Perona sugli alpini piemontesi, sul raduno appena iniziato e sulla prossima adunata di Torino, tant’è che alla fine ha parlato senza microfoni sgolandosi pur di farsi sentire e raccogliendo un mare di applausi.
    La S. Messa officiata dal vescovo di Asti S.E. Mons. Francesco Ravinale [presentatosi sul palco dei discorsi con in testa un cappello alpino da Generale e che nella sua omelia ha ricordato ai presenti che lo ha avuto in dono dal Generale Armando Novelli, salito coi suoi ragazzi al Santuario di Oropa (dove, all’epoca, Mons. Ravinale faceva il Rettore) dopo esser tornato da una missione in Bosnia alcuni anni fa, dopo aver fatto un voto fatto alla Madonna Nera di Oropa prima di partire per la missione] ha chiuso questa prima parte ufficiale del raduno.
    Ma la festa non era ancora finita ed infatti è stata data vita alla “Notte Bianca delle Penne Nere” con negozi e locali aperti fino a notte fonda nel centro cittadino, con le classiche “vasche” fatte nel centralissimo Corso Vittorio Alfieri e con le spettacolari esibizioni della Fanfara della Brigata Alpina Taurinense (reduce il giorno prima da una tournée ad Udine), della Fanfara La Tenentina di Tigliole d’Asti, della Fanfara ANA della Val Susa e della Banda dei Cusi di Serravalle d’Asti in Piazza San Secondo; mentre nella gremitissima (tant’è che moltissima gente è rimasta fuori) chiesa di San Paolo vi sono state le magistrali interpretazioni canore del Coro ANA Vallebelbo, del Coro ANA Cesen di Valdobbiadene e del Coro La Bissòca di Villanova d’Asti.
    L’indomani mattina lo scenario è stato ancora più bello. Agli alpini già presenti si sono aggiunti quelli provenienti da altre Sezioni degli altri tre raggruppamenti (oltre alle 25 Sezioni che compongono il 1° Raggruppamento erano presenti anche le Sezioni di Milano, Lecco, Luino, Pavia, Piacenza e Reggio Emilia per il secondo, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Bassano del Grappa, Conegliano e Padova per il terzo, Roma e Abruzzi per il quarto, le estere Brasile, Uruguay, Svizzera e l’australiana Melbourne per un totale di 42 vessilli sezionali e centinaia di gagliardetti). In questo contesto la nostra Sezione ha fatto ancora la sua bella figura perché oltre al vessillo erano presenti anche i gagliardetti di Arconate e Lacchiarella.
    La sfilata, svoltasi tutta tra Corso Vittorio Alfieri e Piazza Vittorio Alfieri, ha suscitato tantissimo entusiasmo nella cittadinanza astigiana e, un po’ com’è capitato a Bergamo, nessuno si è spostato dai propri posti ed al passaggio della Sezione di casa vi è stata una vera e propria esplosione di felicità, soprattutto negli occhi del giovane presidente Giorgio Carrer.
    Volendo prendere in prestito la più nota frase del cittadino più illustre a cui la città di Asti ha dato i natali e cioè il poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, si potrebbe pensare che Giorgio Carrer ed i suoi collaboratori abbiano detto: “Volli, sempre volli, fortissimamente volli… il 13° Raduno del 1° Raggruppamento ad Asti”; col risultato finale di un successo oltre ogni più rosea previsione. Il prossimo anno questo importante appuntamento nazionale si terrà in riva al mare ad Imperia.
    Ancora una volta, dopo il Mombarone, il 13 mi ha portato bene…
    Dario Bignami


    IL RADUNO DELLA SEZIONE ANA DI PAVIA

    9-10 ottobre, Varzi, alta Valle Staffora, annuale raduno della Sezione ANA di Pavia. Quella che doveva essere una festa totale per gli alpini pavesi e quelli ospiti (presenti i vessilli, oltre a quello di Pavia, anche di Milano, Parma, Piacenza, Acqui Terme, Alessandria, Vercelli e qualche gagliardetto da Alessandria e Savona) è stata, purtroppo, e doverosamente direi, fatta in maniera più dimessa (nonostante le classiche formalità della manifestazione siano state tutte eseguite) per via della morte causata dall’esplosione che ha investito il blindato Lince su cui viaggiavano in Afghanistan il giorno prima, del 1° caporalmaggiore Gianmarco Manca, il 1° caporal maggiore Francesco Vannozzi, del 1° caporal maggiore Sebastiano Ville ed il caporal maggiore Marco Pedone, quattro alpini del 7° Reggimento Alpini di stanza a Belluno della Brigata Julia, ed il ferimento del caporal maggiore scelto Luca Cornacchia, anch’esso alpino dello stesso reggimento e contingente ISAF.
    Una manifestazione fatta quasi in un clima surreale dove è stato molto difficile cercare di essere felici e gioiosi come spesso accade ai nostri raduni.

    Questo raduno iniziato la sera del sabato con un concerto dei cori Italo Timallo di Voghera e sezionale di Pavia, Monte Cervino di Gessate e Comolpa della Comunità Montana della Valle Staffora, ha avuto il suo apice domenica 10 poco distante da Piazza della Fiera, luogo preposto all’ammassamento ed all’inquadramento delle penne nere partecipanti al raduno.
    Dopo l’alzabandiera intonato dalla Fanfara Valle Bormida della Sezione di Acqui Terme e le varie allocuzioni del sindaco di Varzi dott. Gianfranco Alberti, del presidente sezionale Antonio Casarini, del direttore de L’Alpino Vittorio Brunello e del capogruppo Maurizio Toso c’è stato lo scoprimento, l’inaugurazione e la benedizione del nuovo Monumento agli Alpini, monumento fortemente voluto dal locale Gruppo di Varzi Alta Valle Staffora al quale è stata apposta, prima ancora che accadesse la tragedia accaduta in Afghanistan, una piccola targa con la dicitura “Agli Alpini Caduti”; quasi un presagio.
    La successiva sfilata per le vie imbandierate del paese con la gente ben contenta di avere le penne nere tra loro, con sosta per la deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti e la S. Messa celebrata dal vicario generale della diocesi di Pavia, che ha rivolto parole di elogio agli alpini per le loro attività nei confronti delle popolazioni in difficoltà, parole di merito nei confronti dei nostri quattro alpini morti nell’adempimento del loro dovere ed un piccolo ricordo del Beato don Carlo Gnocchi, hanno di fatto concluso questo raduno della Sezione di Pavia.
    Prima di fare ritorno a casa però ho fatto una visita al Tempio della Fraternità di Cella di Varzi, luogo dov’ero stato alcuni anni fa con altri soci del mio Gruppo, per rivolgere una preghiera a Marco, Gianmarco, Francesco e Sebastiano.
    Dario Bignami



    VECI E BOCIA 1-2011
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: marzo 2011

    IL NUMERO 1 DEL 2011 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 21 MARZO

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    SEGUONO ALCUNI ARTICOLI CHE NON HANNO TROVATO POSTO NELL'EDIZIONE SU CARTA...

    Lettera di Matteo Miotto

    Noi alpini piangiamo ancora tre giovani vite spezzate mentre stavano compiendo il loro dovere in una terra lontana: Matteo Miotto, Luca Sanna e Massimo Ranzani. E il nostro pensiero va anche a Luca Barisonzi, ricoverato al Niguarda con l’augurio di una buona e pronta guarigione.
    Abbiamo già scritto che questi giovani e tutti coloro che servono la Patria in quelle difficili missioni sono degni della storia e della tradizione degli alpini. La lettera che Matteo Miotto scrisse poche settimane prima di cadere in Afghanistan ce lo fa capire bene. Leggete questa testimonianza.


    Voglio ringraziare a nome mio, ma soprattutto a nome di tutti noi militari in missione, chi ci vuole ascoltare e non ci degna del suo pensiero solo in tristi occasioni come quando il tricolore avvolge quattro alpini morti facendo il loro dovere. Corrono giorni in cui identità e valori sembrano superati, soffocati da una realtà che ci nega il tempo per pensare a cosa siamo, da dove veniamo, a cosa apparteniamo...
    Questi popoli di terre sventurate, dove spadroneggia la corruzione, dove a comandare non sono solo i governanti ma anche ancora i capi clan, questi popoli hanno saputo conservare le loro radici dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case: invano. L’essenza del popolo afghano è viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora riesci a capire che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi.
    Come ogni giorno partiamo per una pattuglia. Avvicinandoci ai nostri mezzi Lince, prima di uscire, sguardi bassi, qualche gesto di rito scaramantico, segni della croce... Nel mezzo blindato, all’interno non una parola. Solo la radio che ci aggiorna su possibili insurgents avvistati, su possibili zone per imboscate, nient’altro nell’aria... Consapevoli che il suolo afghano è cosparso di ordigni artigianali pronti ad esplodere al passaggio delle sei tonnellate del nostro Lince.
    Siamo il primo mezzo della colonna, ogni metro potrebbe essere l’ultimo, ma non ci pensi. La testa è troppo impegnata a scorgere nel terreno qualcosa di anomalo, finalmente siamo alle porte del villaggio... Veniamo accolti dai bambini che da dieci diventano venti, trenta, siamo circondati, si portano una mano alla bocca ormai sappiamo cosa vogliono: hanno fame... Li guardi: sono scalzi, con addosso qualche straccio che a occhio ha già vestito più di qualche fratello o sorella... Dei loro padri e delle loro madri neanche l’ombra, il villaggio, il nostro villaggio, è un via vai di bambini che hanno tutta l’aria di non essere lì per giocare...
    Non sono lì a caso, hanno quattro, cinque anni, i più grandi massimo dieci e con loro un mucchio di sterpaglie. Poi guardi bene, sotto le sterpaglie c’è un asinello, stracarico, porta con sé il raccolto, stanno lavorando... e i fratelli maggiori , si intenda non più che quattordicenni, con un gregge che lascia sbigottiti anche i nostri alpini sardi, gente che di capre e pecore ne sa qualcosa...
    Dietro le finestre delle capanne di fango e fieno un adulto ci guarda, dalla barba gli daresti sessanta settanta anni poi scopri che ne ha massimo trenta... Delle donne neanche l’ombra, quelle poche che tardano a rientrare al nostro arrivo al villaggio indossano il burqa integrale: ci saranno quaranta gradi all'ombra...
    Quel poco che abbiamo con noi lo lasciamo qui. Ognuno prima di uscire per una pattuglia sa che deve riempire bene le proprie tasche e il mezzo con acqua e viveri: non serviranno certo a noi... Che dicano poi che noi alpini siamo cambiati...
    Mi ricordo quando mio nonno mi parlava della guerra: “Brutta cosa bocia, beato ti che non te la vedarè mai...” Ed eccomi qua, valle del Gulistan, Afghanistan centrale, in testa quello strano copricapo con la penna che per noi alpini è sacro. Se potessi ascoltarmi, ti direi: “Visto, nonno, che te te si sbaià...”

    Caporal Maggiore Matteo Miotto
    Thiene (Vicenza) - Valle del Gulistan, novembre 2010

    Matteo Miotto è caduto il 31 dicembre 2010 nella Valle del Gulistan, in Afghanistan

    Dal sito: http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=132752&sez=NORDEST


    L’inaugurazione del 25° Presepe degli Alpini a Luino

    La famiglia è sicuramente una delle cose più importanti della nostra vita se non la più importante, a partire da quella di Nazareth. E a Luino questa famiglia così importante per la nostra umanità ogni anno, da 25 anni a oggi, viene esposta in un Presepe alla cittadinanza luinese dalla locale Sezione Alpini. Sia chiaro: ciò che fanno gli Alpini luinesi nel periodo natalizio non è un gesto eclatante teso ad evidenziare i tanti meriti che le penne nere possono avere, ma soltanto quello di portare avanti “la nostra millenaria civiltà cristiana” in modo semplice in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, quando da più parti si cerca di cancellare, annullare, togliere tutti i sacri simboli del Natale pur di non offendere le sensibilità altrui. Lo ha evidenziato il presidente della Sezione di Luino Lorenzo Cordiglia nel suo discorso, parlando di quel dirigente scolastico che, nel mese di dicembre, ha impedito al parroco di Cardano al Campo (Varese) di entrare nella scuola elementare per dare agli insegnanti ed agli alunni la benedizione natalizia perché, secondo questo dirigente scolastico, “la scuola è un’istituzione laica”. Chiudendo il suo discorso Cordiglia ha poi avvertito che “non ci dovrà essere nessuno che potrà chiedere un impedimento di questo genere a noi Alpini” visto che, al contrario, noi Alpini i simboli sacri li costruiamo, vedi le varie cappellette votive sparse su tutto l’arco alpino e, giusto per ricordarlo, la chiesetta al Pian delle Betulle per i reduci del Battaglione Morbegno del 5° Alpini e non ultima la chiesa del Borgo San Lorenzo a Fossa.
    Nel concreto, come sempre, questa a cui ho partecipato è stata una cerimonia semplice di cui ho scoperto l’esistenza da qualche anno e alla quale finalmente ho potuto prendere parte lo scorso 18 dicembre e che ora vi descrivo. Vista la bella giornata di sole, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di partire con meta il Lago Maggiore, per partecipare a queste “nozze d’argento”. Il tratto di strada più incantevole e suggestivo è stato sicuramente quello parallelo alla costa del Verbano, col sole che lo azzurrava ancor di più di quanto lo fossero già le sue acque, e che illuminava di un bianco splendido le innevate cime lì intorno.
    All’arrivo a Luino con un ampio margine di tempo prima dell’inizio della cerimonia come di consueto, mi faccio un giro per questa bella città. Alle 17 puntuali inizia la cerimonia con l’alzabandiera e l’inno nazionale e al termine di queste formalità lo speaker evidenzia e ringrazia a più riprese la mia presenza col gagliardetto del Gruppo di Lodi mettendomi un poco in imbarazzo. Il mio amico Sergio Bottinelli (conosciuto durante il mini-CISA di Abbiategrasso in occasione del Raduno del 2° Raggruppamento a Vigevano del 2008 e poi reincontrato al CISA di Conegliano Veneto), redattore del giornale “5 Valli” della Sezione luinese, bonariamente mi dà del pazzo per questa mia follia di aver voluto raggiungere Luino dopo la nevicata del giorno precedente. Gli rispondo di prendere questo termine come un complimento e che l’ho fatto perché l’anniversario è di quelli importanti. Sono presenti alla cerimonia i Vessilli delle Sezioni di Luino e Varese, lo scudo dell’IFMS, tanti gagliardetti e tanti Alpini. I discorsi del vicesindaco di Luino Franco Compagnoni, del presidente della Comunità Montana Valli del Verbano, l’Alpino Marco Magrini, del presidente della Sezione luinese e del consigliere nazionale ANA Adriano Crugnola, anticipano la posa del Bambinello nella capanna da parte di Stefano Passera, Alpino reduce di Russia per il quale questo tempo freddo “è una passeggiata rispetto ai meno 30 della ritirata”, e la benedizione del Presepe da parte di don Giorgio. La successiva sfilata per le vie di Luino ha quindi portato il corteo alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo per la S. Messa, con la partecipazione del Coro “Città di Luino” che annovera tra le sue fila alcuni Alpini, che ha concluso la cerimonia. Al di fuori della chiesa, mentre imperversano la distribuzione di vin brulé e fette di panettone per riscaldarsi e lo scambio d’auguri, tanti Alpini mi hanno ancora ringraziato per la presenza che nessuno si aspettava e mi hanno detto che, quando sarà possibile, ricambieranno la visita. Io rispondo loro che, se vorranno venire, il prossimo anno il Gruppo di Lodi festeggerà il 90°, e mi avvio verso la mia auto per riprendere il viaggio verso casa consapevole di aver passato un piacevole pomeriggio diverso dal solito e di aver fatto ancora una volta il mio dovere.
    Dario Bignami






    Il ricordo del beato alpino don Secondo Pollo nel 69° della sua morte

    Memore dell’esperienza vissuta lo scorso anno, quando partecipai a questa celebrazione a partire solo dal pomeriggio dopo che ne lessi l’articolo sull’alpino dello scorso dicembre 2009, il 26 dicembre ancora in compagnia del fidato Luca Geronutti siamo partiti alla volta di Vercelli al mattino presto per poter partecipare a tutta la manifestazione. Le festività natalizie ci imporrebbero il giusto e meritato riposo dopo un anno di ricco di soddisfazioni alpine a diversi livelli, ma noi abbiamo preferito “lavorare” anche in quest’occasione. La comodità del viaggio in treno fin nella patria del riso e le chiacchiere su quello che ci attende ci fanno pesare di meno la levataccia mattutina. Sappiamo entrambi che questa è per noi l’ultima manifestazione del 2010 a cui partecipiamo e, visto che riguarda il primo Beato alpino nella storia dell’ANA nel ricordo dell’anniversario della sua morte a Dragali in Montenegro avvenuta il 26 dicembre 1941, non ci siamo tirati indietro. Ad attenderci all’arrivo in stazione c’è Gian Domenico Ciocchetti, presidente della Sezione di Vercelli, che ci fa da tassista. Il tempo di un caloroso saluto e poi via verso Caresanablot, paese natale del Beato, per la prima delle due S. Messe che ci aspettano. Arriviamo in Piazza don Pollo e dopo le presentazioni di rito subito gli Alpini vercellesi ci stringono le mani e si congratulano con noi per la nostra presenza e la cosa ovviamente ci fa un gran piacere; sembra quasi una sorta di “gemellaggio” tra le Sezioni ANA che possono vantare di avere gli unici due Beati Alpini. Non siamo in tanti, si e no una cinquantina, ma il Vessillo sezionale ed i Gagliardetti locali ci sono tutti. Qui la manifestazione prevede solamente l’alzabandiera ed il “silenzio” nel ricordo di tutti i Caduti vercellesi. Subito dopo ci spostiamo nei pressi della chiesa di Caresanablot da dove il futuro Beato iniziò il suo cammino sacerdotale, formiamo il corteo e sfiliamo fino al monumento dedicato alla memoria di don Secondo Pollo per depositare ai suoi piedi una corona d’alloro sulle note del “silenzio”. Al termine, dopo la benedizione della corona da parte di don Gianpaolo, Gian Domenico Ciocchetti nel suo breve discorso ha ricordato la figura del sacerdote anche se, parole sue, è difficile trovare ancora delle parole per poterlo descrivere come uomo e come prelato. La successiva S. Messa presieduta da don Gianpaolo ha chiuso la parte mattutina della manifestazione. Nel frattempo, durante la celebrazione eucaristica, ci ha raggiunto Padre Dino Cadonà (conosciuto lo scorso anno proprio in quest’occasione), ex cappellano militare della “Julia” con un passato di naja diviso tra l’Abruzzo ed il Friuli, col quale mi ero messo d’accordo già da qualche giorno. A mezzogiorno Padre Dino ospita me e Luca a pranzo. La compagnia è bella e i discorsi su vari argomenti si sprecano.
    Dopo aver avuto anche il tempo di poter fare una buona oretta di sonno rilassante per riprendersi e ritemprarsi dalle fatiche della giornata, alle 17 partecipiamo alla seconda S. Messa in programma per don Pollo questa giornata nel duomo di Vercelli. Come lo scorso anno a presiederla è l’Arcivescovo S. E. Mons. Enrico Masseroni. L’omelia è però officiata da don Giovanni Musazza che porta a conoscenza dei presenti la sua esperienza di vita vissuta accanto a don Secondo Pollo nell’anno in cui erano in seminario assieme. Terminata la S. Messa siamo ancora ospiti di Padre Cadonà che ci offre un ultimo bicchiere di buon vino prima del ritorno a casa e nel frattempo gli promettiamo che, se non ci saranno particolari intoppi, io e Luca saremo presenti anche il prossimo anno in occasione del 70° anniversario dalla sua morte. Anche questa volta io e Luca siamo riusciti a far fare bella figura sia ai nostri Gruppi di Lodi e Milano Centro, sia alla Sezione di Milano.
    Dario Bignami





    L’inaugurazione del Gruppo di Lallio (Bergamo)

    La famiglia alpina si allarga e accoglie tra le sue braccia, in attesa delle prossime inaugurazioni, il nuovo Gruppo di Lallio, il 270° della Sezione di Bergamo. L’ennesimo “fiocco verde” in terra orobica è stato appeso domenica 20 febbraio. Una manifestazione cui abbiamo partecipato Alessandro Pisoni e io col vessillo sezionale, mettendo un po’ in crisi l’organizzazione locale, visto che non si aspettavano la presenza di una Sezione amica. Nel paese di Lallio completamente imbandierato di tricolori si sono si sono dati appuntamento almeno quattrocento penne nere della zona con, oltre ai vessilli di Bergamo e Milano, settanta gagliardetti di cui tre giunti da altre Sezioni: i Gruppi di Pianezza (Torino), Borgounito (Brescia) e Tavernaro (Trento). Un’autentica “invasione”, poiché nessuno a Lallio si aspettava così tanti alpini, tanto meno i soci del neonato Gruppo. Un Gruppo, quello di Lallio, nato dalla geniale intuizione del sindaco Massimo Mastromattei che ha preso contatto con l’attuale capogruppo Stefano Lavè chiedendogli se la sentisse di portare avanti l’idea di avere nel proprio paese un Gruppo Alpini; cercando, insieme, altre penne nere del paese e della zona, e, una volta avvicinate, invitandole ad entrare nel Gruppo. Risultato finale: un Gruppo nuovo di zecca formato da una quarantina di soci. La mattinata, uggiosa quanto bastava per non rovinare del tutto questa festa, è cominciata con l’inaugurazione della sede del Gruppo che si trova in alcuni locali sotto il Municipio. La successiva sfilata per le vie cittadine ha portato il lungo corteo presso il monumento ai Caduti per l’alzabandiera.
    Contrariamente a quanto si fa di solito in questi casi, si è subito ripartiti per raggiungere la chiesa parrocchiale dove il sacerdote ha quindi officiato la S. Messa coadiuvato da due ministranti alpini, ha benedetto il nuovo gagliardetto del Gruppo e nella sua omelia ha parlato del gran bene che fanno gli alpini nelle missioni di pace dove portano speranze a chi le ha perse. All’uscita di chiesa, sotto una pioggerellina fastidiosa, il corteo ha di nuovo sfilato per le vie di Lallio tornando al monumento ai Caduti dove questa volta è stata deposta una corona d’alloro sulle note del “silenzio”, suonato dal trombettiere della Fanfara Alpina di Trescore Balneario. Qui si sono tenuti infine i discorsi del sindaco Mastromattei che ha dato la sua disponibilità nell’aiutare il Gruppo nelle loro iniziative, del sindaco dei ragazzi Esposito, del capogruppo Lavè che si è dimostrato abbastanza timido e impacciato nella sua prima uscita nel fare discorsi ufficiali, ringraziando tutti i convenuti. Il consigliere nazionale Arnoldi, bergamasco doc, ha portato il saluto del presidente Perona e ha donato al capogruppo la medaglia dell’adunata di Bergamo, alla quale gli Alpini del nuovo Gruppo vi hanno partecipato come Alpini ma non come Gruppo e che a Torino potranno finalmente viverla come tale, e per ultimo il presidente sezionale Sarti che nel suo caloroso discorso ha elogiato la nascita di questo Gruppo perché ciò sta a significare che l’Associazione Nazionale Alpini avrà vita ancora per altri anni, che è quindi ben lontana dalla “estinzione”.
    La pioggia è stata coma un “battesimo” per la nascita del nuovo Gruppo ANA di Lallio e poi il sole, che gradatamente stava uscendo durante tutti i discorsi, ha illuminato la strada che d’ora in avanti le penne nere di Lallio dovranno percorrere nella nostra grande famiglia alpina.
    Dario Bignami


    Il saluto al Generale di C. A. Armando Novelli

    Leggo “L’Alpino” di dicembre 2010 e nel sommario l’occhio mi cade sull’intervista al Generale di C.A. Armando Novelli, comandante del COMFOTER, ormai a fine mandato.
    Tra me e me mi chiedo: “Cos’avrà da dire?. Forse qualche novità riguardante le Forze Armate e le Truppe Alpine in particolare?”. Tutto e niente di tutto questo. Vado alla pagina indicata e dopo le prime righe scopro che il Generale Novelli lascia l’incarico per andare, giustamente, “in pensione” dopo 44 anni di servizio e 27 da comandante degli Alpini.
    L’intervista è una sorta di consuntivo a 360° di tutto il suo operato, di come sono “cambiati” gli Alpini che prestavano servizio di leva obbligatorio a quelli attuali volontari e impiegati nelle varie missioni di pace e ricostruzione all’estero, i suoi ricordi dai primi momenti: da quando ha indossato la divisa grigioverde a oggi, i suoi ringraziamenti; il tutto concentrato in 4 pagine. Il lettore adesso potrebbe benissimo domandarsi il perché ho scritto questo articolo. La risposta è presto data. Perché il Generale Armando Novelli nell’anno del mio servizio di leva (1993-1994, l’anno della missione in Mozambico, la prima con Alpini di leva se non ricordo male) è stato mio comandante al 3° Reggimento Alpini del Battaglione “Susa” presso la caserma “Berardi” di Pinerolo, e in un passo dell’intervista lo dice. Lì a Pinerolo ho avuto modo di conoscere e apprezzare anche tanti altri ufficiali che all’epoca avevano qualche grado in meno ma che ora sono tutti Generali: Claudio Graziano (reincontrato ad Asti quest’anno), Fausto Macor, Stefano Mega, Ivan Caruso, Dario Ranieri, Antonio di Gregorio detto “Il tigre” (reincontrato lo scorso anno al 60° Pellegrinaggio al Colle di Nava), Marcello Bellacicco attuale comandante della Brigata “Julia” in Afghanistan. Anche se non tutti erano comandanti della mia Compagnia, erano comunque tutti comandanti “con le palle” che mi hanno formato il carattere. Ma il comandante Novelli aveva, pur nella severità del suo ruolo, quella carica umana che forse ad alcuni è un po’ mancata. Nel numero di marzo 2008 di “Veci e Bocia”, ebbi modo di scrivere un articolo riguardante il nostro incontro a Brescia in occasione del 65° di Nikolajewka e di un singolare episodio che coinvolse, in maniera del tutto casuale ed ignara, sua figlia Valentina.
    La sua disponibilità ad ascoltarmi e il tempo dedicatomi, mi hanno fatto capire che l’uomo non era cambiato. L’Alpino, con la professionalizzazione del servizio e con tutto quello che ne è conseguito probabilmente sì, ma l’uomo no.
    Grazie Generale Armando Novelli di essere stato mio comandante, adesso si goda il meritato riposo e tutto l’affetto della sua famiglia.
    Dario Bignami


    Un Esercito di …operatori ecologici?

    Gentile direttore, è risaputo da diverso tempo ormai che in Campania l’emergenza-spazzatura è all’ordine del giorno. Già due anni fa giornali e telegiornali ci propinavano ogni giorno le stesse identiche scene che vediamo ancora oggi; quello che cambiava era solo il nome delle località. Mucchi di sacchetti ai lati delle strade che impediscono il normale camminamento sui marciapiedi, che tolgono la visuale a chi esce da un parcheggio o da un cortile. E tutto questo condito da un odore nauseabondo che con l’avvicinarsi dell’estate 2008 e del gran caldo, avrebbe portato ad un sicuro peggioramento dell’aria respirabile. Alcune scuole erano state addirittura chiuse per tutelare la salute dei bambini. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi risolse questo annoso problema e la situazione si normalizzò. Da qualche tempo a questa parte questa situazione è di nuovo precipitata, e i cittadini campani che cosa hanno fatto nel frattempo per cercare di fermare tutto questo? Niente. Non si rimboccano le maniche ma protestano. Protestano perché i camion-compattatori non passano a ritirare i rifiuti anzi danno fuoco pure a questi mezzi operativi, protestano ribaltando i cassonetti pieni di sacchetti col solo svantaggio di ributtare per strada la loro stessa spazzatura, protestano incendiando i cassonetti e la spazzatura e protestano se viene detto loro che in Campania dovranno sorgere delle nuove discariche atte a contenere i rifiuti da loro stessi generati. E di termovalorizzatori, primo fra tutti quello di Acerra, così come delle discariche di Terzigno e di Chiaiano, non ne vogliono sapere. In compenso la raccolta differenziata non sanno proprio cosa sia, ma fanno aspre battaglie contro le forze di Polizia per difendere il territorio. Un noto giornalista televisivo pochi giorni fa ha detto ad un programma radiofonico che “…la regione Campania sta diventando il paese dei NO”, tanto per restare in tema di rifiuti… Per usare un detto popolare sembra che i campani vogliano “la botte piena e la moglie ubriaca”, ma al contrario. Non vogliono che vengano aperte nuove discariche sul territorio ed al tempo stesso non vogliono più avere tonnellate di rifiuti per le strade e sotto casa. Come fare per risolvere tutto questo? All’epoca questo gravoso problema se lo accollarono altre regioni italiane nonché direttamente lo Stato facendo partire treni speciali verso la Germania con dei costi che noi contribuenti possiamo ben immaginare, oggi le stesse altre regioni italiane, prima fra tutte la Lombardia, hanno impedito l’arrivo sul proprio territorio dei rifiuti campani. Come ciliegina sulla torta è stato messo in campo anche l’Esercito Italiano che oltre a difendere i confini dell’Italia ora deve difendere anche la Campania (!) dall’incolumità fisica delle persone che rischiano di inciampare nei sacchetti, dal rischio delle malattie che possono essere generate dai rifiuti e da un olezzo insopportabile. Si sono visti in azione militari con ruspe, pale meccaniche e camion nell’atto di ripulire il più possibile tutte le strade. Se vi fosse un altro terremoto in Irpinia loro, i militari, sarebbero già lì a dare una mano…Battute a parte, credo che manchi un po’ di cultura, senso civico e di buon senso in generale (ma questo non sta a me dirlo) agli abitanti campani per quanto riguarda la questione-rifiuti.
    L’Esercito Italiano, secondo me, non può essere impiegato in una situazione, anche se negativa, che è stata generata dagli abitanti stessi della Campania. Se mai dovessero ripetersi sciagure e/o catastrofi naturali com’è successo per la diga del Vajont, per il terremoto in Friuli, in Armenia, in Umbria, in Abruzzo o le esondazioni come quelle in Val di Sambro, di Sarno, quelle in Valtellina o del Piemonte nel 1994, gli alpini ma più in generale i militari ci sarebbero sicuramente a dare una mano in tutto quello che è necessario fare. Ma gli abitanti campani? Probabilmente starebbero soltanto a guardare perché non è cosa che riguarda loro. L’Esercito Italiano sta già facendo tanto con le missioni umanitarie e di pace in giro per il mondo, impiegarlo anche per una “missione umanitaria ecologica” in casa nostra creata da noi stessi mi sembra ridicolo. In Italia abbiamo già un esercito di… operatori ecologici, spazzini o netturbini (usate il termine che preferite) per tenere pulite le strade di tutte le nostre città e di tutti i nostri paesi, ora dobbiamo usare anche le Forze Armate?
    Armate di cosa poi? Bidone e ramazza come la cara corveé-caserma che tutti abbiamo fatto almeno una volta nel nostro periodo di naja?
    Dario Bignami



    VECI E BOCIA 2-2011
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: giugno 2011

    IL NUMERO 2 DEL 2011 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 20 GIUGNO

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    Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

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    SEGUE UN ARTICOLO CHE NON HA TROVATO POSTO NELL'EDIZIONE SU CARTA...

    L’84ª ADUNATA NAZIONALE DI TORINO

    Nel panorama musicale italiano c’è un gruppo torinese (tra l’altro, mio preferito) che si chiama Subsonica. Nel 2000 questo gruppo incise una canzone intitolata “Il cielo su Torino” tratta dall’album “Microchip emozionale” e nel ritornello di questa canzone vengono ripetute le strofe «…il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco…» e «…il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco…». Mai titolo è stato più azzeccato per poter parlare dell’84ª adunata nazionale degli Alpini. Un’adunata stupenda in una città fantastica, guidata ancora per qualche giorno dall’artigliere alpino Sergio Chiamparino prima della fine del suo secondo mandato da sindaco, che ha risposto pienamente e con calore, in tutti i sensi, visto il gran caldo che ha accompagnato tutta la sfilata della domenica dopo tutta la pioggia presa lo scorso anno a Bergamo.
    Ma è stato anche un raduno “sofferto” all’inizio per moltissimi Alpini, me compreso, che è cominciato con dei disagi notevoli a causa dello sciopero indetto dalla CGIL di venerdì 6 maggio che nel cruciale snodo di Milano Centrale, come amara sorpresa una volta giunti sul binario, ha fatto cancellare alcuni treni diretti a Torino fin nel tardo pomeriggio, e quindi per questo con ancor più il desiderio di raggiungere il prima possibile il capoluogo piemontese.
    Il venerdì poi, al di là dell’alzabandiera che ha dato il via ufficiale alla tre-giorni alpina ed al quale hanno partecipato il nostro Presidente Boffi accompagnato dal fidato Giancarlo Piva, è stato piacevole rivedere, dopo quello dello scorso anno a Bergamo, il passaggio delle Frecce Tricolori nel cielo su Torino durante il discorso del Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa. Una giornata quella del venerdì dedicata da tutte le penne nere già presenti sul territorio più che altro a conoscere le meraviglie della città come Palazzo Carignano, sede del primo Parlamento d’Italia, il museo del Risorgimento, l’Armeria Reale, ma anche le bellezze artistiche ed architettoniche della Reggia di Venaria Reale e della Palazzina di Caccia a Stupinigi tanto per fare due esempi, prima del grande affollamento. Anche la Cittadella degli Alpini, situata all’interno dei Giardini Reali insieme a diversi altri stand e visitata subito il sabato mattina per non perdere nulla del resto della giornata, ha fatto la sua parte ospitando migliaia di visitatori attratti dal mondo degli Alpini professionisti e dei mezzi a loro in dotazione.
    È stato anche un raduno dalle tinte rosa (ma sempre con il verde-alpino predominante) visto che oltre alla Festa della Mamma della domenica, era in programma sabato pomeriggio in Piazza Vittorio Veneto l’arrivo della prima tappa del Giro d’Italia di ciclismo che ha richiamato tanti appassionati delle due ruote e che qualche inconveniente l’ha creato, con la città mezza paralizzata per questo evento ma che gli Alpini hanno saputo comunque superare.
    È stata una festa continua in questi tre giorni, specialmente nella serata del sabato con una notte bianca di quelle che vanno tanto di moda, dalla stazione di Porta Nuova lungo tutta Via Roma e tutte quelle adiacenti da un lato, da Piazza Vittorio Veneto e via Po dall’altro, passando per Piazza S. Carlo e Piazza Castello, centro dell’Augusta Taurinorum sia amministrativo che culturale e cuore pulsante della vita mondana di tutti i giorni, invaso di penne nere e abitanti torinesi ma non solo, in un unicum pieno di grandi emozioni che la città sabauda difficilmente rivivrà a breve.
    Si sono rivisti i cori e le fanfare improvvisate nelle strade a coinvolgere tutti allegramente. Che si stia ritornando ai tempi in cui tutto questo era la normalità alle adunate? E dopo tutta questa “ubriacatura” di festeggiamenti positivi andati avanti fino a notte inoltrata, ecco che alla domenica mattina si è ripetuto come ogni anno il miracolo dell’orgoglio alpino capace di far sì che tutta la baldanza della sera precedente lasciasse il passo alla sfilata ordinata, alla serietà, alla fierezza dell’essere Alpini con la A maiuscola. I tre chilometri e mezzo di sfilata previsti nei quali la cittadinanza torinese ha esultato, festeggiato e sostenuto con sorrisi, ringraziamenti e applausi gli Alpini, sono scivolati via in assoluta compostezza senza per questo smettere di sorridere, ringraziare e complimentarsi a nostra volta con Torino e tutti i suoi abitanti. E in quest’annuale festa di popolo, che non ha eguali da nessun’altra parte, anche la nostra Sezione ha fatto la sua splendida parte all’ombra della Mole Antonelliana, presentandosi in massa a questo appuntamento con tutti i suoi Gruppi sparsi in tutta la città ancora imbandierata di tricolori, con uno striscione che seguendo il tema proposto dalla Sede Nazionale univa i festeggiamenti dello scorso 17 marzo con le penne nere: “Dal 1872 l’Italia unita può contare sugli Alpini”, e accompagnata dalle fanfare di Ombriano e di Inverso Pinasca.
    È difficile fare dei paragoni con l’adunata dello scorso anno: a Bergamo c’erano cinquecentomila persone e sicuramente più entusiasmo, a Torino si è vociferato ci siano state addirittura seicentomila persone (ma bisogna tener conto anche che il capoluogo piemontese è molto più grande e popoloso rispetto alla città lombarda) e forse c’era un filo meno d’entusiasmo. Ma comunque al tirar delle somme si può a buona ragione affermare che sull’onda lunga dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia la prima capitale d’Italia, nonché “Capitale degli Alpini” per un lungo fine settimana, non ha deluso né tradito le attese di tutte le penne nere lì giunte da tutta Italia e dal resto del mondo (tra l’altro qui vi è stata l’ufficializzazione della nascita della 37ª Sezione estera: quella Balcanica-Carpatica-Danubiana presieduta dall’Alpino nonché ambasciatore italiano a Sofia Stefano Benazzo e formata dagli Alpini dei Gruppi Bulgaria, Bucarest e Transilvania residenti all’est Europa) e dei torinesi.
    Anzi, per citare quanto ho scritto all’inizio: “il cielo su Torino” si è colorato di verde nonostante l’azzurro intenso, ha riso, si è divertito, ha accompagnato e si è mosso a fianco degli Alpini in questa 84ª adunata nazionale. Il prossimo anno il raduno sarà in Trentino Alto Adige a Bolzano e, nonostante le difficoltà che verranno fuori per via delle croniche diatribe territoriali e storiche che vanno avanti da anni, sono sicuro che ne verrà fuori ancora una bella adunata in una splendida regione a vocazione alpina, dove moltissimi di noi ci hanno passato alcuni mesi di servizio militare col cappello alpino ben calcato in testa.

    Dario Bignami


    VECI E BOCIA 3-2011
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2011

    IL NUMERO 3 DEL 2011 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 13 SETTEMBRE

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    Il 40° Pellegrinaggio al “Bosco delle Penne Mozze”

    Tra i vari “luoghi della memoria” sparsi in tutta Italia nel nostro ampio mondo alpino, ce n’è uno in particolare che vive di una magia propria: è il Bosco delle Penne Mozze.
    È difficile descrivere solo con le parole la misticità di questo luogo sacro nel quale sono ricordati, con delle apposite stele, i Caduti Alpini della Marca trevigiana. Solo una visita di persona a questo bosco, camminando tra i vari sentieri segnalati coi nomi di questi soldati trevigiani, magari nel silenzio, e soffermandosi di tanto in tanto a leggere gli altri nomi, fa comprendere per intero l’estremo loro ultimo sacrificio: ben oltre 2800 sono infatti le stele che sono state piantate a perenne ricordo di queste Penne Mozze venete.
    Quest’anno è stata la 40ª volta che gli Alpini sono saliti fino a Cison di Valmarino (paesino a pochi chilometri da quella Vittorio Veneto che decretò la fine della Prima Guerra Mondiale il 3 novembre 1918) in provincia di Treviso ai piedi delle prealpi trevigiane, e a detta degli organizzatori quest’anno il numero degli intervenuti è stato ancor più maggiore dei pellegrinaggi degli anni precedenti, anche se la concomitanza con altri tre pellegrinaggi importanti (Monte Tomba col Presidente nazionale Corrado Perona, Monte Bernadia e Monte Pasubio) e le molte altre manifestazioni minori hanno sicuramente tolto qualche partecipante.
    Un particolare di cui sono venuto a conoscenza è che il primo Pellegrinaggio al Bosco delle Penne Mozze è stato fatto nel 1972, quando è stato, se si può dire così, “inaugurato” questo Memoriale proprio nell’anno del centenario di fondazione delle Truppe Alpine: quasi un modo per ricordare degnamente tutti coloro che hanno indossato il Cappello Alpino nel primo secolo di vita delle penne nere. Ero a conoscenza di questo posto avendone letto qualche articolo su alcuni numeri de “L’Alpino” e la curiosità e la voglia di parteciparvi si sono sempre scontrate con qualche altro impegno da me preso in precedenza per cui molte volte ho dovuto rinunciarvi, ma quest’anno ho deciso di lasciar perdere altre manifestazioni per poterci essere e così sabato 3 settembre sono partito in direzione del Veneto. Lì giunto nel pomeriggio ho avuto modo di poter visitare dapprima il paesino e quindi il Bosco delle Penne Mozze in assoluta tranquillità ed in compagnia di altri Alpini lì presenti per completare i preparativi della manifestazione.
    All’ingresso di questo Memoriale c’è un “albero genealogico” sul quale sono apposte delle targhe con i nomi delle Sezioni che hanno avuto dei Caduti nelle guerre, quest’anno sono state apposte le targhe delle Sezioni di Aosta, Asti, Bolzano e Padova alla presenza dei loro presidenti e di alcuni loro soci iscritti. La notte ho dormito come mio solito in auto e la domenica mattina presto ho portato la mia vettura in pole-position per poter partire alla svelta una volta finita la cerimonia. La mattina è stato un continuo arrivare di auto piene di Alpini e familiari. Da sud a nord e da ovest a est, era rappresentata tutta l’Italia alpina: c’erano almeno 150 gagliardetti, una trentina di vessilli sezionali tra cui Sicilia, Abruzzi, Aosta, Torino, Reggio Emilia, Palmanova, Carnica (portato dal mio amico Umberto Spangaro che ho avuto il piacere di reincontrare dopo averlo conosciuto al CISA di Conegliano dello scorso anno), persino quella Sezione australiana di Brisbane ed almeno un migliaio di partecipanti. Alle 10 precise la manifestazione è iniziata con l’alzabandiera e la deposizione di una corona d’alloro al Monumento alle Penne Mozze seguita dal discorso del presidente del “Comitato per il Bosco delle Penne Mozze” Claudio Trampetti, Alpino ovviamente. Della nostra Sezione era presente anche Michele Tresoldi del Gruppo di Gessate; erano presenti anche il Consigliere nazionale Onorio Miotto e l’ex Consigliere nazionale Ornello Capannolo.

    L’appassionata orazione ufficiale è stata tenuta dal Consigliere nazionale e nostro socio Cesare Lavizzari (potete leggerne il testo integrale in un altro articolo).
    Cesare ha parlato del sacrificio dei Caduti che in questo bosco sono ricordati, del perché ogni anno in tanti, Alpini e non, raggiungono questo posto la prima domenica di settembre, dell’Italia dei nostri “Veci” e di quella ricostruita dai nostri Reduci di Russia una volta tornati a baita, della semplicità con cui gli Alpini fanno cose buone senza che queste vengono imposte dai nostri governanti. Nel suo discorso Lavizzari ha ripetuto a più riprese la frase «…basta solo copiare gli Alpini…».
    Particolarmente applaudite sono state le parti in cui ha detto che «…esiste ancora un’Italia buona e positiva, un’Italia di chi lavora si impegna e si sacrifica per le proprie comunità e questi sono gli Alpini…»; successivamente ha aggiunto che «…nessuno ci ha chiesto di costruire una casa per Luca Barisonzi, l’Alpino dell’8° Reggimento Alpini ferito in Afghanistan e bloccato su un letto d’ospedale, abbiamo deciso noi di costruirgliela perché Luca è uno di noi; nessuno ci ha detto che dovevamo andare in Abruzzo dopo il terremoto ma lo abbiamo fatto lo stesso, siamo stati i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via finita l’emergenza…».
    Un giusto tributo di applausi è partito al termine della sua orazione. La successiva Santa Messa e il rancio alpino preparato dagli Alpini del Gruppo ANA di Cison di Valmarino hanno chiuso questo 40° Pellegrinaggio al Bosco delle Penne Mozze.
    Dario Bignami



    BOSCO DELLE PENNE MOZZE - 4.9.2011
    pubblicata da Cesare Lavizzari lunedì 5 settembre 2011 alle ore 11.14

    È per me una grande emozione essere qui a portarvi il saluto del Presidente Nazionale, oggi impegnato sul Monte Tomba, e quello di tutta l’Associazione Nazionale Alpini.
    Ieri sera ero con il Presidente e parlavamo di futuro associativo, di famiglia alpina e di quanto sia diversa dalla società civile. Certo che è diversa. Noi abbiamo l’abitudine di ricordare e ricordando sentiamo la necessità di essere all’altezza dell’esempio dei nostri Padri e del loro sacrificio.
    Ecco perché questa famiglia alpina non dovrà morire mai, perché costituisce un esempio, una sorta di virus benefico che deve diffondersi come una gigantesca pandemia nella società, per sperare davvero di fare dell’Italia un posto migliore. La prima volta che ho messo piede in questo luogo ero poco più che un bambino. Ci ero venuto con Peppino Prisco, il reduce di Russia Peppino Prisco, ma allora non capivo... non riuscivo a percepire la magia vera di questo piccolo grande pezzo di Paradiso.
    Oggi è passato tanto tempo. Ho un ben diverso bagaglio di esperienza e soprattutto sono stato formato dalla naja prima e da questa bella famiglia alpina poi.
    Ecco: oggi riesco a percepire l’essenza di questo luogo. Riesco a sentirne la voce e vi assicuro che l’emozione toglie davvero il fiato.
    Venendo qui mi sono chiesto se fosse giusto parlare, se, parlando, non avremmo in qualche modo disturbato la quiete di questo Bosco che dovrebbe essere votato al riposo e alla meditazione. Mi sono detto, però, che questo non è un luogo di morte ma di vita perché nessuno muore davvero fin tanto che lo si ricorda e in questo luogo, forse più che in qualsiasi altro, questo concetto appare chiaro come il sole.
    Certo il Bosco ha un fascino tutto suo e basta camminarci dentro per sentirne lo spirito. E venire qui a ricordare tutti i ragazzi che vivono questo luogo è un dovere morale che, però, riesce a restituirci energia e ci fornisce quelle motivazioni che ci permettono di affrontare la vita di tutti i giorni in questi momenti non certo facili e felici.
    Ed allora veniamo qui a camminare tra questi sentieri, non certo per ricordare o celebrare gli orrori della guerra, ma per riflettere sulla lezione di dignità, di senso del dovere, di fratellanza, di tenacia, di amore incondizionato verso la Patria che questi ragazzi, che hanno dato tutto per l’Italia, ci hanno lasciato.
    Una lezione che ci è stata mostrata dai Reduci che, al loro rientro, senza nulla chiedere per loro, si sono messi a ricostruire l’Italia e si sono impegnati a trasmetterci quelle virtù che loro avevano dovuto affinare in momenti davvero tragici chiedendo a noi di coltivarle e di applicarle in campo pacifico.
    Una lezione che ci stimola ad essere uomini migliori, a coltivare i valori veri, l’amicizia sincera, a dare il meglio di noi stessi, a collaborare tra di noi per il bene della nostra comunità, per sentire di essere davvero degni del loro esempio.
    Una lezione che gli alpini hanno appreso, che conservano e divulgano spendendo tante delle loro energie.
    Passeggiando per questi sentieri potrete sentire le voci dei ragazzi che son qui ricordati: ci chiedono di non dimenticare e noi non abbiamo dimenticato e continuiamo a ricordare con testardaggine in una società che tende a divorare ogni cosa con rapidità.
    Ci chiedono di seguire sempre la strada del dovere, della responsabilità, della tenacia e della concretezza in un mondo che predilige i risultati immediati ed effimeri.
    Ci pregano di essere semplici, franchi e schietti, disciplinati quando serve e scanzonati quando la situazione lo permette. Ci ricordano che la vita, anche quella di tutti i giorni, è come una cordata: ciascuno deve fare fino in fondo il proprio dovere perché si possa proseguire in armonia e raggiungere risultati importanti, e noi cerchiamo di comportarci sempre come se fossimo legati l’uno all’altro.
    E se ancora oggi, dopo oltre novant’anni, la famiglia alpina è così grande ed in salute lo si deve proprio alla potenza di quella lezione, di quel monito che questi ragazzi ci hanno lasciato.
    Solo continuando ad ascoltare la voce di questi ragazzi coltivando il ricordo di questo sacrificio potremo trovare le motivazioni giuste per continuare a camminare su questo percorso che è l’unico che ci fa sentire davvero uomini e cittadini a pieno titolo. Il Beato Don Carlo Gnocchi, il grande cappellano degli alpini, disse che loro avevano trovato la forza di tornare a casa per far dell’Italia un posto migliore dove vivere e dove crescere i loro figli.
    Disse che per far bella l’Italia ci vuole il coraggio degli alpini, ci vuole l’amore della terra degli alpini, ci vuole la sobrietà degli alpini, ci vuole la religiosità degli alpini, virtù tratte da tutte le guerre, che oggi devono essere applicate in campo pacifico e trasmesse alle future generazioni.
    E noi continuiamo a farlo e non ci fermeremo anche se diventa ogni giorno più difficile. Certo l’Italia di oggi non è quella che sognavano questi ragazzi.
    Ma sta a noi continuare a costituire un esempio di quale deve essere e deve tornare ad essere la nostra Italia.
    Noi che abbiamo il privilegio di essere nati e cresciuti nel posto più bello del mondo, quello con le bellezze naturali ed artistiche che tutto il mondo ci invidia, con le donne più belle e quello dove si mangia e si beve come in nessuna altra parta del globo. Ebbene noi dobbiamo tornare a pretendere di poter essere orgogliosi del nostro Paese, della nostra Patria.
    Dobbiamo pretendere che cessi questa demagogia del nulla e del tutti contro tutti.
    Che si torni davvero a fare cordata tutti assieme.
    In fondo non sarebbe troppo difficile. Basterebbe fare quello che fanno gli alpini che, per prima cosa non si chiedono cosa possano avere dalle Istituzioni, quanto piuttosto cosa possono concretamente fare per aiutare le Istituzioni e le loro comunità. Noi non vogliamo e non possiamo fare politica, ma possiamo e dobbiamo continuare a mostrare che alternative possibili esistono, semplicemente continuando ad essere gli alpini di sempre!
    Possiamo continuare a dare l’esempio di quello che si può fare con la concordia, con la semplicità e con l’amicizia.
    Noi non ci chiediamo, ad esempio, a chi spetti aiutare Luca Barisonzi, alpino dell’8° gravemente ferito in Afghanistan, ad avere una casa tecnologica che gli consenta di vivere una vita il più possibile vicina alla normalità.
    Noi la casa gliela costruiamo perché è un nostro ragazzo, perché è uno che ha compiuto sino in fondo il suo dovere senza lamentarsi mai, in un Paese dove tutti si lamentano, persino i calciatori miliardari! Perché è un ragazzo che, arruolandosi, ha deciso di dedicare la sua vita al servizio di questa Nazione e della sua collettività.
    Non ci siamo chiesti chi dovesse intervenire per il terremoto. Ci siamo presentati in Abruzzo forti delle nostre braccia, della nostra esperienza e del nostro cuore e ce ne siamo andati per ultimi lasciando un villaggio con la sua nuova Chiesa perché sappiamo che ogni comunità ha bisogno delle proprie tradizioni e della propria fede specialmente quando deve risollevarsi. Oggi l’armonia di questo posto stride con quello che avviene fuori di qui.
    Fuori da questo luogo ci sono due Italie.
    Da un lato una parte di questo meraviglioso Paese ha ancora in sé ben radicato il concetto di responsabilità: penso agli alpini in congedo e a quanti con noi operano quotidianamente, penso ad altre organizzazioni come la nostra. Penso ai nostri militari in armi che, ancora oggi pagano un alto tributo al senso del dovere ma continuano ad operare con serietà, con professionalità e con la profonda umanità che li ha sempre caratterizzati.
    Dall’altra parte, invece, c’è ancora chi, nonostante la barca sembri far acqua da tutte le parti, si perde in discussioni inutili o si compiace della peggiore demagogia.
    C’è l’Italia dei furbi, dei soloni del nulla! Di quelli che danno il porto d’armi agli obiettori di coscienza e poi pensano di togliere l’anno di naja dalla computo della pensione quasi a volerci dire che lo abbiamo gettato via inutilmente.
    C’è l’Italia dei segnali pessimi, dell’assistenzialismo e della clientela.
    No. La nostra è un’Italia differente. È quella che sognavano questi ragazzi, e quella che ci raccontano le voci e i sussurri di questo bosco, un Italia seria, per bene, operosa e solidale.
    E per questa Italia noi continueremo a camminare sulla strada di sempre che è quella giusta e continueremo a dare quell’esempio che i nostri vecchi hanno dato a noi e lavoreremo di continuo per trasmettere questo tesoro alle generazioni che verranno.
    E se, nonostante tutto, ancora oggi riusciamo a pensarla così, lo dobbiamo a posti come questo che ci sollecitano la memoria e con essa il giuramento che abbiamo fatto a questi ragazzi: di fare dell’Italia un posto migliore. Il posto migliore dove vivere e crescere i nostri figli.
    W l’Italia, W il Bosco delle Penne Mozze, W gli Alpini
    Cesare Lavizzari, Bosco delle Penne Mozze, 4 settembre 2011

    Al 40° di fondazione del Gruppo di Civo-Dazio

    Tra i miei ricordi di quando ero adolescente c’è quello di diversi campiscuola oratoriani estivi fatti con la parrocchia del quartiere Borgo in Lodi dove abitavo all’epoca.
    Questi campiscuola li facevamo in Valtellina perché la parrocchia aveva una casa dove far alloggiare i ragazzi a Cevo e successivamente a Roncaglia. Qualcuno adesso potrebbe domandarsi cosa c’entrano i miei ricordi adolescenziali con gli Alpini. Nulla.
    Però qualche giorno prima del 6-7 agosto, dando una controllata (tanto per tenermi aggiornato su cosa accade in giro per le varie Sezioni nel periodo estivo) al sito della Sezione Valtellinese di Sondrio e leggendo on-line il loro giornale sezionale, ho letto che a Poira di Civo si sarebbe tenuta la festa per il 40° di fondazione del locale Gruppo Alpini. Solleticato dall’idea di tornare a rivedere il posto dove per una quindicina di giorni all’anno passavo un piccolo periodo della mia giovinezza, e collegandolo al partecipare ad una manifestazione alpina, senza pensarci su troppo ho deciso di andarci.
    Arriva il 6 di agosto, giorno tanto sospirato. Parto alla mattina con calma e in poco più di un paio d’ore arrivo in zona, ma Poira di Civo può aspettare. Leggo i cartelli indicatori: Costiera dei Cech, Cevo [Ce vò (ci vado) a Cevo di Civo era uno dei nostri scioglilingua], Roncaglia, Caspano, Cadelsasso, Cadelpicco, Ponte del Baffo e mi ritornano in mente frammenti di cose vissute all’età di 12-13 anni; episodi che riaffiorano.
    La prima visita è ovviamente per questi luoghi della mia adolescenza; tranne Roncaglia faccio fatica a riconoscere i restanti. Dopo questa “full immersion” in questo tour dei ricordi mi sposto a Poira di Civo, la meta stabilita. Civo è un paesino particolare perché è tutto diviso in frazioni: oltre a quelle già citate ci sono anche Vallate, Serone, Naguarido e Chempo prima dell’arrivo a Poira. Dopo aver preso contatto col posto, aver conosciuto il capogruppo uscente di Civo-Dazio facendoci assieme due parole davanti ad un buon bicchiere di bianco ed aver un poco riposato, parto per una breve escursione verso alcuni maggenghi seguendo informazioni che avevo scaricato da internet. La camminata in mezzo ai boschi e ai prati, anche se pur faticosamente in salita mi rilassa. Sono in mezzo alla natura e sono circondato dalle montagne: da buon Alpino che cosa posso pretendere di più?
    Arrivo ai maggenghi di Careggio e di Ledino per ammirare un po’ il panorama, anche se l’altezza non è eccessiva (mt. 1232): stando alle indicazioni davanti a me dovrei avere i Pizzi Torrone della Val Masino e il monte Arcanzo, mentre del monte Disgrazia intravvedo qualcosa in lontananza tra una nuvola e l’altra. Consulto le indicazioni che mi sono portato al seguito (mica ho voluto essere sprovveduto facendo cose a casaccio…) e l’idea sarebbe quella di salire verso la Croce di Ledino o verso i Laghi dello Spluga (altre 4 ore di camminata in salita, oltre alla discesa) ma la distanza è eccessiva da fare nel solo pomeriggio, inoltre il tempo non lascia presagire nulla di buono per cui preferisco non rischiare per non perdermi inutilmente nei boschi e torno indietro per trascorrere il resto della giornata in paese; in fin dei conti io sono lì per la manifestazione della domenica, non per sfidare me stesso e la natura. Il diluvio sceso in piena notte lascia molti dubbi sulla riuscita della manifestazione e in mattinata il cielo è grigio con una leggera pioggerellina che va e viene.
    L’ammassamento viene fatto davanti al piazzale della pizzeria e qui a trovarci non siamo in tanti, all’incirca saremo una cinquantina di Penne Nere. Con piacere vedo che non sono l’unico ospite a questo 40° di fondazione unito al raduno sezionale estivo: vi sono anche il vessillo della Sezione di Luino (l’alfiere mi viene ad abbracciare perché si è ricordato che sono l’Alpino giunto da Lodi lo scorso dicembre all’inaugurazione del 25° Presepe degli Alpini di Luino) e una piccola delegazione del Gruppo di Risano della Sezione di Palmanova del Friuli con il quale gli Alpini civesi sono gemellati da oltre trent’anni, oltre ovviamente ad una ventina di gagliardetti dei Gruppi ANA sondriesi.
    La sfilata è la più corta mai fatta ad una manifestazione: si e no 300 metri per arrivare al piazzale per l’alzabandiera. La piccola fanfara alpina di Rogolo allieta con alcune sonate le persone in attesa dell’arrivo del sacerdote, quindi la successiva S. Messa si tiene nella piccola ma accogliente chiesetta di Poira: tutta la frazione è qui riunita come una piccola grande famiglia stretta intorno ai suoi Alpini per festeggiarli e il calore della gente contrasta il freddo della pioggia che scende fuori.
    Al termine ci si sposta vicino alla sede dove c’è il nuovo monumento agli Alpini Andati Avanti. Lo scoprimento e i discorsi da parte del presidente della Comunità Montana Valtellinese, dei sindaci dei due paesi, del capogruppo di Civo-Dazio e dell’ex presidente sezionale Ettore Leali sono stati l’ultimo atto ufficiale di questo 40° anniversario di fondazione prima del rancio alpino a base di polenta taragna, salsicce e formaggi (e cosa altrimenti in Valtellina?). Nulla di nuovo per me sotto il sole, anzi sotto la pioggia, a livello di partecipazione a qualche manifestazione alpina, ma il rivedere una piccola parte della mia esistenza adolescenziale mi ha fatto molto piacere.
    Dario Bignami


    Al 90° anniversario di fondazione della Sezione ANA di Firenze.

    I casi della vita: per la seconda volta quest’anno sono stato a Borgo San Lorenzo. Qualcuno, leggendo questo articolo potrebbe benissimo domandarsi dove sta il caso: se lo scorso metà febbraio ero stato presente in Abruzzo insieme ad un terzo della nostra Sezione, in quella località di Fossa dove è stato costruito il villaggio ANA, gli scorsi 25 e 26 giugno sono stato in quella cittadina toscana che si può tranquillamente etichettare come il “capoluogo del Mugello”, come lo sono Treviglio per la Bassa Bergamasca e Vigevano per la Lomellina tanto per intenderci; e nella patria degli appassionati dei motori e dell’alta velocità a due e quattro ruote a trionfare, col loro passo lento ma sicuro e deciso, sono stati… gli Alpini.
    Un caldissimo sole giallo entrambi i giorni, le dolci e verdi colline del Mugello a contrastare l’azzurro del cielo, del fiume Sieve e dei tanti laghetti lì intorno, tantissimi tricolori appesi ovunque e tantissime penne nere: questi sono stati i colori di questo 90° anniversario di fondazione della Sezione ANA di Firenze. Un anniversario importante per una Sezione importante che, pur essendo piccola nei numeri, risiede in quella città che è stata la “culla del Rinascimento” e per un breve periodo anche la seconda capitale d’Italia dopo Torino. Senza dimenticare che, a inizio giugno, pure la Sezione ANA di Roma ha festeggiato il suo 90° di fondazione.
    E nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia non è cosa di poco conto per noi Alpini, credenti praticanti del verde-bianco-rosso nazionale, aver festeggiato l’adunata nazionale e due 90mi di fondazione nelle tre capitali d’Italia.
    Questa due-giorni di festa alpina è cominciata nel tardo pomeriggio del sabato presso il Foro Boario della cittadina toscana dapprima con l’arrivo dei partecipanti e poi con l’alzabandiera alla presenza del vessillo della Sezione fiorentina, di quello del Battaglione “Tirano” scortato dal generale in pensione Gioacchino Gambetta, e di diversi gagliardetti. Il momento successivo della manifestazione è stato l’inaugurazione della “Passerella degli Alpini”, dono dell’amministrazione comunale alla cittadinanza a ricordo di questo fine settimana alpino. La sfilata successiva ha portato il corteo al Monumento alle Vittime Civili per la deposizione della corona d’alloro e quindi, un po’ a sorpresa, nella sala consiliare del municipio per i discorsi del sindaco dott. Giovanni Bettarini, del capogruppo locale Giuseppe Tronconi e del presidente sezionale Giancarlo Romoli. L’ultimo atto del sabato si è tenuto alla sera presso il cinema-teatro Don Bosco ed è stato il concerto, molto applaudito, del Coro Alpino del Mugello e del Coro sezionale “Su Insieme”.
    La domenica mattina è stata Villa Pecori Giraldi ad accogliere i partecipanti alla manifestazione. A dettare i ritmi musicali c’erano la banda musicale di Vicchio e la Fanfara Alpina di Bassano del Grappa, mentre sei ragazzi vestiti con delle divise storiche degli Alpini hanno dato quel tocco di originalità in più alla festa. Sei i vessilli sezionali presenti: Firenze, Pisa-Lucca-Livorno, Bolognese-Romagnola, Marche, Roma, Bassano del Grappa; tutti i Gruppi della locale Sezione con i loro striscioni e diversi Gruppi ospiti [Lodi (Milano), Dolegnano (Udine), Pisa e Porcari (Pi-Lu-Li), Roma (Roma), Brisighella, Forlì e Faenza (Bolognese-Romagnola), Camerino (Marche)] giunti appositamente a Borgo San Lorenzo per festeggiare questo importante anniversario. Tutto il paese era in festa ed ha accompagnato gli Alpini nella loro sfilata per le vie cittadine per l’ultimo atto formale della manifestazione ovvero la Santa Messa presieduta da S.E. cardinale Silvano Piovanelli vescovo emerito di Firenze e concelebrata da altri tre sacerdoti nel parco cittadino, preceduta dalla deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti. Al termine della celebrazione eucaristica il ritorno al Foro Boario ancora in sfilata per il pranzo organizzato appositamente per l’occasione che ha chiuso i festeggiamenti per i primi 90 anni della Sezione ANA di Firenze.
    Se fosse stato presente alla manifestazione, chissà quale importante poema avrebbe poi potuto scrivere in merito il sommo poeta Dante Alighieri per i 90 anni degli alpini della sua terra… “La Divina Penna Nera Fiorentina”…
    Dario Bignami


    VECI E BOCIA 4-2011
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: novembre 2011

    IL NUMERO 4 DEL 2011 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 21 NOVEMBRE

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    Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

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    TUTTI GLI ARTICOLI PERVENUTI ALLA REDAZIONE HANNO TROVATO POSTO NELL'EDIZIONE SU CARTA, UNA VOLTA CHE QUESTA E' STATA PORTATA A BEN 24 PAGINE...
    PERTANTO PER QUESTO NUMERO NON CI SONO ARTICOLI AGGIUNTIVI NELLA VERSIONE ON-LINE




    VECI E BOCIA 1-2012
    Notiziario della Sezione ANA di Milano - - edizione: marzo 2012

    IL NUMERO 1 DEL 2012 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 19 MARZO

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    Nonostante questa edizione sia uscita su 28 pagine, il maggior numero nella storia di "Veci e Bocia", lo spazio non è stato sufficiente per inserirvi tutto il materiale disponibile. Pubblichiamo pertanto nell'edizione on-line quanto, a malincuore, non abbiamo inserito nella versione su carta.

    Un logo per i 60 anni di “Veci e Bocia”

    Avevamo chiesto collaborazione per trovare il logo identificativo per i 60 anni del nostro giornale e abbiamo ricevuto alcune proposte.
    Ringraziamo Mario Brioschi, Federica Papa, Gigi Rodeghiero e Roberto Tanzi per l’attenzione alla nostra richiesta e per l’impegno profuso nel preparare alcuni interessanti spunti.
    Tra tutte le idee ricevute abbiamo deciso di scegliere una delle proposte di Gigi Rodeghiero per la semplicità e per l’immediatezza nel ricordare la testata del nostro giornale.
    Per ringraziare coloro che hanno contribuito a questo lavoro, abbiamo deciso di dare evidenza a tutte le loro proposte nella versione On-line di “Veci e Bocia”.
    Cliccate qui per scaricare il file con le proposte per il logo del 60° di "Veci e Bocia".

    Cliccate qui per scaricare il programma del raduno del Gruppo Agordo.
    Cliccate qui per scaricare il programma dell'inaugurazione della sede della Sezione di Cremona.

    Seguono cinque articoli...

    L’incontro con Luca Barisonzi a Vigevano il 23 febbraio 2012.
    Ho una Storia da raccontarvi

    Quando noi Alpini ricordiamo quelli andati avanti, mi ha sempre fatto piacere pensare che ricordiamo soprattutto quegli oscuri soldati morti lontano, pensando alla propria casa, alla propria “morosa”.
    Agli eroi ci pensavano già tutti, noi Alpini dovevamo pensare agli altri, ai tanti “Ninetto” sotto una croce sulla strada di San Donà o ai fratelli di quella ragazza Russa di nome Joska ….
    Un pensiero sommesso e taciuto, quasi dissacrante nei confronti degli Eroi, ma che poi con Kennedy prende forma e autorevolezza nella famosa frase “la storia non la fanno gli eroi, ma la facciamo tutta noi”: che forza questi Americani, hanno sempre la battuta pronta!
    Ma adesso devo ricredermi e lo devo a Luca Barisonzi, o meglio a quello che ho visto grazie a Luca.

    Ho visto mille ragazzi delle scuole, seduti tutti assieme, partiti con gioia per le tre ore di scuola perse, ma poi attratti da quei discorsi grandi, importanti. Attenti, curiosi, affascinati che qualcuno gli parlasse della loro vita, del loro futuro. Erano discorsi che parlavano di impegno, di Patria, di senso del dovere, di spirito di squadra, di responsabilità, di rispetto e di lealtà, ma anche di fiducia, di speranza, e di voglia di vivere.
    Tutti quei concetti, tutti insieme, glieli hanno detti gli Alpini, dei giornalisti e le Autorità, ma soprattutto Luca, perché per la prima volta ha raccontato la sua storia a dei ragazzi delle scuole superiori qui a Vigevano.
    E noi Alpini c’eravamo e c’eravate tutti Voi della Sezione di Milano, perché … per quei ragazzi c’erano tutti gli Alpini d’Italia e questo è stato reso possibile perché Luca aveva una storia da raccontare.
    Ed è una regola: noi per essere ascoltati dobbiamo avere una storia da raccontare. Può essere il nostro impegno nel migliorare il nostro Territorio, la nostra Collettività, può essere per quello che facciamo nei paesi lontani, può essere per la nostra sensibilità nei confronti della gente che soffre e che ha bisogno di aiuto e che guarda agli Alpini come a persone su cui contare.
    Noi ne abbiamo raccontate tante di storie, ma quella di Luca è una bella storia, è la storia di un ragazzo che vuole avere un suo futuro, una sua dignità, vuole essere il più indipendente possibile… che vuole vivere.
    L’importante è quello che questa storia genera in noi e in tutti gli Italiani e il progetto “Una casa per Luca” è eloquente. Questa storia vuole anche confermare che per noi Alpini nulla è impossibile, basta volerlo.
    Grazie Luca, probabilmente questi tempi hanno bisogno di eroi, e noi come te non possiamo e non vogliamo rinunciare al nostro destino.
    Renzo De Candia


    Milano ha celebrato il “Giorno del ricordo”

    Avendo ricevuto l’invito speditomi dall’ex capogruppo Giancarlo Bianchi - che a sua volta lo aveva dal presidente del Consiglio di zona - mi sono recato in largo Martiri delle foibe di questa città, per presenziare alla cerimonia relativa al “Giorno del ricordo” ivi in programma: era un solo alpino presente: io (e senza cappello)! Su internet sono riprodotte foto della cerimonia: il Sindaco mentre tiene il [polemico] discorso, davanti a vessilli degli esuli istriani e dalmati. Allego il testo sulla manifestazione.
    Anche il Comune di Milano, in ottemperanza alla legge n° 92 del 30 marzo 2004 che ha istituito per il 10 febbraio il “Giorno del ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre degli istriani, dei fiumani e dalmati, lo ha celebrato nel luogo più appropriato, denominato, per l’appunto, dalla toponomastica cittadina dal 1998, “Largo Martiri delle foibe”. In merito alle inaudite vicissitudini patite negli anni 1943-47 dagli Italiani dell’Istria e della Dalmazia, Giorgio Napolitano, un lustro addietro nella sua prima partecipazione ufficiale a Roma quale presidente della Repubblica, le aveva definite “una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica”.
    A mezzodì del brumoso venerdì 10 febbraio scorso, il sindaco Giuliano Pisapia, dotato di fascia tricolore prevista per le cerimonie ufficiali, affiancato da un ammutolito amministratore provinciale munito di fascia azzurra quale sostituto del presidente Guido Podestà, alla presenza di più di cento cittadini, fra cui taluni esuli istriani e dalmati, nonché militari in servizio delle Forze armate dello Stato e della polizia locale, rappresentanti di associazioni d’Arma e combattentistiche, ha commemorato il “Giorno del ricordo”, scatenando polemiche e contestazioni. Egli, servendosi di un microfono installato su un piedistallo adagiato sull’ampio marciapiede, ha esordito dichiarando: “Il giorno del ricordo - che viene ricordato in data odierna poiché il trattato di pace che previde la cessione di nostri territori nord-orientali alla Jugoslavia fu firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 - è un’occasione per meditare su un argomento del nefasto passato su cui, per troppi anni, perdurò un silenzio ingiustificabile. Per le migliaia di Italiani che dovettero lasciare le loro case e i loro affetti fu un triste evento, reso ancor più intollerabile dall’indifferenza e dalla mancanza di solidarietà che accompagnò il destino di questi connazionali. Le divisioni su un pezzo di storia dolorosa non sono più ammissibili in una nazione nata dalla Resistenza, in una città fregiata di medaglia d’oro, che ha fatto della solidarietà e della pace il suo punto di riferimento per il presente e per il futuro. L’Italia pagò duramente per le sciagurate guerre di aggressione scatenate dalla dittatura fascista, che aprirono la strada all’odio e alla violenza; è nostro dovere ricordare perché quel passato terribile non si ripeta più ...”.
    Gli esuli presenti, ancor prima che iniziasse a parlare Pisapia, allorquando il responsabile del civico ufficio di gabinetto faceva presente che l’odierno protocollo prevedeva solamente l’intervento del primo cittadino, unico oratore ufficiale ammesso a parlare, avevano iniziato a protestare sommessamente, con discrezione.
    Profondamente amareggiato, il segretario del “Movimento Nazionale Istria, Fiume, Dalmazia”, Romano Cramer, portatosi vicino al microfono, anticipando il discorso del Sindaco, si è limitato ad affermare: “Nonostante non mi sia consentito intervenire, reputo comunque sia mio dovere ringraziare i presenti, in particolar modo i rappresentanti dei sindaci in esilio delle libere città di Pola, Fiume, Zara, nonché i parenti delle vittime, gli esuli e i profughi intervenuti in questo posto con le bandiere e i vessilli della terra che ci ha dato i natali, per ricordare la nostra tragedia”.
    Il sindaco Pisapia, poco dopo il termine del discorso - unitamente al personale del Cerimoniale, uno dei quali, al microfono, aveva precisato: “Cittadini, la cerimonia è conclusa” - se ne andava, lasciando delusi parecchi astanti, che esprimevano giudizi negativi sullo svolgimento della celebrazione. Uno di essi, dimostrando di conoscere i trascorsi politici di Pisapia, ha tentato di “spiegare” il suo discutibile comportamento rammentando che alla Camera l’11 febbraio 2004, quale parlamentare del Prc, unitamente ad altri quattordici deputati, aveva votato contro l’istituzione di tale “Giorno”. Allora - soggiungeva, perplesso - adesso sorge spontanea una legittima domanda: ironia della sorte, con quale spirito di opportunità politica e coerenza operativa egli, in veste di primo cittadino, si è sentito, suo malgrado, “obbligato” a presentarsi qui, per adempiere un dovere istituzionale che probabilmente non condivideva?”
    Mentre Romano Cramer, ribatteva: “In Italia è la prima volta che ai diretti interessati veiene impedito di rammentare il loro sventurato passato in una cerimonia commemorativa; ci sentiamo umiliati. I nostri non sono morti di serie B. Se l’avessimo saputo, non saremmo neanche venuti. Il Sindaco, arrivato in tutta fretta e con i minuti contati, nella lettura degli appunti che aveva preparato, ha riconosciuto il nostro dramma, ma ha preferito mettere in risalto l’occupazione della Jugoslavia da parte dell’Italia fascista e, pur non negando le foibe, ha quasi giustificando la reazione con le atrocità dei comunisti titini. Pisapia, anziché pacificare, ha riaperto ferite non ancora del tutto rimarginate; con la sua mezza cerimonia, ci ha offesi. Dovrebbe chiederci scusa! ...”.
    Roberto Scloza


    Il 70° della morte di don Secondo Pollo

    Per il terzo anno consecutivo la chiusura delle trasferte alpine l’ho svolta partecipando alla S. Messa in ricordo del Beato don Secondo Pollo a Vercelli; questa poi è stata un’occasione speciale in quanto ricorreva il 70° della sua morte avvenuta a Dragali in Montenegro proprio il 26-12-1941 nel tentativo di salvare un suo commilitone colpito a morte.
    Questa piacevole tradizione l’ho ancora una volta condivisa con l’amico Luca Geronutti del Gruppo di Milano Centro.
    Come al solito, dopo accordi telefonici presi nei giorni precedenti, a Milano ci troviamo sullo stesso treno per Vercelli.
    La levataccia ha il suo peso il giorno dopo Natale ma il desiderio di essere presenti a questa manifestazione ha avuto il sopravvento. Dopo un’ora dalla partenza da Milano eccoci a Vercelli. Ad attenderci in stazione non c’è come lo scorso anno Gian Domenico Ciocchetti (partito in mattinata alla volta di Torino per andare a prendere un “giovane” sacerdote di 99 anni che ha conosciuto don Secondo Pollo) ma il consigliere sezionale Maurizio Mattiuzzo. Sorrisi e strette di mano sono il benvenuto nella città piemontese. Dopo un buon caffè ristoratore offertoci da Mattiuzzo partiamo per Caresanablot, paese natale del futuro Beato. Qui, come lo scorso anno, in molti si ricordano di noi due e ci ringraziano anche questa volta per essere presenti.
    Ci viene incontro anche il nuovo Presidente della Sezione vercellese Piero Medri (che quest’anno è stato eletto al posto di Ciocchetti) e ci ringrazia anch’esso mentre un socio del Gruppo Vercelli “Don Secondo Pollo” ci racconta della bella esperienza e del successo della mostra fatta a San Giuliano Milanese qualche mese fa. Ormai dopo queste dimostrazioni d’affetto io e Luca sappiamo di essere tra amici. In piazzale Don Pollo comincia la cerimonia ufficiale con l’alzabandiera, l’inno italiano, la deposizione di un vaso di Stelle di Natale con la canta del “Piave” ed il “Silenzio” ai piedi del monumento ai Caduti Vercellesi. È interessante notare come anche l’amministrazione comunale di Caresanablot sia stata coinvolta in quanto ha donato agli alpini due nuove bandiere tricolori (benedette dal sacerdote di Caresanablot e dal diacono-alpino) per sostituire quelle ormai logore e desunte che si trovavano sui due pennoni comunali. Rispetto allo scorso anno c’è più gente: oltre ai gagliardetti e al vessillo bicciolano ed ai nostri, ci sono anche quelli della Sezione Valdostana e di Ivrea accompagnata dai gagliardetti di S. Benigno Canavese e Cuorgné. Terminata questa prima parte di manifestazione ci spostiamo presso la chiesetta locale dove formiamo lo schieramento; la successiva sfilata giunge davanti al cimitero dove si trova il monumento a don Secondo Pollo. Anche qui alzabandiera e deposizione di un vaso di Stelle di Natale sulle note dell’inno nazionale, del Piave e del Silenzio. Dopo un breve discorso di circostanza fatto dal Presidente Medri, ritorniamo per partecipare alla S. Messa..
    A celebrare la funzione eucaristica oltre al prete di Caresanablot c’è anche mons. Italo Ruffino (accompagnato a questa manifestazione da Gian Domenico Ciocchetti), sacerdote minuto di corporatura, sciolto nel parlare e di una lucidità mentale così incredibile che si fa fatica a dargli 99 anni, che molti anni addietro ha avuto modo di conoscere don Secondo Pollo in un’occasione soltanto. Nell’omelia mons. Ruffino ha raccontato alcuni aneddoti su don Pollo, com’è avvenuto il loro incontro, cosa lo ha colpito del futuro Beato; una piccola lectio magistralis che ha visto l’attenta partecipazione dell’assemblea presente. Al termine della S. Messa io, Luca, l’alfiere della Sezione Valdostana e un socio vercellese siamo andati a pranzo assieme. Se fosse stato come lo scorso anno io e Luca saremmo stati ospiti di Padre Dino Cadonà (ex cappellano militare della Brigata Alpina Julia) prima a pranzo e poi per un rigenerante riposino pomeridiano nel convento di fronte alla stazione ferroviaria, ma essendo in giro in qualche parte d’Italia in quanto missionario, quest’anno questa cosa non s’è potuta fare; ed è stato anche un po’ un dispiacere non averlo potuto reincontrare. Nel tardo pomeriggio poi abbiamo fatto quattro passi nel centro storico di Vercelli un po’ per smaltire il pranzo ed un po’ per ammirare le bellezze architettoniche della città. In serata infine abbiamo partecipato alla seconda e più importante S. Messa, quella in duomo presieduta da S. E. mons. Enrico Masseroni che ha avuto ancora una volta come “protagonista” mons. Italo Ruffino dove anche in quest’occasione nell’omelia ha ripetuto ciò che aveva detto in mattinata a Caresanablot più altri aneddoti. Al termine della celebrazione eucaristica dopo le classiche foto fatte davanti alla teca con le reliquie del Beato, io e Luca salutiamo e ringraziamo tutti ed a nostra volta veniamo ringraziati per la giornata trascorsa a Vercelli promettendoci di vederci anche il prossimo anno.
    Dario Bignami


    Il calcio e gli Alpini

    Questa è una curiosità di cui sono venuto a conoscenza leggendo l’ultimo numero del notiziario della Sezione di Monza. Che cosa hanno in comune lo sport italiano per eccellenza e il Corpo degli Alpini?
    Apparentemente nulla, anche se diverse Sezioni e Gruppi in Italia, anche a livello di Raggruppamento, organizzano tornei di calcio coi soci alpini dei vari Gruppi. Nello sfogliare “Monza e Brianza Alpina” mi sono imbattuto in un articolo dal titolo “Intitolata la sede del Gruppo di Gorgonzola” (dove si svolgerà il prossimo raduno della Sezione di Monza il prossimo 27 maggio in occasione del 50° del Gruppo martesano, n.d.r.) a cura del capogruppo Adriano Lacchin. In questo articolo egli cita che la sede del loro Gruppo è intitolata all’alpino Erminio Giana, nativo di Gorgonzola, sottotenente del 4° Reggimento Alpini del Battaglione “Aosta”, Medaglia d’Argento al Valor Militare e caduto sulle trincee del Monte Zugna durante la Prima Guerra Mondiale.

    Fin qui nulla di strano: molte sedi di Gruppi e Sezioni sono intitolate ad alpini valorosi. Ma che ci sia proprio una squadra di calcio che porta il nome di un alpino, era la cosa che mi giungeva nuova. Questa squadra di calcio esiste ed è appunto la “Giana Erminio” che gioca nel campionato di Promozione Lombarda (girone F) ed è anche prima in classifica. È vero che anche la squadra di calcio di Lodi, come tante altre realtà sportive lodigiane, porta il nome di una persona, il condottiero Fanfulla famoso per aver partecipato alla “Disfida di Barletta” (per inciso poi la “Giana Erminio” e il “Fanfulla” giocano nello stesso girone). Ma mi sono sempre domandato, da quando ne ho letto il nome, perché fosse stato dato il nome di una persona a questa società sportiva calcistica martesana e di dove fosse, e anche quando venni a sapere che la squadra era di Gorgonzola mi rimaneva sempre in sospeso l’altra domanda: chi era Erminio Giana?
    Ora finalmente lo so e sono contento che anche nel mondo dello sport, almeno per una volta, ci si sia ricordati di un valoroso alpino, anche se in maniera del tutto particolare ma che comunque gli rende onore.
    Dario Bignami


    La Santa Messa di Natale in Duomo a Milano

    Ancora una volta si è compiuto “il miracolo” della “seconda adunata nazionale” dell’anno: la Santa Messa di Natale in duomo a Milano, con la presenza nel capoluogo lombardo di migliaia di penne nere giunte da ogni parte d’Italia.
    Questa 54ª edizione della Santa Messa voluta a suo tempo dal mai dimenticato Peppino Prisco ha visto la “prima volta” da protagonisti (a loro modo) del nuovo sindaco meneghino dott. Giuliano Pisapia e dell’Arcivescovo S.E. Cardinale Angelo Scola, che hanno avuto parole di elogio nei confronti degli alpini per tutto ciò che fanno di positivo gratuitamente per chi è in difficoltà.
    A questo appuntamento erano presenti un Picchetto Armato e la Fanfara della Brigata Alpina Taurinense, la Fanfara Storica della Sezione di Vicenza, la Fanfara Alpina di Abbiate Guazzone e quella di Ombriano; mentre tra le autorità militari vi erano il Comandante Generale delle Truppe Alpine Alberto Primicerj, il Comandante Generale del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO con sede a Solbiate Olona Generale Giorgio Battisti, il Generale Camillo De Milato e diverse altre penne bianche. Ovviamente era presente il Labaro Nazionale scortato dal Presidente Corrado Perona e dal Consiglio Direttivo Nazionale al gran completo. L’oratore ufficiale della manifestazione è stato il past-president Giuseppe Parazzini.
    Non sto a dilungarmi troppo su quella che è stata la manifestazione in sé visto che le formalità sono le stesse di ogni anno con la chiusura al Sacrario di Sant’Ambrogio, ma mi preme sottolineare come ancora una volta i numeri della partecipazione a questa tradizionale Santa Messa siano sempre di più in aumento con la presenza di ben oltre 40 gonfaloni di città e paesi invitati, 55 vessilli sezionali ed oltre 370 gagliardetti di Gruppo, segno che questa manifestazione è molto più di una semplice Santa Messa, ed è sentita da tantissime persone, alpini e non alpini.
    Dario Bignami



    VECI E BOCIA 2-2012
    - Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: giugno 2012 -

    Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

    Cliccate qui per aprire la pagina "Lo scaffale di Veci e Bocia", da cui si accede a tutti i numeri presenti on-line.


    Affiancato al logo per i 60 anni di “Veci e Bocia” abbiamo inserito anche su ogni pagina dell'edizione su carta quello per i 140 anni della Truppe alpine ideato da Riccardo Talleri.
    Questa edizione è uscita su 24 pagine, e dopo in numero precedente che con 28 batteva il record per maggior numero nella storia di "Veci e Bocia", stabilisce un nuovo record grazie all'inserto di 8 pagine dedicato ai 140 anni delle Truppe Alpine.
    Ancora un volta lo spazio non è stato sufficiente per inserirvi tutto il materiale disponibile. Pubblichiamo pertanto nell'edizione on-line i due articoli che, a malincuore, non abbiamo inserito nella versione su carta.


    Il 30° di fondazione del Gruppo ANA di Bollengo
    Quando una persona vuol sapere cosa si farà o cosa c’è in ballo da fare oggi o comunque nell’immediato, si usa dire la frase: “Cosa bolle in pentola oggi?”
    Beh, prendendo spunto da questa frase sabato 16 giugno mi sono detto, usando un gioco di parole: “Oggi in pentola bolle… il 30° di fondazione del Gruppo di… Bollengo” e cosi, senza pensarci troppo, domenica 17 giugno mi sono concesso una bella gita fuori porta, molto fuori porta a dir la verità, a Bollengo nel verde del Canavese, zona d’Italia dove non ero mai stato, a pochi chilometri da Ivrea.
    Qui sono stato accolto con molto calore (come se non fosse bastato il gran caldo faceva…) dalle penne nere locali, quando ho detto al punto di registrazione dei gagliardetti la località e la Sezione da cui provenivo.
    Alla successiva domanda su come facevo a sapere della loro manifestazione, gli ho semplicemente risposto che avevo visitato il sito della Sezione ANA di Ivrea alla voce “Manifestazioni dei Gruppi”.
    Credo che nemmeno loro si aspettassero che qualcuno arrivasse da così lontano per festeggiare questo compleanno “fuori norma” (era presente anche il Gruppo di Pont Saint Martin della Sezione Valdostana), soprattutto in questo tempo di vicinanza alle vacanze che invita sicuramente di più ad andare verso i mari, i laghi o le montagne per rinfrescarsi. La splendida cittadina canavesana era completamente addobbata di tricolori ai balconi e alle finestre e la sfilata per le vie cittadine ha indotto tutta la popolazione bollenghina a partecipare con entusiasmo a questa manifestazione.
    Non mi dilungo sull’andamento della cerimonia perché le formalità sono sempre le stesse, ma mi preme far sapere che il sindaco alpino di Bollengo ha invitato tutta la cittadinanza a fare un lungo applauso a un alpino in armi di Bollengo presente alla manifestazione e che nei prossimi mesi sarà impegnato e operativo in Afghanistan.
    Nel pomeriggio, prima del definitivo ritorno a casa, mi sono concesso una piccola sosta e un bagno nel vicino lago di Viverone per rinfrescarmi un poco e pensando a quando il prossimo anno ci sarà il raduno del 1° Raggruppamento proprio ad Ivrea, se non erro; se non vi saranno impegni particolari non è escluso che possa tornare qui nel Canavese a visitare Bollengo e a trovare i suoi alpini.
    Dario Bignami



    Il nuovo Gruppo ANA di Misano Gera d’Adda
    Domenica del 22 aprile la Sezione di Bergamo ha festeggiato l’ennesima nascita di un suo nuovo Gruppo: quello di Misano Gera d’Adda intitolato al tenente cappellano don Franco Amigoni.
    Data la distanza non particolarmente impegnativa, io ed altri due soci del mio Gruppo di Lodi abbiamo partecipato a questa manifestazione. In questo piccolo paesino tappezzato di bandiere tricolori che guarda in faccia al Santuario della Madonna di Caravaggio, ci siamo dati appuntamento in tanti, praticamente tutti i Gruppi della Bassa bergamasca, per festeggiare questa “nuova entrata” nella grande famiglia degli Alpini.
    È stata anche l’occasione per me di rivedere degli amici della zona e per la prima uscita del nuovo Presidente sezionale Carlo Macalli emozionato al momento dei discorsi, così come anche il giovane capogruppo Mauro Strada, mentre la giovane e bella signorina sindaco Daisy Pirovano era perfettamente a suo agio nel parlare dato che suo padre, l’onorevole Ettore Pirovano, è Presidente della Provincia di Bergamo ed è stato uno dei fautori della bellissima adunata del 2010.
    La nostra Sezione era più che degnamente rappresentata con una decina di soci, il Vessillo sezionale e i Gagliardetti di Cassano d’Adda, Gessate e Lodi.
    Non mi dilungo nei dettagli della manifestazione che, oltre alle formalità di rito in questa occasione ci sono state anche la benedizione del gagliardetto e l’inaugurazione della con il taglio del nastro. Una sede in coabitazione con altre associazioni locali, dalla quale magicamente sono usciti, al termine della parte formale, tutto alcuni tavoli bene imbandite per il classico rinfresco all’alpina.
    Dario Bignami


    VECI E BOCIA 3-2012
    - Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: settembre 2012 -

    IL NUMERO 3 DEL 2012 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA L' 1 OTTOBRE

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    in formato fascicolo (vedi box a pag.19 di VeB)



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    Affiancato al logo per i 60 anni di “Veci e Bocia” appare in ogni pagina dell'edizione su carta quello per i 140 anni della Truppe alpine ideato da Riccardo Talleri.
    Questa edizione è uscita su 20 pagine, rinviando al prossimo numero l'inserto dedicato ai 60 anni del notiziario.
    Ancora un volta lo spazio non è stato sufficiente per inserirvi tutto il materiale disponibile. Pubblichiamo pertanto nell'edizione on-line i quattro articoli che, a malincuore, non abbiamo inserito nella versione su carta.


    80° della Sezione di Reggio Emilia e 50° del Gruppo di Cavola

    “Sogno di un weekend (alpino) di mezza estate”. Si potrebbe tranquillamente scomodare una delle più importanti opere di William Shakespeare per poi parafrasarla ad uno dei nostri tanti fine settimana all’insegna delle manifestazioni alpine.
    Infatti dal 27 al 29 luglio scorsi a Cavola di Toano, sull’Appennino Emiliano, è andata in scena una manifestazione che ne racchiudeva tre: l’80° di fondazione della Sezione di Reggio Emilia con annesso 56° raduno sezionale, e il 50° del Gruppo di Cavola.
    Una tre giorni all’insegna del tricolore (e non poteva essere diversamente per la Sezione della “Città del Tricolore dal 1797”), dell’alpinità e della Festa della Solidarietà Alpina, come ormai avviene da nove anni a questa parte quando c’è il raduno sezionale reggiano. E come sempre quando c’è qualcosa di alpino che mi attira, io non mi tiro indietro: così parto nel tardo pomeriggio del sabato giusto in tempo per essere presente all’alzabandiera delle 19 (sì, avete letto bene… alzabandiera alle ore 19…) con il suggestivo sfondo della “Pietra di Bismantova” di Castelnuovo né Monti al tramonto.
    Nella stessa giornata al mattino le penne nere di Cavola avevano già inaugurato la “Fontana degli Alpini”, mentre nella scuola elementare del paese vi è la mostra fotografica sulla Ritirata di Russia esposta dal reduce Pasquale Corti. Dopo l’alzabandiera ed un breve carosello del Corpo Bandistico di Cavola m’intrattengo a parlare con alcuni alpini reggiani tra cui il presidente Emilio Schenetti e in mezzo a questo gruppetto ci sono anche gli amici del Gruppo di Cernusco sul Naviglio. Ci guardiamo stupiti chiedendoci cosa ci facciamo lì e come facevamo a sapere della manifestazione, poi scoppiamo a ridere. Restiamo lì a parlare ancora un po’, quindi ritorno alla mia auto per cenare. La serata si conclude quindi al “Cavolaforum” (un piccolo gioiello architettonico polivalente con una sala-congressi che fa anche da teatro ed una grande palestra utilizzata per i pranzi e le cene di questo weekend) con la consueta rassegna dei cori: il Coro locale “Voci lassù”, il Coro ANA sezionale “Canossa” e la Corale di Scandiano “Essetimajor”.
    Dopo l’esperienza di due settimane prima, quando al Passo San Marco ha tempestato tutta notte facendomi dormire nella sede del Gruppo di Mezzoldo, questa volta sono più fortunato: la notte stellata e ventilata mi conciliano il sonno e mi permettono di dormire in auto nel cortile di un’azienda metalmeccanica gentilmente messo a disposizione dal proprietario anche ai camperisti giunti da più lontano e usato anche come posto-tappa al mattino per fare colazione con Parmigiano Reggiano, vino, focacce, pane e salame.
    La domenica c’è il “sogno di mezza estate” di cui parlavo prima; infatti per questa manifestazione “una e trina” organizzata nel bel mezzo delle vacanze estive che invitano di più a cercare refrigerio al mare o in montagna, vedere presenti ben dodici vessilli sezionali (Reggio Emilia, Piacenza, Parma, Modena, Bolognese-Romagnola, Cuneo, Saluzzo, Bergamo, Brescia, Conegliano Veneto, Verona, Vicenza), il vessillo degli Alpini Paracadutisti portato da Beretta e scortato da Biffi (presenti anche Coronelli e Calogero con lo stendardo del Centro “Don Gnocchi” di Pessano con Bornago, per il Gruppo di Cernusco sul Naviglio) e all’incirca una sessantina di gagliardetti tra cui i nostri di Cernusco sul Naviglio e Lodi, quello di Sequals per la Sezione di Gorizia, uno giunto dal pordenonese ed un altro dalla Sezione di Vittorio Veneto, senza contare ovviamente quelli delle cinque sezioni emiliano-romagnole, è stato sicuramente un sogno che nemmeno s’immaginava il bravo Emiliano Schenetti con tutti i suoi consiglieri.
    Alla manifestazione era presente anche il consigliere nazionale di riferimento Corrado Bassi, già presidente della Sezione di Modena. La mattinata ha quindi seguito il suo iter canonico con l’alzabandiera, subito dopo vi è stata la S. Messa, quindi i discorsi del sindaco di Toano Michele Lombardi che si è detto orgoglioso d’aver avuto ancora una volta gli alpini nel territorio del Comune da lui gestito (Toano è divisa in diverse frazioni delle quali alcune hanno un proprio Gruppo: oltre ai Gruppi di Toano e Cavola ce ne sono altri tre, ndr), del capogruppo di Cavola Paride Ferrari, del presidente Emiliano Schenetti e del consigliere nazionale Corrado Bassi; successivamente ai discorsi c’è stata la sfilata per le vie del paese scandita dalle note della Fanfara Storica di Vicenza e dal Corpo Bandistico di Cavola e per finire la deposizione della corona d’alloro al monumento Ai Caduti prima del ritorno al “Cavolaforum” per il rompete le righe.
    Un bimbo, stupito nel vedere così tante penne nere nel paese, s’è lasciato sfuggire: «Cavolo, quanti alpini!!». Già, quanti alpini a Cavola per questo 50° di fondazione del Gruppo unito all’80° di fondazione della Sezione di Reggio Emilia: un “sogno di un weekend (alpino) di mezza estate”.
    Dario Bignami





    Il 90° di fondazione del Gruppo di Orta San Giulio (e altro…)

    Quale miglior modo di concludere il giro delle trasferte alpine prima del meritato riposo agostano se non facendo una piacevole gita fuori porta nella “regione dei laghi” tra il Cusio ed il Verbano? L’occasione ci è stata fornita dal 90° di fondazione del Gruppo di Orta San Giulio della Sezione Cusio-Omegna lo scorso 5 agosto.
    Premessa: il tutto è nato dall’aver conosciuto il capogruppo di Orta San Giulio Dante Celoria lo scorso 25 aprile, quando io ed il fido Ernesto Livraghi siamo stati ospiti (prima a Borgomanero e poi a Cureggio) del Gruppo di Maggiora come succede da quattro anni. Dante Celoria ci ha chiesto se ci avrebbe fatto piacere essere presenti a questo importante anniversario; come dirgli di no? Così ci siamo scambiati i nostri recapiti e… siamo arrivati ai giorni nostri. A parteciparvi siamo stati io e ancora Ernesto Livraghi per il Gruppo di Lodi e Francesco Giupponi, sua moglie Gabriella e Francesco Cornelli per il Gruppo di Melzo.
    La partenza all’alba delle 7.20 dalla cittadina martesana, perdipiù senza l’inconveniente del traffico in autostrada, ci permette d’arrivare a destinazione dopo poco più di un’ora di viaggio. Giunti a Orta San Giulio ci immergiamo nei caratteristici vicoletti dove alcuni negozietti sono già aperti ed altri hanno ancora le serrande abbassate. Quando arriviamo in Piazza Motta, da dove inizierà poi la festa, ci accorgiamo di essere i primi ospiti (un po’ più avanti arriveranno anche altri tre gagliardetti “forestieri”: uno dalla Sezione di Biella, uno da quella di Pinerolo e uno da quella di Udine), e quindi dopo una rigenerante colazione offerta dal bar in fronte alla sede, visto che siamo ancora in largo anticipo rispetto al programma della manifestazione, andiamo a visitare la loro “casa alpina” con vista lago. La loro sede è un piccolo gioiellino ricavato da un locale dell’ex Monte di Pietà. Dopo l’esibizione dei cori alpini la serata precedente, quello che ci aspetta la domenica è il minimo indispensabile; e così dopo l’inquadramento dove ho rivisto il mio amico Paolo Jean del Gruppo di Maggiora (poi con noi cinque a pranzo), l’alzabandiera che ha incuriosito i primi turisti svizzeri giunti nella cittadina lacustre, la deposizione della corona d’alloro e la S. Messa che ha concluso i festeggiamenti del 90° di fondazione del Gruppo di Orta San Giulio.
    I nostri due Gruppi sono stati “protagonisti” durante lo scambio di doni, essendo stati vivamente ringraziati dal Capogruppo ortese per essere giunti sulle rive del lago per il loro compleanno; dopodiché il pranzo consumato sotto il loro tendone ci ha rimesso in forze per affrontare l’ultima parte di questa giornata alpina dalla parte opposta rispetto al Lago d’Orta. Infatti, via da Orta San Giulio (non prima però d’aver fatto una foto con alle nostre spalle l’Isola San Giulio) ci siamo recati a Gignese, verso il Lago Maggiore, a far conoscenza con gli alpini del locale Gruppo della Sezione di Intra col quale avevo preso accordi il giorno precedente tramite il segretario del Gruppo Valeriano Tondina. Anche qui l’accoglienza è stata eccellente e Valeriano ed i suoi collaboratori ci hanno fatto sentire “a casa” facendoci trovare un piccolo buffet al nostro arrivo.
    Dopo una mezz’oretta di chiacchiere (dove siamo venuti a sapere che il prossimo anno il Gruppo di Gignese festeggerà il 50° di fondazione, mentre a Orta ci è stato detto che sarà il Gruppo di Ameno della Sezione Cusio-Omegna il prossimo anno a festeggiare l’85°; ed a entrambi siamo già stati invitati, almeno verbalmente e altre manifestazioni alpine permettendo) il buon Valeriano Tondina ci ha accompagnato fino al Giardino Botanico “Alpinia” giusto per farci vedere dove si trova prima di ritornare a casa, mentre noi cinque sulla strada del ritorno ci siamo fatti una foto-ricordo sotto il cartello “Alpino”, una frazione del Comune di Gignese. Quella trascorsa da noi cinque insieme è stata una bella domenica di divertimento e spensieratezza all’insegna comunque dell’alpinità e non è escluso che il prossimo anno magari torneremo ancora nella “regione dei laghi” tra il Cusio ed il Verbano.
    Dario Bignami




    Il 36° incontro delle Sezioni di Bergamo e Sondrio al Passo San Marco.

    Da tempo avevo il desiderio di partecipare a questa manifestazione, ma ogni volta che vi volevo partecipare c’era sempre di mezzo qualche altra manifestazione sezionale o attività del mio Gruppo più importante da seguire o qualche impegno personale. Di questa manifestazione avevo sempre e soltanto visto l’indomani la sua avvenuta le foto scattate consultando il sito internet della Sezione di Bergamo, foto che ritraevano tante penne nere bergamasche e sondriesi fin lì giunte dai due versanti delle due province con lo sfondo, soprattutto, delle montagne; e ogni volta che osservavo queste fotografie il mio rammarico per non avervi partecipato era tanto, ma dicevo a me stesso che, per fortuna, “ci sarà anche il prossimo anno”.
    Quest’anno mi sono tenuto libero da tutto e così nel pomeriggio di sabato 14 luglio sono partito alla volta della Valle Brembana. Il viaggio è stato di tutta tranquillità ma all’altezza di San Giovanni Bianco il tempo meteorologico ha cominciato a fare le bizze alternando il sole alla pioggia. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano: da giorni i vari telegiornali avevano annunciato un cambiamento del tempo e delle temperature, ma quello che mi sarebbe aspettato da lì a poco non l’avevo previsto.
    Arrivo a Mezzoldo, ultimo paesino brembano prima del Passo S. Marco, e lì decido di fermarmi a passare la notte in auto (come al solito mi sono portato al seguito il fido cuscino per dormire) non sapendo in cima cosa c’era e cosa non c’era. Mai scelta per me fu azzeccata. Il cielo è molto nuvoloso mentre sto passeggiando per il paese. Ad un certo punto cominciano a cadere grossi goccioloni e io torno all’auto a prendere l’ombrello per sicurezza ma poi smette subito. Questo tempo instabile va avanti per un bel po’ finché comincia a diluviare. Vado al bar del ristorante e chiedo informazioni sugli alpini del paese; un signore molto gentile mi indica una signora, moglie di un amico degli alpini. Vado da questa signora la quale mi dice che il marito sta preparando il materiale per il giorno dopo e mi accompagna da lui. La pioggia continua a cadere incessantemente. Dopo essermi presentato e avendogli detto il motivo per cui ero a Mezzoldo, gli chiedo con cortesia se per la notte avrei potuto dormire nella sede del Gruppo e con mia grande e piacevole sorpresa mi dice che non c’erano problemi. Lo ringrazio, vado a prendere l’auto dalla parte opposta del paese (per fortuna solo 500 mt), la porto nella zona della piccola e accogliente sede e vi porto dentro tutto il necessario per potervi dormire. In quell’istante penso che la fortuna mi abbia assistito: se avessi dormito in auto probabilmente sarei annegato visto che quella notte è stata tremenda con un diluvio incessante, lampi, tuoni violenti e scrosci d’acqua continui uniti a grandine. Fino alle 3 ho continuato a girarmi e rigirarmi poi ho dormito secco forse anche con la complicità della stanchezza accumulata.
    Apro una piccola parentesi: il gesto di questo signore di cui non conosco il nome d’avermi permesso di usufruire per la notte della sede del Gruppo di Mezzoldo mi ha ricordato lo stesso gesto fatto dal mio Gruppo che la notte tra l’1 e il 2 maggio ha permesso di poter dormire nella nostra sede all’alpino Dario Cimberle del Gruppo di Edolo ma partito da Moncalieri (To) dove abita per raggiungere a tappe Bolzano per l’adunata; verrebbe facile da dire “da un Dario che alloggia per una notte in una sede altrui ad un altro Dario”. Questa d’avere lo stesso nome è stata solo una curiosa casualità, in realtà questo gesto per me è stato soltanto una “storia di quotidiana e ordinaria normalità” e la verità è che tra persone per bene quali sono gli alpini l’aiuto reciproco è normale. Chiusa parentesi.
    Alle 7 mi sveglio e mi preparo mentre fuori piove ancora (anche se nel cielo si vedono alcuni sprazzi d’azzurro) ma non più con la stessa intensità della notte. Per essere la prima volta che vado al Passo S. Marco, penso d’essere sfortunato e che dovrò rinunciarvi a partecipare al raduno perché non ho intenzione di bagnarmi. Sfido me stesso e vado su ugualmente. Mentre salgo in auto fino al rifugio Cà S. Marco il cielo si schiarisce sempre più. Lascio l’auto nel parcheggio del rifugio e comincio a salire a piedi fino in cima: sarebbe semplice usare la strada asfaltata ma preferisco usare il sentiero. Giunto in cima mi sento libero: anche questa meta è raggiunta. Faccio la foto di rito sotto il cartello che indica il Passo S. Marco e poi aspetto l’orario per l’inizio della cerimonia. Qui tira un’aria gelida dopo il diluvio notturno ma il caldo sole riesce a fare la sua parte. Il cielo finalmente si sta pulendo, ci sono ancora delle grigie nuvole ma ormai si riesce benissimo a vedere entrambi i fronti e le valli delle due province, ma soprattutto le montagne: uno spettacolo stupendo. Grazie alla felpa col nome del mio Gruppo qui in cima, come una sorpresa continua, incontro penne nere che in maniera diretta o indiretta sono collegati alla mio territorio: un alpino mi dice d’abitare a Sant’Angelo Lodigiano ma essendo nativo di Branzi s’è iscritto al Gruppo del suo paese e appena può torna lì, un alpino del Gruppo di Mezzoldo mi dice d’aver lavorato negli anni ’80 alla Mangimi Ferrari e che abitava a Boffalora d’Adda, un altro alpino di Brignano Gera d’Adda mi dice che suo figlio lavora con un alpino del mio Gruppo. Evidentemente il nome LODI sulla felpa funziona. L’organizzazione logistica, chioschetti singoli a parte, di questo pellegrinaggio è affidata come ogni anno a un Gruppo per ognuna delle due Sezioni: quest’anno è stato il turno dei Gruppi di Averara (Bergamo) e Albaredo per San Marco (Sondrio). Mentre mi trovo all’ammassamento dei gagliardetti bergamaschi con piacevole sorpresa vedo che anche Francesco Giupponi è intervenuto al raduno, ora Lodi e Melzo sono gli unici due “intrusi” della Sezione di Milano coi bergamaschi al pari di tre gagliardetti comaschi. A salutare gli alfieri passa anche il presidente della Sezione orobica Carlo Macalli che riconosce me e Francesco dopo averci conosciuti il 1° luglio all’inaugurazione del Gruppo di Cortenuova e ci stringe la mano calorosamente.
    Alle 10 finalmente comincia la manifestazione: i gagliardetti delle due Sezioni salgono in cima partendo dal rispettivo territorio. Quattro i vessilli sezionali presenti: ovviamente Bergamo e Sondrio quindi Como e Conegliano, i gagliardetti a occhio saranno un centinaio. Tante le persone accorse. Dopo l’alzabandiera e la deposizione di una corona d’alloro, alle 10.30 comincia la Santa Messa (celebrata da un giovane e bravo sacerdote brembano che alternava parlate in italiano ad altre in bergamasco coinvolgendo le persone presenti) che di fatto è l’unico evento ufficiale di questo raduno. I discorsi finali da parte dei presidenti delle due Sezioni, specialmente quello di Alberto di Martino della Sezione di Sondrio che ha rinnovato l’appuntamento dal 19 al 21 ottobre per il raduno del 2° Raggruppamento, e delle autorità intervenute hanno chiuso questo 36° Pellegrinaggio al Passo S. Marco. Vista la semplicità della manifestazione l’anno prossimo potrei ancora essere là in cima.
    Dario Bignami





    Al 29° Raduno della Sezione di Bergamo

    Due splendide giornate di sole hanno accompagnato il 29° Raduno della Sezione ANA di Bergamo, un sole che ha reso poi ancor più brillante la cittadina di Martinengo grazie anche alle migliaia di penne nere che lì si sono ritrovate per festeggiare, come sempre accade in questi casi, in allegria ma anche con compostezza i primi 15 anni del locale Gruppo Alpini guidato dal bravo Luigi Manenti. Per me e i miei compagni di viaggio Francesco Meazzi ed Ernesto Livraghi, questa doppia manifestazione è cominciata nel pomeriggio di sabato 8 settembre con i ruoli già stabiliti: io come alfiere per conto della Sezione di Milano, Ernesto come alfiere del Gruppo di Lodi e Francesco come riserva pronta a subentrare.
    All’arrivo a Martinengo il tricolore nostrano imperava ovunque e tutto era pronto anche per la serata di festa in paese, con degustazioni in tutte le vie del centro storico. All’ammassamento l’intero Consiglio Sezionale di Bergamo mi ha riconosciuto e dal Presidente Carlo Macalli all’ultimo dei Consiglieri sono tutti vengono a stringermi la mano e a congratularsi con me per l’ennesima partecipazione ad una manifestazione nella bassa bergamasca col Vessillo della nostra Sezione (l’unico ospite del sabato). Ormai sono una costante presenza alle loro manifestazioni e questo congratularsi con me mi lusinga e mi sprona a fare ancora di più; nel frattempo però mi porto a casa quest’ennesima soddisfazione.
    Il programma del sabato era sì importante ma scarno, c’è stato l’alzabandiera seguito dalla sfilata al monumento ai Caduti con la deposizione della corona d’alloro ed infine la S. Messa; il tutto tra le 17 e le 19 e tutto viene svolto dai partecipanti al meglio e senza intoppi. Domenica 9 settembre non rimaneva altro che la grande sfilata per tutte le vie del paese. All’ammassamento il numero di penne nere presenti era esagerato, forse 6000 con tutti i Gruppi schierati dietro agli striscioni di ogni loro zona di appartenenza.
    Erano presenti ben 11 vessilli sezionali (Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Milano, Monza, Parma, Pavia, Piacenza, Salò, Valle Camonica) e la sfilata si è svolta in maniera gioiosa con tutti gli abitanti martinenghesi ai lati delle strade che applaudivano incessantemente mentre per i più piccoli, per i bimbi, la sorpresa era tanta e sorridevano. Dopo poco più di un’ora la sfilata è terminata e sono cominciati i vari discorsi da parte del Presidente Macalli, del capogruppo Manenti e del sindaco dott. Nozza; durante i discorsi mi hanno raggiunto i 6 alpini del Gruppo di Melzo, anche loro presenti a questo 29° raduno, e abbiamo chiuso questa manifestazione con la classica foto-ricordo.
    Grazie Martinengo, che bel raduno sezionale!!
    Dario Bignami


    VECI E BOCIA 4-2012
    - Notiziario della Sezione ANA di Milano - edizione: novembre 2012 -

    IL NUMERO 4 DEL 2012 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 26 NOVEMBRE

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    Il logo per l'edizione on-line di "Veci e Bocia" vuole ricordare che questa versione del notiziario della Sezione non rispecchia necessariamente in tutti i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

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    Affiancato al logo per i 60 anni di “Veci e Bocia” appare in ogni pagina dell'edizione su carta quello per i 140 anni della Truppe alpine ideato da Riccardo Talleri.

    Questa edizione è uscita su 20 pagine (più le 8 dell'inserto dedicato ai 60 anni del notiziario) e questa volta lo spazio è stato sufficiente per inserirvi tutto il materiale disponibile: pertanto nell'edizione on-line non ci sono articoli supplementari.



    "VECI E BOCIA", dal marzo 2013 in poi
    Notiziario della Sezione ANA di Milano

    IL NUMERO 3 DEL 2017 E' STATO MANDATO ALLA STAMPA IL 3 OTTOBRE


    Dopo 60 anni, con il numero di marzo 2013 il formato delle pagine del notiziario sezionale viene ridotto e passa allo standard A4, lo stesso di "L'Alpino" e di tanti altri notiziari alpini e non.
    Il cambiamento è stato deciso dal Consiglio Sezionale per motivi economici, nell'ottica di un contenimento generalizzato dei costi della Sezione, limitando anche il numero delle pagine.
    Il formato usato per più di sessant’anni è stato fieramente difeso dal Direttore Gianni Papa che, accettando la delibera del Consiglio Direttivo Sezionale, giudica così perso l'effetto "giornale".
    Come conseguenza delle nuove dimensioni, anche l'impaginazione viene impostata con nuovi criteri.
    Lo stesso vale per l'edizione on-line che è stata ampliata e costituirà d'ora in poi una vera e propria EDIZIONE COMPLEMENTARE a quella su carta, impaginata al pari di questa in formato .pdf.
    L'edizione on-line di "Veci e Bocia" INTEGRA i contenuti quella stampata, che rimane sempre e comunque la versione ufficiale.

    Attendiamo di conoscere il vostro giudizio via e-mail a "veciebocia@anamilano.it"

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    Settembre 2017, versione ufficiale
    16 pagine - 4,5 Mbyte
    Settembre 2017, supplemento on-line
    8 pagine - 2,3 Mbyte
    Giugno 2017, versione ufficiale
    16 pagine - 3,3 Mbyte
    Giugno 2017, supplemento on-line
    13 pagine - 5,1 Mbyte
    Marzo 2017, versione ufficiale
    24 pagine - 4,1 Mbyte
    Marzo 2017, supplemento on-line
    12 pagine - 2,3 Mbyte
    Novembre 2016, versione ufficiale
    16 pagine - 3,3 Mbyte
    Novembre 2016, supplemento on-line
    8 pagine - 2,25 Mbyte
    Settembre 2016, versione ufficiale
    12 pagine - 3,04 Mbyte
    Settembre 2016, supplemento on-line
    14 pagine - 3,82 Mbyte
    Giugno 2016, versione ufficiale
    20 pagine - 4,98 Mbyte
    Giugno 2016, versione on-line
    8 pagine - 2,7 Mbyte
    Marzo 2016, versione ufficiale
    20 pagine - 3,1 Mbyte
    Marzo 2016, versione on-line
    11 pagine - 2,5 Mbyte
    Novembre 2015, versione ufficiale
    12 pagine - 3,3 Mbyte
    Novembre 2015, versione on-line
    7 pagine - 4,3 Mbyte
    Settembre 2015, versione ufficiale
    12 pagine - 3,2 Mbyte
    Settembre 2015, versione on-line
    8 pagine - 2,1 Mbyte
    Giugno 2015, versione ufficiale
    16 pagine - 3,3 Mbyte
    Giugno 2015, versione on-line
    11 pagine - 2,2 Mbyte
    Marzo 2015, versione ufficiale
    20 pagine - 3,2 Mbyte
    Marzo 2015, versione on-line
    12 pagine - 2,3 Mbyte
    Novembre 2014, versione ufficiale
    12 pagine - 2,2 Mbyte
    Novembre 2014, versione on-line
    11 pagine - 3,9 Mbyte
    Settembre 2014, versione ufficiale
    12 pagine - 2,7 Mbyte
    Settembre 2014, versione on-line
    8 pagine - 2,9 Mbyte
    Giugno 2014, versione ufficiale
    12 pagine - 3,8 Mbyte
    Giugno 2014, versione on-line
    12 pagine - 2,8 Mbyte
    Marzo 2014, versione ufficiale
    20 pagine - 3,7 Mbyte
    Marzo 2014, versione on-line
    13 pagine - 2,6 Mbyte
    Novembre 2013, versione ufficiale
    12 pagine - 2,8 Mbyte
    Novembre 2013, versione on-line
    7 pagine - 2,7 Mbyte
    Settembre 2013, versione ufficiale
    12 pagine - 3,6 Mbyte
    Settembre 2013, versione on-line
    7 pagine - 2,3 Mbyte
    Giugno 2013, versione ufficiale
    12 pagine - 3,6 Mbyte
    Giugno 2013, versione on-line
    6 pagine - 2,3 Mbyte
    Marzo 2013, versione ufficiale
    16 pagine - 4,1 MByte
    Marzo 2013, versione on-line
    11 pagine - 3 MByte


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    Tutte le prime 60 annate di "Veci e Bocia", con in più TUTTE le pubblicazioni edite dalla Sezione di Milano, sono consultabili richiedendo alla Segreteria sezionale il DVD o la chiavetta USB (si tratta di ben 4GByte!)

    La vignetta sottostante si riferisce a quando, nel 2000, il Direttore di allora Romano Brunello si vide costretto a tagliare un numero, sempre per motivi economici.... sia pure in termini diversi, ma la Storia si ripete.