CONVEGNO ITINERANTE STAMPA ALPINA
Ultima modifica : 2007-12-29 16:35:53 (141683 leggi)
La Sezione di Milano alla 11^ edizione del Convegno Itinerante Stampa Alpina (CISA 2007)

La Sezione di Milano ha partecipato alla undicesima edizione del CISA, tenutosi a Viareggio nei giorni 31 marzo e 1 aprile 2007.
Era stato preparato un contributo al Convegno per far conoscere quanto fatto dalla nostra Sezione in tema di DIVULGAZIONE e per mettere così questa esperienza a disposizione delle altre Sezioni.

Il Convegno ha avuto una ferrea regola sul tempo a disposizione, regola alla quale abbiamo obbedito con disciplina riducendo il nostro contributo a una comunicazione di pochi minuti.
È stato quindi possibile illustrare solo una breve sintesi del nostro contributo.

Il file che illustra la relazione, in formato PDF, è ora disponibile per il download, cliccando qui.




Per informazioni sul CISA vi rimandiamo alle pagine delle precedenti edizioni:
CISA 2005

CISA 2004


Porgiamo agli organizzatori del CISA un invito a ripensare agli schemi di lavoro del Convegno per rendere più efficace questo prezioso strumento associativo.
Non si tratta di inventare nulla, ma solo di rendere il nostro Convegno simile a quelli ai quali molti dei nostri soci partecipano per altre ragioni.
È opportuno prevedere una sessione di contributi e una sessione di interventi.
Ai primi, che saranno preparati con dovuto anticipo e che metteranno a disposizione della segreteria del Convegno il materiale preparato per poter redigere gli Atti del Convegno, dovrà essere dato tempo sufficiente per una buona esposizione.
Nella sessione riservata agli interventi sarà così possibile raccogliere anche i commenti sui contributi presentati.
Come evidenziato, la pubblicazione degli Atti del Convegno è ormai una necessità per mantenere la memoria di quanto fatto e per meglio condividere le esperienze.

E perché non pensare anche a una forma di Convegno permanente via rete?




CISA 2005
La Sezione di Milano al 9° Convegno Itinerante della Stampa Alpina

Il 9 ed il 10 aprile 2005 si è tenuto a Imola, bene organizzato dalla Sezione Bolognese-Romagnola e dal Gruppo Imola - Valsanterno, il 9° Convegno Itinerante della Stampa Alpina (CISA).
Nonostante la pioggia incessante abbiamo apprezzato la localizzazione del convegno: la Romagna è un’area baricentrica rispetto alla distribuzione delle nostre Sezioni, e questo ha consentito una numerosa partecipazione.



L’anno scorso abbiamo spiegato cosa è il CISA, e perché è necessario un convegno per la nostra stampa, ma vogliamo riassumere ancora una volta questi concetti.

">Cliccate qui se volete rivedere le pagine del CISA 2004.

La nostra stampa è un fenomeno molto importante e noi dedichiamo tante energie a mettere “nero su bianco” le nostre tante attività ed a trasmettere le nostre esperienze. Oltre a “L’Alpino”, che esce in circa 380.000 copie al mese, quasi tutte le nostre Sezioni hanno un proprio periodico, e molti Gruppi hanno un notiziario.
La nostra stampa è importante sia per capacità e qualità, sia per quantità di lettori: si può ritenere che siano prodotte circa cinque milioni di copie di notiziari di vario tipo, e che i lettori siano più di un milione.
Anche se gran parte dei direttori e redattori delle testate sono volontari animati da gran voglia di fare, i nostri prodotti informativi sono mediamente caratterizzati da un buon livello tecnico-giornalistico.

La nostra stampa deve essere funzionale ad una Associazione molto dinamica ed è per questo che l’Associazione ha sempre ritenuto necessario un momento di incontro con un confronto di idee e proposte.
Il convegno si tenne per lungo tempo a Milano e solo da alcuni anni è diventato “Itinerante”, affidandone l’organizzazione a diverse Sezioni.
Dai precedenti CISA sono stati lanciati con efficacia alcuni temi che hanno avuto importati riflessi in ambito associativo; pensiamo alla necessità di visibilità, al richiamo alla disciplina ed alla qualità.

Il tema principale di questo convegno era il futuro dell’ANA: “Togliamo il punto interrogativo sul nostro futuro”, e le linee guida sono state: la necessità di valorizzare lo strumento della comunicazione inteso nel suo senso più ampio, di condividere le esperienze per meglio operare, e di aprirsi alla stampa esterna.
Come potete capire dagli interventi dei nostri al CISA, la nostra Sezione aveva già raccolto questi indirizzi e sta lavorando in queste direzioni.
Come per lo scorso anno, leggerete la cronaca ufficiale di questo CISA nel numero di maggio de “L’Alpino”, ma vogliamo approfittare della disponibilità del nostro sito per anticiparvi alcune informazioni.

La nostra Sezione è stata ben presente con il Consigliere Nazionale Cesare Lavizzari, con il direttore di “Veci e Bocia” Gianni Papa, con Luca Geronutti e Gianluca Marchesi per “L’Alpin del Domm” di Milano Centro e con Gino Tozzola del “Rifugio Alpino” del Gruppo di Legnano.
Altri nostri soci erano presenti per ragioni funzionali associative (Mariolina Cattaneo per il Centro Studi, e Michele Tresoldi per la CIN).
La presenza della Sezione di Milano è stata ancora “solida” anche in termini di contributo dato al convegno con gli interventi di Lavizzari, Marchesi e Papa che riportiamo integralmente per conoscenza.

Nelle pagine seguenti riportiamo:

1) Intervento di Cesare Lavizzari
2) Intervento di Gianluca Marchesi
3) Intervento di Gianni Papa


Ringraziamo Luca Geronutti per le fotografie gentilmente forniteci.


Intervento di Cesare Lavizzari al 9° CISA



Sono sempre stato personalmente assai perplesso in merito alla possibilità di andare a reperire nuovi soci tra i ragazzi volontari attualmente sotto le armi.
Devo dirvi, però, che alcuni episodi hanno cambiato profondamente la mia visione.
Quest’estate la Sezione Val di Susa mi ha invitato ad una cerimonia a Cesana Torinese e sono stato particolarmente lieto di potervi partecipare. Erano 15 anni che non tornavo nei luoghi del mia naja. Prima di presentarmi a Cesana, visto che ero arrivato con largo anticipo, sono andato alla caserma di Bousson dove sono stato ricevuto dal comandante maresciallo Gabelli che non solo mi ha fatto visitare la struttura ma che è poi intervenuto alla cerimonia di Cesana unitamente a 5 alpini in forza alla base logistica (tutti ragazzi meridionali, regolarmente in divisa).
Ebbene sono rimasto folgorato dal constatare come questi ragazzi si fossero perfettamente integrati in una comunità chiusa e difficile come quella di Cesana e fossero stati accettati di buon grado anche grazie al tramite costituito dal maresciallo Gabelli e dal locale Gruppo ANA.
Ho anche avuto modo di parlare con questi ragazzi e constatarne lo spirito di corpo decisamente simile al nostro.
La conclusione è obbligata: se i volontari, pur non provenendo da zone tipiche di reclutamento, incontrano comandanti che credono negli alpini e sono accettati e sostenuti dai locali Gruppi Alpini, il gioco è fatto. Certo per loro è più difficile: parlano con un accento che non ci è familiare, hanno usi e tradizioni diverse, ma come noi – e per certi versi anche più di noi – hanno un cuore. Basta toccare le corde giuste …
Se, è vero che il lavoro che ci aspetta è assai più duro – perché per noi, in fondo, era più facile reperire valori e tradizioni che, sebbene ignorate o dimenticate, in realtà facevano parte del nostro DNA - è anche vero che questi ragazzi hanno molto più bisogno di noi di trovare un appoggio in un luogo che è così lontano dalle loro origini. Ecco che allora il compito dell’ANA può diventare determinante e strategico nella formazione di questi alpini.
Abbiamo detto mille volte che non ci interessano i soldati vestiti da alpini, ma anche che siamo pronti a fare la nostra parte per formare l’uomo alpino trasferendo quello spirito di corpo e quei valori cha a noi sono stati trasmessi con il latte materno.
Ci sarà da lavorare parecchio ma l’obiettivo è sinceramente stimolante.
Quasi nessuno, in questa sala, può dire di essere stato contento quando è stato arruolato.
Anche io, nonostante le tradizioni di famiglia nelle quali sono stato cresciuto, quando ho ricevuto la cartolina precetto ho provato un profondo disagio per non dire rabbia. Del resto avevo quasi deciso di fare obiezione di coscienza: avrei lavorato per una rivista giuridica e mi sarebbe molto servito per il mio futuro professionale. Poi ho parlato di questa possibilità con il buon Peppino Prisco ed una settimana dopo … mi trovavo a Cuneo al Battaglione Mondovì, 11° compagnia, 5° plotone, 19° squadra.
Ancora oggi non so come ringraziare il Peppino!!!

Per questi ragazzi è diverso: loro scelgono il servizio ma poi vengono arruolati lontano da casa in luoghi che non hanno nulla di familiare e non possono far ricorso alle proprie origini e tradizioni per comprendere il mondo nel quale si trovano ad operare.
Ecco che i nostri soci possono fare molto: state vicino a questi nostri ragazzi, aiutateli, spiegate loro cosa significa la penna sul cappello e vedrete che comprenderanno …
Alla riunione dei giovani a Milano sono stati inviati anche una quindicina di ragazzi in armi. Il contrasto si è subito visto: la diffidenza – reciproca – era enorme. Tuttavia, quando nel pomeriggio, durante l’evento teatrale in ricordo dell’Operazione Albatross il coro ANA di Milano ha intonato “Il Ponte di Perati” e l’intero teatro si alzato in piedi, questi ragazzi avevano le lacrime agli occhi, segno di una emozione forte.
Occorre che la diffidenza che oggi esiste tra soci ANA ed alpini in servizio venga messa da parte e dobbiamo essere noi a fare il primo passo … in fondo è sempre il vecio che aiuta il bocia.
Visto che ho già accennato alla riunione dei giovani, di cui si è molto parlato, lasciatemi dire che si è trattato di un evento di importanza epocale.
In quell’occasione è stato rimosso il punto interrogativo sul nostro futuro, o meglio ci siamo tutti resi conto che la domanda forse non aveva senso.
Il nostro futuro è già presente. Il problema non sussiste. Se questa è la qualità dei nostri giovani – ed è un semplice ma importante dato di fatto – il nostro futuro è già assicurato.
Pensate, ad esempio, che anche le nuove tecnologie aiutano. E’ bastato l’incontro di Milano per far balenare a qualcuno l’idea di una “sezione giovani on line”. Andate a vedere nei forum del nostro portale. E’ già una realtà, embrionale, ma c’è.
Ha perfettamente ragione Balleri ad insistere su questa strada, ma i giovani sono già andati oltre e ci hanno preceduto.
E va bene così, non vi pare?

Permettetemi, poi, una considerazione sulle preoccupazioni espresse da Raucci.
Non è affatto vero che il richiamo ad una maggiore disciplina associativa espresso da Sandro Rossi debba o possa essere inteso come auspicio di imbrigliare la stampa alpina. Tutt’altro.
Sui nostri giornali si può e si deve poter scrivere di tutto ma occorre fare attenzione a quelle che sono le normative statutarie che regolano la nostra vita.
A nessuno è concesso di dare per scontato che lo statuto sia superato e non debba essere applicato. Nemmeno il CDN può spingersi a tanto.
Tutto si può modificare, ma occorre che siano rispettate le procedure ed i livelli decisionali.
Questo per dire che non si può pubblicare la notizia che – ad esempio – il nostro futuro passa certamente attraverso la parificazione tra alpini ed amici degli alpini. Non è così. Magari qualcuno potrà essere di quest’idea, ma per il momento questo non è nemmeno in discussione.
Ed una notizia sparata in quel modo può creare anche false aspettative e fomentare discordie.
Occorre, in buona sostanza che ciascuno di noi si ricordi che quando scrive sul giornale non lo fa a titolo personale, ma esprime il pensiero e la linea di politica associativa dell’ANA. Tutto lì.
Forse ci si dovrebbe interrogare tutti sul grado di conoscenza che ciascuno ha dello Statuto e dei Regolamenti nazionale e sezionali.
Poco fa il mio amico Birone, parlando di altro, ha citato il collegio dei probiviri … ebbene tale organo sociale semplicemente non esiste.
In questa sala ci sono gli uomini più attenti alle nostre cose. Eppure….
C’è bisogno di formazione, oggi più che mai. La nostra non è un’associazione litigiosa. Certo qualche intervento della commissione legale si rende necessario, ma in termini percentuali di quasi assoluta irrilevanza. Il più delle volte, però, si deve constatare che nessuno sa come muoversi e che le discussioni più aspre nascono proprio dall’assenza di conoscenza delle norme che regolano la vita associativa.
Per questo motivo la Sezione di Milano, sviluppando un’idea di Gianni Papa, ha approntato un piccolo corso di formazione per dirigenti ANA e lo sta sperimentando in modo da fornire ai consiglieri ed ai capigruppo, un’informazione snella ma completa sulla struttura dell’ANA, su come ci si deve muovere, su quello che si può e quello che non si deve fare.
In questo periodo lo stiamo sperimentando. Non appena possibile sarà cura del Centro Studi trasmetterlo alle Sezioni che ne faranno richiesta.

Infine, e concludo, sul problema visibilità, giornali e televisioni debbo dirvi che la recente trasmissioni di "Uno Mattina" alla quale hanno partecipato il Presidente Perona, Nelson Cenci, Carlo Vicentini, Bruno Pizzul e gli alpini in armi nasce da un “felice” errore della redazione RAI. Questa ha contattato il nostro Basile nella convinzione che “L’Alpino” fosse l’organo di stampa delle Truppe Alpine (e noi, grazie a Basile abbiamo colto al volo l’occasione – sottraendo tempo televisivo ai nostri fratelli in armi).
Guardate che in RAI non hanno la più pallida idea di quello che siamo, di quello che facciamo. Anzi non conoscono nemmeno la nostra esistenza.
Ora un certo lavoro è iniziato e vedremo di svilupparlo il più possibile anche con il Centro Studi.
Occorre che ci si faccia conoscere in ambienti diversi ed autorevoli.
Abbiamo, ad esempio, firmato una convenzione con il Politecnico di Milano e stiamo organizzando un evento con la facoltà di lettere dell’università Cattolica di Milano.
Ma questi contatti, queste esperienze si devono moltiplicare. Occorre diversificare le nostre attività anche invadendo campi nuovi. Noi mettiamo talmente tanto cuore nelle nostre attività che nulla ci è sostanzialmente vietato.
Occorre coraggio e fantasia. Ma le soddisfazioni non mancheranno.
Grazie.


Intervento di Gianluca Marchesi al 9° CISA




Vorrei in primo luogo ritornare a quanto detto poc’anzi dal nostro direttore Cesare Di Dato.

Penso sia errato ritenere che la nostra stampa alpina debba, diciamo così, limare gli spazi dedicati al nostro passato, quali, per esempio, l’epopea della prima guerra mondiale o le tragiche vicende della seconda, per privilegiare altre tematiche.

Mi permetto di ribadire che mai come oggi, in una realtà socio-economica che tende a eludere ogni riferimento al proprio passato e che spinge le nuove generazioni a comprimere i propri interessi nell’immediato (dimenticando e a volte negando le proprie radici storiche e culturali), sia necessario ricordare, con pacatezza, ma con fermezza, chi siamo e soprattutto “da dove veniamo”.
Ciò presuppone un impegno serio, oserei dire pedagogico, nel riaffermare, nel rinarrare e quindi nel ricordare in modo continuo, costante (ciò che non viene letto oggi, viene letto senz’altro domani), possibilmente senza retorica, tutta la meravigliosa storia che ha visto partecipe molte generazioni di alpini.

Del resto questa esigenza mi pare ormai palese nella nostra Associazione e lo possiamo constatare non solo leggendo gli articoli della nostra stampa, ma anche dalle molteplici iniziative culturali di vario genere (teatrali, musicali e quant’altro) che stanno fiorendo un po’ in tutt’Italia, patrocinate o elaborate in toto dalle nostre Sezioni e Gruppi.
Vi cito, a riguardo, i numerosi eventi realizzati dal Gruppo Milano Centro e dalla Sezione di Milano, da quella di Feltre, di Aosta, di Treviso, d’Abruzzo e tante altre.

C’è da chiedersi il perchè di tanto fervore nell’elaborare nuove “modalità culturali” di comunicazione; a mio parere la risposta è proprio in quella necessità del ricordo che molti di noi dell’ANA riconoscono come terapia vincente per sconfiggere la malattia caratteristica della società contemporanea: l’indifferenza!
Il caso vuole (ma guarda un po’) che questa stessa terapia possa rappresentare uno strumento valido per il nostro futuro associativo... mi spiego,... noi sappiamo bene che con la soppressione della leva, le Truppe Alpine hanno perso quella fondamentale peculiarità che le caratterizzava.
Mi riferisco al reclutamento che avveniva sostanzialmente in zone montane.

Col nuovo esercito di soldati di mestiere (di as-soldati, per l’appunto), la provenienza dei militi è prevalentemente dalle aree più bisognose di lavoro, spesso quelle meridionali.

Ciò ha determinato un indubbio deperimento di quello “spirito alpino”, di quella particolare atmosfera che respiravamo noi najoni ai tempi della leva e che, malgrado tutto, ha contribuito a guidarci, una volta congedati, verso l’ANA.

Come ripristinare questo percorso?

La mia modesta proposta è quella di utilizzare la terapia di cui sopra e cioè di aiutare, per quanto possibile, i nuovi alpini, a diventare veramente tali nella coscienza e nello spirito, attraverso una precisa collaborazione dell’ANA con le caserme, promuovendo attività culturali ed informative finalizzate al recupero della memoria e dei valori che ci hanno sempre ispirato.

Una collaborazione da estendere anche alle necessità più immediate dei nuovi alpini, come offrire loro assistenza (tramite Sezioni e Gruppi) in loco, per agevolarne l’inserimento nel tessuto sociale del territorio in cui operano.

Vi ringrazio della vostra cortesia e vi saluto.

Gianluca Marchesi


Intervento di Gianni Papa al 9° CISA



Buongiorno.
Mi chiamo Gianni Papa e sono il direttore di “Veci e Bocia” della Sezione di Milano.
Voglio presentarvi alcune considerazioni e riportarvi alcune esperienze della nostra Sezione.

Negli scorsi anni abbiamo individuato alcune linee guida del nostro operare: la visibilità e la qualità.

Un tema importante da tenere in costante considerazione è anche la qualità percepita di quanto fatto dall’Associazione, cioè il modo in cui vengono recepiti fuori dall’Associazione i messaggi e le informazioni trasmesse.
Possiamo intendere la qualità percepita come la risultante della visibilità e della qualità.

In altre parole, dobbiamo cominciare a prestare attenzione anche a quanto viene capito ed al modo in cui quanto comunicato viene capito, con opportune azioni per ascoltare e capire chi ci legge (analisi della stampa e dei media esterni).
Con la nostra stampa noi abbiamo un grande impatto, e quindi una grande responsabilità, sulla qualità percepita di quello che viene fatto dall’Associazione.
Se è evidente l’importanza del nostro lavoro per la visibilità dell’ANA all’esterno, dobbiamo anche considerare l’importanza che i nostri messaggi hanno nel convincere gli “Alpini in sonno” ad iscriversi all’Associazione.

Quando parliamo del nostro futuro dobbiamo considerare due punti su cui lavorare: come avere Alpini nel futuro e come realizzare le migliori condizioni per far si che coloro che ne hanno i titoli decidano di aderire all’Associazione.
Quest’ultimo è un momento determinate!
E la decisione di aderire da parte dei giovanissimi Alpini e dei tantissimi potenziali soci sarà sempre più fortemente condizionata dalla qualità che essi percepiscono di quanto noi facciamo.
Il nostro futuro passa quindi anche attraverso la qualità del messaggio che noi trasmettiamo e la qualità del modo in cui lo trasmettiamo.
E questo può essere, a mio parere, un buon contributo che possiamo dare per “togliere il punto interrogativo dal futuro dell’ANA”.
Sono convinto che per rispondere alla necessità di efficacia nell’ottenere il massimo della qualità percepita e per rendere i nostri mezzi di comunicazione validi strumenti informativi ed operativi, dobbiamo puntare sull’alta qualità del lavoro che facciamo.

Quanto fatto nel campo dell’informazione dovrà a mio parere essere inteso come gestione dell’informazione (CARTA + INTERNET e non più ” solo CARTA”).
Abbiamo due strumenti, due contenitori, che sappiamo usare bene (il CISA ed il CIA lo dimostrano) e che devono procedere insieme ed in modo sinergico.
Nella Sezione di Milano abbiamo lavorato molto in questa direzione, sul sito abbiamo una versione “on-line” di “Veci e Bocia” nelle cui pagine compaiono gli articoli e le foto che non trovano spazio sulla carta con la possibilità di rendere visibile tutto quanto ricevuto.
È nostra esperienza comune ricevere articoli sullo stesso argomento da vari autori e di dover fare una scelta sapendo di poter deludere qualcuno; e l’uso di Internet permette di rendere visibile e gratificare il lavoro di tutti i collaboratori al giornale.
Da quest’anno la Sezione ha voluto dare anche un preciso segnale in questa direzione e nell’organigramma della Sezione invece della solita riga “Veci e Bocia” è comparsa la voce “Informazione sezionale” con due componenti ed i rispettivi responsabili: il giornale, che rimane sempre l’organo informativo ufficiale, ed il sito Internet.


Qualità e diffusione delle tecniche giornalistiche

Riporto ora l’esperienza della Sezione di Milano in tema di diffusione delle tecniche giornalistiche.
Nel giugno del 2004 abbiamo organizzato un incontro per diffondere ai referenti dei notiziari di Gruppo, nella Sezione ne abbiamo circa 30, i principi di tecnica a noi trasmessi dalla redazione de “L’Alpino”.

Per quell’incontro vennero preparati a cura della redazione di “Veci e Bocia” una presentazione Power Point ed una dispensa con la stampa della presentazione ed altre utili informazioni (compendi tecnici ed estratti dalle leggi).
Il materiale è ovviamente pronto ad essere condiviso con chi ne avesse necessità o volesse realizzare incontri simili e può essere fornito su richiesta.
Nonostante quello fosse il primo tentativo a livello sezionale, era presente un buon numero di persone; coloro che non vi hanno partecipato hanno espressamente chiesto la ripetizione di quell’incontro e, d’intesa con la Presidenza sezionale, abbiamo deciso di ripeterlo in concomitanza con la premiazione del Concorso Letterario Internazionale di Lacchiarella il 5 giugno prossimo, invitando anche i referenti dei siti Internet dei Gruppi e tutti coloro che nelle varie realtà sezionali (Gruppi, Cori, Protezione Civile…) si occupano di pubbliche relazioni.
Abbiamo deciso di rendere periodico questo appuntamento di tecnica e scambio esperienze sui temi dell’informazione e giornalistici, con l’intento di far diventare quella occasione ”la giornata dell’informazione sezionale”.


Spazio ai giovani

Riporto anche che una evidenza dell’esito del recente incontro nazionale con i giovani.
Nel Comitato di Redazione di "Veci e Bocia" abbiamo inserito il giovane Fabiano Folcio, uno dei due neo-congedati di cui ha scritto recentemente “L’Alpino” in copertina, che era presente il 20 marzo.
Subito dopo quell’incontro ha manifestato la disponibilità all’impegno nel giornale, e noi non ce lo siamo fatti dire due volte!
Questa è una conferma della volontà dei giovani di inserirsi attivamente nell’Associazione.
Diamo loro delle opportunità e spazio per realizzare le loro idee e potenzialità.

9 Aprile 2005

Gianni Papa




CISA 2004
La nostra Sezione all’8° CISA - Convegno Itinerante Stampa Alpina 2004

Il 3 ed il 4 aprile 2004 si è tenuto, magnificamente organizzato a L’Aquila dalla Sezione Abruzzi, l’8° Convegno Itinerante della Stampa Alpina (CISA).

Cosa è il CISA e perché è necessario un convegno per la nostra stampa?

La stampa dell’ANA è un fenomeno molto importante.
Oltre a “L’Alpino”, che esce in circa 380.000 copie al mese, quasi tutte le cento nostre Sezioni hanno un proprio periodico, e molti degli oltre quattromila Gruppi hanno un notiziario.
Pensate quindi a quante energie vengono dedicate a mettere “nero su bianco” le nostre tante attività ed a trasmettere le nostre esperienze.
La nostra stampa è importante sia per quantità di lettori (si può ritenere che sia letta da più di un milione di persone), sia per capacità.
Anche se la gran parte dei direttori e redattori delle testate sono volontari animati da gran voglia di fare, i nostri prodotti informativi sono mediamente caratterizzati da un buon livello tecnico-giornalistico.

La nostra stampa deve essere funzionale ad una Associazione molto dinamica ed è per questo che l’Associazione ha ritenuto necessario un momento di incontro con un confronto di idee e proposte.
Il convegno si tenne per lungo tempo a Milano e solo da alcuni anni è diventato “Itinerante”, affidandone l’organizzazione a diverse Sezioni.
Dai precedenti CISA sono stati lanciati con efficacia alcuni temi che hanno avuto importati riflessi in ambito associativo; pensiamo alla visibilità, ed al richiamo al rigore nell’ottemperare alle direttive della Sede Nazionale (vedi le mancate risposte al 2° Libro Verde).

Leggerete la cronaca ufficiale di questo CISA nel numero di maggio de “L’Alpino”, ma vogliamo approfittare della disponibilità del nostro sito per anticiparvi alcune informazioni.

Il tema principale del convegno era il futuro dell’ANA, e ci sono stati interessanti interventi in merito.
Il Centro Studi ha presentato la terza edizione del Libro Verde, cui finalmente tutte le Sezioni hanno risposto, e la CIN “Commissione Informatica Nazionale” ha presentato l’aggiornamento del Sito Internet Nazionale spiegandone le nuove funzionalità.

La nostra Sezione è stata ben presente con la direzione di “Veci e Bocia” (Papa) ed una nutrita pattuglia di “L’Alpin del Domm” (Geronutti, Lavizzari, Marchesi).
Altri nostri soci erano presenti per ragioni funzionali associative (Perini e Brazzoli per il Centro Studi, Tresoldi per la CIN).
La presenza della Sezione di Milano è stata “solida” anche in termini di contributo dato al convegno con gli interventi di Lavizzari, Marchesi e Papa che riportiamo integralmente per conoscenza.

Nelle pagine seguenti riportiamo:

1) Intervento di Cesare Lavizzari
2) Intervento di Gianluca Marchesi
3) Intervento di Gianni Papa

Ringraziamo Luca Geronutti per le fotografie gentilmente forniteci.

Michele Tresoldi presenta l'aggiornamento
del sito nazionale www.ana.it
L'intervento di Beppe Parazzini
INTERVENTO DI CESARE LAVIZZARI



Permettetemi, anzitutto, una nota di carattere organizzativo.
Mi pare che in questo convegno i temi proposti - e finora trattati - sino decisamente eccessivi.
Dovremmo concentrarci tutti su quello di gran lunga più importante ed interessante: il futuro associativo.
Per sgomberare il campo da possibili fraintendimenti, dico subito che io sono assai ottimista sul nostro futuro.

Il solo fatto che siamo qui in così tanti, il solo fatto che abbiamo tutti affrontato un viaggio lunghissimo per stare assieme e parlare delle nostre realtà e delle nostre aspirazioni, il fatto che tutti noi siamo addirittura contenti di spendere cifre non proprio indifferenti per essere presenti oggi – ritenendole evidentemente bene investite - mi conforta e mi rassicura molto.
Vuole dire che c’è ancora tanto entusiasmo e che tutti noi ci sentiamo appagati e gratificati dall’appartenenza alla nostra Associazione.

Siamo, però, tutti perfettamente consapevoli della gravità della situazione che si verrà a verificare con la sospensione – o meglio con la soppressione – della leva obbligatoria.
Mi pare che la situazione associativa sul nostro futuro possa essere riassunta, sostanzialmente, in due differenti posizioni: quelli che non intendono modificare nulla e quelli che ritengono che il nostro futuro, in assenza di nuovi Alpini congedati, debba per forza passare dagli Amici degli Alpini.
Come sempre la via giusta è probabilmente quella che sta nel mezzo: “in medio stat virtus”.

Dico subito che sono convinto che se l’Associazione non si deciderà ad affrontare e risolvere il problema, magari anche con modifiche statutarie, ci avvieremo verso un declino che sarà assai più veloce di quanto pensiamo.
Ed al declino corrisponderà in maniera direttamente proporzionale una modifica sostanziale della nostra Associazione che comincerà, prima o poi, a somigliare ad Associazioni tipo “Combattenti e Reduci” che, è sotto gli occhi di tutti, si sono denaturate al punto da non somigliare neppure a quello che sono state!

Se non vogliamo che l’ANA si modifichi nella sostanza, se vogliamo preservare la nostra Associazione così come è oggi, dobbiamo anche avere il coraggio di prendere atto della situazione e di approntare – governandole – quelle modifiche anche statutarie che saranno ritenute necessarie.
Una soluzione va cercata con determinazione, ma, per l’amor di Dio, lasciamo perdere il discorso degli Amici degli Alpini.

Sono il primo a riconoscere che vi sono figure di “amici” che meritano moltissimo ed in molti casi assai di più di tanti nostri soci.
Ricordo, ad esempio, che nella mia Sezione, e Giuliano Perini ne è buon testimone, vi erano due amici – oggi purtroppo scomparsi - Ginetto Achilli e Carlo Ottolini, il cui spirito alpino era talmente alto, talmente profondo che raramente ho incontrato soci ANA “regolari” con eguali caratteristiche.
Se tutti gli amici fossero così, non mi porrei il problema.

Ma l’Associazione conta oggi circa 57.000 soci aggregati e non tutti, anzi pochissimi, sono stati associati tenendo presente le caratteristiche che erano richieste quando è stata introdotta la figura dell’Amico.
Vi sono sindaci, amministratori locali, industriali che hanno erogato un qualche contributo e tanti che frequentano le nostre sedi per giocare a carte o anche solo per pranzare.
Mi risulta che nessuna Sezione abbia rispettato i dettami statutari che riservano al Consiglio Direttivo l’ammissione dell’Amico, che deve essere deliberata solo su proposta motivata, etc., etc.
Spesso abbiamo utilizzato gli amici per fare cassa, o per dare un riconoscimento per un qualche favore ricevuto.

In questa situazione, che credo essere oggettiva, non vi è una sola ragione che giustifichi l’idea di dare a tutti gli “Amici” gli stessi diritti dei soci ordinari.
Purtroppo non possiamo, oggi, suddividere l’unica categoria statutaria in “Amici DOC” ed in amici “semplici”.
E’ evidente che una qualunque decisione sugli “Amici” non potrà che coinvolgere l’intera categoria.
Vi sono, poi, anche ragioni di immagine che ci impediscono di percorrere questa via.

Ma ciò che ha determinato in me questa posizione è una considerazione ben più profonda: i nostri amici, quelli veri, quelli che lo meritano sul serio, non ci hanno mai chiesto e non ci chiederanno mai di diventare soci ordinari.
Loro amano l’Associazione Alpini per quello che è e non vorrebbero assolutamente che fosse modificata.
Non vogliono cariche, non cercano posti di responsabilità, si pongono il problema della nostra immagine e ci chiedono solo di continuare ad essere quello che siamo, per poter continuare a vivere con noi, condividendo le nostre gioie.
Quelli che invece ci spingono in una direzione diversa mi preoccupano: mi sembra che cerchino un’associazione diversa, che noi non siamo disposti a dare.

Messo da parte il discorso “Amici degli Alpini”, non rimane che cercare altrove il nostro futuro.
Si è parlato di ricercare quanti, pur avendo servito la Patria con la penna nera, non si sono poi associati.
E’ una strada che va percorsa, ma che non garantirà all’ANA un solo giorno di vita in più.
Si è detto che Sezioni e Gruppi dovranno fare il possibile per portare nuova linfa ai nostri reparti in armi.
E’ anche questa una strada che si dovrà percorrere con determinazione, ma che non credo darà molti frutti, vista la drastica riduzione delle Truppe Alpine e posto che lo Stato non ci fornisce gli strumenti che abbiamo chiesto (ritenendoli essenziali - pensate alla caserma in Lombardia).

In questo quadro di interventi, dovremmo cominciare seriamente a prendere in considerazione la proposta che il Consigliere Biondo ha avanzato all’Assemblea dei Presidenti, lo scorso mese di ottobre.
Su tale proposta la disinformazione mi pare elevatissima.
Ne ho sentite dire di tutti i colori: in particolare molti hanno ritenuto che quell’intervento fosse diretto ad aprire le porte indiscriminatamente agli Amici.

In realtà è l’esatto contrario: è una sorta di pietra tombale sulla questione Amici.
Biondo, infatti, ha fatto un ragionamento assai semplice il cui slogan potrebbe essere sintetizzato così: se lo Stato ha deciso di smettere di fabbricare Alpini, vorrà dire che li fabbricheremo noi.

Dal punto di vista logistico è assai più facile di quanto possiamo immaginare.
In un solo colpo potremo anche risolvere il problema della destinazione del Contrin e di Costalovara (ne parlo perché mi pare siano tra gli argomenti del convegno), località attrezzate presso le quali potremo svolgere parte dell’addestramento.
Potremo garantire, in questo modo, la trasmissione di quel patrimonio di valori e di sentimenti che è l’Associazione Nazionale Alpini.

E’ certo una proposta ardita e forse difficile da attuare: ma non mi pare che l’Associazione Nazionale Alpini si sia mai fatta spaventare o dissuadere dalle difficoltà.
Siamo, è vero, uomini semplici e perbene, ma siamo anche e soprattutto uomini coraggiosi.

Cesare Lavizzari

INTERVENTO DI GIANLUCA MARCHESI




“MAI TARDI”


Prima di svolgere il mio intervento, mi permetto di segnalare l’eccessivo numero di argomenti in scaletta quest’anno; forse il tema relativo al “futuro associativo”, visto il tempo a disposizione, sarebbe stato più che sufficiente.
Cari amici, la mia emozione è grande ma non mi impedirà di sostenere con fermezza quanto sto per dirvi; il futuro della nostra associazione non necessariamente deve passare attraverso l’ingresso degli amici degli Alpini quali soci ordinari.

Per fare chiarezza, vi dico subito che appartengo alla schiera di coloro che ritengono indispensabile l’esperienza del servizio militare svolto negli alpini per poter accedere a pieno diritto nella nostra associazione che, vi ricordo, resta sempre e soprattutto un’associazione d’Arma.
Voi, come me, sapete che i veri amici di noi Alpini (la maggioranza) sono consapevoli del loro ruolo statutario e l’ultimo dei loro pensieri e quello di avanzare pretese di alcun genere.
Tuttavia, ora che la leva è stata abolita, c’è chi vorrebbe attingere agli amici per “rimpolpare” l’ANA.
È evidente che la situazione nella quale ci troviamo è frutto delle decisioni di una classe politica inetta che per meri interessi elettorali, di cassa e quant’altro ha deliberatamente ignorato un preciso e chiaro dettato costituzionale.

Ci troviamo a un bivio importante davanti al quale non dobbiamo e non possiamo sbagliare!
Dobbiamo avere il coraggio e l’entusiasmo di una scelta certamente più impegnativa ma che probabilmente ci garantirà un futuro migliore e mi riferisco alla proposta di Edo Biondo.
Naturalmente la nostra collaborazione con le Forze Armate non deve venir meno e ogni sforzo deve essere fatto per procurare i volontari e supportarli sul territorio, ma sia chiara una cosa: noi questa riforma non l’abbiamo mai approvata e andammo fin sotto le porte del Senato per far sentire le nostre vibrate proteste perché sapevamo, e lo dicemmo, che avrebbe avuto le conseguenze che sono ora sotto gli occhi di tutti (mancano volontari a tal punto che siamo sotto di circa 70.000 unità) tanto che ora ci viene chiesto, in pratica, di mettere le ”pezze al culo” (perdonate l’espressione) a una situazione difficile.
Noi non ci tireremo indietro, a patto che non si dica poi che la colpa è dell’ANA se il numero dei volontari è insufficiente.

Vorrei ora volgere la mia attenzione su quello che l’associazione può e potrebbe fare per promuovere se stessa e i valori in cui crediamo.
Mi riferisco al ruolo del Centro Studi che non può essere, a mio avviso, un semplice contenitore di dati, ma bensì il centro strategico di tutte le iniziative atte a promuovere l’ANA sul territorio.
È necessario che diventi al più presto un osservatorio delle molteplici iniziative sezionali e di gruppo, monitorando quegli eventi(manifestazioni culturali di vario genere) che potrebbero essere ripresi a livello nazionale.

In sintesi, il ruolo primario del Centro Studi deve essere lo studio, per l’appunto, in teso come “progettualità”, come pensatoio di iniziative da proporre ed eventualmente supportare alle sezioni e ai gruppi.
Mi piacerebbe, ad esempio, che in previsione di ogni adunata nazionale, si elaborasse un piano di interventi presso le scuole sia primarie che secondarie della città ospitante, attraverso un valido pacchetto formativo che potrebbe arricchirsi anche del numeroso materiale d’archivio del Centro Studi.
Vi ringrazio.

Gianluca Marchesi

INTERVENTO DI GIANNI PAPA



Buongiorno, sono Gianni Papa, direttore di “Veci e Bocia” della Sezione di Milano, e vi porto il saluto del Presidente Giorgio Urbinati, e del Consiglio Direttivo Sezionale.
Voglio parlare di un tema che ieri è stato accennato alcune volte dal moderatore del Convegno Brunello: la qualità.

C’è un buon vecchio motto che in poche parole descrive una filosofia di approccio alla vita: “saper fare, fare e far sapere”.
Per fare ci si deve preparare, e si deve poi far sapere ciò che si è fatto per trasmettere l’esperienza acquisita agli altri.
La nostra stampa opera proprio qui: nel “far sapere”.

Oggi questo non basta più, e quel motto deve essere aggiornato in “saper ben fare, fare bene, e far ben sapere”.
Noi Alpini, che solitamente sappiamo cosa fare, dobbiamo oggi porre attenzione non solo a “cosa” facciamo ma anche a “come” lo facciamo.

Non è più possibile operare nell’Associazione basandosi sulla sola intuizione o sulla sola speranza di una buona riuscita, magari con l’aiuto del cielo!
Per ottenere i risultati che ci attendiamo dobbiamo sempre più pianificare il nostro lavoro pensando alla “qualità” delle cose che facciamo.

Negli scorsi anni abbiamo tanto discusso sulla visibilità, ora dobbiamo affrontare la qualità.
Per rendere la nostra stampa un valido strumento informativo ed operativo, anche per rispondere alla necessità di migliore visibilità, noi dobbiamo sempre puntare sull’alta qualità delle cose che facciamo.
Quindi per la stampa e per l’informazione in generale, si tratta di qualità del contenuto, e questo è dato dall’attività delle nostre Sezioni, e del contenitore (il giornale, il sito Internet, l’opportunità di una intervista data alla rete locale, eccetera); i contenitori oggi più diffusi, sono il giornale ed Internet.

Per quanto riguarda il giornale ed il modo di presentare le notizie, ritengo che bene ha fatto la direzione de L’Alpino nel mettere a disposizione l’esperienza di Gian Gaspare Basile con i seminari di tecnica giornalistica, e bene faremo anche noi se riusciremo a trasmettere queste esperienze dalle Sezioni ai Gruppi.
La via è indicata: si tratta di diffondere il più possibile l’esperienza acquisita con l’obiettivo di fare le cose bene ed in qualità.

Per quanto riguarda l’altro tipo di contenitore (Internet), è un dato oggettivo che le Sezioni ed i Gruppi si rivolgono sempre più a questo strumento informativo.
La prima osservazione è che l’attività fatta nei giornali dovrà essere intesa sempre più nel senso più ampio di gestione dell’informazione (quindi “CARTA + INTERNET” e non più ”solo CARTA” ).

I presupposti per operare nella direzione della qualità ci sono: nell’Associazione esiste già una sensibile attenzione verso il rispetto delle regole di funzionamento che ci diamo, e ciò è garanzia di costante tensione verso la qualità delle cose che facciamo; e molti già portano nell’ANA, nelle sue Sezioni e nei suoi Gruppi la stessa dedizione che mettono nel lavoro perché si accorgono che per ottenere la buona riuscita delle nostre iniziative è sempre più necessario alzare il livello qualitativo di ciò che facciamo.

Chi opera nelle aziende si rende conto di quante risorse ed energie vengono dedicate all’ottenere certificazioni di qualità che attestano la preparazione di procedure, la loro diffusione, il loro aggiornamento e la loro buona conoscenza tra il personale.
Ed in ambito associativo mi viene immediato pensare come già applichiamo certi principi operativi nel campo della PC con la concezione, la preparazione, la redazione, la diffusione, e l’impiego di norme procedurali di sicurezza.
Ritengo che non è lontano il giorno in cui anche l’ANA potrà dotarsi di una certificazione di qualità per poter operare in ambiti in cui questa potrà essere richiesta dalle Amministrazioni nostre interlocutrici!

Dobbiamo svolgere bene i nostri compiti, fare le cose bene e con qualità!
Questo dovrà diventare il motivo conduttore del nostro agire.
L’esperienza ci insegna che questo è il miglior modo di operare affinché le nostre aspettative di riuscita vengano attese.

Ed avremo bisogno di nuove idee ed anche di nuove tipologie di professionalità, coinvolgendo esperti dei processi operativi e della gestione dei progetti.
Ciò sarà valido anche per gli strumenti informativi in ambito associativo che dovranno essere di supporto agli sforzi delle Sezioni in tema di miglioramento e mantenimento della qualità.

In futuro dovremo investire sempre più in ogni fase dei nostri progetti redazionali, dalla concezione di ogni idea sino alla loro conclusione, mirando alla buona riuscita, alla efficacia dei nostri sforzi ed alla efficienza delle risorse che vi dedichiamo.
La nostra attività si modifica: da “far sapere” a “far ben sapere”.

Riassumo:

nell’attività associativa dobbiamo fare attività di qualità e con qualità, e questa deve rispecchiarsi, anzi “deve essere anticipata”, dal settore informativo delle Sezioni.

Dobbiamo:

1) Caratterizzare il nostro operare con la massima qualità possibile.

2) Massimizzare la diffusione delle nozioni di tecnica giornalistica e di esperienza nel gestire le nostre testate.

3) Parlare di gestione dell’informazione e non solo di giornali, preparandoci ad agire in modo complementare e sinergico con chi gestisce i nostri siti Internet.

4) Prepararci a recepire ed implementare le direttive nazionali in tema di uniformità e di requisiti minimi di qualità (denominazioni dei siti).

5) Porre attenzione alla istituzione, gestione e manutenzione dei siti Internet per elevare e mantenere adeguato il livello qualitativo dell’informazione sezionale.

3 aprile 2004

Gianni Papa