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Film televisivo su Don Gnocchi
Inserito da Rodeghiero
Mercoledì, 17 Novembre 2004 - 10:22 AM
News dalla Sezione
Lunedì 29 e martedì 30 novembre 2004 alle ore 21.00, in prima visione tv, andrà in onda su Canale 5 il film

DON GNOCCHI
L’Angelo dei bimbi


con la regia di Cinzia TH Torrini, ed interpretato da Daniele Liotti, Giulio Pampiglione, Francesco Martino e Alexandra Dinu.

Pubblichiamo un estratto dal sito della Fondazione Don Gnocchi, che illusta la figura e l'opera di Don Gnocchi.

DON CARLO GNOCCHI

(1902 – 1956)


«Una giovane donna sconvolta gli porta un giorno un bambino di otto anni, Paolo, che ha perso una gamba per lo scoppio di una bomba. "Non ho più nulla, sono sola al mondo. E' da due giorni che non mangiamo. Don Carlo, lo prenda lei il mio Paolo, la scongiuro". Quell'innocente sarà il suo primogenito in una famiglia sempre più numerosa... »
Arosio (Como), 1945


Don Carlo Gnocchi, nasce a San Colombano al Lambro (Milano), il 25 ottobre 1902. Viene ordinato sacerdote il 6 giugno 1925 e fin dal suo primo impegno pastorale è evidente la straordinaria attenzione all'aspetto educativo del rapporto con i giovani che sarà una delle travi portanti di tutta la sua vita. Altrettanto evidente è la grande attenzione ai bisognosi, a quelli che patiscono nel corpo e nello spirito ed è chiarissima la sua volontà di fare il bene e di donare a tutti l'amore di Dio.

Il primo impegno apostolico del giovane don Carlo è quello di assistente d’oratorio: prima a Cernusco sul Naviglio, poi, dopo solo un anno, nella popolosa parrocchia di San Pietro in Sala, a Milano. Raccoglie stima, consensi e affetto tra la gente tanto che la fama delle sue doti di ottimo educatore giunge fino in Arcivescovado: nel 1936 il cardinale Ildefonso Schuster lo nomina direttore spirituale di una delle scuole più prestigiose di Milano: l'Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Don Carlo attira la simpatia dei ragazzi e delle loro famiglie con il suo sorriso naturale e spontaneo: gentile, aperto, disposto a capire tutto, paterno senza essere paternalista, ma fermo, esigente, anche insistente, sicuro nei princìpi cristiani e sicuro che non serva imporli quanto proporli. «Uno che non agguantava la "preda", che non la trattava altezzosamente – così viene descritta l’opera di don Carlo al Gonzaga - ma che al contrario si avvicinava con delicatezza, non si stancava mai di spiegare e incoraggiare; uno che confortava, che esaltava i successi e relativizzava le sconfitte di quelli che si rivolgevano a lui».
In questo periodo studia intensamente e scrive brevi saggi di pedagogia.

Nel 1940 l'Italia entra in guerra e molti giovani studenti vengono chiamati al fronte. Don Carlo, coerente alla tensione educativa che lo vuole sempre presente con i suoi giovani anche nel pericolo, si arruola come cappellano volontario nel battaglione "Val Tagliamento" degli alpini, destinazione il fronte greco albanese. Affronta - malgrado la salute cagionevole - marce e fatiche confessando, predicando coraggiosamente e con zelo: diviene il miglior amico dei soldati, il padre a cui appoggiarsi e riferire le proprie paure. La perseveranza, la fede, l'amore che da lui traspaiono generosi e luminosi fanno nascere molte conversioni. Corre ovunque c’è bisogno del suo intervento: prete in guerra, non prete di guerra.


Terminata la campagna nei Balcani, dopo un breve intervallo a Milano, nel ‘42 don Carlo riparte per il fronte, questa volta in Russia, con gli alpini della Tridentina. Nel gennaio del ‘43 inizia la drammatica ritirata del contingente italiano: don Carlo, caduto stremato ai margini della pista dove passava la fiumana dei soldati, viene miracolosamente raccolto su una slitta e salvato. È proprio in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura in lui l'idea di realizzare una grande opera di carità che troverà compimento, dopo la guerra, nella Fondazione Pro Juventute.

Ritornato in Italia nel 1943, don Gnocchi inizia il pietoso pellegrinaggio, attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti per dare loro un conforto morale e materiale. In questo stesso periodo aiuta molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera, rischiando in prima persona la vita: lui stesso viene arrestato dalle SS e imprigionato con la grave accusa di spionaggio e di attività contro il regime.

A partire dal 1945 comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti appena abbozzato negli anni della guerra: don Carlo viene nominato direttore dell'Istituto Grandi Invalidi di Arosio e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l'opera che lo porterà a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di "padre dei mutilatini". Nel 1949 l'Opera di don Gnocchi ottiene un primo riconoscimento ufficiale: la "Federazione Pro Infanzia Mutilata", da lui fondata l'anno prima per meglio coordinare gli interventi assistenziali nei confronti delle piccole vittime della guerra, viene riconosciuta ufficialmente con Decreto del Presidente della Repubblica. Nello stesso anno, il Capo del Governo, Alcide De Gasperi, promuove don Carlo consulente della Presidenza del Consiglio per il problema dei mutilatini di guerra. Da questo momento uno dopo l'altro, aprono nuovi collegi.

Nel 1951 la Federazione Pro Infanzia Mutilata si trasforma nella Fondazione Pro Juventute, riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica l'11 febbraio 1952.
Nel 1955 don Carlo lancia la sua ultima grande sfida: si tratta di costruire un moderno Centro che costituisca la sintesi della sua metodologia riabilitativa. Nel settembre dello stesso anno, alla presenza del Capo dello Stato, Giovanni Gronchi, viene posata la prima pietra della nuova struttura, nei pressi dello stadio di San Siro, a Milano. Don Carlo, minato da una malattia incurabile, non riuscirà a vedere completata l'opera nella quale aveva investito le maggiori energie: muore il 28 febbraio 1956.

L'ultimo suo gesto profetico è la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti - Silvio Colagrande e Amabile Battistello - quando in Italia il trapianto di organi non era ancora disciplinato da apposite leggi. Il doppio intervento, eseguito dal prof. Cesare Galeazzi, riesce perfettamente. L’amore di don Carlo per i suoi ragazzi anche in punto di morte e l'enorme impatto che il trapianto genera sull'opinione pubblica imprimono un'accelerazione decisiva al dibattito sulla donazione degli organi, sia in sede civile che ecclesiale. Pio XII, la domenica successiva alla morte di don Carlo, ne avalla l’estremo atto di generosità. Il Parlamento italiano, nel giro di poche settimane, vara la prima normativa in materia.

Trent’anni dopo la morte di don Gnocchi, il cardinale Carlo Maria Martini avvia il Processo di Beatificazione. La fase diocesana si è conclusa nel ’91. Il Processo è ora in fase di svolgimento alla Congregazione delle Cause dei Santi, a Roma. Nel dicembre del 2002, il Papa, riconoscendone l’eroicità delle virtù, ha proclamato don Carlo Venerabile.
Lo scorso 22 ottobre, nella chiesa del Centro “S. Maria Nascente” della Fondazione Don Gnocchi (presso la quale è sepolto don Carlo, per suo espresso desiderio), il cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, ha firmato i Decreti di istituzione del Tribunale diocesano e ha guidato la prima sessione pubblica del processo su un presunto miracolo in vista della beatificazione di don Gnocchi.


(estratti dal sito ufficiale della Fondazione Don Carlo Gnocchi www.dongnocchi.it)


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