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ALPIN DEL DOMM - Anno V - Numero 3 - Maggio 2004
Inserito da Rodeghiero
Martedì, 11 Maggio 2004 - 05:37 PM
News dai Gruppi Anno V - Numero 3 - Maggio 2004
Fotocopiato in proprio da:
Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Milano - Gruppo Milano Centro "Giulio Bedeschi"
Redazione: Via Vincenzo Monti 36 - 20123 Milano
Responsabile: Alessandro Vincenti - Inviato gratis ai Soci

1968: C'ERO ANCH'IO

Debbo rettificare, in piccola parte, le notizie ufficiali che in questi giorni di avvicinamento a Trieste ci vengono fornite.
L'Adunata di quest'anno si svolge a cinquant'anni dalla restituzione della città all'Italia: ricordo che, nel 1954, scolaro di quarta elementare, avevo ottenuto dai miei genitori l'autorizzazione a far venire la mia classe, maestro in testa, a casa per seguire l'avvenimento alla televisione.
Rammento ancora, nonostante il tempo passato, l'entusiasmo di quei bimbetti nel vedere lo sventolio delle bandiere, le fanfare, la folla plaudente, l'ingresso in Città delle truppe.
Pochi mesi dopo, nel 1955, ci dicono i nostri Annali, gli Alpini tenevano a Trieste la loro consueta Adunata Nazionale.
Ma gli Alpini sono tornati anche dopo il 1955 nella terra di San Giusto: eravamo nel 1968 ed io, quale sottotenente di complemento, prestavo servizio come sottocomandante della 15^ batteria del Gruppo Conegliano del Terzo Reggimento Artiglieria da Montagna Julia di stanza a Gemona del Friuli, in quella caserma che, poco tempo dopo, il tremendo terremoto avrebbe raso completamente al suolo.

Per celebrare il cinquantesimo anniversario della Vittoria, venne organizzata una imponente sfilata, ovviamente con la partecipazione di tutte le Armi, che nulla aveva da invidiare a quella che, allora, si svolgeva ogni anno il 2 giugno a Roma.
Anche l'Artiglieria da Montagna partecipò, anche se prudenza volle che sfilassimo con i pezzi da 105/14 autotrainati e non someggiati. Io venni posto a capo di una delle due sezioni di formazione.
I reparti vennero passati in rassegna dal Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.
Dopo giorni di prove estenuanti, prima in caserma e quindi "sul campo", dopo la sfilata ci venne concesso un pomeriggio di libera uscita, che sfruttammo indossando quella che era la nostra grande uniforme: diagonale, perfettamente stirata, fascia azzurra, sciabola. Passeggiammo tutto il pomeriggio per le vie di Trieste, tentando di mostrare cipiglio guerriero, orgogliosi di quello che eravamo e di quello che testimoniavamo, godendo dei plausi dei Triestini, nonché dei piccoli vantaggi che la divisa ci dava, quale ad esempio l'immediata visita alle navi in porto, saltando le code, senza che quelli in attesa mostrassero il ben che minimo risentimento, illudendoci che gli sguardi di ammirazione delle "mule" fossero indirizzati personalmente a noi, e non piuttosto all'abito che indossavamo.

Ripensando quindi al nostro orgoglio nello sfilare per le vie di Trieste, nell' indossare la divisa, alla affettuosa accoglienza che la popolazione ci riservava, leggo un articolo sul "Corrierone" che mi lascia un poco perplesso: "Più soldi a chi si arruola negli alpini - Indennità di penna ai giovani che scelgono il corpo".
Se mal non rammento, le indennità venivano normalmente riconosciute in conseguenza di servizi particolarmente pesanti o pericolosi, quali le guardie ai tralicci, le guardie in polveriera, al confine, le marce, eccetera.
Ora è l'ingresso, tout court, nel corpo degli Alpini, che si ritiene necessiti di una indennità, "per incoraggiare soprattutto i ragazzi del Nord a entrare nei ranghi di un corpo speciale legato storicamente alle regioni settentrionali".

Se non molto tempo fa i giovani delle nostre montagne e delle nostre valli ritenevano addirittura squalificante non essere reclutati nelle truppe alpine, non avverrà ora che questo desiderio venga sollecitato dalla citata indennità? Gli Alpini sopravvivranno non nella idea delle Montagne, ma con lo sprone dell'Euro!

Il semper vostro Capogruppo



Quando era un giovane sottotenente...




CISA 2004

Quale futuro per la nostra Associazíone?
Il severo frontale del castello cinquecentesco de l'Aquila accoglieva i convenuti per il quinto Congresso Itinerante della Stampa Alpina.
Il tema "clou" verteva sul futuro delle TT.AA. e dell'ANA.
La squadra 2004 della carta stampata milanese comprendeva, l'infaticabile Cesare, l'indomito Gianluca, il silente Luca e il debuttante, sulla scena delle opinioni nazionali, direttore di "Veci e Bocia” Gianni Papa.
Questi ha parlato della "qualità" che deve guidare la stampa nostra, mentre Cesare e Gianluca hanno trattato concretamente del nostro futuro.
La versione integrale degli interventi è reperibile sul sito della sezione di Milano: cliccate qui per accedervi direttamente.


PERONA: UNA DIFFICILE EREDITÀ
È giunta proprio a L'Aquila la notizia che tutti i quattro raggruppamenti hanno indicato in Corrado Perona il candidato alla successione di Beppe Parazzini.
È ovvio, pertanto, che il suo intervento è stato seguito con particolare interesse.
Perona si è detto molto ottimista sul futuro associativo anche perché Beppe Parazzini, che ha avuto un compito difficilissimo, ci lascia un'associazione compatta e coesa, con le idee ben chiare, che ha saputo mantenersi al passo con i tempi e che ha posto una particolare attenzione alla qualità della propria opera.
Ha, poi, sottolineato l'importanza di alcuni strumenti nel futuro associativo: l'adeguamento telematico di Sezioni e Gruppi, che consente il collegamento in tempo reale con la Sede Nazionale, la stampa alpina, che svolge una fondamentale opera di informazione e formazione verso i soci ed infine il "Centro Studi" che è necessario sviluppare perché oltre a mantenere vivo il ricordo del passato, deve svolgere una fondamentale opera propositiva per nuove idee ed iniziative.
Il tema centrale dell'intervento di Perona ha riguardato i giovani, ai quali dobbiamo guardare con particolare attenzione, ascoltandone le idee, responsabilizzandoli e permettendo loro di imprimere la loro impronta. Ed a proposito di giovani, Perona ha posto l'attenzione sulle Sezioni del Centro e del Sud che si devono attivare per accogliere i tanti che si congederanno dopo un periodo di ferma annuale o triennale e che sono alpini a tutti gli effetti.
Terminando il suo intervento Perona ha ricordato che l'Associazione non deve avere fretta. La fretta porta solo a decisioni avventate.
Occorre ponderare bene e, una volta presa la decisione perseguirne l'obiettivo con tenacia.


PARAZZINI: GRAZIE
I lavori del Congresso sono stati conclusi dal Presidente Parazzini che, senza tergiversare, ha affrontato subito l'argomento principale delle discussioni e cioè il futuro associativo con particolare riguardo al problema del reclutamento di nuovi soci, sottolineando che il problema esiste e deve essere risolto da noi, senza fretta, senza decisioni avventate, ma con determinazione.
Dopo una dettagliata analisi della storia dell'ANA, ha concluso affermando che l'Associazione, in fondo, si è modificata nel tempo anche profondamente, ma ne è sempre stata salvaguardata la natura.
L'obiettivo, pertanto, dovrà essere quello di prendere atto che i tempi sono cambiati, di approntare tutte le modifiche, anche statutarie, che si renderanno necessarie facendo attenzione, però, a non snaturare l'Associazione.
Sul problema degli "Amici degli Alpini" il Presidente ha osservato che è necessario prendere atto di una distinzione: ... "Vi sono amici che sono nati con lo spirito alpino ma che non hanno avuto l'esperienza positiva di aver fatto il servizio militare nelle truppe alpine. Hanno quindi i nostri valori, meglio le nostre caratteristiche tanto che loro stanno bene con noi e noi, guarda caso, ci troviamo bene con loro. Gli amici sono quelli che ci dicono, voglio essere tuo amico, pago la quota e dammi la tessera. Ma quello che si dà da fare, che lavora con noi, che vive con noi, che condivide le nostre ansie e le nostre gioie non è solo un amico, è qualcosa di più."
Il problema è aperto - ha proseguito il Presidente - ma dobbiamo discuterne e la stampa alpina deve aiutare la Sede Nazionale, dare indicazioni, riflessioni, in modo che si possa decidere cosa fare perché il nostro stile di vita, i nostri valori siano tramandati, non solo perché sono i nostri valori ma perché appartengono a tutta la comunità.
Ha poi parlato dei rapporti con le Forze Armate e con le Truppe Alpine in particolare e, dopo averne illustrato a grandi linee lo stato, ha sottolineato la necessità di mantenerli in essere nella massima cordialità e collaborazione possibile, perché si tratta di un elemento caratterizzante della nostra Associazione.
Tali rapporti, naturalmente, dovranno essere liberi, paritari e schietti, dovremo, cioè, continuare a dire loro come la pensiamo, dove riteniamo che sbaglino, quali pericoli intravediamo e quali soluzioni si potrebbero intraprendere.
Al termine dell'intervento i congressisti, in piedi, gli hanno tributato un applauso che pareva non finire mai.



Il Contributo delle Forze Armate Italiane
alla Guerra di Liberazione

È intenzione di questa redazione pubblicare prossimamente il saggio di Felice Scotti “Il contributo delle Forze Annate italiane alla guerra di Liberazione”.
L’argomento è certamente attuale tanto è vero che ancora negli scorsi giorni sono stati trasmessi reportage e dibattiti televisivi (particolarmente interessante una serata dedicata da RaiTre ai diversi movimenti sociali, militari e culturali che hanno portato alla Liberazione del 25 aprile 1945).
Ricorre il sessantesimo di diverse e importanti battaglie combattute dall'Esercito Italiano, a Montelungo (Cassino), Monte Marrone ecc.
Trascriviamo i brani relativi a questi avvenimenti.
Altri stralci (specie quelli dedicati agli alpini) saranno pubblicati sui prossimi numeri.

L'Esercito nella Guerra di Liberazione

La Fanteria
In effetti, l'unica prova valida per migliorare la nostra posizione da vinti a co-belligeranti, non poteva che essere espressa sul "campo". Da queste premesse derivò la decisione di approntare una prima unità operativa a livello di Brigata.
Il 18 ottobre 1943 fu costituito il I° Raggruppamento Motorizzato utilizzando il meglio dei reparti disponibili. La fanteria era costituita dai due battaglioni del 67° Legnano e dal LI Battaglione AUC Bersaglieri (classe 1922). I reparti del 67° vennero alleggeriti di tutti i militari di classi anziane, integrati in gran parte da volontari provenienti dal 52° e dal 17° Battaglione AUC.
L'artiglieria era costituita dal 11° Reggimento motorizzato. Completavano l'unità il Battaglione misto genio e del 51° nucleo sanità.
Praticamente quasi il 40% dei battaglioni di linea era formato da allievi ufficiali volontari.
Il 1° R.M. prese posizione ai piedi di Montelungo (Cassino) nella serata del 6 dicembre dopo un avvicinamento di alcuni chilometri sotto una pioggia scrosciante.
All'alba dell'8 dicembre Fanteria e Bersaglieri partirono all'attacco lungo la linea di cresta su rocce di tipo carsico. La 1' e 2' compagnia del 67° furono praticamente annientate, una compagnia di Bersaglieri perse 4 dei 5 ufficiali e 84 allievi. Quota 343 venne raggiunta alle 9.10; ritiratasi la nebbia che incombeva i paracadutisti tedeschi e i Panzergrenadier SS contrattaccarono e respinsero i fanti.
Sulle posizioni rimasero insepolti i caduti. Militarmente l'operazione fu un errore, non un successo.
L'attacco fu ripetuto il 16 dicembre, di sorpresa, senza preparazione di artiglieria e con il concreto appoggio della 36° Divisione di Fanteria USA (Texas). Alle 12.30 su quota 343 sventolarono, per la prima volta unite, le bandiere italiana ed americana.
Durante queste azioni, decisive per il riconoscimento del contributo italiano, i reparti attaccanti persero il 40% degli effettivi. Gli esperti parlarono di errori politici intrecciati a errori militari.
L'unico fatto certo, anzi certissimo, è che gli uomini dei reparti in linea si comportarono con estremo, commovente, coraggio, e con la massima determinazione.
La bandiera del 67° Fanteria fu decorata con la medaglia d'oro al Valore Militare.
Il sottotenente Cederle, istruttore del 52° Battaglione AUC, che si era arruolato volontario con molti allievi del suo reparto, cadde da eroe meritando la M.O.V.M.
Come è noto, la ricaduta politica di questa azione comportò, da parte degli Alleati, la decisione di favorire un ampliamento della partecipazione italiana.
Il 1° raggruppamento vide i seguenti cambiamenti: sostituzione del 67° Reggimento (semidistrutto) con il 68° Reggimento Legnano. Costituzione di un Reggimento Bersaglieri formato dal XXIX Battaglione, dal XXXI11 trasferito dalla Sardegna, e dal Battaglione Arditi Boschetti. Assegnazione del 185° Battaglione Paracadutisti Nembo (proveniente dalla Sardegna) e del Battaglione Alpini Piemonte costituitosi a Brindisi coi superstiti della Taurinense proveniente dai Balcani.
Con tale organico dall'8 febbraio 1944 l'unità partecipò al ciclo operativo delle Mainarde (Monte Marrone, Rocchetta, Monte Castelnuovo, Monte Curvale) nel quale furono coinvolti tutti i reparti.
Particolare rilievo ebbe il colpo di mano degli Alpini su Monte Marrone.
L'offensiva si protrasse fino al 28 maggio 1944.
È opportuno ricordare che se il comando Supremo Alleato avesse seguito la proposta del generale Juin (comandante del corpo di spedizione coloniale francese) di avanzare nella zona montagnosa della valle del Liri si sarebbe aggirata Cassino risparmiando le sanguinose battaglie finali che ebbero come epicentro la millenaria abbazia.
Le truppe italiane, occupando Piccinisco ed Atina e forzando la linea Gustav stavano realizzando il piano di Juin: Cassino era aggirata.
Ma il comando supremo alleato non era disposto a consentire che Roma fosse liberata anche da truppe italiane. Il 30 maggio 1944 al Corpo italiano di Liberazione venne ordinato di trasferirsi sul fronte adriatico. Roma venne liberata il 4 giugno.
La 2' Brigata del C.I.L., composta dai battaglioni del 68° fanteria Legnano, da un battaglione di fanteria di marina e dal IX Reparto d'assalto, dopo aver superato Lanciano occupava 1'8 giugno Orsogna e Guardiagrele.
La Nembo attaccò e conquisto con slancio superbo Filottrano e, subito dopo, il 18 luglio, alle 7.15 del mattino il 1/68° fanteria con l'appoggio di carri polacchi attraversò il Musone, duramente contrastato dai tedeschi.
Verso le 13.30 esaurita la sua capacità offensiva, venne scavalcato dal 2/68° e dal IX battaglione d'assalto che proseguì l'azione giungendo a Rustico verso le 22 dopo 15 ore di combattimenti. Il 68° Fanteria proseguì l'avanzata fino a Vaccarile.

Ten.Col. T.O. Alpino Felice Scotti



TRE PRESIDENTI: IL PASSATO IL PRESENTE IL FUTURO

Giovedì 22 aprile 2004, presso la Sede della Sezione e del Gruppo sono stati riuniti 3 Presidenti: il primo, il Presidente Nazionale Giuseppe -Beppe - Parazzini; il secondo, il "past president" sezionale Tullio Tona; il terzo, il neoeletto presidente sezionale Giorgio Urbinati che ama fregiarsi dell'appellativo "Mulo Rosso".
Ben settantacinque commensali gremivano la sala del camino e quella del bar (gli accaniti fumatori...), venuti per incontrare ancora una volta e salutare Beppe, che ha da tempo manifestato la volontà dì passare la stecca della presidenza nazionale.
Tanti gli hanno stretto la mano, lo hanno ringraziato per l'impegno e l'energia con cui ha retto la Associazione in un periodo di grandi mutamenti per ciò che riguarda il futuro degli Alpini e dell'ANA.
Prendendo la parola, il Capogruppo Vincenti ha innanzitutto salutato la vera forza degli Alpini: le loro mogli e compagne, che sapientemente condividono il loro uomo con l'Associazione. Per tutte loro dei grandi mazzi di fiori, consegnati simbolicamente alle Signore Pinuccia Parazzini, Tina Tona e Claudia Urbinati.
Anche i Presidenti hanno ricevuto un omaggio ed un ricordo.
A Beppe, che ha dato alla Associazione uno spirito nuovo e tanta grinta (con cui ha litigato con le autorità civili, militari e persino religiose), una foto "grintosa" che lo ritrae all'Adunata di Brescia a bordo di un treno storico. Sul retro il distintivo del Gruppo, della cui fondazione è stato ispiratore.
A Tullio, che per sei anni ha guidato la Sezione, anni importanti in cui si è fatto personalmente carico delle decisioni e delle responsabilità legate alla ristrutturazione della Sede, il crest del Gruppo, ed un incitamento: non "zaino a terra" come gli si è sentito dire dopo l'ultima Assemblea Sezionale, ma "zaino in spalla” per le tante energie e la tanta esperienza che può donare alla Sezione.
A Giorgio, due "bisacce": una rappresentante l'impegno del Gruppo e la disponibilità a collaborare con la Sezione, l'altra ciò che il Gruppo chiede alla Sezione.

I Presidenti si sono resi disponibili a rispondere ad alcune domande:
1) Un incarico importante come quello nazionale o quello sezionale, facilita o rende difficili i rapporti interpersonali?
Risponde prima Tona. Nei rapporti all'interno della Sezione e nell'Associazione non si possono compromettere i rapporti personali. Si è tutti amici! Vi possono essere momenti di frizione e di attrito, ma alla fine ci si ritrova, ci si guarda negli occhi e si alza il bicchiere brindando alla fortuna altrui!
Parazzini fa riferimento a due episodi tipici della sua presidenza. Innanzi tutto, ogni volta che era in un momento particolarmente delicato o complesso, squillava il telefono ed all'altro capo c'era il Generale Morena, già suo comandante, che gli chiedeva senza indugio un biglietto per una manifestazione etc .... Altro episodio: quando, appena eletto, Beppe cercava di organizzare il proprio ufficio immaginando di dovere gestire un calo della clientela, ecco che telefona un padre e si informa: "Lei è il Presidente degli Alpini?" "Si!” "Allora Le chiedo di seguire un atto per mia figlia. Non Le chiedo lo sconto, ma so che si comporterà da galantuomo".
Urbinati un po' è rammaricato, perché adesso, quando si presenta in visita nei vari Gruppi, sente dire "Arriva il Presidente", mentre lui si sente sempre solo Giorgio, uguale a prima, un "artigliota" amico tra gli amici.

2) Il volere tenere fede - anche se è difficile - ad un nucleo di valori e convincimenti ritenuti fondamentali è importante. Ma può succedere che alcune abitudini o modi di vedere le cose diventino come incrostazioni che coprono questi valori. Che fare?
Risponde Parazzini: In effetti in ambito associativo si sente una crisi riguardo ai valori, perché cambia lo stile di vita delle persone. Ma proprio perché l'Associazione è costruita attorno a dei valori, la crisi si dovrebbe risolvere. Le incrostazioni poi fanno parte della forma (e l'ANA in quanto associazione d'Arma deve tenere alla forma). Bisogna recuperare quindi le corrette forme.
L'ANA ha predisposto una libretta per regolamentare il comportamento degli associati nei momenti "rituali", per dare omogeneità a tutta l'Associazione, così ad esempio nel saluto alla bandiera, nella recita della preghiera dell'Alpino (quella ufficiale!).
L'essere legati ai valori inoltre ci deve spingere a legare con chi la pensa come gli Alpini, a coltivare il senso di appartenenza, a rispettare i "veci", a tenere fede agli ideali, a trattare con cortesia le Signore, ad essere esempio per ì giovani: Italiani, Alpini, Galantuomini.
Sono intervenuti quindi Luigi Morena, Sergio Pivetta e Antonio Rezia con parole di plauso e lode.
La serata è stata coronata dalla vene comica del mitico Falliva che ha attinto al suo inesauribile archivio di barzellette (.. thev pack laughs anatomical in space that is quite economical. Of the many I have seen, only few ones are clean, and the clean ones only seldom are comical...).

P. W.



FESTA SEZIONALE
29 -30 maggio 04
"Gli Alpini per i Milanesi"


Piazza Castello - MM Cairoli

Ai Soci del Gruppo ed agli Amici chiediamo di aiutare l'organizzazione!
Segnalate le Vostre disponibilità di tempo al Capogruppo.




Quattro candeline

21 marzo 2004.
In San Sebastiano il Gruppo ha ricordato i quattro anni della propria fondazione.
Nella Chiesa imbandierata abbiamo incontrato tanti amici, veci e bocia, con Bruno Anselmi tra i bocia, ovviamente.
Dopo la S. Messa tutti in Sede per un aperitivo e per il pranzo.
Ringraziamo don Maurizio, Rettore del Civico Tempio, per la predica quaresimal-alpina.
Tralasciamo la cronaca spicciola per passare agli impegni: per l'anno prossimo sarà uopo prepararsi meglio!
Innanzitutto si debbono preparare i canti (ringraziamo il valoroso organista Gianluca che ci ha accompagnato quest'anno), poi le letture (non se ne può più di vedere l'Aquila delle Tofane = Luca, all'ambone! Non c'è qualcuno che lo sostituisca?).
Se poi partecipassero i Gruppi fratelli con i loro gagliardetti... la festa sarebbe completa!




Il bocia Bruno se la ride contento.



Eh bravo, bocia Bruno! Sei un uomo pieno di sorprese.
Adesso scopriamo che sei anche un poeta e un narratore. I premi e gli attestati lo dimostrano.
Cos’hai in serbo per la prossima volta?





Il tesseramento è scaduto ma molti "dindi " non tintinnano ancora nelle tasche del tesoriere.
Ve l'abbiamo detto in tutti i modi di rinnovate: ora ci proviamo con la lingua del Porta.

Cíciaremm òn cicinin del tesserament
Cara la mia gent, alpini milanes
e alpini milanes aríòs vegnù gíò con la piena,
bisogna aiùta el poster Grupp,
se de no và tutt a tòmbòrlòn;
dig ona man a tirà sù la cà,
còn ùn po' d'oli de gòmbet.
Edess che avi eiapà el palpíroeu
de la fin del mès e ghé minga tanta réla,
meti dent in òna bùsta òn pò de grana
e mandila in aria Vincenzo Monti al trantases,
di parte de Porta Magenta o giò de lì,
vers el Parc.
La quota l'é semper instess;
31 Euro per i pelabrocch
e un pò dé pù per í sciuri.
Sti quiett 'me òn bée e fi mi minga i risiatt,
fi minga la faccia de spettd pooch e la figùra de cicolatée.
Tant a Milan, anca i mòròn fan l’uga
e andò giò píatt tutt el far broeud.

Scusenini de la títitera d'alter temp,
ma la regola la tén ín pée el convent
e mi vu giò piatt e speri
de mitiga fav andà fou era di strasc,
intant che ve parli del Tesserament.
Me par de sentimm dì: và là bagolòn
del lùster, dagliela vòncia!
Dagliela lù la carna grassa! E alura
vò via conce òn licchée, prima che
sùcceda òn rebelott
e vaga in cà busca.
E ve saluda

...el ragiunatt de Fùreria.



Alcune precisazioni
Come tutti i soci del Gruppo sanno. la quota associativa di 31 € da loro versata viene girata interamente alla Sezione come da accordi presi a suo tempo.
Ma questo non é tutto: il Gruppo organizza mensilmente una cena ed una frazione del prezzo pagato viene dato anch'esso alla Sezione (nel 2003 complessivamente 1.012 €).
Siamo fieri di confortare tanto ampiamente le finanze della nostra Sezione, madre del nostro Gruppo: il tutto va inteso nello spirito associativo.
Meno confortate sono però le nostre finanze, specie a causa della realizzazione (stampa, spedizione) di questo notiziario: nel 2003 abbiamo impegnato 3.700 €.
Si aggiungono le spese correnti ordinarie (soprattutto invio di comunicazioni, spese di rappresentanza).
Cosa direbbe il tesoriere? «Lascio a voi amici l'interpretazione di come fare la "quadradura "...»
Logicamente...

Paul Wílcke



ll nostro Socio Sergio Gorrieri ci presenta un nuovo spunto di dibattito.
Lo ringraziamo e invitiamo i lettori a inviarci le loro riflessioni.

Il cappellano militare nel moderno esercito

Sin dalla preistoria l'uomo ha sentito la necessità della "difesa", sia come protezione del territorio da cui trame il sostentamento, sta come protezione del ricovero in cui riposare e ripararsi dalle calamità naturali.
L'uomo nella sua evoluzione ha modificato questa forma dì difesa, costituendo a mano a mano nuclei di persone preposte alta sicurezza del gruppo, della tribù, dell'insediamento, sino ad organizzare in tempi moderni l'esercito.
All'inizio l'esercito aveva l'esclusivo compito di difendere il cittadino ed il suolo patrio, poi venne anche utilizzato per occupare e sottomettere popoli terzi onde soddisfare le proprie ambizioni di opulenza e di potere.
In questo periodo l'esercito era alimentato con una leva obbligatoria dei cittadini, i quali erano obbligati a servire la patria per un certo periodo di tempo a beneficio e tranquillità di tutta la comunità.
La presenza del cappellano militare tra i soldati era apprezzata e richiesta da tutti: costui condivideva col combattente i rischi della trincea e della battaglia, donava il conforto dei sacramenti nei momenti di dolore, era una fonte di umanità verso i prigionieri e verso le popolazioni coinvolte nel conflitto.
Oggigiorno non è semplice la distinzione fra guerra di difesa e guerra di offesa, e la finalità dell'esercito sembra consistere esclusivamente in "intervenire dovunque gli interessi della nazione lo richiedono".
Ovviamente anche le tecniche e gli strumenti dei sopraddetti interventi si sono evoluti diventando sempre più sofisticati. In questa logica s'è resa necessario l'arruolamento dei "volontari" che scelgono liberamente questo tipo di attività lavorativa. Quindi, trovandoci in presenza di un esercito di professionisti, sorge spontanea la riflessione: "ma il cappellano militare è ancora necessario?"
Le risposte possono essere molteplici secondo la sensibilità personale di ogni individuo. lo sono favorevole ad un inserimento del cappellano militare, nell'organizzazione della Croce Rossa. affinché possa continuare a svolgere la sua insostituibile funzione nella più completa neutralità tra i contendenti ed a svolgere un ruolo di moderatore per impedire atrocità ed altre barbarie, particolarmente verso i civili.

Sergio Gorrieri



Il Gruppo Milano Centro a Trieste: Appuntamenti significativi

Pellegrinaggio al Sacrario Militare di Redipuglia e al Monte S. Michele (Gradisca d'Isonzo)
In occasione dell'Adunata Nazionale di Trieste, sarà organizzata una visita al Sacrario di Redipuglia per rendere omaggio ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.
Prima di rendere gli onori ai Caduti visiteremo, accompagnati da una guida locale, una delle zone più significative del fronte Isontino, fronte che fu teatro di tremende battaglie tra gli eroici Fanti della 3a Armata e gli altrettanto eroici Soldati Austro Ungarici della "Isonzo Almee".
Visiteremo le trincee italiane (tra le quali quella tristemente famosa denominata "delle frasche") di S. Martino del Carso e quelle austro ungariche prima e italiane poi del S. Michele sopra Gradisca d'Isonzo.

Organizzazíone

Per coloro che gradiscono partecipare a tutti due i momenti della manifestazione, l'appuntamento è per le ore 14,00 di giovedì 13 maggio presso il parcheggio posto proprio davanti al Museo della 3^ Armata.
Chi invece preferisce partecipare solo alla cerimonia presso il Sacrario, l'appuntamento è per le ore 17,30 sempre davanti al Museo della 3^ Armata. Fate riferimento a Bepi Bona.

Pellegrinaggio alle Foibe di Basovizza
La prossima Adunata Nazionale ci offre la possibilità, dopo aver reso omaggio ai Caduti tumulati nel Sacrario di Redipuglia, di rendere gli onori ai poveri Caduti, trucidati nei terribili mesi dell'occupazione di Trieste da parte delle truppe del Maresciallo Tito, gettati alcuni ancora vivi, nella foiba di Basovizza.
Ci troveremo pertanto alle ore 10,30 di venerdì 14 maggio presso la lapide che sigilla l'ingresso della Foiba, dove rinnoveremo l'impegno preso giusto 20 anni da un gruppo di nostri avvocati Alpini, di non dimenticarci mai di questi poveri Martiri. Martiri che fino a non tanti mesi fa era impossibile anche solo nominare nelle manifestazioni ufficiali inerenti la fine della II Guerra Mondiale, senza sollevare le ire di qualcuno.
Le Foibe di Basovizza si raggiungono facilmente tramite la Statale 14 che collega Trieste con il confine: stante la vicinanza con la città, ci auguriamo che TUTTI gli Alpini del Gruppo presenti per l'Adunata si sentano in dovere di partecipare.



Sono passati più di 50 anni!
Questi due francobolli ci ricordano sia gli Alpini, sia Trieste, nel tempo in cui la città ricadeva ancora nella Zona A.
Non tutti i francobolli della Repubblica Italiana ricevevano lo stampiglio AMG FTT.
Credo venissero scelti bolli particolarmente significativi per la "italianità": la serie del Risorgimento, quella dell'Italia al lavoro, i commemorativi di personaggi illustri, la giornata delle Forze Annate, la RAI, e ... gli Alpini!
AMG FTT è l'acronimo di Allied Militare Government Free Territory Trieste





DISTINGUIAMOCI!
Ricordiamo ai Soci che la semplice divisa del Gruppo è la seguente:
- camicia a maniche lunghe azzurra
- gilet "milletasche" blu con applicato il distintivo del Gruppo.
Il distintivo si può acquistare in Sede, il mercoledì sera.


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