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Colloquio con i Presidenti rientrati nei ranghi: Tullio Tona
Inserito da Rodeghiero
Venerdì, 01 Ottobre 2004 - 07:26 PM
Veci e Bocia La tua importante esperienza associativa ti ha visto impegnato a tutti i livelli: come vedi il ruolo della nostra Sezione nell'ANA?
La Sezione di Milano svolge, per diverse ragioni, anche un ruolo atipico rispetto ad altre Sezioni, poiché l'ANA ha la sua sede in Milano e pertanto essa ne è l'immediato punto di riferimento per le necessità operative. Prova ne sono i numerosi soci che giornalmente prestano volontariamente la loro opera nei vari settori in cui è articolata l'organizzazione della Sede nazionale.

Le loro capacità professionali sono sottratte, almeno parzialmente, all'operatività sezionale, ma ciò non ci disturba più di tanto: l'importante è lavorare con e per l'Associazione. Non è da sottovalutare, infine, la funzione di rappresentanza che la nostra Sezione talvolta è chiamata a svolgere per offrire dignitosa accoglienza e ospitalità ai partecipanti a convegni organizzati dalla Sede nazionale. Questo per quanto attiene agli aspetti venali della domanda.
Più importante, invece, è il ruolo trainante che la nostra Sezione, la cui consistenza numerica non è paragonabile a quella di tante altre Sezioni di tradizione montanara e quindi naturalmente alpina, esprime sotto il profilo morale. Milano è stata la Betlemme dell'Associazione. Qui essa è nata nel 1919 e da qui essa si è sviluppata sino a raggiungere le dimensioni attuali, conquistando a livello nazionale il rispetto e la considerazione delle istituzioni e della gente comune, come ogni anno abbiamo modo di constatare sfilando nelle vie delle città che ospitano la nostra adunata nazionale. Mi piace qui ricordare le parole con cui uno speaker, molte adunate or sono, presentava la nostra Sezione alla popolazione e alle autorità presenti in tribuna: "Sta avanzando ora la Sezione di Milano, il più bel campionario di Alpini".
Perché "il più bel campionario di Alpini" mi chiedevo?
Col passare degli anni penso di aver trovato la risposta e cioè essendo Milano, al centro della più piatta pianura padana, considerata zona di reclutamento alpino, i giovani milanesi erano assegnati di norma, ma non sempre, alle truppe alpine non per le loro origini montanare ma per vocazione. Alpini dunque per convinzione e scelta personali. Consegue che la Sezione dovrebbe esprimere, a mio parere, un sentimento più marcato di quella che siamo usi chiamare "alpinità".

Durante la tua presidenza la nostra Sezione ha fatto un grande salto di qualità (vogliamo ricordare la nascita di nuovi Gruppi, la ristrutturazione della sede, la dotazione di mezzi all'Unità di Protezione civile, il rinnovamento di alcuni strumenti associativi quali il Regolamento e il Sito Internet). Quale è stato, secondo te, l'elemento che ha catalizzato il grande impegno dei soci della Sezione e che ha permesso di raggiungere questi importanti obiettivi?
Vorrei qui ricordare però anche un momento particolarmente significativo sul piano associativo e cioè nel 1998 le celebrazioni del 70° anniversario di costituzione della Sezione che ha avuto le sue fasi culminanti nel giuramento solenne, richiesto dall'Amministrazione comunale da noi sollecitata, nel quadro delle manifestazioni indette dal Comune per il 150° anniversario delle Cinque giornate di Milano, di uno scaglione reclute della Brigata Tridentina e a San Colombano al Lambro e Lodi in sostegno del processo di beatificazione di don Carlo Gnocchi.
Il conferimento, quell'anno, alla Sezione della cittadinanza benemerita con la consegna dell' "Ambrogino d'oro" da parte del Comune di Milano, della Medaglia d'oro da parte della Provincia di Lodi e della Medaglia d'oro da parte dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci dimostrano, se ancora fosse necessario, la stima e l'apprezzamento delle istituzioni per la nostra Sezione. Stima e apprezzamento sulla scia dei quali, grazie soprattutto alla Regione Lombardia, alla Fondazione Cariplo ed alla Provincia di Milano, nelle quali, e non solo io, avevo riposto fiducia, è stato possibile dar corso, con il placet della Presidenza e del Consiglio sezionali, al radicale intervento di manutenzione straordinaria e di informatizzazione della Sede sezionale che ne aveva urgente bisogno e dotare l'Unità di Protezione civile di mezzi e di attrezzature che oggi le consentono di autonomamente operare in condizioni di mobilità ed efficienza operativa, ancora migliorabili con la recente acquisizione in comodato della struttura immobiliare in Cesano Maderno.
Importante si è rivelata la costituzione di 5 nuovi Gruppi, con l'iscrizione di oltre un centinaio di nuovi soci, che ha consentito di mantenere la forza al livello del 1997 nonostante il tasso di mortalità dei soci (circa il 2,6% annuo); dolorosi, di contro, lo scioglimento del Gruppo di Vimercate un tempo fiorente e l'incendio doloso della sede del Gruppo di Arconate a poco più di un anno dalla sua inaugurazione.
L'ulteriore adeguamento del Regolamento sezionale e l'apertura prima e il recente aggiornamento poi del sito Internet sezionale, oggi gestito in proprio, che consente di operare sostanzialmente on-line per lo scambio di dati e informazioni con la Sede nazionale e con altre Sezioni sono state suggerite, invece, dall'intenzione di stimolare la collaborazione tra i Gruppi e la loro partecipazione agli impegni sezionali.
Senza falsa modestia, molto, mi sembra, di valido è stato realizzato, certamente con l'impegno di tutti, anche se talvolta con una certa indifferenza dei Gruppi con l'esclusione di alcuni di essi che non voglio citare ma ai quali desidero esprimere anche qui il mio grazie per il loro sostegno.
La Sezione, secondo lo spirito dell'art. 2 dello Statuto nazionale, dovrebbe operare in unità d'intenti, ed al suo interno ciascun Gruppo che la costituisce, pur con la propria autonomia gestionale, dovrebbe sentire l'orgoglio di essere una delle sue componenti e quindi di operare giustamente in vista dell'interesse del Gruppo, ma soprattutto come mezzo per il conseguimento dell'interesse generale della Sezione e di riflesso dell'Associazione. L'unico mio cruccio è quello di non essere riuscito, in sei anni di presidenza e nonostante i ripetuti inviti richiamati nelle mie Relazioni annuali, a far sì che la Sezione nel suo complesso fosse più squadra e meno singolarità.

La Sezione sta vivendo un momento di cambio generazionale. Cosa pensi delle nuove generazioni di alpini?
È evidente che con la soppressione del servizio militare di leva e l'introduzione del servizio volontario a ferma prolungata o permanente, il baricentro dell'arruolamento alpino tenderà nel tempo, per effetto delle leggi di mercato, a spostarsi sempre più verso le Regioni meridionali, dove il tasso di disoccupazione giovanile è più elevato. Prova ne sia che, allo scopo di incentivare l'arruolamento di volontari per le truppe alpine provenienti dalle Regioni del Nord, la recente legge di soppressione della leva prevede per gli Alpini una maggior retribuzione di 50 euro mensili rispetto a quella dei militari delle altre Armi o Specialità. In proposito, inviterei chi volesse approfondire maggiormente questo mio concetto a rileggere le "Considerazioni generali" contenute nelle mie due ultime Relazioni all'Assemblea dei soci.
Ma tant'è: la realtà è quella che ci sta davanti.
Ciò premesso e lasciando che il tempo, da buon galantuomo, confermi o smentisca queste mie personali considerazioni, mi ricordo che una decina anni or sono un alto Comandante alpino espresse, credo su "L'Alpino", un suo pensiero, sintetizzato nel titolo dell'articolo: "Alpini non si nasce, si diventa", sollevando anche, mi pare, qualche polemica in ambito associativo. È vero, infatti, che se i Comandanti, consci delle proprie responsabilità verso i giovani che a loro si affidano, hanno la capacità professionale, maturata nel corso della carriera, di trasmettere in loro, con le necessarie conoscenze militari, il senso della disciplina e dello spirito di sacrificio con fermezza non disgiunti da equilibrio, da umanità e direi anche da cameratismo ciascuno nel rigoroso rispetto del proprio ruolo, le nuove generazioni di Alpini credo non avranno niente da invidiare alle generazioni che le hanno precedute e in loro saranno trasfusi quei valori di fondo che hanno contribuito alla nostra formazione di uomini e di cittadini, di cui siamo i gelosi custodi. In altre parole, se i Comandanti alpini saranno all'altezza del proprio ruolo ed esempio di dirittura morale e di onestà intellettuale, io penso che saranno forgiati ottimi soldati e ottimi Alpini, come i nostri giovani stanno dimostrando professionalmente col loro comportamento nelle missioni all'estero, anche le più difficili e ad alto rischio.

Per concludere, consentimi infine, non avendo potuto farlo prima, di rivolgere a mia moglie un particolare ringraziamento per aver condiviso con me le ansie, le speranze, le preoccupazioni e le soddisfazioni nei miei sei anni di non facile impegno associativo.
Qualcuno, non ricordo chi, scrisse che dietro i grandi uomini ci sono sempre piccole donne.
Io penso invece che dietro ogni uomo investito di responsabilità ci sia sempre una grande donna.
Grazie, Tina!


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