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PADERNO DUGNANO: Un po' di storia
Inserito da Rodeghiero
Sabato, 02 Ottobre 2004 - 02:10 PM
Veci e Bocia Un tempo nell'Altipiano la vita scorreva tranquilla e la popolazione viveva parcamente, se non miseramente. Il confine tagliava parte del territorio ed a Roma come a Vienna, la sua delimitazione era oggetto di notevoli discussioni.
Purtroppo però la vita calma e tranquilla di quegli anni cambiò quando la crescente crisi diplomatica tra il Regno d'Italia e l'Impero Austro-ungarico iniziò a far barcollare la stabilità e la possibilità di una pace duratura.
Ormai, entrambi gli Stati pensavano all'eventualità di entrare in conflitto e pertanto dal 1860 in poi, i confini ed i punti strategici del Trentino furono oggetto di un'intensa attività di rafforzamento militare con la costruzione di imponenti fortificazioni, tali da rendere la zona tra le più armate d'Europa.
L'ultima fase di questo lavoro, tra il 1900 e lo scoppio della Grande Guerra, fu opera del Capo di Stato Maggiore dell'esercito austriaco generale Konrad von Hotzendorf che concepì le nuove opere utilizzando quanto di meglio la tecnica militare dell'epoca permetteva.
La loro struttura era interamente realizzata in calcestruzzo, nel quale venivano affogate delle travi in acciaio ed ognuno di questi forti era predisposto con corazze frontali e cupole girevoli in acciaio in grado di ospitare obici e cannoni.

Tra questi, nei pressi di Lavarone, fu edificata nel punto più avanzato verso le linee italiane su di uno sperone calcareo a strapiombo sulla Valdastico la fortezza nota come il "Forte Belvedere".
E' questa struttura una tra le più grandi mai realizzate, in grado di resistere in perfetta autonomia fino a 100 giorni ai bombardamenti più pesanti disponendo al suo interno di tutto l'occorrente, tra cui un acquedotto munito di potabilizzatore.
Con la sua guarnigione di 160 uomini, comandati da un tenente, durante la guerra seppe assolvere pienamente il proprio compito.

Il Gruppo di Paderno in linea con una tradizione consolidata che lo vede ogni anno dedicare due giorni alla visita delle località storiche della Grande Guerra, nel mese di giugno è salito sull'altopiano di Lavarone per visitare il Forte Belvedere, l'unico ad essere perfettamente conservato e parzialmente trasformato in un museo.
Oltre al grande interesse nel percorrere i lunghi cunicoli, nel vedere i punti di osservazione, le postazioni dei mortai e così via , si è potuto ben immaginare la vita dei soldati rinchiusi nella penombra e nell'umidità sotto i bombardamenti.
Nel piccolo museo la cosa che più ci ha impressionato sono state le mazze ferrate con le quali gli austriaci finivano i soldati italiani feriti e agonizzanti o storditi dal gas. Forse perché queste armi pensavamo non fossero più in uso dal medio evo o forse perché ci siamo illusi che la belva che cova nell'animo umano con l'avanzare della civiltà fosse sopita, siamo rimasti veramente scossi.

Il giorno dopo, lasciate le auto, siamo saliti dal versante di Rovereto sulle pendici del Pasubio per arrivare prima al Rifugio Lancia dove gli "over '50" si sono fermati, mentre i giovani si sono spinti fino sullo sperone denominato Corno Battisti perché proprio in quella località il 10 luglio 1916 Cesare Battisti fu catturato dai soldati austriaci, e dove solo poche ore prima lui e le sue Penne Nere del Battaglione Vicenza erano stati protagonisti di una grande vittoria.

A sera, ritornando sull'autostrada in mezzo ad un traffico impazzito di autisti isterici, avevamo già quasi dimenticato le sensazioni meravigliose provate nei due giorni passati sulle montagne.

Aldo Barberi


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