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LIMBIATE - Giornata del ricordo
Inserito da Rodeghiero
Lunedì, 24 Aprile 2006 - 04:18 PM
Veci e Bocia La piazzetta intitolata ai “Martiri delle Foibe”, davanti alla caserma dei Carabinieri e alla nostra sede, è divenuta anche quest’anno il luogo del ricordo, per conservare la memoria di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della complessa vicenda del confine orientale.
La giornata del ricordo è stata celebrata dall’amministrazione comunale con una deposizione di fiori sulla piazza inaugurata lo scorso anno e un convegno, presso la nostra sede, che ha visto l’intervento di Ivano Granata, docente di storia contemporanea e di Guido Cace, presidente dell’Associazione nazionale Dalmata.
Un momento di confronto e di celebrazione, che ha visto riuniti molti di noi, autorità e semplici cittadini.

Nelle parole di Granata, “la verità della storia non è mai né nera né bianca, ma grigia, ed è così anche in questo caso”, c’è il presupposto per analizzare con correttezza e lucidità la tragedia delle foibe.
Tragedia che, senza ombra di dubbio, deve essere ricordata con forza, anche come monito per le giovani generazioni.
“La tragedia delle foibe si concentra durante l’occupazione jugoslava, quando molti italiani vennero arrestati, scomparvero o furono incarcerati senza motivo”, ha ricordato Granata, che ha fornito una dettagliata ricostruzione storica, “molti finirono nelle foibe di Basovizza, Prosecco e Aurisina, solo per citarne alcune, anche se è difficile dire esattamente quanti furono infoibati”.

Granata ha parlato di circa 16 mila morti, tra riesumati, non ricuperati e vittime di campi di concentramento in Slovenia, Croazia e Serbia.
“Quale era la strategia di Tito? Molti pagarono in quanto italiani, ma soprattutto in quanto italiani anticomunisti.
Innumerevoli inoltre gli slavi, che non condividendo le sue idee ebbero uguale destino.
A Tito non interessava la pulizia etnica in se stessa, ma l’eliminazione di chi non era allineato con il suo credo, perché puntava ad estendere i confini jugoslavi fino a Monfalcone.
Perché la questione non è mai stata sollevata in modo ufficiale? Perché c’è stata in tal senso una cattiva volontà, il ricordo delle foibe è stato sacrificato alla ragione di stato dei primi governi italiani del dopoguerra”.

Granata ha collegato il dramma delle foibe anche alla politica italiana precedente.
“Non dimentichiamo che il fascismo attuò un processo di snazionalizzazione della Venezia Giulia e che i fascisti ebbero una mano pesante con le minoranze etniche. Crearono campi di concentramento in cui finirono molti slavi.
Il fascismo contribuì dunque a creare un clima che si rivelò poi negativo anche per gli stessi italiani”.

Parole che hanno sollevato qualche perplessità da parte di Cace, testimone diretto degli eventi.
“Non dimentichiamo che con le foibe vennero indistintamente colpiti medici, marescialli dei carabinieri, sacerdoti, farmacisti, segretari del fascio, e le cifre sono incontestabili.
Ma il vero problema fu il nazionalismo eccessivo dei popoli slavi.
Oggi in territorio sloveno le foibe sono segnalate da una croce, la nostra tesi di profughi è che le foibe debbano essere riconosciute fortemente anche in Croazia. Per molto tempo non se ne parlò, ora chiediamo almeno il riconoscimento morale.
Chiediamo che anche là, in corrispondenza di una foiba, si metta una croce”.

Sandro Bighellini

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